
La band del Gruppo della Trasgressione_foto di Tiziana Pozzetti
Trasgressione.
Dovrebbe essere il presupposto costante nel lavoro di ogni musicista. Dovrebbe essere il bollino di garanzia per autenticare il processo creativo. Dovrebbe essere la differenza tra il sopravvivere e l’evolversi.
Non ho più contato gli anni da quando Aparo mi ha chiesto di fare musica con la Trsg.band. Sono un chitarrista di 59 anni e ho vissuto professionalmente tutti i processi della produzione musicale. Gli obbiettivi? Accompagnare il Gruppo della Trasgressione con un elemento primordiale, facile da capire e indipendente dai condizionamenti politico-sociali, linguistici e geografici. Il suono.
E De André.
Raccontare storie che fanno male, come quelle di chi, senza saperlo, ha trasgredito finendo col fare male a se stesso, le storie di chi, senza volerlo, è nato o è finito nel posto sbagliato, nel momento sbagliato e ne ha dovuto pagare le conseguenze.
Le storie di De André sono forti almeno quanto è grande la sua figura.
Quasi ovvio che passare attraverso i racconti musicali di De Andrè fosse la strada più veloce per arrivare dritti al cuore del gruppo della trasgressione. Con che sfrontatezza artistica, però, la Trsg.band poteva affrontare il confronto con un maestro del genere.
Semplice: distruggere e ricostruire, senza paura. Abbandonare il vestito, a volte grezzo a volte preziosissimo, con cui De Andrè aveva avvolto le sue canzoni per ricucirne uno nuovo che avesse solo la funzione di far ascoltare le sue storie e di seguire nel modo più aderente le forme delle sue parole. Lo abbiamo cucito con la stoffa di cui siamo fatti noi, cercando di evitare la routine della musica fatta dai professionisti annoiati, sostituendola con il divertimento e la certezza che i messaggi più semplici raggiungono il cuore di chi ascolta più in fretta e più profondamente.
Alessandro Radici
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