Gruppo della Trasgressione: Istruzioni per l’uso

La mia esperienza di tirocinio al gruppo si è quasi conclusa, ma mi ritengo fortunata: ho imparato tanto. Per questo motivo, vorrei condividere con i futuri tirocinanti alcune istruzioni per trarre il maggior vantaggio possibile dall’esperienza che, se vorranno, andranno a fare.

  1. Non fatevi spaventare. Ricordo che durante i primi incontri ero sconvolta e terrorizzata dai modi del prof. Non posso promettervi che i modi cambiano con il passare del tempo, ma ci si abitua e si comprende che sono più utili di quanto sembrano, perché permettono di uscire dal proprio guscio e di crescere individualmente e professionalmente.
  2. Prendetevi il vostro tempo. Imparate a conoscere il gruppo partecipando agli incontri, se è possibile di persona, e prendetevi il vostro tempo per conoscerlo e interagire con esso. Ognuno ha i suoi tempi, e non siete obbligati a rimanere se non vi trovate a vostro agio. Non abbiate paura di fare domande e di mettervi in gioco, vi assicuro che con il passare del tempo imparerete ad apprezzare la fluidità e l’essenza del gruppo. L’importante è provarci!
  3. Sentitevi liberi di sviluppare un pensiero critico. Al gruppo si può parlare di qualsiasi cosa, basta riuscire ad argomentarla. Sentitevi liberi di proporre nuovi argomenti o di contribuire alla discussione, l’importante è essere coerenti con il proprio discorso. Per esempio, una leggenda narra che un componente del gruppo abbia parlato per un ora delle emorroidi, costruendo un discorso logico e utile ai fini della discussione.
  4. Partecipate in modo attivo. Gli eventi e le attività, sia all’interno che all’esterno del carcere, sono una componente fondamentale del gruppo e sono utilissimi per comprendere le funzioni che il gruppo svolge. Partecipando agli eventi avrete la possibilità di comprendere le strategie che il gruppo adotta per affrontare diversi temi, e magari, se siete fortunati, avrete anche la possibilità di assistere ad una rapina!
  5. Create un rapporto con gli altri membri. Probabilmente è banale dirlo, ma la forza principale del gruppo è il gruppo stesso. Per questo motivo credo sia fondamentale creare un rapporto di fiducia reciproca con gli altri componenti, poiché permette di creare un ambiente in cui chiunque possa sentirsi accolto e protetto, e magari anche di amicizia. E credetemi, se si stabilisce un buon rapporto, è anche più facile svegliarsi alle otto di sabato mattina per andare a vendere la frutta.

In conclusione, non abbiate paura di buttarvi e farvi travolgere da questa esperienza. Vi assicuro che ne trarrete vantaggio, sia a livello personale che professionale. E se provate una strana sensazione allo stomaco non preoccupatevi: sono solo farfalle!

Anita Saccani – Tirocini

Mettersi in gioco

Alice Gabriella Viola, Matricola: 831984
Psicologia Sociale, Economica e delle Decisioni
Tipo di attività: Stage esterno

Periodo: dal 12/04/2021 al 12/07/2021
Il Gruppo della Trasgressione, Mettersi in gioco

 

Caratteristiche generali dell’attività svolta (istituzione/organizzazione o unità operativa in cui si svolge l’attività, ambito operativo, approccio teorico/pratico di riferimento):

Più di vent’anni fa, il dottor Angelo Aparo ha messo in piedi il Gruppo della Trasgressione, un’associazione costituita da detenuti, ex detenuti, studenti, parenti di vittime di mafia e comuni cittadini volta al sostegno e al confronto reciproco.

Il gruppo opera in ambito sociale, in particolare in quello carcerario, fornendo un appoggio, un’alternativa di presa di coscienza della quale fruiscono non solo i cittadini reclusi, ma anche quelli liberi.

E’ proprio il percorso di autoconsapevolezza a guidare il lavoro del gruppo: l’ascolto reciproco, la possibilità di esternare le proprie fragilità in un contesto non giudicante e di mutuo aiuto permette di far crescere il gruppo, ma soprattutto di crescere con il gruppo.

 

Descrizione dettagliata del tipo di ruolo e mansioni svolte:
Il Gruppo della Trasgressione non ha una struttura rigida, con ruoli e compiti severamente definiti; il suo punto di forza è lo scambio alla pari, è la possibilità di dare a tutti i membri la libertà di agire in modo creativo nel rispetto dell’altro.

La mancanza di rigidità, che certamente costituisce un metodo innovativo oltre che fruttifero, permette di immedesimarsi nell’altro con minor distacco e pregiudizio, di entrare in contatto con realtà diverse in un modo molto più diretto ed empatico.

 

Attività concrete/metodi/strumenti adottati:
In questi tre mesi di tirocinio ho avuto la possibilità di partecipare attivamente alle attività del gruppo, sebbene l’attuale pandemia abbia limitato fortemente le occasioni di incontrarsi nella sede di via Sant’Abbondio, dove abitualmente il gruppo si riunisce per svolgere gli incontri settimanali.

Fortunatamente, la possibilità di svolgere gli incontri da remoto ha permesso al gruppo di portare avanti i suoi progetti.

Ogni Lunedì, il Gruppo della Trasgressione si riunisce per dare voce ad un dibattito su temi emersi a partire da un film che ciascun membro guarda per proprio conto durante la settimana. Il filo conduttore dei film proposti è il tema della banalità e complessità del male, utile nel far emergere da ognuno le proprie fragilità e generare un confronto costruttivo.

Il martedì, invece, gli incontri vertono su tematiche di varia natura, elicitate dal racconto di un membro, da un progetto in corso o semplicemente da un pensiero condiviso. In questo spazio, ciascuno mette a nudo una parte di sé, dandosi in questo modo nuove opportunità di lettura del proprio vissuto, grazie alla restituzione e al confronto con gli altri.

Il sabato, grazie alla Cooperativa Sociale, alcuni componenti del gruppo vendono “frutta e cultura” al mercato settimanale di viale Papiniano. In questo contesto, il gruppo interagisce con l’esterno e matura la responsabilità lavorativa sostenuta dal percorso parallelo di presa di coscienza. Questa attività, oltre a dare al gruppo una fonte di autosostentamento, costituisce una dimensione dove imparare a collaborare e a condividere responsabilità e soddisfazione.

L’ “officina creativa” è un altro progetto a cui ho potuto prendere parte durante questi tre mesi. Insieme ad altre studentesse tirocinanti, ho avuto modo di intervistare artisti e figure istituzionali riguardo al tema della creatività. L’obiettivo di tale progetto è quello di utilizzare proprio la creatività per prevenire la devianza, il bullismo e contrastare le dipendenze.

 

Presenza di un coordinatore/supervisore e modalità di verifica/valutazione delle attività svolte:
Il dottor Aparo, coordinatore del gruppo, è il punto di riferimento per tutti i membri dell’associazione. Incentivando a mettersi in gioco, mi ha aiutata a comprendere il significato del lavoro di squadra, dell’importanza di dare oltre che di ricevere; con la sua costante presenza mi ha anche reso chiaro l’impegno e la dedizione necessari per svolgere il lavoro di psicologo, facendomi rivivere la passione con la quale ho intrapreso questo percorso di studi.

 

Conoscenze (generali, professionali, di processo, organizzative), abilità (tecniche, operative, trasversali) acquisite e caratteristiche personali sviluppate:
Entrare in contatto con questo tipo di realtà, fatta di verità e determinazione, è stato per me salvifico. Mettermi in gioco e in discussione è sicuramente ciò che più sento di aver appreso durante questi tre mesi: proprio grazie alla modalità con cui il Gruppo della Trasgressione è strutturato ed organizzato, ho imparato ad andare incontro all’ignoto, ad avere fiducia e soprattutto ad ascoltare.

 

Altre eventuali considerazioni personali:
Negli ultimi mesi, prima di intraprendere questa esperienza, avevo perso la fiducia nel cambiamento, non ero più motivata a continuare i miei studi perché la realtà in cui vivevo da qualche tempo non mi dava speranza sul fatto che le persone potessero cambiare.

Conoscere il Gruppo della Trasgressione mi ha fatto ritrovare l’entusiasmo e l’energia di andare avanti nel mio percorso, insegnandomi che il cammino verso il miglioramento è faticoso, ma possibile.

Mi sento dunque di dover ringraziare tutti i componenti del gruppo per avermi fatto ricordare, ognuno a modo suo, che nessuno si salva da solo.

Relazioni di tirocinio

La paura di aprirsi

Non sono mai stata una persona chiacchierona. Sin da quando mi ricordo ho sempre preferito ascoltare gli altri, nutrendomi delle loro storie e senza dare nulla di me in cambio. Ho sempre utilizzato la scusa di avere una vita banale: una famiglia amorevole, un percorso scolastico nella media, un fidanzato stabile. Nulla che valesse la pena di essere raccontato.

Il tirocinio con il Gruppo della Trasgressione mi sta dando la possibilità di accorgermi che la mia è solo paura: paura di prendermi la responsabilità di aver detto una cazzata. Parlare di fronte ad altre persone mi provoca ansia e ho vissuto i primi incontri con un peso sullo stomaco che compariva alla mattina e se ne andava solo alle 17, ad incontro finito. Vivevo le tre ore dell’incontro con la paura che mi chiamassero in causa per avere la mia opinione, e avevo il terrore di dire inutili banalità.

Per un periodo ho anche pensato di annullare il tirocinio, bloccare le ore e trovare un altro ente più strutturato, dove qualcuno mi assegnasse un compito che avrei fatto fino alla fine delle 500 ore e basta. Sono andata a leggermi tutte le relazioni di tirocinio precedenti: molti dicevano che inizialmente si sentivano spaesati quanto me ma in seguito prendevano sicurezza e riuscivano ad integrarsi con il gruppo. Ingenuamente, ed egoisticamente, ho pensato che sarebbe arrivato anche per me il momento di svolta e che avrei dovuto solo aspettare. Mi sono accorta che non funzionava, anzi mi sentivo sempre più a disagio e quasi presa di mira. Poi, piano piano, ho iniziato a partecipare più attivamente, senza parlare perché ancora adesso mi terrorizza, prendendo parte alle interviste e alle trascrizioni delle stesse. Quando ho finito di trascrivere la prima intervista mi sono sentita utile per il gruppo, e vederla pubblicata sul sito mi ha fatto provare la soddisfazione di contribuire ad un lavoro comune.

Ho imparato ad apprezzare ciò che prima consideravo assenza di struttura, ovvero la molteplicità di argomenti trattati e la richiesta continua di partecipazione attiva. Mi sono resa conto che proprio questa è la forza del Gruppo poiché dà la possibilità a chiunque di esprimere la propria opinione e consente a tutti gli ascoltatori di arricchirsi. Non ci sono distinzioni tra detenuti, studenti e liberi cittadini: ci sono solamente persone che si confrontano su diversi temi per arrivare ad una soluzione finale comune.

Devo dire che per comprendere in pieno la forza del Gruppo mi sono servite le parole del professor Aparo: “Le persone s’innamorano e, quando sono innamorate, fanno cose. Dopodiché le persone si disinnamorano, però le cose che hanno fatto rimangono”. Ciò che mi ha fatto riflettere è stato l’utilizzare la parola amore per descrivere le relazioni interne al gruppo. In primo luogo, perché l’amore ha i suoi tempi: ci sono persone che s’innamorano a prima vista, c’è chi ci mette mesi o addirittura anni e c’è anche chi si nega l’amore, per paura o per orgoglio. Allo stesso modo, ci sono persone che s’innamorano del Gruppo sin dal primo momento, e altre, come me, che ci mettono un po’ di più, per il timore di lasciarsi andare. In secondo luogo, l’amore implica fiducia e apertura nei confronti dell’altro: solo donando qualcosa di se stessi si possono gettare le basi per costruire un rapporto solido. Io mi sono approcciata al gruppo con la pretesa di ricevere senza dare e mi sono resa conto di aver gettato le basi sbagliate, che portano alla costruzione di un rapporto instabile. Adesso so che devo lavorare anche su me stessa, provando ad aprirmi di più con gli altri senza avere la paura del giudizio e dandomi la possibilità di sbagliare.

Forse il peso sullo stomaco che sentivo, e sento ancora adesso, erano solo bruchi. E magari, quando si trasformeranno in farfalle mi consentiranno di parlare senza timore per una decina di minuti consecutivi. Speriamo che ciò avvenga entro la fine del mio tirocinio.

Anita Saccani

Tirocini

Il bianco e il nero, l’odio e l’amore

di Ottavia Alliata

Il 19 marzo alcuni membri del Gruppo della Trasgressione si sono riuniti con alcune studentesse del corso del prof. Francesco Scopelliti di Interventi clinici nei casi di procedimenti penali dell’Università Cattolica di Milano per avviare una discussione su Il viaggio di andata e ritorno nel mondo della devianza.

Come si evince dal titolo della lezione, in un primo momento lo scopo è stato quello di individuare, grazie a domande mirate ad alcuni ex detenuti, i fattori chiave che hanno indotto alcune persone a intraprendere la strada della devianza. In un secondo momento, le domande e le curiosità erano volte ad approfondire e condividere le risorse, le attività e i progetti grazie ai quali è stato possibile fare il viaggio di ritorno dal mondo della devianza per abbracciare i valori condivisi dalla società civile.

Dell’intervento di Antonio, uno degli ex detenuti, mi ha colpito una cosa in particolare: gli era stato chiesto di raccontare chi fossero i suoi punti di riferimento durante l’infanzia e lui ha cominciato a parlare di un sentimento di rabbia.

Mi è venuto spontaneo interrogarmi su cosa potessero c’entrare la rabbia e il dolore con le figure di riferimento di quando si è ragazzini. Ero certa che avesse compreso la domanda. Mi ha colpito la scelta, evidentemente molto sentita, di parlare dei propri stati d’animo, emozioni così potenti e pervasive da fungere da guide maestre dell’agire.

Antonio, per ragioni che non conosciamo, si sentiva privo del calore rassicurante e dell’affetto tanto necessari per lo sviluppo; non si sentiva desiderato né accettato; gli mancavano o non sapeva riconoscere nel comportamento dei suoi genitori quelle attenzioni e quel sostegno che permettono di percepire il proprio valore intrinseco, di individuarsi e di collocarsi entro una storia generazionale.

Con queste riflessioni non intendo giustificare gli atti delinquenziali e i crimini che hanno accompagnato questo vissuto invasivo e travolgente, ma vorrei provare a comprendere la radice della rabbia di cui egli stesso parla esplicitamente.

La rabbia è stata per molti anni la migliore amica e la compagna di Antonio; gli ha trasmesso la sensazione permanente di aver subito un torto e pertanto la convinzione che, come tutti i torti, doveva essere ripagato.

Quando si abusa di una persona, magari la stessa per cui mesi prima si era finiti al pronto soccorso per lesioni gravi, si può percepire un senso di controllo e di potere sull’Altro, la sensazione di essere accettati e rispettati dai propri compagni, la sensazione che un equilibrio venga finalmente ristabilito.

Tutti, nel bene e nel male, ricerchiamo una qualche forma di piacere e di gratificazione. La differenza è che chi non è mai stato amato né educato all’amore e al rispetto dell’Altro cercherà di possedere, abusare, controllare o assoggettare l’Altro, che diventa un simulacro temporaneo dell’oggetto del suo amore. Nel gesto di prepotenza sull’Altro si provano una grande eccitazione e un senso di benessere generale, ma come ricordano le diverse testimonianze sul Virus delle gioie corte, si tratta di emozioni tanto intense quanto fugaci e illusorie:

“Quella sensazione dentro di me non durava tanto, infatti appena tornavo a percepire malessere sentivo che mi dovevo procurare di nuovo piacere abusando di qualcuno”.

Da queste parole sembra quasi che far del male possa coincidere con il farsi del bene, con il colmare un vuoto. Proprio perché allontanare la fonte del malessere appartiene alla natura umana, credo sia importante intervenire indagando e facendo uno sforzo per comprendere le radici del malessere di una persona per poi educarla alla ricerca di un benessere, in questo caso meno intenso e sfacciato, ma ugualmente appassionato.

Negli anni ho imparato che la rabbia non è un sentimento negativo di per sé, qualcosa che deve essere rimosso e celato. Lo stesso si può dire per l’odio, che cammina a fianco a fianco all’amore. Proprio grazie al Gruppo della Trasgressione ho riscoperto l’importanza, per ogni concetto, del suo significato opposto; ho scoperto che distinguere il Bene dal Male può rivelarsi meno costruttivo che concepirli come protagonisti di unico cerchio, in cui si fondono colori ora più caldi ora più freddi, dai tratti ora più violenti ora più delicati, eppure assolutamente fondamentali per restituire, a chi osserva, la bellezza di un’idea.

“Ora non mi preoccuperò più di tagliare profili netti, angolature esatte di luce e ombra, ma scaturirà dal mio intimo direttamente luce e ombra, preoccupato unicamente di trasmettere l’immagine senza nessun revisionismo aprioristico” (Emilio Vedova).

Per certi versi mi sono sentita molto vicina ad Antonio, anche se in maniera direi “opposta”: lui ha agìto e ha manifestato senza alcun controllo tutta la rabbia che lo dominava, mentre io sono stata vittima della mia rabbia, ho lasciato che mi corrodesse dall’interno senza permetterle una via di uscita.

A questo proposito, trovo rivelatrici e illuminanti le parole della psicoanalista Danielle Quinodoz che promuove l’importanza di accogliere al proprio interno i sentimenti opposti, come l’odio e l’amore. Infatti, l’odio non va mai scisso ed espulso fuori da sé, serbando quindi solo un amore parziale, ovvero l’idealizzazione, né va confuso con l’amore, poiché l’amore in questo caso rischierebbe di divenire distruttivo.

“Non è facile sbarazzarsi di elementi che si disapprovano: cacciati dalla porta rientrano dalla finestra in altra forma”.

Per la prima volta cerco, non senza fatica, di accogliere quella rabbia che ho sempre negato e chissà… magari Antonio un giorno ritroverà invece quelle parti dei propri genitori e della propria storia che nel profondo ha anche amato.

Percorsi della devianza

Altri link utili: Riscoprirsi per i figli – Il virus delle gioie corte

Una rete per la prevenzione

Nella mia identificazione delle abilità e delle competenze che chi si appresta a intraprendere la professione di psicologo dovrebbe possedere gioca un ruolo fondamentale il mio vissuto di esperienza lavorativa come educatore in contesti scolastici e privati-assistenziali.

Porsi in prima persona come figura di riferimento per la presa in carico della sofferenza e del disagio psicologico significa non fermarsi ad una buona capacità di ascolto e far riferimento ai testi puramente nozionistici in materia, ma presuppone la capacità di mettersi costantemente in discussione maturando la consapevolezza che la cura è un processo da rimodulare nel tempo.

In quest’ottica è di fondamentale importanza il lavoro di rete che lo psicologo è in grado di tessere con tutti gli interlocutori che, all’interno di un determinato contesto sociale e ambientale, lavorano per il benessere psicologico dei cittadini.

Il punto appena indicato rappresenta uno snodo cruciale soprattutto alla luce dell’anno di emergenza per pandemia di Covid-19 appena trascorso e in cui l’assistere all’insorgere di nuove patologie mentali e all’aggravarsi di quelle già esistenti ha contribuito a rafforzare la consapevolezza di quanto la sinergia tra le diverse parti sociali sia essenziale in ottica di prevenzione.

L’esperienza di tirocinio che mi appresto a concludere con il Gruppo della Trasgressione rappresenta un ottimo esempio di buona pratica in questa direzione. Aver trovato un incubatore di idee e progetti al quale professionisti di diversa provenienza portano contributi stimolanti è stata una piacevole sorpresa.

Lo psicologo in formazione in questo determinato periodo storico deve a mio avviso fare i conti con le nuove modalità di comunicazione e relazione a distanza imposte dalla pandemia e che di riflesso condizionano non soltanto la rete relazionale in cui l’individuo è inserito quotidianamente ma anche la relazione terapeuta-paziente.

L’ identità virtuale non è più soltanto un concetto legato alla rapida espansione a macchia d’olio dell’era della digitalizzazione così come veniva presentata agli inizi del nuovo millennio, è diventato un mondo da prendere in seria considerazione per il riconoscimento e la presa in carico di nuove patologie ad essa collegate.

Ritengo sia fondamentale poter svolgere una formazione in cui lo psicologo abbia la possibilità di mettersi in gioco in ambiti e settori differenti affinché gli strumenti acquisiti possano sempre essere affinati grazie al confronto costante con realtà e professionisti che operano a diversi livelli per il benessere dei cittadini.

In questa direzione sarebbe interessante se i diversi tirocinanti, una volta terminato il percorso formativo comune, restassero in contatto tra loro per coltivare una rete di scambio di idee e progetti che possa favorire la collaborazione tra i diversi nuovi enti\associazioni di appartenenza.

Marco Seminario

 Relazioni di Tirocinio

Spazio e nutrimento

Relazione finale di tirocinio

Federica Turolla, Matricola: 815067
Psicologia Clinica e Neuropsicologia nel ciclo di vita
Tipo di attività: Stage esterno
Periodo: dal 12/10/2020 al 26/02/2021
Titolo del progetto:
Il Gruppo della Trasgressione: spazio di nutrimento

Caratteristiche generali dell’attività svolta: istituzione/organizzazione o unità operativa in cui si svolge l’attività, ambito operativo, approccio teorico/pratico di riferimento

L’Associazione e Cooperativa Trasgressione.net ha sede in Via Sant’Abbondio 53/A, a Milano. Sfortunatamente, a causa dell’emergenza Covid-19 non è stato possibile usufruire di questo spazio, se non per qualche incontro iniziale. Per permettere ugualmente lo svolgimento delle attività si è ricorso all’utilizzo della piattaforma ZOOM.

Il Gruppo della Trasgressione è un’associazione che, in linea generale, si occupa del tema della devianza, sia in ottica di prevenzione che di contrasto. In particolare, l’associazione collabora con le Carceri di San Vittore, Bollate ed Opera, allo scopo di favorire il recupero, il reinserimento sociale e la prevenzione di recidiva per coloro che hanno commesso reati. A causa delle restrizioni imposte, non è stato possibile svolgere le attività all’interno degli istituti penitenziari.

Hanno dunque partecipato ai differenti incontri ex-detenuti oppure detenuti in misure alternative (ad esempio, detenuti in Articolo 21, in affidamento sociale o agli arresti domiciliari). Nonostante ciò, la possibilità di utilizzare la piattaforma ZOOM ha permesso di superare i limiti spaziali, consentendo la partecipazione di persone che si trovavano in città o regioni differenti.

Il Gruppo della Trasgressione opera attraverso uno scambio attivo con il territorio, che vede come interlocutori protagonisti non solo detenuti ed ex-detenuti, ma anche comuni cittadini, studenti universitari tirocinanti e i familiari delle vittime di reato, nella costruzione di un dialogo e confronto tra l’interno e l’esterno del carcere.

Proprio attraverso la cooperazione di diversi interlocutori diventa quindi possibile progettare interventi di prevenzione e utilità sociale per il territorio che, se da un lato consentono lo sviluppo di responsabilità e autonomia per i detenuti, dall’altro diventano strumento e spazio di riflessione per chiunque partecipi.

Nel raggiungimento dei propri obiettivi e nella realizzazione dei propri progetti, il Gruppo della Trasgressione lavora in stretta collaborazione con il territorio, sviluppando interventi insieme al Municipio di Zona 5, a Regione Lombardia, ma anche a scuole, enti e associazioni che si occupano di temi affini, con l’intento di prevenire degrado, bullismo e tossicodipendenza.

La cornice di riferimento teorica del Gruppo si ispira ad alcuni autori classici di matrice psicodinamica e sociale, come ad esempio Bion e Lewin, in riferimento alle dinamiche di gruppo, spesso presenti all’interno della criminalità organizzata, ma anche a Winnicott, per indagare come le relazioni primarie costituiscano una base importante per lo sviluppo individuale del Sé.

 

Descrizione dettagliata del tipo di ruolo e mansioni svolte

Come tirocinante, viene richiesto di partecipare alle differenti attività proposte, frequentando con regolarità gli incontri settimanali e contribuendo attivamente allo sviluppo dei progetti. Inizialmente, i primi incontri nel mese di ottobre erano incentrati sull’ideazione di attività da svolgere all’interno della sede di Via Sant’Abbondio, creando uno spazio di cui avrebbero potuto usufruire anche i residenti della zona, appartenenti a fasce d’età o contesti differenti.

Successivamente, a causa delle restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria, le attività settimanali che potevano essere ugualmente svolte con il collegamento ZOOM sono state il Cineforum sulla banalità e complessità del male, l’incontro sulla Genitorialità responsabile e le attività dell’Officina Creativa.

In particolare, ho contribuito a redigere i verbali inerenti ai diversi incontri, che non rappresentano una semplice stesura di quanto detto, ma costituiscono una rielaborazione dei contenuti emersi, generando un documento che possa diventare utile e fruibile per chiunque lo legga.

Durante il mio periodo di tirocinio è stato sviluppato un progetto inerente a interviste che avessero lo scopo di far conversare i diversi partecipanti del Gruppo. Attraverso la partecipazione ad alcune riunioni, insieme agli altri membri, abbiamo pensato a eventuali domande da formulare a possibili coppie di persone, come ad esempio membri del Gruppo che rivestono ruoli e posizioni apparentemente in contrasto, oppure membri del Gruppo che hanno collaborato in passato nella realizzazione di alcuni progetti (ad esempio, progetti di restauro), o ancora, creando una forma di “doppia intervista” per i membri che condividono aspetti in comune nel proprio percorso.

In occasione della giornata contro la violenza sulle donne, ho steso un testo che riflettesse e indagasse la mia percezione ed esperienza sul fenomeno, da pubblicare sul sito vocidalponte.it

Ho partecipato all’ideazione e creazione del profilo Instagram del Gruppo della Trasgressione in modo da favorire la conoscenza e la promozione delle attività svolte dall’associazione, con la pubblicazione di materiali inerenti ai differenti progetti (ad esempio, pubblicazioni delle auto- interviste, oppure promozione della Bancarella Frutta & Cultura).

Ho partecipato alla valutazione di alcuni testi scritti dai detenuti o altri membri del gruppo, inerenti al “Virus delle gioie corte” e “La nicchia, la crosta e il rosmarino”, temi di particolare rilievo all’interno del Gruppo. Lo scopo di questo lavoro è stato individuare quali testi fossero maggiormente significativi e in grado di rappresentare il Gruppo della Trasgressione, secondo l’opinione dei diversi membri. I testi selezionati verranno poi inseriti all’interno di un libro che il dottor Aparo sta preparando in collaborazione con altre associazioni.

Infine, a seconda delle necessità, mi sono occupata di svolgere alcune brevi compiti di organizzazione logistica per facilitare lo svolgimento delle attività, come ad esempio contattare i membri attuali e passati chiedendo loro di creare dei brevi video in cui raccontassero, in una forma di auto-intervista, il proprio percorso all’interno del Gruppo della Trasgressione; oppure raccogliere l’elenco dei film visti durante l’attività del Cineforum dal suo inizio, in modo da creare un indice completo da condividere sul sito vocidalponte.it, per promuovere l’attività.

 

Attività concrete/metodi/strumenti adottati

Ogni lunedì pomeriggio si svolge il Cineforum che tratta il tema della “Banalità e complessità del male”. Attraverso un sondaggio proposto a tutti i membri, viene scelto un film che sia attinente all’argomento. Ogni partecipante è quindi invitato a guardare autonomamente il film indicato e successivamente, durante l’incontro, questo viene poi commentato e analizzato, attraverso la condivisione di opinioni, punti di vista ed esperienze personali inerenti al tema del male, inteso nell’accezione proposta da Hannah Arendt. Attraverso la visione di questi film diventa possibile interrogarsi sulla natura dell’uomo e sulla sua propensione ad essere attratto e sedotto dal male, scivolando progressivamente in una condizione di mediocrità. Per circa un mese hanno preso parte agli incontri del Cineforum anche gli studenti del Liceo Artistico Brera di Milano.

Nell’incontro del martedì generalmente viene affrontato il tema della Genitorialità responsabile. Durante questi incontri l’attenzione è rivolta in particolare sia a detenuti che ex-detenuti che vivono l’esperienza di essere genitori, ma anche a figli di detenuti. Attraverso un confronto tra le proprie esperienze e i propri vissuti, sia come genitori che come figli, emerge la possibilità di usufruire della genitorialità per responsabilizzare il reo e come, attraverso l’impegno per i propri figli, diventi possibile allontanarsi dall’ambiente criminale. Allo stesso tempo, tra i figli di detenuti si è venuto a creare un clima di sostegno e solidarietà reciproci nel confrontarsi rispetto all’immagine dei propri genitori e alle esperienze dolorose vissute durante le visite in carcere. L’intento dell’attività è anche promuovere nei figli di detenuti una visione positiva della polizia penitenziaria, in modo da prevenire futuri atteggiamenti ostili nei confronti dell’autorità.

Gli incontri del martedì inoltre possono variare rispetto al tema trattato. Ad esempio, in ricorrenza della giornata dedicata, si è deciso di affrontare il tema della violenza sulle donne. Questo è poi stato ripreso in diversi incontri, intrecciandosi anche con altre tematiche approfondite nel Gruppo.
In diverse occasioni è capitato di ricevere alcuni ospiti, come ad esempio, Maria Rosaria Sodano, ex magistrato in pensione, che ha richiesto di collaborare con il Gruppo per la realizzazione di un progetto inerente all’alimentazione in carcere, oppure con Lucilla Andreucci, rappresentate di Libera, con la quale è emerso un interessante confronto e scambio. Inoltre, durante una giornata di Cineforum, in occasione della visione del film “I Cento Passi”, ha preso parte all’incontro Monica Forte, Presidente della Commissione Antimafia della Lombardia, rendendo possibile uno scambio con le figure istituzionali del territorio.

Il giovedì invece si tiene l’incontro sull’Officina creativa, attività finalizzata alla continua produzione di iniziative, nella valorizzazione delle risorse e mezzi creativi dei partecipanti al Gruppo. Un esempio di questa attività è stato sviluppare il progetto inerente alle interviste sopracitate. Da questa attività è emerso come grazie alla formulazione di specifiche domande, l’intervista possa diventare mezzo per sviluppare un dialogo che permetta di analizzare e ripercorrere il proprio percorso individuale (ad esempio, nel caso la coppia fosse composta da due detenuti), oppure di indagare come sia stato possibile costruire una relazione tra le due parti, ad esempio, nel caso in cui la coppia fosse composta da un ex-detenuto, appartenente in passato a organizzazioni mafiose, e un familiare di vittima di reato. Un altro tema approfondito durante gli incontri dell’Officina creativa e particolarmente rilevante per il Gruppo della Trasgressione è la rappresentazione teatrale del Mito di Sisifo. Il teatro diventa infatti utile strumento che permette al detenuto di interrogarsi sulle condizioni che l’hanno spinto verso l’ambiente deviante, ripercorrendo il proprio vissuto all’interno della criminalità fino ad arrivare alla scoperta di sé come nuovo cittadino, grazie a un parallelismo con la narrazione del mito.

 

Presenza di un coordinatore/supervisore e modalità di verifica/valutazione delle attività svolte

Il coordinatore del Gruppo della Trasgressione è il dottor Angelo Aparo. Oltre a rappresentare l’elemento cardine all’interno del percorso di ciascun detenuto, costituisce un punto di riferimento per ogni membro. Il dottor Aparo organizza, gestisce e supervisiona le diverse attività svolte. Queste, infatti, spesso vengono realizzate grazie alla collaborazione con la rete sociale che il dottor Aparo ha costruito negli anni, attraverso l’invito di ospiti durante gli incontri, in un clima di scambio e dialogo attivo con l’esterno, come enti istituzionali o associazioni.

In riferimento alla figura del tirocinante, il dottor Aparo si assicura che questo partecipi ai diversi incontri e monitora il lavoro, in particolare in riferimento alla redazione dei verbali, che vengono condivisi attraverso una cartella in Google Drive, oppure si assicura che vengano prodotti degli scritti da pubblicare sul sito vocidalponte.it. Nonostante la sua presenza, il tirocinante è invitato gestire il proprio lavoro in maniera responsabile ed autonoma.

Conoscenze acquisite (generali, professionali, di processo, organizzative)

Sicuramente l’esperienza svolta presso il Gruppo della Trasgressione mi ha permesso di venire a conoscenza delle dinamiche che riguardano il contesto penitenziario. Anche se non è stato possibile entrare all’interno dei diversi istituti, ho imparato a comprendere quali siano i sentimenti e vissuti personali di coloro che hanno trascorso parte della loro vita in carcere. Grazie ai racconti di detenuti ed ex-detenuti ho potuto conoscere le loro storie, le loro sofferenze e fragilità e il percorso che li ha portati a delinquere, ma anche la loro esperienza in carcere sia prima che dopo aver incontrato il Gruppo della Trasgressione. Oltre a una dimensione individuale, sono anche stati approfonditi i meccanismi e le dinamiche di gruppo che sottendono e regolano le organizzazioni criminali, in particolar modo quelle mafiose.

Ritengo che la parte più interessante e arricchente di questo tirocinio sia stato l’incessante interrogarsi tra detenuti, comuni cittadini e studenti su quali siano le condizioni che spingono l’uomo a delinquere e quali siano invece gli strumenti che consentono al reo di acquisire un senso di consapevolezza e responsabilità rispetto al proprio agito. Attraverso la presa di coscienza, la valorizzazione delle proprie risorse e l’utilizzo di strumenti inediti, diventa quindi possibile per il detenuto riprendere la propria crescita e trasformarsi in nuovo e autentico cittadino, abbandonando l’etichetta stigmatizzante di “ex-detenuto”. Dalle riflessioni è emerso come esista un continuum, o meglio un confine sottilissimo, tra chi si avvicina all’ambiente deviante e commette reati e chi invece rimane un comune cittadino, in quanto il male e il potere rappresentano un elemento di forte seduzione per chiunque. In ottica di prevenzione, diventa dunque fondamentale comprendere quali siano gli aspetti che favoriscano il procedere verso l’arroganza e quali invece permettano di raggiungere un senso di consapevolezza e responsabilità individuale.

Inoltre, ho potuto usufruire trasversalmente di quanto appreso e delle esperienze condivise durante l’attività sulla Genitorialità responsabile, per realizzare un progetto che indagasse le diverse forme di genitorialità in un corso universitario.

 

Abilita acquisite (tecniche, operative, trasversali)

L’abilità più rilevante che riconosco di aver sviluppato durante quest’esperienza con il Gruppo della Trasgressione è l’ascolto rispettoso, autentico e attento dell’altro. Molti racconti di vita ed esperienze dei detenuti, ma in generale anche degli altri membri del Gruppo, spingono chi ascolta ad accedere a una dimensione empatica del dolore.

Di grande importanza è stato anche imparare a redigere i verbali: proprio perché questi mirano a una rielaborazione dei contenuti emersi, diventa quindi possibile sia impadronirsi in maniera globale degli argomenti trattati, ma anche sviluppare e potenziale le proprie capacità di scrittura.

Sempre inerentemente alla scrittura, ho trovato molto formativo avere la possibilità di scrivere un testo che indagasse la mia percezione riguardo al fenomeno della violenza sulle donne. Lo strumento di produzione libera dello scritto permette di accedere ai propri vissuti e sofferenze interiori, nella valorizzazione del proprio intuito creativo.

Competenza sicuramente trasversale e spendibile in contesti altri, è stato anche lo spirito di collaborazione che sottende il Gruppo della Trasgressione: infatti, la realizzazione dei progetti diventa possibile proprio attraverso un approccio di cooperazione tra i diversi membri.

 

Caratteristiche personali sviluppate

Tra le caratteristiche personali sviluppate emerge chiaramente una componente empatica, già citata, nel guardare al vissuto degli altri e saper accogliere il dolore altrui.

Il Gruppo della Trasgressione mi ha spinto ad affacciarmi al mondo con impronta riflessiva: spesso, a causa della realtà frenetica in cui viviamo, diventa difficile fermarsi a riflettere in profondità su temi di grande importanza sociale. Quest’esperienza invece mi ha trasmesso la necessità di interrogarmi costantemente, alla ricerca di una consapevolezza autentica del mio agire nel mondo.

Quest’esperienza mi ha inoltre permesso di abbattere i pregiudizi e gli stereotipi che ruotano attorno al contesto carcerario: è proprio la non chiara definizione di ruoli e posizioni sociali dei diversi partecipanti al Gruppo a permettere la costruzione di una relazione simmetrica nell’incontro con l’altro. Solo attraverso la partecipazione e l’ascolto durante gli incontri, diventa possibile conoscere le storie di vita di ognuno, senza partire da concetti precostituiti.

Poiché il lavoro all’interno del Gruppo si basa sulla cooperazione con gli altri membri, è stato possibile vivere un’esperienza di responsabilità nella co-costruzione dei differenti progetti. In particolare, grazie all’attività di valutazione degli scritti mi sono potuta sentire protagonista attiva, insieme agli altri membri, della realizzazione di un disegno che andrà a definirsi meglio in futuro.

Ultima, ma non meno importante, è stata per me la capacità di aprirmi al dialogo con l’altro. Nonostante la mia insicurezza iniziale e il mio rimanere attiva ma silente, penso di essere riuscita a condividere con gli altri partecipanti parte delle mie opinioni e vissuti, verso il periodo finale di quest’esperienza.

 

Altre eventuali considerazioni personali

Sfortunatamente, realtà come il Gruppo della Trasgressione rappresentano ancora un’eccezione nel panorama attuale italiano. Sarebbe invece fondamentale trasformare l’esperienza detentiva in strumento di crescita educativa, di presa di consapevolezza e responsabilizzazione, nella formazione di futuri cittadini. Spesso, inoltre, i diritti, le risorse e le potenzialità dei detenuti non vengono valorizzati e proprio con questo atteggiamento si contribuisce al mantenimento di una condizione stagnante dell’individuo, relegandolo all’interno del ruolo di criminale. Diversamente, è proprio attraverso la fiducia restituita che diventa possibile per il detenuto passare dall’arroganza alla coscienza, interrogandosi su quali siano state le proprie fragilità e sofferenze passate che l’hanno spinto a ricercare un riconoscimento nel contesto della devianza. Emerge infatti molto chiaramente il sentimento di gratitudine e riconoscimento che i detenuti appartenenti al Gruppo della Trasgressione provano nei confronti del dottor Aparo, per aver insegnato loro a reimpostare la propria vita in un’ottica di costruzione e non più distruzione.

Oltre ad avere una particolare importanza per i detenuti, per chiunque vi acceda, il Gruppo della Trasgressione è sicuramente strumento e spazio di nutrimento stimolante per riflettere su sé e sulla società che ci circonda. Gli argomenti trattati diventano elemento arricchente per la propria crescita, esortando a non arrestarsi in una posizione statica, ma a ricercare costantemente, attraverso l’incontro con l’altro, l’evolvere del proprio sé.

Federica Turolla

Indice dei tirocini

Conoscere il mondo della detenzione

Cosa mi aspettavo dal tirocinio e che cosa ho ottenuto

Era diverso tempo che desideravo conoscere meglio il mondo della detenzione e ciò che questa significa per chi commette un reato e per la società tutta. Avendo la possibilità di fare un tirocinio con la mia Università ho deciso di sfruttare questa opportunità per soddisfare questo mio desiderio; ho conosciuto il Gruppo della Trasgressione grazie ad una mia amica che ne ha fatto parte per diverso tempo e che me ne ha parlato.

Da studentessa con nessuna esperienza in questo ambito se non nozioni apprese dai libri, mi sono approcciata al Gruppo con tanta curiosità e con diverse aspettative; queste riguardavano la possibilità di scoprire ciò che c’è dietro la persona detenuta, ciò che si nasconde dietro la corazza e anche quali elementi del contesto di crescita di un soggetto possano influenzare la vita sia di compie un reato e sia di chi lo subisce, e in che misura.

Forse l’aver svolto questa esperienza soprattutto online ne ha penalizzato alcuni aspetti, ma comunque le mie attese sono state soddisfatte; da studentessa sono riuscita ad acquisire degli strumenti che sicuramente mi serviranno anche in futuro.

Innanzitutto, il confronto tra vittime di reato e detenuti/ex detenuti è stato un mezzo prezioso, che ha aiutato anche a mettere da parte il pregiudizio che spesso si ha nei confronti di coloro che hanno commesso qualche reato; con le stimolanti conversazioni emerse nel corso degli incontri si è andati al di là della ‘’crosta’’ di tutti i membri del Gruppo, non solo dei detenuti/ex detenuti, mettendo in luce come vari aspetti e fattori della vita abbiano portato a imboccare strade diverse, acquisendo poi la successiva voglia di riscattarsi in positivo.

L’avere ragionato su un tema come la banalità del male di Hannah Arendt, a partire da film anche molto diversi tra loro, ha sicuramente permesso di andare al di là della mera visione, stimolando il ragionamento critico su temi complessi e delicati.

Inoltre, nel corso dei vari incontri è stato portato avanti un tema altrettanto delicato, quello del rapporto tra Genitori e figli: in questo caso è stato indagato non solo il difficile rapporto dei padri detenuti con i loro figli, ma anche quello di tirocinanti, studenti e altri membri del gruppo con la loro propria famiglia. Il coinvolgimento è sempre stato per tutti, proprio per permettere ad ognuno di trarre beneficio dalle esperienze altrui, sia quelle positive, sia quelle negative.

L’aspetto più positivo del Gruppo è quello di voler coinvolgere tutti coloro che ne fanno parte; ammetto che la mia timidezza non sempre mi ha aiutato ad esporre le mie idee, soprattutto all’inizio, con la paura di non riuscire a dire niente di interessante. Probabilmente ho più assorbito idee piuttosto che averne esposte, ma comunque il Gruppo mi ha aiutata a capire di poter sempre dire ciò che si pensa rispetto a un argomento, per quanto delicato sia. La potenza del Gruppo della Trasgressione, secondo me, sta proprio nella sospensione del giudizio nei confronti degli altri e della libertà di espressione di idee anche diverse tra di loro. Ogni esperienza è importante, sia quella di chi ha vissuto tanti anni di carcere, sia quella di chi ha subito un reato e sia quella di chi ha intrapreso una strada priva (o quasi) di dossi e scorciatoie.

Alla fine di questa esperienza sento di aver interiorizzato tante testimonianze, tante esperienze, tanti racconti di percorsi di vita anche molto diversi dal mio che porterò nel mio bagaglio personale; inoltre, il pregiudizio, quello che la società inculca nei confronti di chi ha commesso un reato, è scivolato via e si è fatto da parte di fronte alle storie difficili e variegate dei diversi componenti del Gruppo.

Alessia Adorni

 Relazioni di Tirocinio

Le attività di Trasgressione.net

Arianna Picco, Matricola 482607
CORSO DI STUDIO: Psicologia
TIROCINIO CURRICULARE PRESSO: Associazione Trasgressione.net
PERIODO DEL TIROCINIO: dal 17/11/2020 al 30/12/2020

CARATTERISTICHE GENERALI DELL’ATTIVITÁ SVOLTA
Il “Gruppo della Trasgressione” è stato fondato dal Dott. Aparo, psicologo e psicoterapeuta che opera da più di 40 anni in carcere e che circa 20 anni fa ha avuto l’idea innovativa di favorire il confronto tra detenuti, ex detenuti, studenti, famigliari di vittime di reato e comuni cittadini perché ognuno potesse trarne beneficio. Nel 2006 dal gruppo è nata l’Associazione “Trasgressione.net” e nel 2012 una Cooperativa Sociale, che permette, attraverso la consegna di frutta e verdura a domicilio alle persone bisognose e con la vendita nei mercati, un’entrata economica e un lavoro a ex detenuti, favorendo un loro reinserimento “assistito” nella società.

Obiettivi principali del Gruppo della Trasgressione sono il percorso per giungere alla consapevolezza dei propri strappi, dei propri errori; il riconoscimento delle proprie fragilità senza provarne vergogna ma accogliendole e valorizzandole; il recupero del rapporto con i propri cari; la responsabilizzazione e la ricostruzione di una credibilità agli occhi della propria famiglia; il riconoscimento delle proprie emozioni e la condivisione delle stesse. Tutto questo avviene agli incontri del Gruppo della Trasgressione, presieduti dal Dott. Aparo, che si pone come figura guida nella ricostruzione di sé dopo un passato di devianza.

Di norma, gli incontri tra i diversi componenti del gruppo si svolgono ogni settimana presso la sede di via Sant’Abbondio a Milano e nelle carceri milanesi di Opera, Bollate e San Vittore; al momento, a causa della situazione di emergenza sanitaria, sono invece online sulla piattaforma Zoom.

Sono previsti periodicamente incontri con le scuole in cui tirocinanti ed ex detenuti parlano agli studenti degli istituti inferiori e superiori raccontando la loro esperienza e facendo loro comprendere il danno che si crea a se stessi e agli altri attraverso la devianza.

Il lunedì le attività online sono improntate sul Progetto di Cineforum “La Banalità e la Complessità del Male” durante il quale si discute di film inerenti la tematica della devianza, cercando di analizzare i fattori di rischio e di protezione nello sviluppo di delinquenza, tossicodipendenza e bullismo. A questi incontri hanno partecipato anche gli studenti del Liceo Artistico Brera di Milano, collaborando attivamente nell’esprimere le loro riflessioni e dare i loro contributi. Durante questi incontri si tratta anche il tema della Criminalità Organizzata, su cui vengono visti alcuni film di cui si discute; durante un incontro abbiamo avuto modo di confrontarci con la dott.ssa Monica Forte, Presidente della Commissione Antimafia della Lombardia.

Il martedì si svolge il progetto “Genitorialità responsabile”, grazie al quale ci si confronta sulla tematica della spesso difficile relazione tra genitori detenuti e figli: i figli infatti fanno fatica a vedere un genitore detenuto come punto di riferimento, provano sentimenti contrastanti nei suoi confronti, oppure maturano rabbia verso gli agenti penitenziari e verso l’autorità che considerano ingiuste nei confronti del proprio genitore. La situazione di disagio che spesso questi giovani vivono può condurre alla devianza di seconda generazione. Occorre per questi motivi agire per favorire maggiori momenti di incontro tra genitori detenuti e figli, aiutando i genitori a ricostruire una credibilità agli occhi del figlio, attraverso attività svolte insieme ai propri cari.

A tal proposito si è ideato un progetto di cucina in carcere, nel quale i genitori detenuti possano preparare e consumare un pranzo con i loro figli e con gli agenti penitenziari, per facilitare attraverso un’attività creativa come la cucina un rapporto funzionale tra le tre parti.

Il giovedì si tratta invece il progetto “Palestra della creatività”, discutendo di possibili iniziative di prevenzione della devianza, del bullismo e della tossicodipendenza attraverso la creazione e la valorizzazione di elaborati artistici (musica, poesie, disegni, sculture). L’idea di fondo è che un ambiente dove le risorse individuali vengono accolte e coordinate per coltivare obiettivi comuni possa essere utile a prevenire il disagio e i vissuti di marginalità, che sono non di rado anticamera della devianza.

Un altro obiettivo del Gruppo della Trasgressione è favorire l’integrazione delle persone straniere in Italia: a tal proposito si è pensato di facilitare dei momenti in carcere in cui i detenuti a turno cucinino un piatto tipico del loro Paese di provenienza per offrirlo a tutte le altre persone. Questo si pensa possa facilitare i rapporti difficili che spesso si vengono a creare in carcere tra detenuti, rendendo ancora più complicato e quindi disfunzionale il periodo di detenzione.

A seguito di ogni incontro era mio compito redigere dei verbali insieme ad altri studenti tirocinanti, riportando tutto ciò che veniva trattato durante la giornata. Era richiesto inoltre ai tirocinanti di partecipare attivamente agli incontri, dando contributi e idee inerenti ai progetti in programma.

Ho avuto modo di partecipare alla preparazione e realizzazione dello spettacolo teatrale “Il mito di Sisifo” con la collaborazione di Municipio 5 di Milano. Questa rappresentazione, attraverso il mito greco, permette di trattare tematiche legate alla devianza, al delirio di onnipotenza di chi delinque, al rapporto contrastato tra genitori e figli, fino alla presa di consapevolezza da parte del detenuto del proprio percorso e dei propri errori e alla formazione del cittadino, cioè della persona interessata alla “Cosa pubblica”. Questo spettacolo permette a studenti tirocinanti, cittadini, famigliari di vittime di reato, detenuti ed ex detenuti di dialogare, confrontarsi ed interagire in maniera creativa e produttiva.

Durante il mio tirocinio ho avuto la possibilità inoltre di partecipare come membro attivo del Gruppo della Trasgressione a incontri con la comunità Oklahoma di Milano, un centro di accoglienza di giovani in messa alla prova o con problematiche famigliari, con i quali si è pensato di svolgere attività creative e azioni socialmente utili in collaborazione con Municipio 5 di Milano per prevenire la devianza ed il disagio.

 

OBIETTIVI RAGGIUNTI
Grazie a questo tirocinio ho acquisito più sicurezza in me stessa, più consapevolezza delle mie risorse e potenzialità. Ho avuto modo di aprirmi a riflessioni e punti di vista differenti, collaborando insieme agli altri membri dell’Associazione per obiettivi comuni, dando il mio contributo per idee di progetti in ambito sociale e potenziando le mie capacità di ascolto attivo, fondamentali per la professione di psicologo.

Ho imparato a riconoscere i fattori di rischio e di protezione del disagio e della devianza, ed a progettare piani di intervento e di prevenzione degli stessi. Ho conosciuto una realtà, quella carceraria, le cui problematicità riguardano tanti settori e sono ancora poco prese in considerazione dalla società: l’applicazione effettiva della funzione rieducativa della pena; il reinserimento sociale del detenuto durante e dopo la conclusione della pena; un supporto nella coltivazione di rapporti famigliari e, soprattutto, nel rapporto con i figli.

Ho conosciuto persone con vissuti differenti dal mio, che attraverso le loro parole mi hanno portato estremo arricchimento interiore, utile a livello personale e formativo per il mio futuro lavoro di psicologa. Attraverso questa esperienza ho imparato a dialogare e non solo a litigare con la mia timidezza e ho ampliato le mie conoscenze, confrontandomi costantemente su tematiche come l’importanza della figura genitoriale per un figlio, il rapporto con l’Autorità, la presa di coscienza dei possibili “strappi” subiti durante l’adolescenza e l’infanzia e la rielaborazione degli stessi, i sensi di colpa, l’importanza del riconoscimento dell’Altro, il percorso di cambiamento, di maturazione e di responsabilizzazione.

Il Gruppo della Trasgressione è uno strumento fondamentale per la società, in quanto permette un confronto sano e funzionale tra le persone favorendo l’emergere delle risorse insite in ognuno. Reputo di estrema importanza gli interventi svolti da questa Associazione all’interno ed all’esterno delle carceri in quanto permettono la prevenzione della devianza ed il recupero e la ricostruzione di un Cittadino.

Come citato dalla nostra Costituzione infatti, la funzione della pena deve essere rieducativa: questo appare in profonda contraddizione con la situazione reale delle carceri italiane e le modalità di detenzione; la chiave per il recupero di una persona, affinché una volta uscita dal carcere possa contribuire attivamente al benessere della società, non è l’emarginazione sociale ma il confronto attivo con la società civile che permetta un suo graduale reinserimento lavorativo nella società stessa attraverso il riconoscimento delle sue risorse. La ricostruzione di un cittadino è un processo lungo ma realizzabile e i cui effetti benefici si ripercuotono sul singolo, sulla sua famiglia (anche prevenendo la devianza di seconda generazione) e sulla società intera.

Poiché reputo i progetti del Gruppo della Trasgressione utili e innovativi, ho deciso di restare come membro attivo dell’Associazione.

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Le competenze che vorrei

Coompetenze per un futuro da psicologa penitenziaria

Il Gruppo della Trasgressione è un laboratorio di idee, riflessioni e creatività in cui ogni incontro porta arricchimento per chiunque ne prenda parte. Al gruppo vengono affrontati temi complessi e a volte anche dolorosi, ma questo avviene in un luogo non giudicante, in cui ci si sente accolti.

Si affronta la tematica della Banalità e della Complessità del Male, cercando di rintracciare e analizzare le origini del disagio personale, alla base della devianza, della tossicodipendenza e del bullismo; si fa prevenzione attraverso incontri con studenti di scuole medie primarie e secondarie e laboratori di creatività con Comunità di giovani che provengono da storie di vita difficili. Vengono realizzate rappresentazioni teatrali come il Mito di Sisifo, che racchiude in sé una metafora della devianza, includendo i concetti di delirio di onnipotenza, rapporto genitori figli e recupero della coscienza. Nell’inscenare il Mito studenti e detenuti interagiscono e si confrontano sul palcoscenico.

Si compiono inoltre azioni sul territorio, con consegna di frutta e verdura alle persone più bisognose grazie all’impegno costante di detenuti ed ex detenuti che si sono ricostruiti una vita nuova, offrendo contributi e benessere alla società ed in primis a se stessi, attraverso il riconoscimento delle proprie fragilità che ora non sono più tenute nascoste nella “nicchia” , coperte dalla “crosta”, ma che attraverso la riscoperta delle cose semplici, genuine ed autentiche, ovvero il “profumo del rosmarino”, sono diventate punti di forza.

Con le attività di tirocinio ho imparato ad avere più fiducia nelle mie risorse e a far emergere le mie potenzialità senza troppa paura di fallire o di sbagliare. Ho imparato a confrontarmi con un gruppo, collaborando in vista di obiettivi comuni, esprimendo il mio punto di vista, ascoltando attivamente l’altro, capacità fondamentale nella professione di psicologo.

Ho conosciuto un gruppo composto da persone con vissuti differenti, alcuni molto difficili e traumatici. Oggi reputo sia una ricchezza enorme aver conosciuto il Gruppo della Trasgressione perché ogni singolo membro ha dato e ogni giorno continua a dare un contributo a tutti, raccontandosi, aprendosi, fidandosi. È questa per me la vera ricchezza: entrare in contatto con persone con vissuti differenti che attraverso le loro parole mi hanno aperto a prospettive nuove che non conoscevo. Reputo che la chiave per abbattere ogni paura e giudizio sia per chiunque la conoscenza ravvicinata e il contatto con il vissuto dell’altro e ho visto che scoprire e avere cure delle proprie e altrui fragilità  permette di sentirsi simili e di collaborare

Non si può chiamare conoscenza dell’altro quella studiata sui libri senza un contatto diretto. Cio che porta arricchimento per studenti e detenuti è la conoscenza diretta, attraverso il confronto, la condivisione di emozioni, con esperienze e obiettivi comuni e la collaborazione per raggiungerli. Credo oltretutto che sia proprio questa la chiave per il recupero della coscienza del detenuto.

Per il mio futuro lavoro di psicologa, dato che vorrei proseguire la carriera in ambito penitenziario, vorrei acquisire più nozioni riguardanti le leggi in ambito penale; venendo da una formazione psicologica non ho mai avuto modo di studiare la materia, ma credo sia fondamentale se si desidera operare nel settore penitenziario.

Reputo utile, inoltre, che vengano approfondite ed estese nella società:

  • li criteri e le griglie per il riconoscimento dei fattori che concorrono allo sviluppo della devianza della tossicodipendenza e del bullismo,
  • gli strumenti per prevenirli,
  • le modalità di intervento per favorire il recupero della persona detenuta,
  • le iniziative  per sensibilizzare la società sull’importanza del reinserimento sociale e lavorativo della persona durante la detenzione,  con le misure alternative, e dopo la scarcerazione, con progetti mirati al reinserimento del nuovo cittadino.

Arianna Picco

Le interviste del Gruppo della Trasgressione
 Relazioni di Tirocinio

Il tirocinio col gruppo

Competenze che mi aspetto di acquisire durante il tirocinio e attraverso il lavoro con il Gruppo della Trasgressione, in quanto studentessa di psicologia e futura psicologa.

Puntualizzo che il tirocinio con il gruppo mi ha permesso di cominciare a fare esperienza di quello che elenco di seguito:

  1. vedere in concreto l’applicazione di teorie psicologiche studiate durante le lezioni universitarie in ambito clinico e, in particolare, nel lavoro terapeutico con detenuti in carcere ed ex detenuti nella sede esterna;
  2. sperimentare il mondo dell’istituzione carceraria dall’interno;
  3. avere un dialogo con le istituzioni utile alla progettazione di iniziative legate al lavoro con condannati.

Vorrei segnalare inoltre che, cercando articoli per la mia tesi riguardanti i fattori bio-psico-sociali e le esperienze avversive infantili che conducono alla delinquenza giovanile, ho avuto l’impressione che in Italia non esistano molte ricerche su questo tema. Sarebbe invece interessante potere effettuare in carcere delle ricerche concrete di cui rimanga traccia nel tempo. Questo permetterebbe la pubblicazione di articoli scientifici su banche dati di psicologia e il confronto con studi condotti in altri paesi.

Durante la mia ricerca nelle banche dati non ho trovato studi su percorsi terapeutici o meno con detenuti. Sarebbe invece interessante somministrare scale psicologiche, questionari, interviste ai detenuti in carcere che hanno intrapreso da pochi anni il lavoro con il gruppo e ad ex detenuti che ormai sono nel gruppo da una decina di anni, per poi confrontare questi risultati.

Vorrei infine che operatori e volontari del carcere, chi avvocato, chi agente di polizia, chi insegnante, possano acquisire conoscenze e competenze utili per formare altri insegnanti, educatori o comunque persone che interagiscono con gli adolescenti e questo allo scopo di prevenire e trattare i primi comportamenti devianti.

Elisabetta Vanzini

Le interviste del Gruppo della Trasgressione
 Relazioni di Tirocinio