Quando sono entrata in questo gruppo, ero piena di domande, di dubbi e di idee già costruite nella mia testa: idee su cosa significasse la devianza, su come potesse essere una persona che delinque, sui suoi modi di pensare e sui suoi meccanismi di difesa.
Oggi mi rendo conto che l’idea che avevo del carcere e della devianza era basata su qualcosa di molto superficiale, costruito sulle poche informazioni che avevo e forse, la cosa più importante che ho imparato, è che conoscere davvero qualcuno significa andare oltre ciò che vediamo a prima vista, oltre ciò che pensiamo di sapere o immaginiamo.
Siamo spesso abituati a fermarci alle etichette, agli errori, ai ruoli, a una definizione. È più facile farlo, perché le etichette ci fanno sentire sicuri: ci danno l’illusione di aver capito una persona in poche parole.
Poi però ci si siede attorno a un tavolo, si ascoltano storie, pensieri, ricordi ed emozioni, e qualcosa cambia. Inizi lentamente a vedere l’altro. Inizi a vedere paure, fragilità, ironia, forza, sensibilità. Inizi a vedere le persone.
Ed è stata proprio questa la cosa che mi ha colpita più di tutte: accorgermi che, a un certo punto, il carcere era passato in secondo piano. Tra queste mura, in questa stanza, non mi sentivo in carcere; mi sentivo semplicemente una persona seduta a un tavolo con altre persone.
Davanti a me non c’erano più “detenuti”, ma persone con una storia, persone che mi hanno fatta riflettere, emozionare, sorridere e che, in alcuni momenti, mi hanno portata a mettere in discussione il mio modo di guardare il mondo.
Pensavo di entrare qui per osservare e cercare di capire gli altri, ma alla fine ho finito per capire molto anche me stessa. Ho imparato ad ascoltare e non soltanto a sentire, a cercare ciò che c’è dietro le cose invece di fermarmi a un’idea già costruita.
Ho imparato che dietro un errore spesso esiste molto altro: esistono storie, momenti, dolori, mancanze, ferite ed emozioni che non possiamo vedere immediatamente.
Sento di avere ancora tantissime cose da chiarire, tantissimi aspetti da approfondire e tantissime domande a cui vorrei trovare risposta.
So di non sapere, ma questo non è il punto di arrivo, bensì di partenza. Perché se prima volevo osservare, oggi sento soprattutto la voglia di continuare a capire.
Ringrazio il gruppo per avermi accolta, per i sorrisi, gli abbracci, i “come va?” e per avermi fatta sentire parte di qualcosa, per avermi ascoltata e avermi permesso di esprimermi, sbagliare, imparare.
Un grazie speciale va a Lara, per avermi guidata, ascoltata e fatta sentire accolta fin dal primo momento, per aver creduto in me anche quando magari ero io la prima a dubitare di me stessa.
Porterò con me questa esperienza, ma soprattutto porterò con me le bellissime persone che ho conosciuto.
Grazie
Giulia Arisci