Marisa e Antonio a Delitto e Castigo

Marisa e Antonio poco prima dell’intervista

Marisa: Per vincere il male, per vincere l’insensibilità di quelle persone che hanno commesso reati anche gravissimi, la soluzione non è quella di isolarli all’interno di un penitenziario, non è quella di punirli. È importante sforzarsi di capire da dove arriva la loro sofferenza. Il dialogo permette di avvicinare il bene e il male, gli opposti che nel loro intrecciarsi generano vita, amore, consapevolezza, coscienza e dunque la possibilità di trasformarsi. 

Marcella, figlia di Marisa, scrive alla figlia prima di venire uccisa:
Ti insegnerò a non essere nemica dell’uomo in quanto maschio e che in ogni uomo troverai un’altra te

Antonio: Conoscere Marisa mi ha fatto rinascere, sentirle raccontare il suo dolore ha riacceso il mio e ha fatto raffiorare dentro di me un sentimento che avevo sepolto, il senso di colpa.

Antonio: La fragilità oggi per me è la vera forza dell’uomo, prima era solo segno di debolezza.

Si sta per iniziare

Juri:

  • Molte delle persone che commettono reati, per far quadrare i propri conti, sostengono che chi si accontenta di un modesto stipendio a fine mese è una persona che non ha il coraggio di rischiare le conseguenze cui va incontro chi commette una rapina.
  • Le prime volte che siedono al tavolo del gruppo, molti detenuti raccontano a se stessi che il rischio che si corre nella pratica del reato è il prezzo che autorizza a intascare il bottino.
  • Il reato non è soltanto un appropriarsi del bene dell’altro, è anche un affidare all’altro la fragilità che non si è in grado di sostenere.
  • Il rancore è la corteccia che ci si costruisce addosso per annettersi i diritti che la persona si sente negati dal mondo esterno.
  • Lavorare sul guscio del senso di onnipotenza permette a chi ci si rifugia dentro di riappropriarsi della propria fragilità e di riaprirsi alla vita.

Dopo al bar: Marisa Fiorani, Piero Invidia, Antonio Tango, Max RIgano, Juri Aparo

Nel corso della puntata:

  • L’incontro tra vittime e detenuti aumenta consapevolezza e responsabilità più della sola repressione.
  • Il dialogo rimuove  le maschere, riordina l’identità emotiva di chi siede allo stesso tavolo e trasforma gradualmente lo “straniero” in “prossimo”.
  • Lavorare sul rancore scioglie il guscio protettivo che impedisce il riconoscimento dell’altro.
  • La giustizia riparativa emerge quando l’autore evolve verso cittadinanza che non produce più dolore.
  • Il benessere cresce quando le persone sono riconosciute, amate e dotate di una funzione utile alla comunità.
  • Liberarsi da vendetta e pregiudizio riapre la possibilità di ricostruire legami e vedere nell’altro un “altro sé”.
  • Forse un giorno il “Gruppo della Trasgressione” verrà riconosciuto come modello utile per il recupero del condannato nelle procedure del DAP.

L’intervista di Marisa e AntonioDelitto e Castigo: Tutte le Interviste

A mà, esco, torno dopo… 

 

A mà, esco, torno dopoDelitto e CastigoPercorsi della Devianza

Il mio idolo senza coscienza

Quando da adolescente approdai nel mio quartiere idealizzai la criminalità. Desideravo fortemente conquistare un posto per affermarmi e così cominciai a mettermi in mostra per farmi notare.

Per fare il criminale (se non lo sei destinato per eredità familiare), hai bisogno di farti notare dai talent scout, sempre alla ricerca di nuovi soggetti vulnerabili da formare.

Cominciai ad assumere comportamenti fuori legge e arroganti e non ci volle molto ad essere convocato per un “provino”.. il primo piccolo incarico portato a termine ed è fatta!

Benvenuto nell’accademia della criminalità, quella che ti forgia ad essere arrogante, senza pietà e assolutamente egoista, quella che prende la mia coscienza e la congela con lo scopo di non tirarla più fuori da lì!

Esame dopo esame mi sentivo sempre più fiero e orgoglioso di me, mi sentivo Uomo e affermato, mi sentivo un Dio sulla Terra, imbattibile e realizzato nel suo progetto criminale.

Quello che per la legge era una punizione per me era un jackpot, e se mi sbattevano in una cella d’isolamento la mia risposta era: “non mi avete fatto niente”!

Rabbia che fungeva da carburante in questo viaggio del male!

L’accademia l’ho terminata, ho raggiunto la laurea con 30 e lode, peccato che trenta sta per gli anni della mia vita da trascorrere in galera!

Matteo Manna

Arroganza e Coscienza