Vero Sguardo

Un giovedì a Bollate, il Prof ci ha parlato del Giornale del Falso, una sezione sul sito in cui ci sono racconti falsi, inventati. Ha incoraggiato noi del gruppo a scrivere delle notizie false, non dandoci troppe “regole” se non: il racconto deve categoricamente essere falso!

Visto che mi ha incuriosito molto questa cosa, sono andata a leggere alcuni racconti, ed uno in particolare mi ha trasmesso proprio ciò che andava trasmesso. Il racconto di cui parlo si chiama Sconfitto definitivamente il male di Marco Beretta. Parla di un’invenzione assurda creata dagli scienziati cinesi e indiani, un macchinario capace di ripristinare il cervello delle persone, cancellando la loro identità per sostituirla con una memoria artificiale, immacolata. Ciò che ho capito da questa storia è che pur di non vergognarsi del proprio passato, le persone sarebbero disposte a rinunciare a tutti i ricordi. Un mondo perfetto sarebbe in realtà un mondo finto.

Ho riflettuto su questo concetto, la paura del giudizio e la cancellazione della nostra parte vulnerabile, fragile, quindi mi sono chiesta: cosa succederebbe se inventassimo uno strumento, non per cancellare il passato, ma per controllare e calcolare la sincerità nelle persone che abbiamo di fronte? Essendo la fiducia un tema per me importante, mi sono sentita di scrivere su questo.


VERO SGUARDO

Un bel giorno, un’equipe di scienziati, psicologi e medici da tutte le parti del mondo, si sono riuniti per creare una tecnologia all’avanguardia, qualcosa di mai visto prima. Questa tecnologia pazzesca, applicabile a lenti a contatto o speciali occhiali, è stata chiamata Vero Sguardo. Praticamente un software analizza i movimenti invisibili degli occhi, permettendo di vedere in tempo reale una barra luminosa sopra la testa della persona che hai di fronte.

Se la barra è verde e vicina al 100%, significa che la persona è sincera, se la percentuale invece scende, e diventa rossa, significa che l’altro sta fingendo, sta calcolando qualcosa o ti sta dicendo cavolate.

Inizialmente è stato un successo incredibile. Nei tribunali, nei colloqui di lavoro e nei negozi le truffe sono sparite in un secondo. Anche nelle carceri l’invenzione è stata accolta come una rivoluzione magnifica: bastava guardare un detenuto negli occhi per capire subito se fosse pentito o se stesse solo recitando la parte del “bravo ragazzo” per avere i permessi.

E nelle storie d’amore non ne parliamo, bastava un solo sguardo a tavola con il proprio partner per capire se provasse ancora quella complicità vera o se si stava insieme solo per abitudine. Gli scienziati dicevano che entro pochi anni il dubbio e l’inganno sarebbero spariti dal mondo.

Succede però qualcosa, a pochi mesi dall’uscita di questa nuova tecnologia:le persone smettono di guardarsi negli occhi.

Nelle metropolitane, nei gruppi di amici e persino dentro casa, la gente cammina con la testa bassa o indossando occhiali da sole anche la notte.

E questo cosa vuol dire? Beh ovvio, no? L’essere umano ha una paura tremenda di mettersi a nudo, avere la certezza assoluta ha tolto il bello delle relazioni, ma cosa più importante, ha svelato che sotto la freddezza o il bisogno di controllo, ognuno nasconde insicurezze, paure, timore del giudizio ecc.

Sapere che chi hai davanti calcola ogni tua esitazione ha congelato i rapporti umani. Nessuno ad oggi ha più il coraggio di farsi guardare dentro.

Questa invenzione potrebbe essere fatta fuori all’istante, si sceglierà di tornare al rischio di essere traditi, al disagio di non sapere cosa l’altro pensi di noi, e alla fatica di costruire la fiducia giorno dopo giorno, pur di ritrovare la forza di due occhi che si incrociano senza vergogna, senza certezze.


Ora mi piacerebbe spiegare il senso del mio racconto, o comunque l’importanza che gli ho dato io. La storia di Marco Beretta e la mia si uniscono perché in entrambe c’è l’illusione che la tecnologia, o il controllo totale, possano salvarci da ciò che ci fa soffrire.

Io in primis vivo con la fissa di voler calcolare tutto e spesso alzo dei muri per non mostrare le mie fragilità. L’invenzione Vero Sguardo rappresenta questo finto bisogno di sicurezza assoluta.

Come nella storia di Beretta, dove un uomo senza ricordi dolorosi non è più un uomo, anche nella mia storia un uomo che non rischia più di fidarsi perde la capacità di amare.

La fiducia non è un algoritmo, ma un atto di coraggio che nasce quando accettiamo il disagio di essere vulnerabili, abbassiamo le difese e permettiamo all’altro di guardarci dentro per come siamo, con tutte le nostre ombre e le nostre insicurezze.

Sofia Pellini

Il Giornale del Falso e L’officina della 4° S

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *