Le competenze che vorrei

Coompetenze per un futuro da psicologa penitenziaria

Il Gruppo della Trasgressione è un laboratorio di idee, riflessioni e creatività in cui ogni incontro porta arricchimento per chiunque ne prenda parte. Al gruppo vengono affrontati temi complessi e a volte anche dolorosi, ma questo avviene in un luogo non giudicante, in cui ci si sente accolti.

Si affronta la tematica della Banalità e della Complessità del Male, cercando di rintracciare e analizzare le origini del disagio personale, alla base della devianza, della tossicodipendenza e del bullismo; si fa prevenzione attraverso incontri con studenti di scuole medie primarie e secondarie e laboratori di creatività con Comunità di giovani che provengono da storie di vita difficili. Vengono realizzate rappresentazioni teatrali come il Mito di Sisifo, che racchiude in sé una metafora della devianza, includendo i concetti di delirio di onnipotenza, rapporto genitori figli e recupero della coscienza. Nell’inscenare il Mito studenti e detenuti interagiscono e si confrontano sul palcoscenico.

Si compiono inoltre azioni sul territorio, con consegna di frutta e verdura alle persone più bisognose grazie all’impegno costante di detenuti ed ex detenuti che si sono ricostruiti una vita nuova, offrendo contributi e benessere alla società ed in primis a se stessi, attraverso il riconoscimento delle proprie fragilità che ora non sono più tenute nascoste nella “nicchia” , coperte dalla “crosta”, ma che attraverso la riscoperta delle cose semplici, genuine ed autentiche, ovvero il “profumo del rosmarino”, sono diventate punti di forza.

Con le attività di tirocinio ho imparato ad avere più fiducia nelle mie risorse e a far emergere le mie potenzialità senza troppa paura di fallire o di sbagliare. Ho imparato a confrontarmi con un gruppo, collaborando in vista di obiettivi comuni, esprimendo il mio punto di vista, ascoltando attivamente l’altro, capacità fondamentale nella professione di psicologo.

Ho conosciuto un gruppo composto da persone con vissuti differenti, alcuni molto difficili e traumatici. Oggi reputo sia una ricchezza enorme aver conosciuto il Gruppo della Trasgressione perché ogni singolo membro ha dato e ogni giorno continua a dare un contributo a tutti, raccontandosi, aprendosi, fidandosi. È questa per me la vera ricchezza: entrare in contatto con persone con vissuti differenti che attraverso le loro parole mi hanno aperto a prospettive nuove che non conoscevo. Reputo che la chiave per abbattere ogni paura e giudizio sia per chiunque la conoscenza ravvicinata e il contatto con il vissuto dell’altro e ho visto che scoprire e avere cure delle proprie e altrui fragilità  permette di sentirsi simili e di collaborare

Non si può chiamare conoscenza dell’altro quella studiata sui libri senza un contatto diretto. Cio che porta arricchimento per studenti e detenuti è la conoscenza diretta, attraverso il confronto, la condivisione di emozioni, con esperienze e obiettivi comuni e la collaborazione per raggiungerli. Credo oltretutto che sia proprio questa la chiave per il recupero della coscienza del detenuto.

Per il mio futuro lavoro di psicologa, dato che vorrei proseguire la carriera in ambito penitenziario, vorrei acquisire più nozioni riguardanti le leggi in ambito penale; venendo da una formazione psicologica non ho mai avuto modo di studiare la materia, ma credo sia fondamentale se si desidera operare nel settore penitenziario.

Reputo utile, inoltre, che vengano approfondite ed estese nella società:

  • li criteri e le griglie per il riconoscimento dei fattori che concorrono allo sviluppo della devianza della tossicodipendenza e del bullismo,
  • gli strumenti per prevenirli,
  • le modalità di intervento per favorire il recupero della persona detenuta,
  • le iniziative  per sensibilizzare la società sull’importanza del reinserimento sociale e lavorativo della persona durante la detenzione,  con le misure alternative, e dopo la scarcerazione, con progetti mirati al reinserimento del nuovo cittadino.

Arianna Picco

Le interviste del Gruppo della Trasgressione
 Relazioni di Tirocinio

Il tirocinio col gruppo

Competenze che mi aspetto di acquisire durante il tirocinio e attraverso il lavoro con il Gruppo della Trasgressione, in quanto studentessa di psicologia e futura psicologa.

Puntualizzo che il tirocinio con il gruppo mi ha permesso di cominciare a fare esperienza di quello che elenco di seguito:

  1. vedere in concreto l’applicazione di teorie psicologiche studiate durante le lezioni universitarie in ambito clinico e, in particolare, nel lavoro terapeutico con detenuti in carcere ed ex detenuti nella sede esterna;
  2. sperimentare il mondo dell’istituzione carceraria dall’interno;
  3. avere un dialogo con le istituzioni utile alla progettazione di iniziative legate al lavoro con condannati.

Vorrei segnalare inoltre che, cercando articoli per la mia tesi riguardanti i fattori bio-psico-sociali e le esperienze avversive infantili che conducono alla delinquenza giovanile, ho avuto l’impressione che in Italia non esistano molte ricerche su questo tema. Sarebbe invece interessante potere effettuare in carcere delle ricerche concrete di cui rimanga traccia nel tempo. Questo permetterebbe la pubblicazione di articoli scientifici su banche dati di psicologia e il confronto con studi condotti in altri paesi.

Durante la mia ricerca nelle banche dati non ho trovato studi su percorsi terapeutici o meno con detenuti. Sarebbe invece interessante somministrare scale psicologiche, questionari, interviste ai detenuti in carcere che hanno intrapreso da pochi anni il lavoro con il gruppo e ad ex detenuti che ormai sono nel gruppo da una decina di anni, per poi confrontare questi risultati.

Vorrei infine che operatori e volontari del carcere, chi avvocato, chi agente di polizia, chi insegnante, possano acquisire conoscenze e competenze utili per formare altri insegnanti, educatori o comunque persone che interagiscono con gli adolescenti e questo allo scopo di prevenire e trattare i primi comportamenti devianti.

Elisabetta Vanzini

Le interviste del Gruppo della Trasgressione
 Relazioni di Tirocinio

Strumenti e competenze

Quali strumenti o competenze desidera acquisire un tirocinante in vista della sua futura professione ?

Sono una tirocinante post-laurea del Gruppo della Trasgressione. Mi sono laureata al corso di laurea magistrale di Psicologia Clinica e Neuropsicologia, ma nonostante cinque anni di studio universitario mi rendo conto che la strada per diventare una psicologa è ancora lunga. L’università fornisce nozioni puramente teoriche, nulla di pratico. Per questo motivo ritengo che il tirocinio debba essere un’esperienza che consenta agli studenti di psicologia di acquisire tutte quelle competenze pratiche e trasversali che mancano nella formazione universitaria.

Un primo aspetto puramente pratico riguarda la capacità di scrivere una relazione e formulare un progetto. Mi è sempre stato detto che queste attività sono importanti nel lavoro di uno psicologo, ma in università non vengono mai menzionate. Una volta fatto l’esame di stato vorrei essere in grado di scrivere una corretta relazione o creare un progetto, se mi viene richiesto, e ritengo che l’esperienza di tirocinio debba essere un primo luogo in cui mettersi in gioco per svolgere queste attività.

Tuttavia, oltre questi strumenti pratici penso che il tirocinio debba in primis essere utile per acquisire una serie di competenze trasversali, che nessuno può insegnare a parole.

Innanzitutto, la capacità di adattarsi ad un contesto non conosciuto, con persone estranee e adulte, diverse dai professori. Lo studente dovrebbe potersi sperimentare in un contesto diverso da quello scolastico: il rapporto gerarchico professore-studente dovrebbe venire meno e ci si dovrebbe poter interfacciare con adulti disposti ad insegnare, ma anche a considerarti competente in una certa misura. Ritengo che questo sia fondamentale per permettere al tirocinante di responsabilizzarsi sul luogo di lavoro.

Un’altra competenza per me indispensabile è la capacità di lavorare in gruppo. Il tirocinio dovrebbe fare in modo che l’individuo inizi a collaborare con persone diverse da sé, con un’età diversa o con percorsi di studio differenti dal proprio. L’avere a che fare con una varietà di persone permette al tirocinante di acquisire flessibilità, una delle competenze che ritengo utile per la professione di psicologo.

Infine, un’altra competenza per me fondamentale nel lavoro dello psicologo è la capacità di ascolto. Per quanto si possa essere predisposti a saper ascoltare, il tirocinio dovrebbe permettere di rafforzare questa capacità.

Da ultimo ciò che si dovrebbe apprendere durante il tirocinio è la capacità di stare in relazione con l’altro, vale a dire l’essere assertivi e far valere le proprie idee senza timore del giudizio, oltre che la capacità di comprendere e tenere in considerazione il punto di vista altrui e le esigenze delle persone con cui si collabora.

Asia Olivo

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Esperienze che (in)Segnano

Andrea Martina Sinigaglia, Matricola: 848264
Corso di studio: Scienze e Tecniche Psicologiche
Tipo di attività: Stage esterno

Periodo: dal 5/10/2020 al 15/12/2020
Titolo del progetto: Il Gruppo della Trasgressione, Esperienze che (in)Segnano

 Caratteristiche generali dell’attività svolta:
istituzione/organizzazione o unità operativa in cui si svolge l’attività, ambito operativo, approccio teorico/pratico di riferimento

Il Gruppo della Trasgressione è una associazione che si occupa della tematica della devianza agendo sia all’interno degli istituti penitenziari che all’esterno. L’obbiettivo è quello di ideare e mettere in pratica progetti di prevenzione e contrasto alla delinquenza, ma anche quello di una ‘riabilitazione’ dei detenuti che, grazie al contatto umano e all’interscambio di emozioni ed esperienze, hanno la possibilità di interfacciarsi con una realtà extra-carceraria culturalmente e intellettualmente appagante così da costruirsi le basi per un futuro migliore. C’è tanta possibilità di crescita e di miglioramento, sia per i detenuti che per gli altri componenti del gruppo (professionisti del campo e famigliari delle vittime) ma anche, e molto, per gli studenti e tirocinanti che si affacciano a questa piccola realtà con un grande progetto, il Gruppo della Trasgressione.

Il tutto si fonda per lo più sulla partecipazione ad incontri settimanali di vario tipo. Al momento, causa pandemia, non è risultato possibile svolgere incontri all’interno delle carceri con cui il Gruppo collabora (Opera, Carcere di Bollate e San Vittore) ma si è rimediato a ciò tramite l’utilizzo della piattaforma Zoom. In particolare, gli incontri fissi svolti settimanalmente erano/sono: il Cineforum sulla Banalità e Complessità del Male il lunedì pomeriggio, il Progetto sulla Genitorialità Responsabile il martedì pomeriggio e, a settimane alterne, la Palestra della Creatività e il Mito di Sisifo il giovedì pomeriggio. Nel corso della settimana vengono poi saltuariamente svolte ulteriori attività di vario tipo legate al fatto che l’associazione è attiva sul territorio milanese e regionale e prende parte a diverse attività/progetti culturali di varia natura.

Elemento fondamentale di tutto è la comunicazione e condivisione dei propri pensieri, emozioni ed esperienze; non solo da parte dei detenuti/ex-detenuti ma anche di tutti gli altri componenti del gruppo, compresi gli studenti e tirocinanti passeggeri. È difatti richiesta e ben accolta la piena partecipazione di tutti in quanto è solo così che si può attuare, e anche solo pensare, una possibile crescita e miglioramento personale e sociale.

 

Descrizione dettagliata del tipo di ruolo e mansioni svolte

Ciò che viene chiesto, e caldamente consigliato, ai vari tirocinanti è di mettersi nel ruolo di partecipante attivo. Un vero e proprio membro che, assieme al gruppo, collabora nei vari progetti e può aiutare sia fisicamente tramite la stesura dei verbali dei vari incontri, la recitazione-improvvisazione all’interno della rappresentazione teatrale del gruppo, il Mito di Sisifo, eccetera; sia concettualmente condividendo le proprie idee, opinioni ed esperienze sulle varie tematiche affrontate dal gruppo.

La partecipazione attiva al gruppo non è una regola imposta ma una opzione alla quale si viene incoraggiati, pur nella libera scelta del singolo tirocinante. Io, per mio avviso, penso di essermi messa molto in gioco e mi sento di consigliare anche ad altri eventuali stagisti di fare lo stesso in quanto non comporta null’altro che un beneficio umano e professionale. Il gruppo nella sua totalità è in grado di metterti in contatto con te stesso come persona con le proprie fragilità e punti di forza e metterti anche in contatto con gli altri così da aiutarsi reciprocamente ed evolvere insieme.

Il ruolo che ho svolto è quindi quello di membro del gruppo e per il gruppo: partecipando attivamente agli incontri, contribuendo alla stesura dei verbali degli incontri, lavorando in gruppo per la realizzazione di alcune interviste, recitando-improvvisando per la rappresentazione teatrale ed infine contribuendo scrivendo e leggendo un testo personale per il progetto sulla violenza contro le donne in cui il gruppo è stato coinvolto.


Attività concrete/metodi/strumenti adottati

Le attività concrete svolte dal/con il Gruppo della Trasgressione riguardano in primis la partecipazione agli incontri settimanali fissi, già precedentemente citati. In particolare, il lunedì pomeriggio si svolge il cineforum sulla Banalità e Complessità del Male. Questo è un progetto che consiste nella scelta e visione di alcuni film inerenti alle tematiche della devianza, del male e della fragilità umana e successiva discussione degli stessi tramite dibattito. Il periodo socialmente difficile che stiamo vivendo a causa della pandemia ha costretto allo svolgimento degli incontri settimanali in versione online, tramite la piattaforma Zoom. Vi è quindi un incontro in cui solitamente una ventina di persone si interrogano sul film visto cercando delle corrispondenze tra quest’ultimo è il tema principe del progetto che è la complessità e banalità del male.

Importante sottolineare come il titolo del cineforum viene estrapolato dall’omonimo libro di Hannah Arendt in cui con il termine ‘banalità’ non ci si riferisce al significato enciclopedico più conosciuto di superficiale, semplice, eccetera; ma si vuole invece far riferimento alla capacità del Male di essere così pervasivo e insidioso che, come una erbaccia infestante, si fa largo nella quotidianità di ognuno di noi.

Il progetto prevede la possibilità di condividere gli incontri e ciò che ne viene estrapolato con gli studenti delle scuole così da poter essere strumento di dialogo, riflessione e prevenzione nei giovani, motori della futura società. Nel mio percorso di tirocinio ci sono stati 3 incontri che hanno visto coinvolti gli studenti del liceo artistico di Brera – Milano e, in uno di essi ha partecipato anche il regista del film scelto. Ritengo che per i ragazzi coinvolti possa essere un progetto molto interessante anche perché si fonda su due strumenti (il cinema e la tecnologia) entrambi a loro molto congeniali e ne evidenzia le possibilità di utilizzo e crescita.

Il secondo incontro settimanale fisso riguarda invece un progetto nuovo intitolato ‘Genitorialità responsabile’. Quest’ultimo si basa sul fatto che spesso il rapporto tra figli e genitori detenuti incontra molte difficoltà, in primis date le limitazioni spazio-temporali legate all’ambiente carcerario e strutturazione dei colloqui con i figli e, in secondo luogo, perché capita spesso che i figli di detenuti sviluppino un senso di odio e rancore verso le autorità penitenziarie, e non, e le istituzioni. È un progetto volto a sfruttare la condivisione di proposte ed esperienze personali al fine di trovare metodi per creare una migliore possibilità di rapporto genitoriale nelle carceri e per prevenire l’eventuale devianza dei figli di detenuti.

C’è infine l’incontro del giovedì pomeriggio dove vengono alternati due progetti: il Mito di Sisifo e la Palestra della creatività. Quest’ultima si pone come obbiettivo quello di confrontarsi su varie tematiche e dinamiche organizzative di gruppo per poter ideare nuovi progetti o eventualmente migliorarne di già avviati. Il Mito di Sisifo è invece una rappresentazione teatrale del Gruppo della Trasgressione. Nasce dall’idea che il mito greco di riferimento possa essere una buona rappresentazione del percorso di un adolescente, che commette prima atti delinquenziali e che poi intraprende un percorso che lo metterà di fronte alla propria coscienza e gli permetterà di ritornare un uomo nuovo e utile alla società.

Il mito permette di affrontare molteplici tematiche care al gruppo quali: l’arroganza dell’uomo, il conflitto con le figure autoritarie e genitoriali, la necessità dei genitori di essere figure credibili agli occhi dei figli, la seduzione e tentazione del male, il bisogno degli adolescenti di credere in un progetto futuro, eccetera. Il tutto si svolge attraverso la recitazione improvvisata dei vari membri del gruppo che, dopo aver conosciuto la narrazione del mito e compreso i concetti principali che devono trapelare all’interno del recitato, si immedesimano in un personaggio ed improvvisano dei dialoghi. Il fatto stesso di recitare una parte permette all’attore del momento e agli ascoltatori di comprendere e riflettere sulle tematiche prima evidenziate.


Presenza di un coordinatore/supervisore e modalità di verifica/valutazione delle attività svolte

Il coordinatore del Gruppo è il dottor Angelo Aparo che è la figura principale di riferimento per ciascun membro del gruppo. È per i detenuti colui che gli tende la mano e offre la possibilità di mettersi allo specchio e riflettere su sé stessi, ma anche mettersi di fronte agli altri e affrontare il proprio passato. Per gli studenti e tirocinanti è colui che coordina gli interventi all’interno degli incontri, che ci spinge alla partecipazione attiva e che nei suoi interventi condivide le sue conoscenze ed esperienze sulla psiche umana. In generale, il dottor Aparo è il collante del gruppo senza cui non sarebbero mai stati possibili tutti i progetti e interventi sociali avviati.

La modalità di verifica delle attività svolte si basa per lo più sulla partecipazione del tirocinante all’interno degli incontri del gruppo e sulla stesura dei verbali degli incontri che vengono condivisi in una cartella drive e controllati dal coordinatore.


Conoscenze acquisite (generali, professionali, di processo, organizzative)

Tra le conoscenze acquisite all’interno di questo percorso di stage vi sono in primis quelle relative al contesto fisico carcerario e le dinamiche psicologiche e sociali che avvengono al suo interno. Su questo tema, all’interno del Gruppo, ne discorrono per lo più i detenuti/ex-detenuti portando al centro della discussione le proprie esperienze personali. Interventi di questa tipologia inoltre vengono spesso stimolati e intavolati dalle curiosità dei tirocinanti. A me in primis è capitato più di una volta di chiedere quali dinamiche si istaurassero nei rapporti tra i detenuti dopo che uno di essi entrava a far parte di una realtà come il Gruppo della Trasgressione.

Il dottor Aparo stesso è stata un’immensa fonte di conoscenza perché in ogni suo intervento inserisce nozioni e concetti psicologici su varie tematiche. Anche nella stesura dei verbali mi sono spesso resa conto che la trascrizione dei suoi interventi risultava un passo fondamentale. Ha la grande abilità di saper mettere la propria esperienza e conoscenza al servizio degli altri o, per meglio dire, al servizio di chi vuole e agisce per usufruirne.

Oltre a tutte le conoscenze generali e professionali strettamente legate al lavoro dello psicologo nelle carceri e nel sociale, ritengo di aver appreso anche moltissime conoscenze sulle dinamiche di gruppo, l’organizzazione che un gruppo può e dovrebbe avere, l’eventuale struttura gerarchica, il rispetto che ci deve essere all’interno di un gruppo e anche la forza della condivisione e collaborazione per un progetto comune.


Abilita acquisite (tecniche, operative, trasversali)

La principale abilità che ritengo di aver acquisito, non ancora del tutto, da questo percorso è quella di saper interloquire con gli altri e mettersi in gioco portando al centro dell’attenzione e della discussione sé stesso con le proprie opinioni, esperienze, proposte. Come già detto, il Gruppo sprona alla partecipazione e, se questa occasione viene colta, ciò permette al tirocinante di imparare a mettersi in discussione e magari acquisire anche maggiore sicurezza in sé stesso. Si impara in primis a parlare in pubblico con persone che non ti conoscono e che tu non conosci, fattore non scontato, e a condividere con loro in modo chiaro i propri vissuti e credenze personali.

Altro pacchetto di abilità che mi sento di aver acquisito grazie a questa esperienza riguarda tutto ciò che ha a che fare con le dinamiche e la vita di un gruppo. I gruppi richiedono dei modi di confrontarsi e relazionarsi con gli altri e di rispettare le persone che ne fanno parte e i ruoli che ricoprono. Saper lavorare in gruppo è un’abilità molto importante sia in ambito professionale che di vita sociale in generale. Altra abilità fondamentale nel lavoro di gruppo e negli incontri con il Gruppo è stata la capacità di ascolto attivo.

Non mi sento però di aver acquisito abilità complete in quanto c’è sempre da migliorare e da poter imparare ed è anche per questo che ho deciso di rimanere all’interno del Gruppo anche una volta terminato il mio percorso di tirocinio.


Caratteristiche personali sviluppate

Il Gruppo della Trasgressione ha la capacità di metterti di fronte a te stesso; grazie al Gruppo impari a conoscerti con le tue debolezze, fragilità e punti di forza e impari a conoscerti anche in relazione agli altri. Non sei da solo, sei circondato da persone che ti accolgono e si rendono disponibili a prenderti per mano e accompagnarti in una tua crescita professionale e umana. Soprattutto per i giovani penso che il gruppo abbia una potenzialità enorme sotto questo aspetto.

Penso di aver imparato una cosa molto importante dal Gruppo: non c’è bisogno di fare tutto da soli e non è sbagliato chiedere aiuto agli altri. Sono sempre stata molto reticente nell’affidarmi al prossimo in quanto spesso i risultati ottenuti sono stati il fatto che mi venissero rinfacciate determinate situazioni piuttosto che il rifiuto aperto. Ho però capito che il problema non risiede nell’affidarsi al prossimo e credere in lui ma piuttosto nello scegliere adeguatamente la persona/persone e ciò per cui chiedere aiuto. Il Gruppo è un’entità completa che si rende disponibile ad accogliere le richieste di aiuto dei suoi membri, anche le richieste non esplicite o che magari la persona in questione non sa nemmeno di avere. Ma il Gruppo c’è, sempre e incondizionatamente.


Altre eventuali considerazioni personali

Il Gruppo della Trasgressione è possibilità. Possibilità di crescita, cambiamento e maturazione. Non solo per i detenuti/ex-detenuti ma per chiunque ne entri a far parte.

La cosa più bella è che spesso gli studenti e tirocinanti iniziano questo percorso con l’idea di dover aiutare gli altri, del resto il progetto lavorativo legato alla psicologia si fonda spesso sul lavoro per il prossimo. Questo Gruppo però ti mostra come spesso sono gli altri ad aiutare te, anche quando questo aiuto non lo stai cercando.

Per concludere è stata un’esperienza molto bella e stimolante che mi sento di consigliare caldamente a chiunque stia cercando un percorso di tirocinio.

 

Responsabilità e inclusione

Francesca Riva

Le interviste del Gruppo della Trasgressione

 

Un terreno fertile

Eleonora Mauri

Le interviste del Gruppo della Trasgressione

Incontri e nuovi orizzonti

Arianna Picco

Le interviste del Gruppo della Trasgressione

Gli obiettivi della pena

Olivia Ferrari

Le interviste del Gruppo della Trasgressione

Una linfa vitale

Elisabetta Vanzini

Le interviste del Gruppo della Trasgressione

Intervista con Max Rigano

Conversazione con un giornalista libero dalla compulsione
di dover vendere eccitazione a tutti i costi e a basso prezzo

1. Che cos’è il gruppo della trasgressione?
Un laboratorio di ricerca sulle condizioni soggettive e ambientali che portano un ragazzo a negare la propria e altrui fragilità, a diventare sempre più sordo alla voce dell’altro e a inquadrare come obiettivi della propria vita ricchezza e potere invece che conoscenza e nobiltà. Ma il gruppo è anche un laboratorio dove detenuti, studenti universitari e familiari di vittime di reato si sollecitano vicendevolmente a superare la sordità e a recuperare frammenti di coscienza di sé e dell’altro. Quando le cose funzionano, tale attività permette di vivere nuove alleanze e di uscire dalle paludi morali e psicologiche nelle quali a volte si finisce.

2. In che modo questo processo di autocoscienza smuove la psicologia dei detenuti arrivando a cambiarli?
Uno dei processi che avvengono quando si frequenta il gruppo per anni è l’investimento sulla propria curiosità e il piacere di scoprire che si possono utilizzare risorse personali cui prima non si faceva caso. In ognuno di noi ci sono parti della mente che somigliano a un pianoforte di cui non ci siamo mai accorti o sul quale non avevamo mai avuto il coraggio di mettere le mani. Al gruppo della trasgressione le persone (detenuti, studenti, familiari di vittime) prendono confidenza con lo straniero e, gradualmente, sviluppano una lingua e delle procedure che permettono di giocare lo stesso gioco e di prenderci gusto, cioè di vivere il piacere di allargare i confini della coscienza e della conoscenza.

3. Come hai conosciuto Giacinto Siciliano e quando hai capito di poter cominciare questo percorso con i detenuti?
Ci siamo conosciuti nel 2007, poco prima di portare anche a Opera e a Bollate il gruppo della trasgressione, fino a quel momento attivo solo a San Vittore. I detenuti che frequentavano il gruppo a San Vittore (carcere che ospita chi non ha ancora ottenuto la condanna definitiva) chiedevano di poterne far parte anche dopo il trasferimento in altre carceri. Con il provveditore regionale di allora, Luigi Pagano, con il direttore di Opera, Giacinto Siciliano, e con la direttrice di Bollate, Lucia Castellano, abbiamo quindi concordato di far partire il gruppo anche negli istituti di Opera e Bollate.

4. Cosa significa cambiare un uomo? Come avviene il cambiamento?
Il cambiamento suscita sempre delle resistenze. Se poi una persona deve cambiare nella direzione predefinita e dettata da un’altra, allora il cambiamento viene vissuto come una minaccia alla propria identità e la resistenza aumenta. Ciò detto, Il cambiamento meglio accetto, più significativo e duraturo è quello che avviene senza che la persona si accorga di cambiare e, soprattutto, senza che un agente esterno imponga di cambiare. Il cambiamento, dunque, avviene intanto che si gioca, si lavora, si progetta insieme. Quando si hanno obiettivi comuni, ciascuno mette in campo risorse utili al raggiungimento dell’obiettivo. Gli obiettivi che si coltivano al gruppo della trasgressione fanno sì che autori e vittime di reato, studenti e comuni cittadini investano parte delle proprie risorse e delle proprie energie per raggiungere lo stesso scopo: oggi prendere lo straccio e il detersivo per pulire la sede che abbiamo appena aperto, domani andare in una scuola dove detenuti e studenti insieme mettono in scena il mito di Sisifo per poi stimolare gli studenti a riflettere sui tanti possibili percorsi della fragilità, dell’arroganza e della coscienza.

5. Essere uno psicologo ti mette a confronto anche con le tue parti più profonde, con la tua affettività o con la tua aggressività: come le gestisci quando vengono sollecitate nel lavoro di gruppo?
Mi sono allenato negli anni a far diventare la mia aggressività un gioco, un esercizio per riformulare i termini della relazione fra lo psicologo e il detenuto. Negli anni, l’affetto che cresce col tempo fra me e i detenuti e la mia stessa aggressività sono diventate risorse per riformulare i criteri delle gerarchie e rendere tangibile che il potere più duraturo e gratificante viene dalla capacità di aiutare l’altro a crescere e a migliorarsi. Quando ho bisogno di affermare la mia forza e il mio legame con loro mi metto a parlare di cose complicate e un po’ disorientanti. Per esempio, li rimbambisco sostenendo che il delinquente è una persona che ha bisogno di ripristinare una giustizia violata, ma non avendo strumenti adatti per farlo, si serve della pistola. In questo modo, spesso riesco a convincerli che loro hanno bisogno di me per capire meglio quale giustizia cercavano quando usavano la pistola o la cocaina.

6. Ho fatto la stessa domanda a Giacinto Siciliano: che significa essere un uomo?
Cercare, evolversi, contribuire all’evoluzione della specie e della realtà in generale. La velocità con cui la specie umana è cambiata e ha prodotto cambiamenti nell’ambiente non ha paragoni con quello che possono fare gli altri animali. Essere uomo per me vuol dire coltivare il piacere di conoscere e di evolversi, utilizzando i percorsi degli altri uomini per migliorare il proprio e viceversa.

7. Rifaresti tutto quello che hai fatto?
Nei fatti sto continuando a farlo. Saranno poi gli altri a decifrare se l’ho fatto perché ostinato come un mulo o perché ne valeva la pena. Dopo tanti anni di impegno, oggi vedo crescere il numero e la portata delle iniziative e delle collaborazioni fra il gruppo della trasgressione e la realtà istituzionale e questo mi fa pensare di poter fare ancora strada verso l’obiettivo con cui sono partito quando ho aperto il gruppo 23 anni fa, cioè contribuire a una cultura della pena che abbia come unico scopo l’evoluzione della persona condannata e delle istituzioni che se ne occupano. Non ci sono infatti pene afflittive, retributive o riparative che, di per sé e senza un progetto oltre la pena, permettano alla collettività di ottenere gli stessi vantaggi che vengono raggiunti con l’evoluzione psichica e morale di chi ha abusato del proprio potere sull’altro. Evolversi è una necessità per l’uomo e un dovere per ogni cittadino e per ogni collettività. La pena, dal mio punto di vista, deve consistere solo nel costringere la persona ad evolversi, ricordando che la sola evoluzione possibile avviene quando non ci si sente costretti a cambiare.

Interviste: Giacinto SicilianoAngelo Aparo

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