Partecipare agli incontri del gruppo in carcere, in qualità di studente, non è semplice. L’ingresso in carcere è un’esperienza umanamente complessa: i controlli, le porte che si chiudono alle spalle e il rumore dei cancelli evocano un senso di perdita di autonomia, una condizione in cui tutto è regolamentato e sorvegliato. Fin da subito si percepisce la privazione della libertà, quella stessa libertà che quotidianamente tendiamo a considerare scontata.
Prima di frequentare il gruppo, quando pensavo alla libertà, rappresentavo dentro di me uno spazio aperto, sgombro da ogni confine, privo di persone. Con il tempo la sensazione di leggerezza data da questa rappresentazione ha lentamente abbandonato il mio corpo. Frequentando il gruppo ho compreso che la libertà si costruisce attraverso il rapporto con gli altri e con il proprio contesto. Ogni libertà trova il suo limite e, allo stesso tempo, la sua applicazione nella cura della relazione con l’altro e il reato si configura come l’atto che viola questo principio.
La presenza dei familiari di vittime di reato nel gruppo offre ai detenuti l’opportunità di acquisire una maggiore consapevolezza: quella della propria responsabilità, del dolore inflitto agli altri e della necessità di riconoscere il proprio passato e la propria storia. I familiari di vittime di reato svolgono un ruolo centrale, orientando il lavoro sul riconoscimento dell’altro e consentendo all’autore del reato di considerare la libertà come espressione della responsabilità verso la collettività.
Mohamed Ounnas, detenuto di Opera e componente del gruppo da 14 anni, ha affermato che in precedenza non attribuiva valore alla sua libertà. Per questo mi sono chiesta: che valore attribuisco alla mia libertà? Ho sempre considerato la libertà un diritto unicamente individuale mentre oggi, dopo mesi di frequentazione al gruppo, considero la mia libertà come un dovere nei riguardi della società in cui sono inserita.
Vivere lo scambio tra detenuti e familiari di vittime di reato mi ha permesso di interiorizzare che la libertà non è mai assoluta, ma sempre intrecciata con quella degli altri. Oggi per me la libertà non è più l’espressione di un diritto assoluto ma rappresenta la responsabilità che ho nei riguardi degli altri. Questa consapevolezza ha cambiato il mio modo di vivere e di relazionarmi.
Carolina Rocca
Ciao Carolina, quello che riesco a dire del tuo bellissimo scritto è solo che hai centrato tutto quello che si prova nel frequentare il gruppo della trasgressione. Sei grande!!!