“Digging in the dirt
Stay with me, I need support
I’m digging in the dirt
To find the places I got hurt
To open up the places I got hurt”
[Peter Gabriel, Digging in the dirt, 1992]
Non avrei mai pensato di poter comprendere così tante cose, dentro e fuori di me, in soli 18 giorni. Eppure questo ennesimo passaggio dall’inverno alla primavera è stato molto più generoso di quello di tre anni fa dentro il sottosuolo del carcere di San Vittore.
[continua qui: la cura della verità *]

* siccome non riesco a non dilungarmi su ogni mia singola emozione, ho chiesto alla AI di fare un riassunto breve di queste 9 [nove] paginette, perché non sembrino a prima vista troppo indigeste.
Una riflessione – con gli occhi di uno spettatore privilegiato – sul percorso personale e collettivo di chi ha vissuto la perdita violenta di una persona cara a causa della criminalità mafiosa o della lotta armata. Attraverso incontri, testimonianze e momenti di memoria, emerge la necessità di una giustizia che non sia solo formalmente orientata alla ricerca della verità processuale ma anche riparativa e capace di offrire cura ai Familiari delle vittime. Il racconto sottolinea il valore della parola, del dialogo e della condivisione del dolore proponendo una visione in cui la memoria, la verità e la speranza si intrecciano per restituire dignità e significato non solo alle “vite spezzate” ma anche a quelle “interrotte”, invitando il lettore a non restare indifferente ma ad impegnarsi attivamente anche per la cura dei Familiari delle vittime delle criminalità mafiosa.