Riflessioni sull’intervista con Lara Giovanelli
a DELITTO E CASTIGO su GIORNALE RADIO
L’intervista a Lara Giovanelli consegna a chi ascolta il suo recente percorso di trasformazione umana e professionale, stimolato in buona misura dall’incontro con il Gruppo della Trasgressione.
Lara, consulente aziendale e psicologa, racconta come il suo tirocinio nel contesto carcerario si sia trasformato in una vera rivoluzione interiore, spostando il suo focus dall’organizzazione del lavoro alla comprensione della devianza intesa, non già come etichetta, ma come fenomeno clinico e umano. All’inizio l’impatto col carcere e con i detenuti è stato per lei destabilizzante, al punto da farle temere di non poterne reggere la complessità, ma con il tempo Lara ha sviluppato una resilienza che le permette oggi di porsi in un ascolto attivo e profondo delle storie “sbagliate” dei detenuti.
Il lavoro del Gruppo si distingue per la sua lentezza e per la capacità di portare bellezza e cultura in carcere, strumenti ritenuti indispensabili per generare libertà interiore e consapevolezza.
Lara descrive il suo ruolo come quello di uno “strumento utile” alla prevenzione e al reinserimento, sottolineando come atti concreti di fiducia, come accompagnare personalmente un detenuto in radio (Ignazio Marrone), siano fondamentali per abbattere le barriere del pregiudizio e dell’indifferenza.
L’aspetto che più mi ha colpito in questo scambio è la distinzione che si fa tra l’autorità che impone e la guida che ispira. Mi affascina l’idea che la legalità non debba essere insegnata attraverso il timore della sanzione, ma “seducendo” l’individuo verso il piacere della partecipazione sociale. È un concetto potente, trasformare la norma da un limite esterno a un’esigenza interna dell’individuo. In un mondo che spesso corre verso soluzioni punitive e sbrigative, l’elogio della lentezza e dell’empatia proposto da Lara e dal Prof ci ricorda che il vero cambiamento richiede tempo e, soprattutto, la capacità di vedere l’uomo oltre l’errore commesso.
Posso comprendere le parole di Lara quando dice che è stato destabilizzante all’inizio. Durante i primi incontri col gruppo io mi sentivo quasi inutile rispetto alla portata delle storie dei detenuti. Ma con il tempo ho capito che anche con le parole più semplici si può aiutare a stare meglio. I detenuti sono persone come tutti, non hanno bisogno di essere trattati con i guanti, necessitato uno stile comunicativo diretto e incisivo, come quello del Prof.
Questo percorso arricchisce tutte le persone che partecipano: noi esterni, in quanto le parole dei detenuti sono nutrienti per vedere le cose da un altro punto di vista, e loro, che si devono sentire accolti e non giudicati da noi. E’ un rapporto grazie al quale ci si influenza e ci si arricchisce a vicenda con i contenuti e con le emozioni che ogni volta nascono al tavolo del gruppo.
Sofia Pellini
L’intervista a Lara Giovanelli – Le Interviste di Delitto e Castigo
Percorsi della Devianza e Trame di Libertà