Il bianco e il nero, l’odio e l’amore

di Ottavia Alliata

Il 19 marzo alcuni membri del Gruppo della Trasgressione si sono riuniti con alcune studentesse del corso del prof. Francesco Scopelliti di Interventi clinici nei casi di procedimenti penali dell’Università Cattolica di Milano per avviare una discussione su Il viaggio di andata e ritorno nel mondo della devianza.

Come si evince dal titolo della lezione, in un primo momento lo scopo è stato quello di individuare, grazie a domande mirate ad alcuni ex detenuti, i fattori chiave che hanno indotto alcune persone a intraprendere la strada della devianza. In un secondo momento, le domande e le curiosità erano volte ad approfondire e condividere le risorse, le attività e i progetti grazie ai quali è stato possibile fare il viaggio di ritorno dal mondo della devianza per abbracciare i valori condivisi dalla società civile.

Dell’intervento di Antonio, uno degli ex detenuti, mi ha colpito una cosa in particolare: gli era stato chiesto di raccontare chi fossero i suoi punti di riferimento durante l’infanzia e lui ha cominciato a parlare di un sentimento di rabbia.

Mi è venuto spontaneo interrogarmi su cosa potessero c’entrare la rabbia e il dolore con le figure di riferimento di quando si è ragazzini. Ero certa che avesse compreso la domanda. Mi ha colpito la scelta, evidentemente molto sentita, di parlare dei propri stati d’animo, emozioni così potenti e pervasive da fungere da guide maestre dell’agire.

Antonio, per ragioni che non conosciamo, si sentiva privo del calore rassicurante e dell’affetto tanto necessari per lo sviluppo; non si sentiva desiderato né accettato; gli mancavano o non sapeva riconoscere nel comportamento dei suoi genitori quelle attenzioni e quel sostegno che permettono di percepire il proprio valore intrinseco, di individuarsi e di collocarsi entro una storia generazionale.

Con queste riflessioni non intendo giustificare gli atti delinquenziali e i crimini che hanno accompagnato questo vissuto invasivo e travolgente, ma vorrei provare a comprendere la radice della rabbia di cui egli stesso parla esplicitamente.

La rabbia è stata per molti anni la migliore amica e la compagna di Antonio; gli ha trasmesso la sensazione permanente di aver subito un torto e pertanto la convinzione che, come tutti i torti, doveva essere ripagato.

Quando si abusa di una persona, magari la stessa per cui mesi prima si era finiti al pronto soccorso per lesioni gravi, si può percepire un senso di controllo e di potere sull’Altro, la sensazione di essere accettati e rispettati dai propri compagni, la sensazione che un equilibrio venga finalmente ristabilito.

Tutti, nel bene e nel male, ricerchiamo una qualche forma di piacere e di gratificazione. La differenza è che chi non è mai stato amato né educato all’amore e al rispetto dell’Altro cercherà di possedere, abusare, controllare o assoggettare l’Altro, che diventa un simulacro temporaneo dell’oggetto del suo amore. Nel gesto di prepotenza sull’Altro si provano una grande eccitazione e un senso di benessere generale, ma come ricordano le diverse testimonianze sul Virus delle gioie corte, si tratta di emozioni tanto intense quanto fugaci e illusorie:

“Quella sensazione dentro di me non durava tanto, infatti appena tornavo a percepire malessere sentivo che mi dovevo procurare di nuovo piacere abusando di qualcuno”.

Da queste parole sembra quasi che far del male possa coincidere con il farsi del bene, con il colmare un vuoto. Proprio perché allontanare la fonte del malessere appartiene alla natura umana, credo sia importante intervenire indagando e facendo uno sforzo per comprendere le radici del malessere di una persona per poi educarla alla ricerca di un benessere, in questo caso meno intenso e sfacciato, ma ugualmente appassionato.

Negli anni ho imparato che la rabbia non è un sentimento negativo di per sé, qualcosa che deve essere rimosso e celato. Lo stesso si può dire per l’odio, che cammina a fianco a fianco all’amore. Proprio grazie al Gruppo della Trasgressione ho riscoperto l’importanza, per ogni concetto, del suo significato opposto; ho scoperto che distinguere il Bene dal Male può rivelarsi meno costruttivo che concepirli come protagonisti di unico cerchio, in cui si fondono colori ora più caldi ora più freddi, dai tratti ora più violenti ora più delicati, eppure assolutamente fondamentali per restituire, a chi osserva, la bellezza di un’idea.

“Ora non mi preoccuperò più di tagliare profili netti, angolature esatte di luce e ombra, ma scaturirà dal mio intimo direttamente luce e ombra, preoccupato unicamente di trasmettere l’immagine senza nessun revisionismo aprioristico” (Emilio Vedova).

Per certi versi mi sono sentita molto vicina ad Antonio, anche se in maniera direi “opposta”: lui ha agìto e ha manifestato senza alcun controllo tutta la rabbia che lo dominava, mentre io sono stata vittima della mia rabbia, ho lasciato che mi corrodesse dall’interno senza permetterle una via di uscita.

A questo proposito, trovo rivelatrici e illuminanti le parole della psicoanalista Danielle Quinodoz che promuove l’importanza di accogliere al proprio interno i sentimenti opposti, come l’odio e l’amore. Infatti, l’odio non va mai scisso ed espulso fuori da sé, serbando quindi solo un amore parziale, ovvero l’idealizzazione, né va confuso con l’amore, poiché l’amore in questo caso rischierebbe di divenire distruttivo.

“Non è facile sbarazzarsi di elementi che si disapprovano: cacciati dalla porta rientrano dalla finestra in altra forma”.

Per la prima volta cerco, non senza fatica, di accogliere quella rabbia che ho sempre negato e chissà… magari Antonio un giorno ritroverà invece quelle parti dei propri genitori e della propria storia che nel profondo ha anche amato.

Percorsi della devianza

Altri link utili: Riscoprirsi per i figli – Il virus delle gioie corte

Una rete per la prevenzione

Nella mia identificazione delle abilità e delle competenze che chi si appresta a intraprendere la professione di psicologo dovrebbe possedere gioca un ruolo fondamentale il mio vissuto di esperienza lavorativa come educatore in contesti scolastici e privati-assistenziali.

Porsi in prima persona come figura di riferimento per la presa in carico della sofferenza e del disagio psicologico significa non fermarsi ad una buona capacità di ascolto e far riferimento ai testi puramente nozionistici in materia, ma presuppone la capacità di mettersi costantemente in discussione maturando la consapevolezza che la cura è un processo da rimodulare nel tempo.

In quest’ottica è di fondamentale importanza il lavoro di rete che lo psicologo è in grado di tessere con tutti gli interlocutori che, all’interno di un determinato contesto sociale e ambientale, lavorano per il benessere psicologico dei cittadini.

Il punto appena indicato rappresenta uno snodo cruciale soprattutto alla luce dell’anno di emergenza per pandemia di Covid-19 appena trascorso e in cui l’assistere all’insorgere di nuove patologie mentali e all’aggravarsi di quelle già esistenti ha contribuito a rafforzare la consapevolezza di quanto la sinergia tra le diverse parti sociali sia essenziale in ottica di prevenzione.

L’esperienza di tirocinio che mi appresto a concludere con il Gruppo della Trasgressione rappresenta un ottimo esempio di buona pratica in questa direzione. Aver trovato un incubatore di idee e progetti al quale professionisti di diversa provenienza portano contributi stimolanti è stata una piacevole sorpresa.

Lo psicologo in formazione in questo determinato periodo storico deve a mio avviso fare i conti con le nuove modalità di comunicazione e relazione a distanza imposte dalla pandemia e che di riflesso condizionano non soltanto la rete relazionale in cui l’individuo è inserito quotidianamente ma anche la relazione terapeuta-paziente.

L’ identità virtuale non è più soltanto un concetto legato alla rapida espansione a macchia d’olio dell’era della digitalizzazione così come veniva presentata agli inizi del nuovo millennio, è diventato un mondo da prendere in seria considerazione per il riconoscimento e la presa in carico di nuove patologie ad essa collegate.

Ritengo sia fondamentale poter svolgere una formazione in cui lo psicologo abbia la possibilità di mettersi in gioco in ambiti e settori differenti affinché gli strumenti acquisiti possano sempre essere affinati grazie al confronto costante con realtà e professionisti che operano a diversi livelli per il benessere dei cittadini.

In questa direzione sarebbe interessante se i diversi tirocinanti, una volta terminato il percorso formativo comune, restassero in contatto tra loro per coltivare una rete di scambio di idee e progetti che possa favorire la collaborazione tra i diversi nuovi enti\associazioni di appartenenza.

Marco Seminario

 Relazioni di Tirocinio

Spazio e nutrimento

Relazione finale di tirocinio

Federica Turolla, Matricola: 815067
Psicologia Clinica e Neuropsicologia nel ciclo di vita
Tipo di attività: Stage esterno
Periodo: dal 12/10/2020 al 26/02/2021
Titolo del progetto:
Il Gruppo della Trasgressione: spazio di nutrimento

Caratteristiche generali dell’attività svolta: istituzione/organizzazione o unità operativa in cui si svolge l’attività, ambito operativo, approccio teorico/pratico di riferimento

L’Associazione e Cooperativa Trasgressione.net ha sede in Via Sant’Abbondio 53/A, a Milano. Sfortunatamente, a causa dell’emergenza Covid-19 non è stato possibile usufruire di questo spazio, se non per qualche incontro iniziale. Per permettere ugualmente lo svolgimento delle attività si è ricorso all’utilizzo della piattaforma ZOOM.

Il Gruppo della Trasgressione è un’associazione che, in linea generale, si occupa del tema della devianza, sia in ottica di prevenzione che di contrasto. In particolare, l’associazione collabora con le Carceri di San Vittore, Bollate ed Opera, allo scopo di favorire il recupero, il reinserimento sociale e la prevenzione di recidiva per coloro che hanno commesso reati. A causa delle restrizioni imposte, non è stato possibile svolgere le attività all’interno degli istituti penitenziari.

Hanno dunque partecipato ai differenti incontri ex-detenuti oppure detenuti in misure alternative (ad esempio, detenuti in Articolo 21, in affidamento sociale o agli arresti domiciliari). Nonostante ciò, la possibilità di utilizzare la piattaforma ZOOM ha permesso di superare i limiti spaziali, consentendo la partecipazione di persone che si trovavano in città o regioni differenti.

Il Gruppo della Trasgressione opera attraverso uno scambio attivo con il territorio, che vede come interlocutori protagonisti non solo detenuti ed ex-detenuti, ma anche comuni cittadini, studenti universitari tirocinanti e i familiari delle vittime di reato, nella costruzione di un dialogo e confronto tra l’interno e l’esterno del carcere.

Proprio attraverso la cooperazione di diversi interlocutori diventa quindi possibile progettare interventi di prevenzione e utilità sociale per il territorio che, se da un lato consentono lo sviluppo di responsabilità e autonomia per i detenuti, dall’altro diventano strumento e spazio di riflessione per chiunque partecipi.

Nel raggiungimento dei propri obiettivi e nella realizzazione dei propri progetti, il Gruppo della Trasgressione lavora in stretta collaborazione con il territorio, sviluppando interventi insieme al Municipio di Zona 5, a Regione Lombardia, ma anche a scuole, enti e associazioni che si occupano di temi affini, con l’intento di prevenire degrado, bullismo e tossicodipendenza.

La cornice di riferimento teorica del Gruppo si ispira ad alcuni autori classici di matrice psicodinamica e sociale, come ad esempio Bion e Lewin, in riferimento alle dinamiche di gruppo, spesso presenti all’interno della criminalità organizzata, ma anche a Winnicott, per indagare come le relazioni primarie costituiscano una base importante per lo sviluppo individuale del Sé.

 

Descrizione dettagliata del tipo di ruolo e mansioni svolte

Come tirocinante, viene richiesto di partecipare alle differenti attività proposte, frequentando con regolarità gli incontri settimanali e contribuendo attivamente allo sviluppo dei progetti. Inizialmente, i primi incontri nel mese di ottobre erano incentrati sull’ideazione di attività da svolgere all’interno della sede di Via Sant’Abbondio, creando uno spazio di cui avrebbero potuto usufruire anche i residenti della zona, appartenenti a fasce d’età o contesti differenti.

Successivamente, a causa delle restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria, le attività settimanali che potevano essere ugualmente svolte con il collegamento ZOOM sono state il Cineforum sulla banalità e complessità del male, l’incontro sulla Genitorialità responsabile e le attività dell’Officina Creativa.

In particolare, ho contribuito a redigere i verbali inerenti ai diversi incontri, che non rappresentano una semplice stesura di quanto detto, ma costituiscono una rielaborazione dei contenuti emersi, generando un documento che possa diventare utile e fruibile per chiunque lo legga.

Durante il mio periodo di tirocinio è stato sviluppato un progetto inerente a interviste che avessero lo scopo di far conversare i diversi partecipanti del Gruppo. Attraverso la partecipazione ad alcune riunioni, insieme agli altri membri, abbiamo pensato a eventuali domande da formulare a possibili coppie di persone, come ad esempio membri del Gruppo che rivestono ruoli e posizioni apparentemente in contrasto, oppure membri del Gruppo che hanno collaborato in passato nella realizzazione di alcuni progetti (ad esempio, progetti di restauro), o ancora, creando una forma di “doppia intervista” per i membri che condividono aspetti in comune nel proprio percorso.

In occasione della giornata contro la violenza sulle donne, ho steso un testo che riflettesse e indagasse la mia percezione ed esperienza sul fenomeno, da pubblicare sul sito vocidalponte.it

Ho partecipato all’ideazione e creazione del profilo Instagram del Gruppo della Trasgressione in modo da favorire la conoscenza e la promozione delle attività svolte dall’associazione, con la pubblicazione di materiali inerenti ai differenti progetti (ad esempio, pubblicazioni delle auto- interviste, oppure promozione della Bancarella Frutta & Cultura).

Ho partecipato alla valutazione di alcuni testi scritti dai detenuti o altri membri del gruppo, inerenti al “Virus delle gioie corte” e “La nicchia, la crosta e il rosmarino”, temi di particolare rilievo all’interno del Gruppo. Lo scopo di questo lavoro è stato individuare quali testi fossero maggiormente significativi e in grado di rappresentare il Gruppo della Trasgressione, secondo l’opinione dei diversi membri. I testi selezionati verranno poi inseriti all’interno di un libro che il dottor Aparo sta preparando in collaborazione con altre associazioni.

Infine, a seconda delle necessità, mi sono occupata di svolgere alcune brevi compiti di organizzazione logistica per facilitare lo svolgimento delle attività, come ad esempio contattare i membri attuali e passati chiedendo loro di creare dei brevi video in cui raccontassero, in una forma di auto-intervista, il proprio percorso all’interno del Gruppo della Trasgressione; oppure raccogliere l’elenco dei film visti durante l’attività del Cineforum dal suo inizio, in modo da creare un indice completo da condividere sul sito vocidalponte.it, per promuovere l’attività.

 

Attività concrete/metodi/strumenti adottati

Ogni lunedì pomeriggio si svolge il Cineforum che tratta il tema della “Banalità e complessità del male”. Attraverso un sondaggio proposto a tutti i membri, viene scelto un film che sia attinente all’argomento. Ogni partecipante è quindi invitato a guardare autonomamente il film indicato e successivamente, durante l’incontro, questo viene poi commentato e analizzato, attraverso la condivisione di opinioni, punti di vista ed esperienze personali inerenti al tema del male, inteso nell’accezione proposta da Hannah Arendt. Attraverso la visione di questi film diventa possibile interrogarsi sulla natura dell’uomo e sulla sua propensione ad essere attratto e sedotto dal male, scivolando progressivamente in una condizione di mediocrità. Per circa un mese hanno preso parte agli incontri del Cineforum anche gli studenti del Liceo Artistico Brera di Milano.

Nell’incontro del martedì generalmente viene affrontato il tema della Genitorialità responsabile. Durante questi incontri l’attenzione è rivolta in particolare sia a detenuti che ex-detenuti che vivono l’esperienza di essere genitori, ma anche a figli di detenuti. Attraverso un confronto tra le proprie esperienze e i propri vissuti, sia come genitori che come figli, emerge la possibilità di usufruire della genitorialità per responsabilizzare il reo e come, attraverso l’impegno per i propri figli, diventi possibile allontanarsi dall’ambiente criminale. Allo stesso tempo, tra i figli di detenuti si è venuto a creare un clima di sostegno e solidarietà reciproci nel confrontarsi rispetto all’immagine dei propri genitori e alle esperienze dolorose vissute durante le visite in carcere. L’intento dell’attività è anche promuovere nei figli di detenuti una visione positiva della polizia penitenziaria, in modo da prevenire futuri atteggiamenti ostili nei confronti dell’autorità.

Gli incontri del martedì inoltre possono variare rispetto al tema trattato. Ad esempio, in ricorrenza della giornata dedicata, si è deciso di affrontare il tema della violenza sulle donne. Questo è poi stato ripreso in diversi incontri, intrecciandosi anche con altre tematiche approfondite nel Gruppo.
In diverse occasioni è capitato di ricevere alcuni ospiti, come ad esempio, Maria Rosaria Sodano, ex magistrato in pensione, che ha richiesto di collaborare con il Gruppo per la realizzazione di un progetto inerente all’alimentazione in carcere, oppure con Lucilla Andreucci, rappresentate di Libera, con la quale è emerso un interessante confronto e scambio. Inoltre, durante una giornata di Cineforum, in occasione della visione del film “I Cento Passi”, ha preso parte all’incontro Monica Forte, Presidente della Commissione Antimafia della Lombardia, rendendo possibile uno scambio con le figure istituzionali del territorio.

Il giovedì invece si tiene l’incontro sull’Officina creativa, attività finalizzata alla continua produzione di iniziative, nella valorizzazione delle risorse e mezzi creativi dei partecipanti al Gruppo. Un esempio di questa attività è stato sviluppare il progetto inerente alle interviste sopracitate. Da questa attività è emerso come grazie alla formulazione di specifiche domande, l’intervista possa diventare mezzo per sviluppare un dialogo che permetta di analizzare e ripercorrere il proprio percorso individuale (ad esempio, nel caso la coppia fosse composta da due detenuti), oppure di indagare come sia stato possibile costruire una relazione tra le due parti, ad esempio, nel caso in cui la coppia fosse composta da un ex-detenuto, appartenente in passato a organizzazioni mafiose, e un familiare di vittima di reato. Un altro tema approfondito durante gli incontri dell’Officina creativa e particolarmente rilevante per il Gruppo della Trasgressione è la rappresentazione teatrale del Mito di Sisifo. Il teatro diventa infatti utile strumento che permette al detenuto di interrogarsi sulle condizioni che l’hanno spinto verso l’ambiente deviante, ripercorrendo il proprio vissuto all’interno della criminalità fino ad arrivare alla scoperta di sé come nuovo cittadino, grazie a un parallelismo con la narrazione del mito.

 

Presenza di un coordinatore/supervisore e modalità di verifica/valutazione delle attività svolte

Il coordinatore del Gruppo della Trasgressione è il dottor Angelo Aparo. Oltre a rappresentare l’elemento cardine all’interno del percorso di ciascun detenuto, costituisce un punto di riferimento per ogni membro. Il dottor Aparo organizza, gestisce e supervisiona le diverse attività svolte. Queste, infatti, spesso vengono realizzate grazie alla collaborazione con la rete sociale che il dottor Aparo ha costruito negli anni, attraverso l’invito di ospiti durante gli incontri, in un clima di scambio e dialogo attivo con l’esterno, come enti istituzionali o associazioni.

In riferimento alla figura del tirocinante, il dottor Aparo si assicura che questo partecipi ai diversi incontri e monitora il lavoro, in particolare in riferimento alla redazione dei verbali, che vengono condivisi attraverso una cartella in Google Drive, oppure si assicura che vengano prodotti degli scritti da pubblicare sul sito vocidalponte.it. Nonostante la sua presenza, il tirocinante è invitato gestire il proprio lavoro in maniera responsabile ed autonoma.

Conoscenze acquisite (generali, professionali, di processo, organizzative)

Sicuramente l’esperienza svolta presso il Gruppo della Trasgressione mi ha permesso di venire a conoscenza delle dinamiche che riguardano il contesto penitenziario. Anche se non è stato possibile entrare all’interno dei diversi istituti, ho imparato a comprendere quali siano i sentimenti e vissuti personali di coloro che hanno trascorso parte della loro vita in carcere. Grazie ai racconti di detenuti ed ex-detenuti ho potuto conoscere le loro storie, le loro sofferenze e fragilità e il percorso che li ha portati a delinquere, ma anche la loro esperienza in carcere sia prima che dopo aver incontrato il Gruppo della Trasgressione. Oltre a una dimensione individuale, sono anche stati approfonditi i meccanismi e le dinamiche di gruppo che sottendono e regolano le organizzazioni criminali, in particolar modo quelle mafiose.

Ritengo che la parte più interessante e arricchente di questo tirocinio sia stato l’incessante interrogarsi tra detenuti, comuni cittadini e studenti su quali siano le condizioni che spingono l’uomo a delinquere e quali siano invece gli strumenti che consentono al reo di acquisire un senso di consapevolezza e responsabilità rispetto al proprio agito. Attraverso la presa di coscienza, la valorizzazione delle proprie risorse e l’utilizzo di strumenti inediti, diventa quindi possibile per il detenuto riprendere la propria crescita e trasformarsi in nuovo e autentico cittadino, abbandonando l’etichetta stigmatizzante di “ex-detenuto”. Dalle riflessioni è emerso come esista un continuum, o meglio un confine sottilissimo, tra chi si avvicina all’ambiente deviante e commette reati e chi invece rimane un comune cittadino, in quanto il male e il potere rappresentano un elemento di forte seduzione per chiunque. In ottica di prevenzione, diventa dunque fondamentale comprendere quali siano gli aspetti che favoriscano il procedere verso l’arroganza e quali invece permettano di raggiungere un senso di consapevolezza e responsabilità individuale.

Inoltre, ho potuto usufruire trasversalmente di quanto appreso e delle esperienze condivise durante l’attività sulla Genitorialità responsabile, per realizzare un progetto che indagasse le diverse forme di genitorialità in un corso universitario.

 

Abilita acquisite (tecniche, operative, trasversali)

L’abilità più rilevante che riconosco di aver sviluppato durante quest’esperienza con il Gruppo della Trasgressione è l’ascolto rispettoso, autentico e attento dell’altro. Molti racconti di vita ed esperienze dei detenuti, ma in generale anche degli altri membri del Gruppo, spingono chi ascolta ad accedere a una dimensione empatica del dolore.

Di grande importanza è stato anche imparare a redigere i verbali: proprio perché questi mirano a una rielaborazione dei contenuti emersi, diventa quindi possibile sia impadronirsi in maniera globale degli argomenti trattati, ma anche sviluppare e potenziale le proprie capacità di scrittura.

Sempre inerentemente alla scrittura, ho trovato molto formativo avere la possibilità di scrivere un testo che indagasse la mia percezione riguardo al fenomeno della violenza sulle donne. Lo strumento di produzione libera dello scritto permette di accedere ai propri vissuti e sofferenze interiori, nella valorizzazione del proprio intuito creativo.

Competenza sicuramente trasversale e spendibile in contesti altri, è stato anche lo spirito di collaborazione che sottende il Gruppo della Trasgressione: infatti, la realizzazione dei progetti diventa possibile proprio attraverso un approccio di cooperazione tra i diversi membri.

 

Caratteristiche personali sviluppate

Tra le caratteristiche personali sviluppate emerge chiaramente una componente empatica, già citata, nel guardare al vissuto degli altri e saper accogliere il dolore altrui.

Il Gruppo della Trasgressione mi ha spinto ad affacciarmi al mondo con impronta riflessiva: spesso, a causa della realtà frenetica in cui viviamo, diventa difficile fermarsi a riflettere in profondità su temi di grande importanza sociale. Quest’esperienza invece mi ha trasmesso la necessità di interrogarmi costantemente, alla ricerca di una consapevolezza autentica del mio agire nel mondo.

Quest’esperienza mi ha inoltre permesso di abbattere i pregiudizi e gli stereotipi che ruotano attorno al contesto carcerario: è proprio la non chiara definizione di ruoli e posizioni sociali dei diversi partecipanti al Gruppo a permettere la costruzione di una relazione simmetrica nell’incontro con l’altro. Solo attraverso la partecipazione e l’ascolto durante gli incontri, diventa possibile conoscere le storie di vita di ognuno, senza partire da concetti precostituiti.

Poiché il lavoro all’interno del Gruppo si basa sulla cooperazione con gli altri membri, è stato possibile vivere un’esperienza di responsabilità nella co-costruzione dei differenti progetti. In particolare, grazie all’attività di valutazione degli scritti mi sono potuta sentire protagonista attiva, insieme agli altri membri, della realizzazione di un disegno che andrà a definirsi meglio in futuro.

Ultima, ma non meno importante, è stata per me la capacità di aprirmi al dialogo con l’altro. Nonostante la mia insicurezza iniziale e il mio rimanere attiva ma silente, penso di essere riuscita a condividere con gli altri partecipanti parte delle mie opinioni e vissuti, verso il periodo finale di quest’esperienza.

 

Altre eventuali considerazioni personali

Sfortunatamente, realtà come il Gruppo della Trasgressione rappresentano ancora un’eccezione nel panorama attuale italiano. Sarebbe invece fondamentale trasformare l’esperienza detentiva in strumento di crescita educativa, di presa di consapevolezza e responsabilizzazione, nella formazione di futuri cittadini. Spesso, inoltre, i diritti, le risorse e le potenzialità dei detenuti non vengono valorizzati e proprio con questo atteggiamento si contribuisce al mantenimento di una condizione stagnante dell’individuo, relegandolo all’interno del ruolo di criminale. Diversamente, è proprio attraverso la fiducia restituita che diventa possibile per il detenuto passare dall’arroganza alla coscienza, interrogandosi su quali siano state le proprie fragilità e sofferenze passate che l’hanno spinto a ricercare un riconoscimento nel contesto della devianza. Emerge infatti molto chiaramente il sentimento di gratitudine e riconoscimento che i detenuti appartenenti al Gruppo della Trasgressione provano nei confronti del dottor Aparo, per aver insegnato loro a reimpostare la propria vita in un’ottica di costruzione e non più distruzione.

Oltre ad avere una particolare importanza per i detenuti, per chiunque vi acceda, il Gruppo della Trasgressione è sicuramente strumento e spazio di nutrimento stimolante per riflettere su sé e sulla società che ci circonda. Gli argomenti trattati diventano elemento arricchente per la propria crescita, esortando a non arrestarsi in una posizione statica, ma a ricercare costantemente, attraverso l’incontro con l’altro, l’evolvere del proprio sé.

Federica Turolla

Indice dei tirocini

Conoscere il mondo della detenzione

Cosa mi aspettavo dal tirocinio e che cosa ho ottenuto

Era diverso tempo che desideravo conoscere meglio il mondo della detenzione e ciò che questa significa per chi commette un reato e per la società tutta. Avendo la possibilità di fare un tirocinio con la mia Università ho deciso di sfruttare questa opportunità per soddisfare questo mio desiderio; ho conosciuto il Gruppo della Trasgressione grazie ad una mia amica che ne ha fatto parte per diverso tempo e che me ne ha parlato.

Da studentessa con nessuna esperienza in questo ambito se non nozioni apprese dai libri, mi sono approcciata al Gruppo con tanta curiosità e con diverse aspettative; queste riguardavano la possibilità di scoprire ciò che c’è dietro la persona detenuta, ciò che si nasconde dietro la corazza e anche quali elementi del contesto di crescita di un soggetto possano influenzare la vita sia di compie un reato e sia di chi lo subisce, e in che misura.

Forse l’aver svolto questa esperienza soprattutto online ne ha penalizzato alcuni aspetti, ma comunque le mie attese sono state soddisfatte; da studentessa sono riuscita ad acquisire degli strumenti che sicuramente mi serviranno anche in futuro.

Innanzitutto, il confronto tra vittime di reato e detenuti/ex detenuti è stato un mezzo prezioso, che ha aiutato anche a mettere da parte il pregiudizio che spesso si ha nei confronti di coloro che hanno commesso qualche reato; con le stimolanti conversazioni emerse nel corso degli incontri si è andati al di là della ‘’crosta’’ di tutti i membri del Gruppo, non solo dei detenuti/ex detenuti, mettendo in luce come vari aspetti e fattori della vita abbiano portato a imboccare strade diverse, acquisendo poi la successiva voglia di riscattarsi in positivo.

L’avere ragionato su un tema come la banalità del male di Hannah Arendt, a partire da film anche molto diversi tra loro, ha sicuramente permesso di andare al di là della mera visione, stimolando il ragionamento critico su temi complessi e delicati.

Inoltre, nel corso dei vari incontri è stato portato avanti un tema altrettanto delicato, quello del rapporto tra Genitori e figli: in questo caso è stato indagato non solo il difficile rapporto dei padri detenuti con i loro figli, ma anche quello di tirocinanti, studenti e altri membri del gruppo con la loro propria famiglia. Il coinvolgimento è sempre stato per tutti, proprio per permettere ad ognuno di trarre beneficio dalle esperienze altrui, sia quelle positive, sia quelle negative.

L’aspetto più positivo del Gruppo è quello di voler coinvolgere tutti coloro che ne fanno parte; ammetto che la mia timidezza non sempre mi ha aiutato ad esporre le mie idee, soprattutto all’inizio, con la paura di non riuscire a dire niente di interessante. Probabilmente ho più assorbito idee piuttosto che averne esposte, ma comunque il Gruppo mi ha aiutata a capire di poter sempre dire ciò che si pensa rispetto a un argomento, per quanto delicato sia. La potenza del Gruppo della Trasgressione, secondo me, sta proprio nella sospensione del giudizio nei confronti degli altri e della libertà di espressione di idee anche diverse tra di loro. Ogni esperienza è importante, sia quella di chi ha vissuto tanti anni di carcere, sia quella di chi ha subito un reato e sia quella di chi ha intrapreso una strada priva (o quasi) di dossi e scorciatoie.

Alla fine di questa esperienza sento di aver interiorizzato tante testimonianze, tante esperienze, tanti racconti di percorsi di vita anche molto diversi dal mio che porterò nel mio bagaglio personale; inoltre, il pregiudizio, quello che la società inculca nei confronti di chi ha commesso un reato, è scivolato via e si è fatto da parte di fronte alle storie difficili e variegate dei diversi componenti del Gruppo.

Alessia Adorni

 Relazioni di Tirocinio

Le attività di Trasgressione.net

Arianna Picco, Matricola 482607
CORSO DI STUDIO: Psicologia
TIROCINIO CURRICULARE PRESSO: Associazione Trasgressione.net
PERIODO DEL TIROCINIO: dal 17/11/2020 al 30/12/2020

CARATTERISTICHE GENERALI DELL’ATTIVITÁ SVOLTA
Il “Gruppo della Trasgressione” è stato fondato dal Dott. Aparo, psicologo e psicoterapeuta che opera da più di 40 anni in carcere e che circa 20 anni fa ha avuto l’idea innovativa di favorire il confronto tra detenuti, ex detenuti, studenti, famigliari di vittime di reato e comuni cittadini perché ognuno potesse trarne beneficio. Nel 2006 dal gruppo è nata l’Associazione “Trasgressione.net” e nel 2012 una Cooperativa Sociale, che permette, attraverso la consegna di frutta e verdura a domicilio alle persone bisognose e con la vendita nei mercati, un’entrata economica e un lavoro a ex detenuti, favorendo un loro reinserimento “assistito” nella società.

Obiettivi principali del Gruppo della Trasgressione sono il percorso per giungere alla consapevolezza dei propri strappi, dei propri errori; il riconoscimento delle proprie fragilità senza provarne vergogna ma accogliendole e valorizzandole; il recupero del rapporto con i propri cari; la responsabilizzazione e la ricostruzione di una credibilità agli occhi della propria famiglia; il riconoscimento delle proprie emozioni e la condivisione delle stesse. Tutto questo avviene agli incontri del Gruppo della Trasgressione, presieduti dal Dott. Aparo, che si pone come figura guida nella ricostruzione di sé dopo un passato di devianza.

Di norma, gli incontri tra i diversi componenti del gruppo si svolgono ogni settimana presso la sede di via Sant’Abbondio a Milano e nelle carceri milanesi di Opera, Bollate e San Vittore; al momento, a causa della situazione di emergenza sanitaria, sono invece online sulla piattaforma Zoom.

Sono previsti periodicamente incontri con le scuole in cui tirocinanti ed ex detenuti parlano agli studenti degli istituti inferiori e superiori raccontando la loro esperienza e facendo loro comprendere il danno che si crea a se stessi e agli altri attraverso la devianza.

Il lunedì le attività online sono improntate sul Progetto di Cineforum “La Banalità e la Complessità del Male” durante il quale si discute di film inerenti la tematica della devianza, cercando di analizzare i fattori di rischio e di protezione nello sviluppo di delinquenza, tossicodipendenza e bullismo. A questi incontri hanno partecipato anche gli studenti del Liceo Artistico Brera di Milano, collaborando attivamente nell’esprimere le loro riflessioni e dare i loro contributi. Durante questi incontri si tratta anche il tema della Criminalità Organizzata, su cui vengono visti alcuni film di cui si discute; durante un incontro abbiamo avuto modo di confrontarci con la dott.ssa Monica Forte, Presidente della Commissione Antimafia della Lombardia.

Il martedì si svolge il progetto “Genitorialità responsabile”, grazie al quale ci si confronta sulla tematica della spesso difficile relazione tra genitori detenuti e figli: i figli infatti fanno fatica a vedere un genitore detenuto come punto di riferimento, provano sentimenti contrastanti nei suoi confronti, oppure maturano rabbia verso gli agenti penitenziari e verso l’autorità che considerano ingiuste nei confronti del proprio genitore. La situazione di disagio che spesso questi giovani vivono può condurre alla devianza di seconda generazione. Occorre per questi motivi agire per favorire maggiori momenti di incontro tra genitori detenuti e figli, aiutando i genitori a ricostruire una credibilità agli occhi del figlio, attraverso attività svolte insieme ai propri cari.

A tal proposito si è ideato un progetto di cucina in carcere, nel quale i genitori detenuti possano preparare e consumare un pranzo con i loro figli e con gli agenti penitenziari, per facilitare attraverso un’attività creativa come la cucina un rapporto funzionale tra le tre parti.

Il giovedì si tratta invece il progetto “Palestra della creatività”, discutendo di possibili iniziative di prevenzione della devianza, del bullismo e della tossicodipendenza attraverso la creazione e la valorizzazione di elaborati artistici (musica, poesie, disegni, sculture). L’idea di fondo è che un ambiente dove le risorse individuali vengono accolte e coordinate per coltivare obiettivi comuni possa essere utile a prevenire il disagio e i vissuti di marginalità, che sono non di rado anticamera della devianza.

Un altro obiettivo del Gruppo della Trasgressione è favorire l’integrazione delle persone straniere in Italia: a tal proposito si è pensato di facilitare dei momenti in carcere in cui i detenuti a turno cucinino un piatto tipico del loro Paese di provenienza per offrirlo a tutte le altre persone. Questo si pensa possa facilitare i rapporti difficili che spesso si vengono a creare in carcere tra detenuti, rendendo ancora più complicato e quindi disfunzionale il periodo di detenzione.

A seguito di ogni incontro era mio compito redigere dei verbali insieme ad altri studenti tirocinanti, riportando tutto ciò che veniva trattato durante la giornata. Era richiesto inoltre ai tirocinanti di partecipare attivamente agli incontri, dando contributi e idee inerenti ai progetti in programma.

Ho avuto modo di partecipare alla preparazione e realizzazione dello spettacolo teatrale “Il mito di Sisifo” con la collaborazione di Municipio 5 di Milano. Questa rappresentazione, attraverso il mito greco, permette di trattare tematiche legate alla devianza, al delirio di onnipotenza di chi delinque, al rapporto contrastato tra genitori e figli, fino alla presa di consapevolezza da parte del detenuto del proprio percorso e dei propri errori e alla formazione del cittadino, cioè della persona interessata alla “Cosa pubblica”. Questo spettacolo permette a studenti tirocinanti, cittadini, famigliari di vittime di reato, detenuti ed ex detenuti di dialogare, confrontarsi ed interagire in maniera creativa e produttiva.

Durante il mio tirocinio ho avuto la possibilità inoltre di partecipare come membro attivo del Gruppo della Trasgressione a incontri con la comunità Oklahoma di Milano, un centro di accoglienza di giovani in messa alla prova o con problematiche famigliari, con i quali si è pensato di svolgere attività creative e azioni socialmente utili in collaborazione con Municipio 5 di Milano per prevenire la devianza ed il disagio.

 

OBIETTIVI RAGGIUNTI
Grazie a questo tirocinio ho acquisito più sicurezza in me stessa, più consapevolezza delle mie risorse e potenzialità. Ho avuto modo di aprirmi a riflessioni e punti di vista differenti, collaborando insieme agli altri membri dell’Associazione per obiettivi comuni, dando il mio contributo per idee di progetti in ambito sociale e potenziando le mie capacità di ascolto attivo, fondamentali per la professione di psicologo.

Ho imparato a riconoscere i fattori di rischio e di protezione del disagio e della devianza, ed a progettare piani di intervento e di prevenzione degli stessi. Ho conosciuto una realtà, quella carceraria, le cui problematicità riguardano tanti settori e sono ancora poco prese in considerazione dalla società: l’applicazione effettiva della funzione rieducativa della pena; il reinserimento sociale del detenuto durante e dopo la conclusione della pena; un supporto nella coltivazione di rapporti famigliari e, soprattutto, nel rapporto con i figli.

Ho conosciuto persone con vissuti differenti dal mio, che attraverso le loro parole mi hanno portato estremo arricchimento interiore, utile a livello personale e formativo per il mio futuro lavoro di psicologa. Attraverso questa esperienza ho imparato a dialogare e non solo a litigare con la mia timidezza e ho ampliato le mie conoscenze, confrontandomi costantemente su tematiche come l’importanza della figura genitoriale per un figlio, il rapporto con l’Autorità, la presa di coscienza dei possibili “strappi” subiti durante l’adolescenza e l’infanzia e la rielaborazione degli stessi, i sensi di colpa, l’importanza del riconoscimento dell’Altro, il percorso di cambiamento, di maturazione e di responsabilizzazione.

Il Gruppo della Trasgressione è uno strumento fondamentale per la società, in quanto permette un confronto sano e funzionale tra le persone favorendo l’emergere delle risorse insite in ognuno. Reputo di estrema importanza gli interventi svolti da questa Associazione all’interno ed all’esterno delle carceri in quanto permettono la prevenzione della devianza ed il recupero e la ricostruzione di un Cittadino.

Come citato dalla nostra Costituzione infatti, la funzione della pena deve essere rieducativa: questo appare in profonda contraddizione con la situazione reale delle carceri italiane e le modalità di detenzione; la chiave per il recupero di una persona, affinché una volta uscita dal carcere possa contribuire attivamente al benessere della società, non è l’emarginazione sociale ma il confronto attivo con la società civile che permetta un suo graduale reinserimento lavorativo nella società stessa attraverso il riconoscimento delle sue risorse. La ricostruzione di un cittadino è un processo lungo ma realizzabile e i cui effetti benefici si ripercuotono sul singolo, sulla sua famiglia (anche prevenendo la devianza di seconda generazione) e sulla società intera.

Poiché reputo i progetti del Gruppo della Trasgressione utili e innovativi, ho deciso di restare come membro attivo dell’Associazione.

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Le competenze che vorrei

Coompetenze per un futuro da psicologa penitenziaria

Il Gruppo della Trasgressione è un laboratorio di idee, riflessioni e creatività in cui ogni incontro porta arricchimento per chiunque ne prenda parte. Al gruppo vengono affrontati temi complessi e a volte anche dolorosi, ma questo avviene in un luogo non giudicante, in cui ci si sente accolti.

Si affronta la tematica della Banalità e della Complessità del Male, cercando di rintracciare e analizzare le origini del disagio personale, alla base della devianza, della tossicodipendenza e del bullismo; si fa prevenzione attraverso incontri con studenti di scuole medie primarie e secondarie e laboratori di creatività con Comunità di giovani che provengono da storie di vita difficili. Vengono realizzate rappresentazioni teatrali come il Mito di Sisifo, che racchiude in sé una metafora della devianza, includendo i concetti di delirio di onnipotenza, rapporto genitori figli e recupero della coscienza. Nell’inscenare il Mito studenti e detenuti interagiscono e si confrontano sul palcoscenico.

Si compiono inoltre azioni sul territorio, con consegna di frutta e verdura alle persone più bisognose grazie all’impegno costante di detenuti ed ex detenuti che si sono ricostruiti una vita nuova, offrendo contributi e benessere alla società ed in primis a se stessi, attraverso il riconoscimento delle proprie fragilità che ora non sono più tenute nascoste nella “nicchia” , coperte dalla “crosta”, ma che attraverso la riscoperta delle cose semplici, genuine ed autentiche, ovvero il “profumo del rosmarino”, sono diventate punti di forza.

Con le attività di tirocinio ho imparato ad avere più fiducia nelle mie risorse e a far emergere le mie potenzialità senza troppa paura di fallire o di sbagliare. Ho imparato a confrontarmi con un gruppo, collaborando in vista di obiettivi comuni, esprimendo il mio punto di vista, ascoltando attivamente l’altro, capacità fondamentale nella professione di psicologo.

Ho conosciuto un gruppo composto da persone con vissuti differenti, alcuni molto difficili e traumatici. Oggi reputo sia una ricchezza enorme aver conosciuto il Gruppo della Trasgressione perché ogni singolo membro ha dato e ogni giorno continua a dare un contributo a tutti, raccontandosi, aprendosi, fidandosi. È questa per me la vera ricchezza: entrare in contatto con persone con vissuti differenti che attraverso le loro parole mi hanno aperto a prospettive nuove che non conoscevo. Reputo che la chiave per abbattere ogni paura e giudizio sia per chiunque la conoscenza ravvicinata e il contatto con il vissuto dell’altro e ho visto che scoprire e avere cure delle proprie e altrui fragilità  permette di sentirsi simili e di collaborare

Non si può chiamare conoscenza dell’altro quella studiata sui libri senza un contatto diretto. Cio che porta arricchimento per studenti e detenuti è la conoscenza diretta, attraverso il confronto, la condivisione di emozioni, con esperienze e obiettivi comuni e la collaborazione per raggiungerli. Credo oltretutto che sia proprio questa la chiave per il recupero della coscienza del detenuto.

Per il mio futuro lavoro di psicologa, dato che vorrei proseguire la carriera in ambito penitenziario, vorrei acquisire più nozioni riguardanti le leggi in ambito penale; venendo da una formazione psicologica non ho mai avuto modo di studiare la materia, ma credo sia fondamentale se si desidera operare nel settore penitenziario.

Reputo utile, inoltre, che vengano approfondite ed estese nella società:

  • li criteri e le griglie per il riconoscimento dei fattori che concorrono allo sviluppo della devianza della tossicodipendenza e del bullismo,
  • gli strumenti per prevenirli,
  • le modalità di intervento per favorire il recupero della persona detenuta,
  • le iniziative  per sensibilizzare la società sull’importanza del reinserimento sociale e lavorativo della persona durante la detenzione,  con le misure alternative, e dopo la scarcerazione, con progetti mirati al reinserimento del nuovo cittadino.

Arianna Picco

Le interviste del Gruppo della Trasgressione
 Relazioni di Tirocinio

Il tirocinio col gruppo

Competenze che mi aspetto di acquisire durante il tirocinio e attraverso il lavoro con il Gruppo della Trasgressione, in quanto studentessa di psicologia e futura psicologa.

Puntualizzo che il tirocinio con il gruppo mi ha permesso di cominciare a fare esperienza di quello che elenco di seguito:

  1. vedere in concreto l’applicazione di teorie psicologiche studiate durante le lezioni universitarie in ambito clinico e, in particolare, nel lavoro terapeutico con detenuti in carcere ed ex detenuti nella sede esterna;
  2. sperimentare il mondo dell’istituzione carceraria dall’interno;
  3. avere un dialogo con le istituzioni utile alla progettazione di iniziative legate al lavoro con condannati.

Vorrei segnalare inoltre che, cercando articoli per la mia tesi riguardanti i fattori bio-psico-sociali e le esperienze avversive infantili che conducono alla delinquenza giovanile, ho avuto l’impressione che in Italia non esistano molte ricerche su questo tema. Sarebbe invece interessante potere effettuare in carcere delle ricerche concrete di cui rimanga traccia nel tempo. Questo permetterebbe la pubblicazione di articoli scientifici su banche dati di psicologia e il confronto con studi condotti in altri paesi.

Durante la mia ricerca nelle banche dati non ho trovato studi su percorsi terapeutici o meno con detenuti. Sarebbe invece interessante somministrare scale psicologiche, questionari, interviste ai detenuti in carcere che hanno intrapreso da pochi anni il lavoro con il gruppo e ad ex detenuti che ormai sono nel gruppo da una decina di anni, per poi confrontare questi risultati.

Vorrei infine che operatori e volontari del carcere, chi avvocato, chi agente di polizia, chi insegnante, possano acquisire conoscenze e competenze utili per formare altri insegnanti, educatori o comunque persone che interagiscono con gli adolescenti e questo allo scopo di prevenire e trattare i primi comportamenti devianti.

Elisabetta Vanzini

Le interviste del Gruppo della Trasgressione
 Relazioni di Tirocinio

Strumenti e competenze

Quali strumenti o competenze desidera acquisire un tirocinante in vista della sua futura professione ?

Sono una tirocinante post-laurea del Gruppo della Trasgressione. Mi sono laureata al corso di laurea magistrale di Psicologia Clinica e Neuropsicologia, ma nonostante cinque anni di studio universitario mi rendo conto che la strada per diventare una psicologa è ancora lunga. L’università fornisce nozioni puramente teoriche, nulla di pratico. Per questo motivo ritengo che il tirocinio debba essere un’esperienza che consenta agli studenti di psicologia di acquisire tutte quelle competenze pratiche e trasversali che mancano nella formazione universitaria.

Un primo aspetto puramente pratico riguarda la capacità di scrivere una relazione e formulare un progetto. Mi è sempre stato detto che queste attività sono importanti nel lavoro di uno psicologo, ma in università non vengono mai menzionate. Una volta fatto l’esame di stato vorrei essere in grado di scrivere una corretta relazione o creare un progetto, se mi viene richiesto, e ritengo che l’esperienza di tirocinio debba essere un primo luogo in cui mettersi in gioco per svolgere queste attività.

Tuttavia, oltre questi strumenti pratici penso che il tirocinio debba in primis essere utile per acquisire una serie di competenze trasversali, che nessuno può insegnare a parole.

Innanzitutto, la capacità di adattarsi ad un contesto non conosciuto, con persone estranee e adulte, diverse dai professori. Lo studente dovrebbe potersi sperimentare in un contesto diverso da quello scolastico: il rapporto gerarchico professore-studente dovrebbe venire meno e ci si dovrebbe poter interfacciare con adulti disposti ad insegnare, ma anche a considerarti competente in una certa misura. Ritengo che questo sia fondamentale per permettere al tirocinante di responsabilizzarsi sul luogo di lavoro.

Un’altra competenza per me indispensabile è la capacità di lavorare in gruppo. Il tirocinio dovrebbe fare in modo che l’individuo inizi a collaborare con persone diverse da sé, con un’età diversa o con percorsi di studio differenti dal proprio. L’avere a che fare con una varietà di persone permette al tirocinante di acquisire flessibilità, una delle competenze che ritengo utile per la professione di psicologo.

Infine, un’altra competenza per me fondamentale nel lavoro dello psicologo è la capacità di ascolto. Per quanto si possa essere predisposti a saper ascoltare, il tirocinio dovrebbe permettere di rafforzare questa capacità.

Da ultimo ciò che si dovrebbe apprendere durante il tirocinio è la capacità di stare in relazione con l’altro, vale a dire l’essere assertivi e far valere le proprie idee senza timore del giudizio, oltre che la capacità di comprendere e tenere in considerazione il punto di vista altrui e le esigenze delle persone con cui si collabora.

Asia Olivo

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Esperienze che (in)Segnano

Andrea Martina Sinigaglia, Matricola: 848264
Corso di studio: Scienze e Tecniche Psicologiche
Tipo di attività: Stage esterno

Periodo: dal 5/10/2020 al 15/12/2020
Titolo del progetto: Il Gruppo della Trasgressione, Esperienze che (in)Segnano

 Caratteristiche generali dell’attività svolta:
istituzione/organizzazione o unità operativa in cui si svolge l’attività, ambito operativo, approccio teorico/pratico di riferimento

Il Gruppo della Trasgressione è una associazione che si occupa della tematica della devianza agendo sia all’interno degli istituti penitenziari che all’esterno. L’obbiettivo è quello di ideare e mettere in pratica progetti di prevenzione e contrasto alla delinquenza, ma anche quello di una ‘riabilitazione’ dei detenuti che, grazie al contatto umano e all’interscambio di emozioni ed esperienze, hanno la possibilità di interfacciarsi con una realtà extra-carceraria culturalmente e intellettualmente appagante così da costruirsi le basi per un futuro migliore. C’è tanta possibilità di crescita e di miglioramento, sia per i detenuti che per gli altri componenti del gruppo (professionisti del campo e famigliari delle vittime) ma anche, e molto, per gli studenti e tirocinanti che si affacciano a questa piccola realtà con un grande progetto, il Gruppo della Trasgressione.

Il tutto si fonda per lo più sulla partecipazione ad incontri settimanali di vario tipo. Al momento, causa pandemia, non è risultato possibile svolgere incontri all’interno delle carceri con cui il Gruppo collabora (Opera, Carcere di Bollate e San Vittore) ma si è rimediato a ciò tramite l’utilizzo della piattaforma Zoom. In particolare, gli incontri fissi svolti settimanalmente erano/sono: il Cineforum sulla Banalità e Complessità del Male il lunedì pomeriggio, il Progetto sulla Genitorialità Responsabile il martedì pomeriggio e, a settimane alterne, la Palestra della Creatività e il Mito di Sisifo il giovedì pomeriggio. Nel corso della settimana vengono poi saltuariamente svolte ulteriori attività di vario tipo legate al fatto che l’associazione è attiva sul territorio milanese e regionale e prende parte a diverse attività/progetti culturali di varia natura.

Elemento fondamentale di tutto è la comunicazione e condivisione dei propri pensieri, emozioni ed esperienze; non solo da parte dei detenuti/ex-detenuti ma anche di tutti gli altri componenti del gruppo, compresi gli studenti e tirocinanti passeggeri. È difatti richiesta e ben accolta la piena partecipazione di tutti in quanto è solo così che si può attuare, e anche solo pensare, una possibile crescita e miglioramento personale e sociale.

 

Descrizione dettagliata del tipo di ruolo e mansioni svolte

Ciò che viene chiesto, e caldamente consigliato, ai vari tirocinanti è di mettersi nel ruolo di partecipante attivo. Un vero e proprio membro che, assieme al gruppo, collabora nei vari progetti e può aiutare sia fisicamente tramite la stesura dei verbali dei vari incontri, la recitazione-improvvisazione all’interno della rappresentazione teatrale del gruppo, il Mito di Sisifo, eccetera; sia concettualmente condividendo le proprie idee, opinioni ed esperienze sulle varie tematiche affrontate dal gruppo.

La partecipazione attiva al gruppo non è una regola imposta ma una opzione alla quale si viene incoraggiati, pur nella libera scelta del singolo tirocinante. Io, per mio avviso, penso di essermi messa molto in gioco e mi sento di consigliare anche ad altri eventuali stagisti di fare lo stesso in quanto non comporta null’altro che un beneficio umano e professionale. Il gruppo nella sua totalità è in grado di metterti in contatto con te stesso come persona con le proprie fragilità e punti di forza e metterti anche in contatto con gli altri così da aiutarsi reciprocamente ed evolvere insieme.

Il ruolo che ho svolto è quindi quello di membro del gruppo e per il gruppo: partecipando attivamente agli incontri, contribuendo alla stesura dei verbali degli incontri, lavorando in gruppo per la realizzazione di alcune interviste, recitando-improvvisando per la rappresentazione teatrale ed infine contribuendo scrivendo e leggendo un testo personale per il progetto sulla violenza contro le donne in cui il gruppo è stato coinvolto.


Attività concrete/metodi/strumenti adottati

Le attività concrete svolte dal/con il Gruppo della Trasgressione riguardano in primis la partecipazione agli incontri settimanali fissi, già precedentemente citati. In particolare, il lunedì pomeriggio si svolge il cineforum sulla Banalità e Complessità del Male. Questo è un progetto che consiste nella scelta e visione di alcuni film inerenti alle tematiche della devianza, del male e della fragilità umana e successiva discussione degli stessi tramite dibattito. Il periodo socialmente difficile che stiamo vivendo a causa della pandemia ha costretto allo svolgimento degli incontri settimanali in versione online, tramite la piattaforma Zoom. Vi è quindi un incontro in cui solitamente una ventina di persone si interrogano sul film visto cercando delle corrispondenze tra quest’ultimo è il tema principe del progetto che è la complessità e banalità del male.

Importante sottolineare come il titolo del cineforum viene estrapolato dall’omonimo libro di Hannah Arendt in cui con il termine ‘banalità’ non ci si riferisce al significato enciclopedico più conosciuto di superficiale, semplice, eccetera; ma si vuole invece far riferimento alla capacità del Male di essere così pervasivo e insidioso che, come una erbaccia infestante, si fa largo nella quotidianità di ognuno di noi.

Il progetto prevede la possibilità di condividere gli incontri e ciò che ne viene estrapolato con gli studenti delle scuole così da poter essere strumento di dialogo, riflessione e prevenzione nei giovani, motori della futura società. Nel mio percorso di tirocinio ci sono stati 3 incontri che hanno visto coinvolti gli studenti del liceo artistico di Brera – Milano e, in uno di essi ha partecipato anche il regista del film scelto. Ritengo che per i ragazzi coinvolti possa essere un progetto molto interessante anche perché si fonda su due strumenti (il cinema e la tecnologia) entrambi a loro molto congeniali e ne evidenzia le possibilità di utilizzo e crescita.

Il secondo incontro settimanale fisso riguarda invece un progetto nuovo intitolato ‘Genitorialità responsabile’. Quest’ultimo si basa sul fatto che spesso il rapporto tra figli e genitori detenuti incontra molte difficoltà, in primis date le limitazioni spazio-temporali legate all’ambiente carcerario e strutturazione dei colloqui con i figli e, in secondo luogo, perché capita spesso che i figli di detenuti sviluppino un senso di odio e rancore verso le autorità penitenziarie, e non, e le istituzioni. È un progetto volto a sfruttare la condivisione di proposte ed esperienze personali al fine di trovare metodi per creare una migliore possibilità di rapporto genitoriale nelle carceri e per prevenire l’eventuale devianza dei figli di detenuti.

C’è infine l’incontro del giovedì pomeriggio dove vengono alternati due progetti: il Mito di Sisifo e la Palestra della creatività. Quest’ultima si pone come obbiettivo quello di confrontarsi su varie tematiche e dinamiche organizzative di gruppo per poter ideare nuovi progetti o eventualmente migliorarne di già avviati. Il Mito di Sisifo è invece una rappresentazione teatrale del Gruppo della Trasgressione. Nasce dall’idea che il mito greco di riferimento possa essere una buona rappresentazione del percorso di un adolescente, che commette prima atti delinquenziali e che poi intraprende un percorso che lo metterà di fronte alla propria coscienza e gli permetterà di ritornare un uomo nuovo e utile alla società.

Il mito permette di affrontare molteplici tematiche care al gruppo quali: l’arroganza dell’uomo, il conflitto con le figure autoritarie e genitoriali, la necessità dei genitori di essere figure credibili agli occhi dei figli, la seduzione e tentazione del male, il bisogno degli adolescenti di credere in un progetto futuro, eccetera. Il tutto si svolge attraverso la recitazione improvvisata dei vari membri del gruppo che, dopo aver conosciuto la narrazione del mito e compreso i concetti principali che devono trapelare all’interno del recitato, si immedesimano in un personaggio ed improvvisano dei dialoghi. Il fatto stesso di recitare una parte permette all’attore del momento e agli ascoltatori di comprendere e riflettere sulle tematiche prima evidenziate.


Presenza di un coordinatore/supervisore e modalità di verifica/valutazione delle attività svolte

Il coordinatore del Gruppo è il dottor Angelo Aparo che è la figura principale di riferimento per ciascun membro del gruppo. È per i detenuti colui che gli tende la mano e offre la possibilità di mettersi allo specchio e riflettere su sé stessi, ma anche mettersi di fronte agli altri e affrontare il proprio passato. Per gli studenti e tirocinanti è colui che coordina gli interventi all’interno degli incontri, che ci spinge alla partecipazione attiva e che nei suoi interventi condivide le sue conoscenze ed esperienze sulla psiche umana. In generale, il dottor Aparo è il collante del gruppo senza cui non sarebbero mai stati possibili tutti i progetti e interventi sociali avviati.

La modalità di verifica delle attività svolte si basa per lo più sulla partecipazione del tirocinante all’interno degli incontri del gruppo e sulla stesura dei verbali degli incontri che vengono condivisi in una cartella drive e controllati dal coordinatore.


Conoscenze acquisite (generali, professionali, di processo, organizzative)

Tra le conoscenze acquisite all’interno di questo percorso di stage vi sono in primis quelle relative al contesto fisico carcerario e le dinamiche psicologiche e sociali che avvengono al suo interno. Su questo tema, all’interno del Gruppo, ne discorrono per lo più i detenuti/ex-detenuti portando al centro della discussione le proprie esperienze personali. Interventi di questa tipologia inoltre vengono spesso stimolati e intavolati dalle curiosità dei tirocinanti. A me in primis è capitato più di una volta di chiedere quali dinamiche si istaurassero nei rapporti tra i detenuti dopo che uno di essi entrava a far parte di una realtà come il Gruppo della Trasgressione.

Il dottor Aparo stesso è stata un’immensa fonte di conoscenza perché in ogni suo intervento inserisce nozioni e concetti psicologici su varie tematiche. Anche nella stesura dei verbali mi sono spesso resa conto che la trascrizione dei suoi interventi risultava un passo fondamentale. Ha la grande abilità di saper mettere la propria esperienza e conoscenza al servizio degli altri o, per meglio dire, al servizio di chi vuole e agisce per usufruirne.

Oltre a tutte le conoscenze generali e professionali strettamente legate al lavoro dello psicologo nelle carceri e nel sociale, ritengo di aver appreso anche moltissime conoscenze sulle dinamiche di gruppo, l’organizzazione che un gruppo può e dovrebbe avere, l’eventuale struttura gerarchica, il rispetto che ci deve essere all’interno di un gruppo e anche la forza della condivisione e collaborazione per un progetto comune.


Abilita acquisite (tecniche, operative, trasversali)

La principale abilità che ritengo di aver acquisito, non ancora del tutto, da questo percorso è quella di saper interloquire con gli altri e mettersi in gioco portando al centro dell’attenzione e della discussione sé stesso con le proprie opinioni, esperienze, proposte. Come già detto, il Gruppo sprona alla partecipazione e, se questa occasione viene colta, ciò permette al tirocinante di imparare a mettersi in discussione e magari acquisire anche maggiore sicurezza in sé stesso. Si impara in primis a parlare in pubblico con persone che non ti conoscono e che tu non conosci, fattore non scontato, e a condividere con loro in modo chiaro i propri vissuti e credenze personali.

Altro pacchetto di abilità che mi sento di aver acquisito grazie a questa esperienza riguarda tutto ciò che ha a che fare con le dinamiche e la vita di un gruppo. I gruppi richiedono dei modi di confrontarsi e relazionarsi con gli altri e di rispettare le persone che ne fanno parte e i ruoli che ricoprono. Saper lavorare in gruppo è un’abilità molto importante sia in ambito professionale che di vita sociale in generale. Altra abilità fondamentale nel lavoro di gruppo e negli incontri con il Gruppo è stata la capacità di ascolto attivo.

Non mi sento però di aver acquisito abilità complete in quanto c’è sempre da migliorare e da poter imparare ed è anche per questo che ho deciso di rimanere all’interno del Gruppo anche una volta terminato il mio percorso di tirocinio.


Caratteristiche personali sviluppate

Il Gruppo della Trasgressione ha la capacità di metterti di fronte a te stesso; grazie al Gruppo impari a conoscerti con le tue debolezze, fragilità e punti di forza e impari a conoscerti anche in relazione agli altri. Non sei da solo, sei circondato da persone che ti accolgono e si rendono disponibili a prenderti per mano e accompagnarti in una tua crescita professionale e umana. Soprattutto per i giovani penso che il gruppo abbia una potenzialità enorme sotto questo aspetto.

Penso di aver imparato una cosa molto importante dal Gruppo: non c’è bisogno di fare tutto da soli e non è sbagliato chiedere aiuto agli altri. Sono sempre stata molto reticente nell’affidarmi al prossimo in quanto spesso i risultati ottenuti sono stati il fatto che mi venissero rinfacciate determinate situazioni piuttosto che il rifiuto aperto. Ho però capito che il problema non risiede nell’affidarsi al prossimo e credere in lui ma piuttosto nello scegliere adeguatamente la persona/persone e ciò per cui chiedere aiuto. Il Gruppo è un’entità completa che si rende disponibile ad accogliere le richieste di aiuto dei suoi membri, anche le richieste non esplicite o che magari la persona in questione non sa nemmeno di avere. Ma il Gruppo c’è, sempre e incondizionatamente.


Altre eventuali considerazioni personali

Il Gruppo della Trasgressione è possibilità. Possibilità di crescita, cambiamento e maturazione. Non solo per i detenuti/ex-detenuti ma per chiunque ne entri a far parte.

La cosa più bella è che spesso gli studenti e tirocinanti iniziano questo percorso con l’idea di dover aiutare gli altri, del resto il progetto lavorativo legato alla psicologia si fonda spesso sul lavoro per il prossimo. Questo Gruppo però ti mostra come spesso sono gli altri ad aiutare te, anche quando questo aiuto non lo stai cercando.

Per concludere è stata un’esperienza molto bella e stimolante che mi sento di consigliare caldamente a chiunque stia cercando un percorso di tirocinio.

 

Responsabilità e inclusione

Francesca Riva

Le interviste del Gruppo della Trasgressione