L’intervista con Roberta Cossia

Sull’intervista con la dott.ssa Roberta Cossia
a DELITTO E CASTIGO su GIORNALE RADIO

Il dialogo tra la dottoressa Roberta Cossia, magistrato di sorveglianza, e il Prof Aparo, affronta un tema tanto complesso quanto delicato: cosa succede dopo una condanna e perché molti giovani finiscono per delinquere.

Un primo dato che riferisce la dott.ssa Cossia smonta molte delle nostre paure quotidiane: grazie alle misure alternative al carcere (come l’affidamento ai servizi sociali o i percorsi terapeutici), le persone che tornano a commettere reati sono calate dall’80% a meno del 10%. Questo significa che aiutare un condannato a reinserirsi nella società non è un atto di pura bontà o debolezza, ma una scelta intelligente che rende le nostre città più sicure, anche se i telegiornali e i social tendono spesso a raccontare un paese molto più pericoloso di quello che è in realtà.

Quando il discorso si sposta sui più giovani, si cerca di capire da dove nasca questa rabbia. Oggi i ragazzi si trovano a vivere in una profonda solitudine, senza veri punti di riferimento e con l’illusione del mondo digitale che accorcia le distanze ma aumenta il senso di minaccia.

La dott.ssa Cossia punta il dito contro l’ossessione per il successo e il merito a tutti i costi, una competizione continua che stritola chi non ce la fa, trasformando la delusione in rabbia.

Il Prof Aparo, d’altra parte, spiega che chi fa una rapina o spaccia non è semplicemente un ragazzo “debole” o sfortunato, ma qualcuno di profondamente arrabbiato che si sente invisibile e usa l’illegalità come una scorciatoia per sentirsi potente, importante e rispettato in un mondo dal quale si sente lasciato ai margini.

Per salvarli, l’unica strada è quella di un rapporto umano vero con le istituzioni, che non devono pretendere solo obbedienza, ma devono dare ai ragazzi gli strumenti culturali per crescere e diventare responsabili.

Trovo che questo confronto metta a nudo il più grande difetto della nostra società. Pretendiamo che tutti siano sempre perfetti, vincenti e performanti, dimenticandoci che la vita è fatta anche di fragilità, cadute e punti di partenza totalmente diversi. Curare la criminalità solo con la paura o con la prigione è come voler curare una malattia ignorandone la causa. I dati parlano chiaro, la riabilitazione funziona molto meglio della semplice punizione.

Sono stata molto colpita dall’umanità della dott.ssa Cossia quando le ho sentito confessare il peso enorme che si porta dentro per un errore commesso in passato: è la prova che la giustizia ha bisogno di sensibilità e intuito, cose che nessuna macchina o intelligenza artificiale potrà mai replicare.

Infine, condivido in pieno l’idea del Prof sul “teorema di Pitagora” come simbolo dell’educazione, chi ha sbagliato non va compatito o trattato con buonismo, ma va sfidato a crescere. Solo attraverso lo studio, la cultura e la dignità della parola un ragazzo arrabbiato può capire il valore di se stesso e degli altri, smettendo di essere un pericolo e diventando finalmente un cittadino.

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