Le interviste a Giornale Radio, settimana dopo settimana, si stanno trasformando, da interviste ai componenti del gruppo della trasgressione e alle persone che hanno diretti contatti col gruppo, in una piattaforma per riflettere su come nasce la devianza: quali sono i sentimenti, i pensieri, le ideologie che sono alla base dello stile di vita deviante e quali possano essere i modi più utili di prevenirla nell’adolescenza e contrastarla durante e dopo l’esecuzione della pena.
Alla trasmissione “Delitto e Castigo” si succedono dunque detenuti, operatori, familiari di vittime della criminalità, ma anche giornalisti, comuni cittadini e professionisti di vari ambiti per tentare di capire cosa ci si aspetta dalle istituzioni preposte a occuparsene. Le interviste, di solito individuali, stanno diventando via via conversazioni polifoniche, anche per mettere a frutto le varietà di opinioni che, comprensibilmente, si hanno in materia.
Lo scritto di Antonio Tango rientra in un’iniziativa partita circa 20 anni fa, il cui titolo, “Giornale del falso” voleva anche essere un modo provocatorio per discutere sui diversi modi di interpretare il ruolo del giornalista. A volte, infatti, sembra che il giornalista abbia quasi l’acqualina in bocca mentre riferisce di morti e feriti in un incidente.
Comunque, al di là di come possa essere interpretato il ruolo di chi racconta al lettore cosa accade nel mondo, la notizia di cui al link non ha nulla di vero, perché presentata su un giornalino beffardo che punta a stupire e conquistare l’attenzione del lettore esclusivamente con notizie false, integralmente campate per aria, senza dunque alcuno spargimento di sangue, senza sesso, senza soldi, senza tragedie; solo ironia su desiderabili ma improbabilissimi eventi paradossali: Il governo emana l’indulto, ma i detenuti si rifiutano di uscire