Il Gruppo della Trasgressione esce dal carcere e incontra le scuole. Il 22 e il 29 marzo, e il 19 aprile 2012 l’istituto Italo Calvino di Rozzano ha ospitato i membri liberi e detenuti della Trasgressione per fare prevenzione al bullismo percorrendo un pezzetto di strada insieme. I detenuti del Gruppo della Trasgressione svolgono questo tipo di attività da anni ormai perché hanno scoperto di avere qualcosa da guadagnare dal confronto con gli studenti: la possibilità di diventare cittadini. E non sono i soli a ricavarne qualcosa. Anche per gli studenti è un occasione importante per crescere. Almeno così pare a giudicare da quanto si legge dalle mail che i ragazzi hanno scritto al Gruppo a seguito degli incontri con i detenuti del Gruppo della Trasgressione:
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Ciao, mi chiamo Desirè, sono una studentessa del Calvino di Rozzano, che è rimasta molto affascinata dall’ultimo incontro tenuto con le quinte. Vorrei far parte del gruppo. Nella mia vita i miei obiettivi sono altri, ma per ora questa cosa mi ha incuriosita molto, vorrei trovare tante risposte a delle domande su cose personali che mi sono successe e questi ragazzi potrebbero aiutarmi.
Potrei sembrare piccola lo so, ma per le esperienze che ho avuto mi aiuterebbe a dare una svolta alla mia vita far parte di questo gruppo.
Poi come motivo secondario, ma non meno importante vorrei aiutare questi ragazzi che sono determinati a cambiare vita, so che non potrò fare molto, ma anche parlare, parlare e parlare per me andrebbe bene.
Con la maturità non sono molto libera però verrei volentieri ai vostri incontri. Entrare a far parte di questo gruppo mi piacerebbe molto.
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Buongiorno a tutti! Mi chiamo Loretta e sono la mamma di un ragazzo che frequenta la IV B del Liceo. Ieri, parlando con mio figlio, siamo ritornati sull’incontro proposto qualche tempo fa, dalla scuola, con i detenuti.
Quando Giorgio tornò a casa, quel giorno dopo la scuola, era entusiasta, aveva con sé qualcosa che lo aveva arricchito come persona.
Aveva vissuto, attraverso il racconto di persone che avrebbe potuto incrociare per strada, un pezzo della loro storia, un pezzo di vita altra, ricca e degna di essere raccontata per le innumerevoli possibilità di condivisione umana di sofferenza, fragilità e messa in guardia rispetto a situazioni possibili, nonché di valorizzazione del proprio vissuto.
Anche se con un po’ di ritardo desidero ringraziarvi per aver proposto questo incontro così come altri, perché portano la realtà, talvolta cruda della vita all’interno di un percorso tutto sommato protetto com’è giusto che sia, arricchendo senza dubbio i nostri ragazzi.
Un caro saluto e ancora grazie!
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Questo incontro è stata un’importante occasione per riflettere ma anche per smentire alcuni pregiudizi diffusi sui detenuti presentandoci dei ragazzi sereni e pronti a mettersi alle spalle il proprio passato. I detenuti ci hanno fatto conoscere una realtà che sembra lontana da noi senza farci raccomandazioni o moniti particolari, ma solo raccontandoci la loro esperienza. Queste testimonianze ci hanno inoltre fatto comprendere quanto siamo fortunati ad essere nati in un nucleo familiare che ci vuole bene e quanto ciò sia fondamentale per reagire nei momenti di difficoltà e non sprofondare nello sconforto. Abbiamo infine compreso che è forse più difficile perdonarsi che essere perdonati.
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Il giudizio che è emerso dalla classe 2°A sull’incontro con il Gruppo della Trasgressione è fortemente positivo. Quasi tutti ritengono che l’esperienza vissuta sia stata profonda e con un forte impatto emotivo. Solo un compagno, Luca, non è stato particolarmente toccato da questo punto di vista, poiché ha ritenuto che i detenuti del gruppo abbiamo giocato un pò un ruolo di vittime, quasi giustificando i loro reati accusando un passato difficile.
In realtà, questo pensiero riflette solo una minima parte del giudizio generale espresso dalla classe. Infatti molti di noi sono stati particolarmente colpiti da una frase pronunciata da un detenuto: “In carcere non c’è un domani, è come se il tempo si fermasse, non si hanno degli obbiettivi su cui sperare o delle date da ricordare, anzi si perdono momenti importanti dell propria vita come vedere il proprio figlio crescere oppure stare vicino ai propri cari nel momento del loro bisogno”.
Dunque, la classe ha considerato l’incontro anche molto interessante ed educativo, oltre che capace di suscitare emozioni molto forti.
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