L’epidemia del vuoto

Mesi fa, nei bollettini medici e sui giornali, è comparsa la notizia di una nuova e strana sintomatologia. Non è un virus, ma una reazione fisica improvvisa; le persone hanno iniziato a manifestare sul viso e sulle mani delle macchie scure, irregolari e molto visibili, del tutto innocue per la salute, ma che comparivano soltanto nei momenti in cui ci si sentiva profondamente soli, incompresi o abbandonati.

Il fatto interessante è che queste macchie non comparivano quando si era da soli in una stanza, ma proprio quando si era in mezzo agli altri, a cena con gli amici, al lavoro, durante un pranzo di famiglia o accanto al proprio partner.

All’inizio è stato uno shock. Le persone, vergognandosi di mostrare le proprie fragilità e il proprio vuoto interno, hanno iniziato a truccarsi pesantemente, a coprirsi con sciarpe e guanti anche in estate, pur di non far vedere agli altri il peso del proprio isolamento emotivo.

Chi mostrava questi segni veniva evitato, come se la solitudine fosse una colpa o una malattia infettiva.

Un pomeriggio però, nel cortile di un luogo d’incontro, un ragazzo ha deciso di non nascondersi più. Ha tolto la sciarpa che gli copriva il volto, mostrando a tutti le macchie sul suo viso.

Un ragazzo di fianco a lui, che fino a quel momento aveva finto che andasse tutto bene mantenendo un atteggiamento duro e distaccato, lo ha guardato negli occhi, e senza dire una parola, si è tolto i guanti, rivelando di avere gli stessi identici segni sulle mani.

In quel preciso istante, per la prima volta, i due si sono guardati senza maschere. E non appena l’altro ha detto semplicemente “Ti vedo”, le macchie sulla pelle di entrambi hanno iniziato a svanire.

La “falsa epidemia” si è estinta così com’era arrivata, nell’esatto momento in cui le persone hanno smesso di nascondere la propria solitudine e hanno usato la propria vulnerabilità non come una colpa, ma come un ponte per avvicinarsi agli altri.


La solitudine è una delle poche condizioni umane che colpisce tutti almeno una volta, ma ci vergogniamo tremendamente di ammetterlo. Spesso la mascheriamo dietro impegni, arroganza o finta autosufficienza pur di non mostrare quanto ci sentiamo soli.

Ho voluto fare riferimento ad una frase celebre del film Avatar, “Ti vedo”, che significa molto di più di un guardare con gli occhi, significa accogliere l’esistenza dell’altro, riconoscerlo nella sua essenza, senza filtri e senza pretese di cambiarlo.

La solitudine vera non è la mancanza di persone intorno a noi, ma la sensazione di essere invisibili anche quando siamo in mezzo alla gente. Nel mio percorso al Gruppo della Trasgressione vedo spesso come alziamo muri e indossiamo corazze per la paura di non essere capiti o di essere giudicati fragili. 

Per la mia esperienza, posso dire che la solitudine si supera solo quando abbiamo il coraggio di abbassare le difese, farci guardare dentro e dire all’altro “Ti vedo”, accettando le sue vulnerabilità e mostrando le nostre. È lì che nasce la vera connessione umana.

Sofia Pellini

Il Giornale del Falso e L’officina della 4° S

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