Chi ha letto la saga di Twilight ricorderà sicuramente Alice Cullen, il personaggio capace di vedere il futuro. Non un futuro già scritto, ma una realtà in continuo cambiamento: ogni decisione presa da una persona modifica le sue visioni, dando vita a nuovi possibili scenari.
Per anni questa capacità è rimasta confinata alla fantasia. Oggi, però, un gruppo internazionale di neuroscienziati e ricercatori nel campo dell’intelligenza artificiale sostiene di avere sviluppato un prototipo sorprendente, capace di ricostruire in tempo reale le possibili conseguenze delle scelte umane.
Il dispositivo, ancora in fase sperimentale, non predice il futuro con certezza e non dice quale decisione prendere. Ma analizzando miliardi di dati relativi al comportamento umano, alle relazioni sociali e alle probabilità statistiche, sarebbe in grado di mostrare in tempo reale la catena di eventi più probabile che potrebbe derivare da una determinata azione.
Durante i primi test, ai volontari è stato chiesto di affrontare alcune situazioni quotidiane. Chi decideva di restituire un portafoglio smarrito vedeva comparire davanti ai propri occhi una sequenza di immagini: il sollievo e la gratitudine del proprietario, una giornata che riprendeva normalmente, un bambino che ritrovava il padre sereno. Chi sceglieva di appropriarsene, invece, osservava le possibili ripercussioni della propria decisione: carte di credito bloccate, appuntamenti saltati, preoccupazione in famiglia, denunce e conseguenze che si estendevano ben oltre il momento del furto.
Secondo i ricercatori, il risultato ottenuto più sorprendente non è l’accuratezza delle simulazioni, ma il cambiamento nel comportamento dei partecipanti: la maggior parte di loro, dopo aver osservato gli effetti delle proprie scelte sugli altri, ha deciso spontaneamente di modificare la propria decisione.
«Non vogliamo eliminare la libertà di scelta», ha dichiarato la coordinatrice del progetto. «Vogliamo semplicemente rendere visibile ciò che normalmente rimane nascosto: ogni nostra azione produce conseguenze che raramente riusciamo a immaginare fino in fondo.»
Nei prossimi mesi il dispositivo sarà testato su un numero più ampio di volontari. Se i risultati saranno confermati, alcuni esperti ipotizzano un futuro impiego nei percorsi educativi, nella formazione dei giovani e nei programmi di prevenzione della criminalità.
Il progetto ha però già acceso un acceso dibattito etico. C’è chi ritiene che uno strumento simile potrebbe favorire una società più consapevole e responsabile; e chi, invece, si chiede se conoscere in anticipo gli effetti delle proprie azioni non finisca per influenzare e limitare la libertà dell’individuo.
Una domanda, in particolare, continua a dividere ricercatori e filosofi: se tutti potessimo vedere le conseguenze delle nostre scelte prima di compierle, saremmo davvero persone migliori… oppure smetteremmo semplicemente di scegliere?
Questa notizia è, naturalmente, falsa. O almeno, lo è il dispositivo. Ciò che non è affatto falso è il suo significato.
Molto spesso, quando prendiamo una decisione, ci fermiamo a valutarne il beneficio o il costo per noi stessi, dimenticando che ogni nostra azione genera una catena di conseguenze che si estende ben oltre ciò che riusciamo a vedere. Un gesto, una parola, una scelta o un’omissione possono influenzare la vita delle persone che ci circondano, la nostra, l’ambiente in cui viviamo e, talvolta, anche quella di persone che non incontreremo mai.
Sbagliare è parte della natura umana. Commettere errori, non prevedere tutte le conseguenze o prendere decisioni impulsive fa parte del processo di crescita e di apprendimento. Tuttavia, diventare consapevoli dell’impatto che le nostre azioni possono avere sugli altri è ciò che ci permette di maturare e di assumerci la responsabilità delle nostre scelte.
Forse non avremo mai un dispositivo capace di mostrarci il futuro o le conseguenze delle nostre scelte, ma abbiamo qualcosa di altrettanto prezioso: la possibilità di fermarci un istante prima di agire e chiederci quale traccia lascerà la nostra scelta.
Perché, anche se non possiamo vedere tutte le conseguenze delle nostre azioni, questo non significa che esse non esistano.
Giulia Arisci