Le interviste con Delitto e Castigo

Le interviste a Giornale Radio, settimana dopo settimana, si stanno trasformando, da interviste ai componenti del gruppo della trasgressione e alle persone che hanno diretti contatti col gruppo, in una piattaforma per riflettere su come nasce la devianza: quali sono i sentimenti, i pensieri, le ideologie che sono alla base dello stile di vita deviante e quali possano essere i modi più utili di prevenirla nell’adolescenza e contrastarla durante e dopo l’esecuzione della pena.

Alla trasmissione “Delitto e Castigo” si succedono dunque detenuti, operatori, familiari di vittime della criminalità, ma anche giornalisti, comuni cittadini e professionisti di vari ambiti per tentare di capire cosa ci si aspetta dalle istituzioni preposte a occuparsene. Le interviste, di solito individuali, stanno diventando via via conversazioni polifoniche, anche per mettere a frutto le varietà di opinioni che, comprensibilmente, si hanno in materia.

Lo scritto di Antonio Tango rientra in un’iniziativa partita circa 20 anni fa, il cui titolo, “Giornale del falso” voleva anche essere un modo provocatorio per discutere sui diversi modi di interpretare il ruolo del giornalista. A volte, infatti, sembra che il giornalista abbia quasi l’acqualina in bocca mentre riferisce di morti e feriti in un incidente.

Comunque, al di là di come possa essere interpretato il ruolo di chi racconta al lettore cosa accade nel mondo, la notizia di cui al link non ha nulla di vero, perché presentata su un giornalino beffardo che punta a stupire e conquistare l’attenzione del lettore esclusivamente con notizie false, integralmente campate per aria, senza dunque alcuno spargimento di sangue, senza sesso, senza soldi, senza tragedie; solo ironia su desiderabili ma improbabilissimi eventi paradossali: Il governo emana l’indulto, ma i detenuti si rifiutano di uscire

Il Giornale del falsoDelitto e Castigo

Tessere e identità

Alessandro Crisafulli oggi ha postato sulla chat del gruppo della trasgressione una canzone, con l’invito ad ascoltarla e a coglierne l’intensità. Qualche minuto dopo, lo stesso Alessandro ha segnalato che la canzone era un prodotto dell’intelligenza artificiale.

A me la canzone artificiale e la commozione artificiale (le lacrime posticce dei giudici e del pubblico) hanno suggerito una riflessione che è in continuità con quello che da tempo cerco di problematizzare: il concetto di volontà e di scelta (micro e macro-scelte).

Credo che la nostra volontà e le nostre scelte siano il risultato di una grande quantità di informazioni, di tessere che includono stimoli, immagini e colori emotivi, come sulle carte da gioco, dove osserviamo numeri e colori.

Troverei interessante (pur se un po’ da Frankenstein) un gioco: istruire due reti di computer e le rispettive AI con miliardi di informazioni:

  • da una parte, informazioni e colori emotivi che celebrano la bellezza del bene, dell’amore (nasce un bambino accompagnato da sorrisi; due persone si stringono la mano per un trattato di pace e la gente è felice, un cane si tuffa in acqua per salvare un uomo caduto nel fiume, ecc.);
  • dall’altra, informazioni che celebrano il potere dei soldi, il piacere e l’eccitazione dell’abuso, del trionfo, dell’indipendenza assoluta, l’ebrezza del pericolo, del rischio, ecc.).

Una volta inserite queste informazioni, il gioco consiste nel chiedere alle due Intelligenze Artificiali di costruire una canzone coinvolgente, di produrre un testo su come organizzare la politica di una città del futuro, di comporre i simboli per la bandiera di uno stato in via di formazione dopo la catastrofe nucleare.

Ipotizzo che i due testi parlerebbero di città molto diverse:

  • una città, caratterizzata da centri sociali e asili nido nei quali i bambini vengono incoraggiati a darsi la mano e gli adulti a intenerirsi tutte le volte che un bambino sorride mentre ne aiuta un altro ad alzarsi;
  • l’altra, immagino, avrebbe asili e scuole che suggeriscono che è importante vincere, ottenere la paura e gli inchini di tutti quelli che stanno sotto di noi nella gerarchia (insomma, Sisifo che finalmente riesce a fare inginocchiare Asopo).

Ma a me sembra che questo è esattamente quello che accade a noi uomini senza bisogno di ricorrere all’intelligenza artificiale. In altri termini, credo che la nostra volontà e le nostre scelte, già oggi, siano frutto di una composizione che, pur non essendo voluta in modo organico da qualcuno in particolare, è però il risultato delle informazioni digitali ed emotive che danno luogo all’humus nel quale siamo cresciuti e che ha contribuito a formare la nostra identità (da cui le nostre scelte e quella che noi chiamiamo “volontà”).

Concluso il pensiero, ho quasi la sensazione di aver detto qualcosa di peccaminoso, di inaccettabile, nonostante sia proprio ciò che penso. E mi rimane:

  • da un lato, un turbamento, “l’Unheimlich” freudiano, che è la conseguenza della difficoltà di distinguere il vero dal falso, il reale dall’immaginario, il vivo dal morto, un essere umano da un androide;
  • dall’altro, la voglia di costruire un ambiente dove aumentino le probabilità che ci si possa sentire rappresentati da una stretta di mano più che da una genuflessione.

Ma in fondo, se anche ciò che sentiamo, pensiamo e vogliamo dovesse somigliare più al risultato dell’intelligenza artificiale che a quello di una volontà che ognuno di noi ha scelto per sé, nulla ci impedisce di tentare di costruire realtà e città che somiglino sempre di più a quelle che ci sembra di avere scelto, che ci sembrano più utili e che non ci costringano a guardarci le spalle da chi è stato informato e formato dall’altra Intelligenza Artificiale.

Alla fine, forse, conviene solo disseminare il terreno di tessere che aumentino le probabilità che ciascuno di noi possa aver voglia di stringersi la mano con il vicino. Ora che ci penso, questo è anche quello che viene suggerito di fare in chiesa col “segno della pace”, ma forse lì, le tessere sono vissute da molti solo come carte da gioco sul tavolo e non come tessere della nostra identità.

Juri  Aparo

Delitto e CastigoIl mito di Sisifo

Conosco due giornalisti

Uno, continuamente in cerca di notizie capaci di “eccitare” il lettore attraverso la sottolineatura di tutto ciò che possa traumatizzarlo e/o metterlo nella condizione di dire a se stesso: “per fortuna non è successo a me”; un altro, intento a dare spazio all’impegno di chi lavora per ridurre la probabilità che accadano gli eventi traumatici di cui il primo racconta.

Uno, in cerca di disastri, conflitti, ferite da evidenziare in modo da sollecitare quel senso di curiosità, di turbamento, di raccapriccio, comunque di eccitazione, che ognuno di noi prova di fronte a una ferita aperta; l’altro, in cerca di notizie capaci di suscitare l’emozione che ciascuno di noi vive quando vede due uomini passare dalla separazione all’incontro, dalla impossibilità di comunicare alla realizzazione di una lingua, un gesto, un collegamento che permetta lo scambio di informazioni e, in generale, il riconoscimento del simile nel diverso.

Un giornalista organizza il proprio racconto invitando il suo lettore a cogliere la distanza tra sé e gli autori dei misfatti di cui all’articolo; l’altro cerca di coinvolgere il lettore, rendendolo partecipe della costruzione che riduce la distanza e che, anzi, evidenzia i punti di contatto tra chi legge e i protagonisti del racconto.

Un giornalista parla della distanza tra la vittima e il carnefice; l’altro del contributo che vittima e carnefice possono darsi l’un l’altro per riconoscere l’origine comune e per aiutarsi vicendevolmente ad emanciparsi ciascuno dal proprio dolore e dal proprio rancore.


La Tempesta, Il Giorgione

Un giornalista parla del fatto che, giunto al limite del precipizio, qualcuno cade e si sfracella, l’altro parla del ponte che unisce i lembi opposti del precipizio e che permette a chi sta al limite dell’uno di non cadere e, anzi, di incontrare e di riconoscersi con chi sta all’altro estremo.

Prossimamente a Delitto e Castigo parleranno insieme di “Emancipazione reciproca” Paolo Setti Carraro e Alessandro Crisafulli; qualche settimana fa lo avevano fatto Marisa Fiorani e Antonio Tango.

Juri Aparo

Delitto e CastigoIl giornale del falso
Strumenti che allargano gli orizzonti

 

Schizzi d’autunno

In questo autunno 2025, al gruppo abbiamo in corso due iniziative:

  • una parte da Max Rigano, giornalista;
  • l’altra da Massimo Zanchin, componente del gruppo A. S. di Opera.

 

Max Rigano è già al lavoro con un giornalista radiofonico, Daniele Biacchessi, che conduce la trasmissione “Il Timone” e con il quale ha concordato di fare diverse interviste ai componenti del gruppo. Dopo la prima a me (andata in onda nei giorni scorsi), Max intende procedere con interviste ad alcuni degli altri componenti del gruppo (ex detenuti, comuni cittadini, familiari di vittime di reato, studenti tirocinanti e detenuti in carcere).

Le interviste riguardano cosa è il gruppo e cosa fa, qual è il ruolo di ciascuno all’interno, i nostri obiettivi, cosa ciascuno di noi ne ricava, ecc.  Le interviste sono individuali. Ognuno potrà concordare con Max dove vedersi o sentirsi e sarà lui a coordinare la comunicazione (la sede di Via Sant’Abbondio, se serve, è comunque utile allo scopo; volendo, lì si può procedere anche con due o tre interviste di seguito). L’intervista viene registrata durante l’incontro a due e poi diffusa nel corso della trasmissione radiofonica mattutina “Il Timone”.

Non posso escludere che, strada facendo, le interviste possano essere estese a direttori di carcere e magistrati. In fondo, è già successo qualcosa del genere con Byoblu, dove agli incontri sono stati presenti anche un magistrato e la direttrice del carcere di Monza.

Invito i componenti del gruppo che hanno piacere di prendere parte all’iniziativa a darmene segno, così che io possa metterli in comunicazione con Max Rigano. La prima intervista deve avvenire nei primi giorni della prossima settimana (29 o 30 settembre).

 

Nata su suggerimento di Massimo Zanchin, l’iniziativa prevede che un componente del gruppo racconti al tavolo un episodio della sua vita. Ognuno, detenuto o meno, sceglie di raccontare quello che gli pare, senza altro vincolo se non quello di stare dentro i 15 minuti.

Le persone sedute al tavolo, concluso il racconto, pongono domande al protagonista della giornata, fanno osservazioni, critiche, richieste di chiarimenti, portano ricordi personali evocati dal racconto. Ne vengono fuori riflessioni di ogni tipo, come di norma accade al tavolo del gruppo.

Infine, il coordinatore del gruppo propone una sua interpretazione del racconto e degli interventi che ne sono seguiti.

L’iniziativa prevede che per ogni racconto venga realizzato un podcast per la radio o per una puntata televisiva di circa 30/45 minuti. Per procedere alla registrazione occorre ovviamente l’autorizzazione della direzione delle diverse carceri.

Se Andrea Spinelli o una persona che sa disegnare vorrà corredare lo snodarsi del racconto e degli interventi con schizzi o bozzetti che riprendano alcuni dei passaggi, avremo delle puntate televisive più ricche.

Al momento, siamo già alla 7° puntata, di cui 5 nel carcere di Opera, una a San Vittore e l’altra a Bollate. Nel carcere di Opera il racconto ha luogo tutti i mercoledì: al mattino con il gruppo dell’Alta Sicurezza, al pomeriggio con quello della Media Sicurezza.

Non escludo che nel tempo si possano avere al gruppo giornate in cui il racconto verrà proposto da soci del Rotary o da ospiti esterni.

L’iniziativa sarà anche oggetto di studio per i tirocinanti universitari che frequentano il gruppo, ai quali viene richiesto di trascrivere il racconto, di riassumere i passaggi ritenuti significativi della giornata e di collegarli con le teorie e le griglie di lettura degli autori conosciuti attraverso i loro studi universitari.

Anche questi racconti, che si muovono tra errori, paure, fantasie, aspirazioni, sono uno strumento della nostra palestra.

Angelo Aparo

La nostra palestra

La Trsg.Band e il Gruppo della Trasgressione a Rho

Introduzione a Una storia sbagliata

La locandina del Concerto al Teatro Roberto Da Silva di Rho

È una storia sbagliata quella di chi spaccia, rapina. Lo è quella di chi prima uccide e poi si suicida, come è avvenuto nei giorni scorsi. La prima, comprensibile, reazione di molti cittadini è che non c’è ragione per dare spazio a persone che causano tanto dolore e danni così gravi alla collettività.

Per me, che lavoro da 45 anni in carcere e studio queste cose, è necessario che, allo smarrimento che io stesso provo di fronte a tanta follia, segua l’impegno per entrare nelle dinamiche psichiche e sociali che portano al disconoscimento del nostro simile e all’abuso sull’altro.

Lo faccio da ormai 27 anni con un’equipe che si chiama Gruppo della Trasgressione: una squadra nella quale i detenuti, nel tempo, diventano essi stessi co-protagonisti dell’indagine sui meccanismi che portano alla indifferenza verso il dolore dell’altro e, addirittura, ad un rancore e ad una voglia di vendetta generalizzata, che investe chiunque capiti davanti.

Negli eventi aperti al pubblico, come il concerto di stasera, offriamo qualche spicchio del nostro lavoro e dei nostri risultati.

Il gruppo della trasgressione è aperto e chi vuole può intervenire (di presenza o collegandosi on line via Zoom) agli incontri che abbiamo tutti i martedì nella nostra sede (Via Sant’Abbondio 53 A, Milano) o contribuire con domande e riflessioni personali ai tanti temi che trattiamo nei nostri incontri con studenti universitari e scolaresche su www.vocidalponte.it.

Chi ne ha piacere può partecipare, in uno dei tanti modi possibili, alla non facile impresa di mettere le mani dentro le contraddizioni e la complessità che contraddistinguono la nostra specie per esplorare e sperimentare nuovi equilibri.

Non è l’unico modo, ma esiste anche la possibilità di dare piccoli contributi economici ai nostri progetti. Di seguito il nostro IBAN e il nostro codice fiscale per chi volesse concederci il suo 5X1000.

Associazione Trasgressione.net
Via dei Crollalanza, 11 – 20143 Milano
Cod. Fiscale: 9763 0250 153
IBAN: IT 18D 05696 01600 0000 22932X73

Juri Aparo

  • Alessandro Radici, Paolo Tasca, Miky Montanaro, Beatrice Ajani, Juri Aparo, Issei Watabnabe, Andon Manushi, Eric Bersam, Andrea Bisceglie

Le foto dalla serata del 16 maggio 2025 al teatro Roberto Da Silva di Rho sono state realizzate da Federica Bentivegna e Paolo Colombo, entrambi fotografi ritrattisti e documentaristi emergenti, allievi del Fotografo Nicola Nesi, www.fotografiegentili.com – info@fotografiegentili.com – Instragram @fotografiegentili | @itsfederri0

La risposta alla colpa tra passato e futuro

Nella pena che l’istituzione infligge al reo o nella imposizione del limite che il genitore impone al figlio che ha sbagliato quanta attenzione viene data al passato e quanta al futuro? Quanta alla colpa e quanta al progetto?

Quando un padre pone un limite al figlio che ha trascurato i propri doveri o quando l’istituzione punisce il cittadino per avere violato le norme sociali, quanta attenzione viene spesa per misurare l’entità della colpa e quanta ne viene concessa al progetto che i genitori hanno per i propri figli o che la collettività ha per ogni singolo cittadino?

Va da sé che quando si ricorre alla punizione, si è sempre in presenza di una deroga, uno strappo che non riguarda solo la violazione della norma, ma anche il progetto individuale e collettivo che prevede come meta un adulto capace di lavorare insieme con gli altri e di contribuire alla libertà propria e della collettività di cui fa parte.

Anime Salve. Omaggio a F. De André

La Trsg.Band e il Gruppo della Trasgressione
Teatro Civico Roberto Da Silva – RHO (MI)
Venerdì, 16 Maggio, 2025 – H 21:00

Continueremo a litigare

A detta di tutti è andata bene, ma temo che con Issei Watanabe  non ci sia altro rimedio che litigare. Già tremo al pensiero del 16 maggio a Rho.

Anime Salve, Concerto

Un negozio in via Sant’Abbondio

Lo scorso 11 marzo il Municipio 5 ha riunito le commissioni Politiche sociali e Cultura in via Sant’Abbondio 53/A, nella sede della Cooperativa Sociale Trasgressione.net.
Lo spazio è un minimarket che vende specialità siciliane e prodotti, oltre che un luogo in cui il gruppo della Trasgressione, fondato dal professore e psicologo della Devianza Angelo Yuri Aparo 27 anni fa, svolge le sue attività e le sue riunioni. Alla commissione era presenti, oltre ai consiglieri, anche il professore Aparo con alcuni ex detenuti che continuano a far parte del gruppo e a seguire le attività sociali e divulgative, il presidente Natale Carapellese, la fotografa Margherita Lazzati e la professoressa dell’Istituto Torricelli Pieranna D’Alberti.

Matteo Marucco

Il Sud di MIlano