Una scelta che diventa malattia

Una scelta che diventa malattia, Maurizio Chianese

Negli ultimi incontri del Gruppo della Trasgressione, si è discusso sulla tossicodipendenza. Tutto è partito da una domanda che il dott. Aparo ci ha posto «la dipendenza, è una scelta o una malattia?»

Tutti noi abbiamo risposto, generalmente, in modo affermativo; qualcuno non la riconosce come malattia, ma più come un problema che può essere risolto trovando qualcosa di positivo, che possa in qualche modo sostituire la sostanza. Massimiliano diceva che in questo periodo lui si sente molto appagato dal suo percorso, che lo ha portato ad avere degli incontri con adolescenti, con i quali riesce a fare prevenzione grazie alla sua esperienza passata di tossicodipendente. In queste occasioni Massimiliano è contento di essere utile, si sente riconosciuto dai ragazzi e da questo ricava un appagamento che lo tiene lontano da ciò che lui ora riconosce come qualcosa di molto brutto e pericoloso.

Io credo che tutto inizi da una nostra scelta, i motivi sono vari: appartenere ad un certo gruppo di persone; il fascino che si prova a vedere persone più grandi con un certo stile di vita (divertimento, soldi, donne); la mancanza di affetto; il fatto che in famiglia la sostanza è di casa. Comunque sia, la scelta è stata presa da me, e il consumo nel tempo ha fatto sì che la sostanza diventasse parte integrante della mia vita, una malattia che senza accorgermi mi stava portando alla rovina.

Come me, molti la riconoscono come malattia, e come tale va curata. Ma come? Sicuramente con l’aiuto di operatori, psicologi che conoscono questa malattia. Il percorso per me sarà molto lungo, ma ho delle vere motivazioni che mi aiuteranno. Questo percorso col tempo mi porterà a vedere in modo molto diverso la realtà della mia vita.

Vorrei tanto ringraziare Veronica, perché raccontando la sua esperienza negativa, oltre ad avermi trasmesso molta tenerezza e tristezza, mi ha fatto notare, che ci sono molti punti in comune con la mia tossicodipendenza, infatti anch’io come lei, cercavo con varie scuse di andare nei posti dove ero sicuro di trovare la sostanza, dicendomi, e mentendo a me stesso, che avrei avuto la forza di farne a meno e di potermi controllare. Cosa che poi si è rivelata falsa.

Il dott. Aparo, l’ultima volta, ci ha suggerito di riflettere sulla nostra esperienza del conflitto. Credo che un vero conflitto l’ho avuto dopo un periodo di astinenza, dovuto alla mia carcerazione. In quel periodo, ricordo di avere fatto promesse alla mia compagna che una volta libero, non avrei più usato sostanze. Sono uscito dal carcere in affidamento, che grazie agli obblighi sono riuscito a portare a termine; in più per sette mesi, sono riuscito a non farne uso.

Poi, un giorno sono andato a trovare mio padre a casa sua, luogo in cui la cocaina si trova alla porta accanto. In quel momento sì è accesa la lampadina. Sono stato un’ora da mio padre, e in quel breve tempo sono riuscito a pensare «Ora vado di là e mi faccio un pippotto! Anzi no, perché ho promesso! Ma sì, solo uno che vuoi che faccia? No, mi conosco, è meglio evitare! No, ma solo uno non mi fa niente, poi torno a casa e nessuno sa niente!»

Alla fine quel pippotto l’ho fatto, e al contrario di quello che avevo pensato quel giorno, ho rotto un patto, e mi sono infognato di nuovo nella sostanza. Risultato: mi sono ritrovato fuori di casa, sono ritornato da mio padre e ho ricominciato a fare serate, e nel giro di poco, nuovamente in galera.

Oggi sono quattro anni che non uso sostanze, primo perché sono in galera; secondo a questo “giro” mi sono fatto un grande esame di coscienza e sono arrivato alla conclusione di farmi dare un mano, un aiuto molto concretamente. In più, dentro me c’è una grande volontà di cambiare, e ho una grande motivazione che si chiama Sofia. Non so se riuscirò a ricostruire la mia famiglia, ma voglio sicuramente avere la possibilità di essere un padre, giusto, bravo e serio, che possa essere un esempio positivo per la mia “principessa“.

Se oggi sono qui a scrivere queste mie considerazioni, è grazie a voi del gruppo, che con le vostre storie e scritti mi avete invogliato e spinto a proseguire nel mio percorso.

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