Marisa Fiorani con Enza Rando al ritiro del premio.
Palazzo Giustiniani, Roma, 12-03-2026
Grazie a chi ha saputo dare valore al sacrificio e al coraggio di Marcella. Io giurai a me stessa che il dolore non mi doveva ammazzare, ma dovevo vivere perché volevo dare dignità a quella figlia, quella figlia che con il suo coraggio ha lasciato un esempio per tutti.
Questo riconoscimento lo dedico prima di tutto, all’associazione Libera, alla senatrice Rando che è stata la prima che ha creduto nel coraggio di Marcella e nella mia determinazione. Ringrazio anche il Gruppo della Trasgressione di cui faccio parte dal 2016, dove incontro persone che hanno sbagliato, che hanno fatto, tanto male alla società, ma che si lasciano guardare negli occhi e toccare le coscienze. Ecco, grazie di nuovo a tutti voi.
MARISA FIORANI, 85 anni.
Una donna bella, risoluta, salentina. Una di quelle presenze che non passano inosservate. La sua vita è guidata da due bussole semplici e radicali: generosità e responsabilità.
Nel 1968, in un contesto ancora profondamente provinciale e maschilista, compie una scelta che allora era tutt’altro che scontata; allontana un marito violento e molesto. Non si limita a resistere, decide di diventare libera. Trova lavoro in una piccola industria conserviera. Non solo lavora; si assume responsabilità, cresce, si rende indipendente anche economicamente. E così riesce a crescere le sue tre figlie in un clima sano, onesto, sereno. Ma la vita non si ferma lì.
La seconda figlia, Marcella, durante il primo anno di scuola superiore a Brindisi, entra nel tunnel della droga. Per Marisa iniziano anni durissimi: sofferenza, incomprensioni, solitudine, e una quasi totale assenza delle istituzioni. Poi, il colpo più atroce.
Marcella, nel frattempo diventata madre di una bambina, decide di fare qualcosa di enorme; il 24 giugno 1987, senza dirlo a nessuno, si presenta in Questura a Lecce. Vuole parlare. Vuole raccontare ciò che sa sulla Sacra Corona Unita, che aveva incrociato nel suo percorso di tossicodipendenza.

È un atto di coraggio silenzioso. E le costerà la vita. Nel marzo del 1990, Marcella viene uccisa brutalmente; colpita con pietre in un bosco tra Brindisi e Mesagne. Per Marisa è la devastazione.
Eppure, ed è qui che la sua storia cambia tono, non si arrende. Con una forza che non fa rumore ma non si spezza, inizia una lunga battaglia per la verità. Prima da sola, poi insieme a Libera e all’avvocata Enza Rando, cerca giustizia per sua figlia.
Ci vorranno 32 anni. Ma quella giustizia arriva: Marcella viene finalmente riconosciuta come “vittima innocente della mafia”.
E da lì nasce un nuovo capitolo.
Marisa trasforma il dolore in impegno civile. All’inizio con timidezza, quasi in punta di piedi. Poi con sempre più forza. Incontra studenti, giovani, gruppi in tutta Italia. Racconta. Condivide. Tiene viva una memoria che non è solo ricordo, ma responsabilità collettiva.
Marisa Fiorani con Don Gianluigi Frova e Juri Aparo a Rho


Nel 2016 accade qualcosa
di ancora più potente. Grazie all’aiuto di un magistrato, entra in carcere. Soprattutto a Opera.
Perché Marisa porta dentro di sé una domanda radicale: “Il dolore può stare solo da una parte?”. Lei il dolore della vittima lo conosce profondamente. Ma sente, con lucidità e coraggio, che anche dall’altra parte deve esistere.
Da allora, una volta a settimana, partecipa al Gruppo della Trasgressione, guidato da Angelo Aparo, uno psicoterapeuta che ha dedicato 47 anni della sua vita allo studio della devianza e che lavora sulle possibilità di evoluzione anche nei percorsi più difficili, anche nei crimini più gravi.

Oggi Marisa continua questo cammino con il Gruppo della Trasgressione. Non per dimenticare. Non per perdonare a tutti i costi. Ma per trasformare.
Perché la sua storia non sia solo una storia di perdita, ma diventi seme di cambiamento dentro una società complessa, fragile, e ancora profondamente bisognosa di verità.

- La vita accade, Francesco Cajani
- L’intervista a Giornale Radio
- Marisa e Antonio Tango a Delitto e Castigo
- La perla degli occhi miei,
Marisa Fiorani - Marisa Fiorani e il Gruppo della Trasgressione,
Angelo Aparo - Marisa Fiorani al carcere di Opera,
Paolo Foschini (Corriere della Sera) - Marisa, una breccia tra gli ergastolani,
Isabella Bossi Fedrigotti - Il male va sempre denunciato,
Gea Somazzi - L’altra giustizia possibile
Francesco Cajani