Prima e oltre il confine

Oggi ho parlato del Gruppo della Trasgressione e mi è venuta voglia di rivedere il documentario che ha realizzato Sofia alla scuola di giornalismo. Al di là dell’emozione, di rivedere facce amiche, ci sono stralci di importanti esperienze del Gruppo contenute in questo video. Ci sono i detenuti con i loro racconti, soprattutto degli incontri con i ragazzi nelle scuole, l’esperienza dell’ARTE con Stefano Zuffi, la musica in sottofondo, con la voce del Prof….

Però quante cose mancano! Mi ha fatto emozionare sentire i detenuti parlare della “mancanza di un gruppo esterno”, e poi questo Gruppo è arrivato. Sentirli credere davvero nel progetto della Cooperativa e della bancarella “frutta e cultura”.

Questa cosa mi ha emozionato più di tutte. In questo video la cooperativa era solo un’idea, oggi, a distanza di 10 anni, esiste nella realtà e incide sulla vita delle persone.

Forse questa è il più grande insegnamento che ho tratto dal Gruppo della Trasgressione e dal Dr. Aparo: tollerare che un’idea impossibile diventi possibile nel tempo, lavorandoci un poco per volta, con costanza, nonostante le difficoltà, passo dopo passo, nella consapevolezza che quei passi sono guidati dal fatto stesso di avere un’idea in cui crediamo, che ci motiva.

Era successa la stessa cosa con Sisifo. Io c’ero quando abbiamo iniziato in quel tugurio dell’ultimo piano della sezione giovani adulti di San Vittore, a cui si accedeva da quella scala a chiocciola angusta che partiva da metà corridoio.

Io non ci credevo che ce l’avremmo fatta. Sembrava tutto troppo difficile. Sembrava un’impresa impossibile, in quelle condizioni lì, con quelle persone lì, con quelle risorse lì. Niente giocava a nostro favore! Sinceramente Prof., dopo tanti anni posso dirglielo, quando aveva proposto di parlare di mitologia con quei 4 detenuti sgangherati, che cambiavano ogni 4 giorni, che non avevano esperienza del Gruppo e non avevano certo lo spessore che posseggono i detenuti che frequentano il Gruppo da tanti anni e a cui eravamo abituati, beh io ero certa che la cosa avrebbe avuto vita breve.

E invece poi guarda cosa è successo con Sisifo! Una delle esperienze più belle del Gruppo: in tour tra scuole e teatri! Beh questa parte un po’ nel video c’è. Ma oggi ci sarebbe ancor più materiale!

Forse sarebbe ora che uscisse la seconda puntata di questo documentario. Una nuova giovane Sofia che frequenta un corso di giornalismo non l’abbiamo?

C’è anche un’altra cosa che manca in questo video, che in tanti anni di Gruppo è stata per me l’idea più esilarante e straordinaria: l’Officina della 4S! Anche in questo caso nel video è contenuto il seme di ciò che poi sarebbe diventato, quando Prof. dice: “Il modo per appagare l’uomo con storie che non siano di Soldi, Sangue e Sesso c’è”, beh quel modo per noi è diventato la quarta S: lo Sviluppo. L’articolo “Mente Libera” di Antonio Tango sul Giornale del Falso, penso sia una delle cose più spiritose, geniali e contemporaneamente profonde che abbia mai letto.

E poi manca anche tutta l’esperienza con Cajani e gli scout… e chissà quante altre cose che non mi vengono in mente ora.

Inoltre, so Prof. che per questo lunedì mi toglierà la parola, ma la versione di A Cimma che canta alla fine di questo video mi piace di più di quella che mi ha mandato!! Certo in quella che mi ha inviato la parte iniziale di Cisky  è molto bella, ma la canzone è più chiusa, mi sembra più triste e cupa rispetto alla versione del video, che invece trasmette apertura e speranza! Mi piacerebbe avere la versione di questo video, che per me è la versione originale!

Tutto questo per dire che vorrei condividere anche con le persone del gruppo che sto conoscendo adesso  e con i miei attuali colleghi di lavoro i 28 minuti del video di Sofia, che rende meglio delle mie parole il cammino del gruppo.

Chissà perché prima che inizi il video c’è un buio interminabile, forse perché inizia da una Storia sbagliata

Tiziana Pozzetti

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Il Liceo Modigliani su F&C

  • Anna Bassignani 1

I lavori degli studenti di 5G del Liceo Amedeo Modigliani di Giussano sulla Bancarella di Frutta & Cultura sono il risultato del progetto condiviso di alternanza Scuola-Lavorola e della collaborazione avviata già da qualche anno fra il Liceo Modigliani e il Guuppo della Trasgressione.

Poiché è nostro piacere selezionarne alcuni per le nostre prossime presentazioni e per la prossima apertura della sede di Via Sant’Abbondio, ci è gradito che i visitatori del sito, se ne hanno piacere, esprimano le loro preferenze e i loro commenti.

I lavori della galleria sopra sono di:

  • Anna Bassignani 1, 2
  • Bergamo e Favaretto
  • Noemi Bergamo 1, 2, 3
  • Giulia Colombo 1, 2
  • Dario Corti 1, 2, 3
  • Nicole Corti
  • Monica D’Andrea
  • Cristian D’Aprile 1, 2, 3
  • Monia Darwish
  • Giorgia Favaretto 1, 2, 3
  • Alessandra Grillo 1, 2, 3
  • Giada Labbozzetta
  • Clara Maran 1, 2, 3
  • Gianluca Mondolo 1, 2
  • Lorenzo Oliveri 1, 2, 3
  • Giulia Padovani
  • Mario Provasi 1, 2
  • Chiara Reolfi 1, 2
  • Eleonora Seveso 1, 2
  • Martina Ventura 1, 2, 3

 

La pagina con i lavori del Liceo Modigliani

 

Tempi di crisi e di rilanci

In questo periodo di crisi dell’Italia e del mondo, il Gruppo della Trasgressione sta vivendo un momento di positiva e gratificante affermazione. Grazie alla sua lunga storia e alla prontezza e determinazione con cui alcuni di noi hanno saputo valorizzare le nostre risorse nel momento utile, siamo partiti a Peschiera e a Rozzano e, fra pochi mesi, ci immergeremo nell’importante progetto che, grazie alla Regione Lombardia, porteremo avanti con l’istituto scolastico Galdus nel comune di Rozzano.

Noi tutti soffriamo del cataclisma del Covid 19, ma in questo momento di crisi ognuno di noi ha la possibilità di battere il ferro caldo rintracciando occasioni e opportunità  grazie alle quali mettere a frutto le nostre risorse e alcuni dei nostri tratti distintivi (la “trasgressiva” collaborazione fra detenuti, vittime di reato, studenti, comuni cittadini, figure istituzionali).

Perché impegnarsi in tal senso? A voi il piacere di scoprirlo, di coltivarlo e, se vi fa piacere, di raccontarlo… senza dimenticare che i traguardi raggiunti e i progetti che potremo ancora realizzare sono il risultato dell’alleanza temporanea o duratura con centinaia di persone che sul gruppo hanno investito da quando è nato.

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Cineforum sul Male

È partito, lunedì 27 aprile 2020, un appuntamento settimanale su “La banalità e la complessità del male”, un’iniziativa che, con meeting on line aperti al pubblico, riprende quella di cui parlavamo in carcere prima del flagello del Covid 19 e per la quale erano previsti diversi appuntamenti.

Con i gruppi on line non avremo bisogno di sale cinematografiche in carcere; ognuno potrà vedere i film concordati con mezzi propri e poi, il giorno della video-chat, parlarne insieme.

Partiremo con un paio di titoli utili a stimolare
un cineforum sulle componenti che caratterizzano il male, 
sui fattori soggettivi e ambientali che lo alimentano e su come il male, una volta avviato,  possa insidiarsi nella nostra sonnolenta quotidianità
.

L’obiettivo, come nella tradizione del Gruppo della Trasgressione, è far discutere insieme (stavolta senza confini geografici) detenuti ed ex detenuti, studenti tirocinanti, professionisti della materia (magistrati, sociologi, psicologi, ecc.),  allievi di scuole medie inferiori e superiori.

Un intrattenimento che speriamo possa diventare, se le istituzioni ci daranno una mano, uno strumento utile per:

  • allenare l’attenzione verso la propria e l’altrui fragilità;
  • la formazione di studenti universitari;
  • la prevenzione nelle scuole del “Virus delle gioie corte“.

Per essere aggiornati sugli sviluppi dell’iniziativa, per comunicare con le persone che vi partecipano, per inviare i propri commenti sui film di cui si parla o per proporne di nuovi, scrivere a associazione@trasgressione.net. La vostra mail, dietro vostra esplicita richiesta, verrà aggiunta alla mailing-list già operativa.

Il prossimo appuntamento è per lunedì 1 giugno alle ore 17:00. Ecco il link per collegarsi alla chat e alla nostra pagina Facebook.

Con lo stesso strumento, terremo periodicamente dei meeting on line, aperti a studenti delle scuole medie primarie e secondarie su “Lo Strappo, quattro chiacchiere sul crimine“. Prenderanno parte agli incontri gli autori del documento e ospiti chiamati per l’occasione.

Angelo Aparo

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Una porta aperta per il campione

Una porta aperta per il campione di MMA
Vincenzo Solli

Mentre mi chiedo come cominciare questa lettera, il pensiero mi porta indietro nel tempo, che percepisco fermo come un orologio che non funziona più.

Solo la fantasia può aiutarmi nell’immaginare che oggi potresti, chissà, presentarti a me con un volto che non conosco. Ho visto il tuo viso solo su alcuni ritagli di fotografie che le mie sorelle mi hanno spedito dopo averle prese da Facebook. So che sei diventato un campione internazionale di MMA, grazie alle tue zie posso imprimere nella mia mente come sei cresciuto e come sei ora; prima di quelle foto il mio ricordo era fermo all’età dei tuoi dieci anni.

Caro bambino mio, la vita ci ha separati quando avevi solo dieci anni per vari motivi che vorrei spiegarti guardandoti negli occhi. Ricordo, eri bellissimo e mi divertivo tantissimo giocando insieme, facendoti disegni e andando al parco giochi. Ricordo molto bene l’emozione che ho provato quando Dio ti ha concesso di vedere per la prima volta la luce, io ero presente quando sei nato e dopo nel confortare la mamma; ti guardavo incredulo mentre piangevi e non avevo il coraggio di prenderti tra le mani per il timore di farti male; solo in seguito ho trovato la forza di accarezzarti, e con tutta la dolcezza del mondo mi sono avvicinato al tuo minuscolo faccino dandoti un bacio sulla fronte, mentre sentivo dentro me sciogliersi tutta la tensione causata da quella lunga attesa.

Dopo aver vissuto intensamente la gioia della tua nascita, ho fatto rientro a casa, ad affrontare la prima notte in solitudine, perso nei miei pensieri. Tra una sigaretta e l’altra fumata sul balcone, mettevo in ordine il tuo lettino nuovo, guardando che non ci fosse nessuna piega fuori posto, che tutto fosse in ordine pronto ad accoglierti. Ho riposato solo un paio d’ore e al mio risveglio sono corso da te e dalla mamma.

Così è cominciato il nostro cammino di vita, io padre e tu figlio. Tutti i giorni ti penso e non perdo occasione per parlare di te con qualche compagno che, bene o male, si trova nella mia stessa situazione. Mi rendo conto, però, che il mio ricordo è fermo al tempo in cui eri il mio bambino, mentre ora sei un uomo a cui non devo fare più i disegni che ti facevo quando eri piccolo. Adesso immagino che potremmo parlare dei tuoi progetti futuri, di donne, auto, ma soprattutto dei tuoi impegni sportivi, perché ora sei uno sportivo internazionale.

Dimmi, figlio mio, come sei ora? Hai la barba e i capelli sono lunghi come i miei, sei fidanzato? Caro Nicolò, non voglio credere che tutto il nostro rapporto si concluda nell’emozionante ricordo dei tuoi primi anni di vita. Il mio unico desiderio è poterti riabbracciare e vedere l’uomo che nel frattempo sei diventato, anche se non nego che gli anni di detenzione che dovrò fare sono ancora molti. Il mio unico dolore è che, se un giorno il nostro rapporto riprenderà, io sarò diventato vecchio lontano da te; e nel frattempo lotto per andare avanti, lascio aperta la porta della speranza affinché ci possiamo nuovamente incontrare in un tempo non molto lontano.

Il tuo papy, come mi chiamavi tu, che ti vuole un mondo di bene.

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Dentro il carcere, ma non fuori dal mondo

Mi chiamo Rosario Romeo, sono detenuto e faccio parte del Gruppo della Trasgressione di Bollate. Desidero dare un mio contributo riguardo alla lettera che Vito Cosco ha scritto e poi letto all’incontro collettivo fra i detenuti del gruppo di Opera e i loro familiari.

La lettera, resa pubblica dal dott. Aparo, è stata ripresa da alcuni organi di informazione, che hanno però proposto ai lettori o ai telespettatori una visione, a mio giudizio, errata delle cose. Io non credo che con quella lettera Vito Cosco punti a benefici o a sconti di pena; se avesse voluto dissociarsi dai coimputati, avrebbe dovuto farlo durante i tre gradi di giudizio. Adesso, un pentimento allo scopo di ottenere benefici sarebbe inutile.

Vorrei anche commentare quanto ci è stato riferito sull’incontro con i familiari. Abbiamo saputo dal dott. Aparo che all’incontro erano presenti anche la moglie e i figli di Vito Cosco. Da quanto ho capito, Vito Cosco ha ammesso per la prima volta, e dopo quasi 10 anni di carcere, le proprie responsabilità davanti ai propri figli e ha criticato senza mezzi termini il proprio operato.

Io credo che questa lettera sia un punto di partenza per potersi avvicinare soprattutto al figlio più piccolo, che (è stato detto) non era a conoscenza dei veri motivi per cui il padre è stato condannato all’ergastolo. Adesso il figlio di Vito è un adolescente e il padre capisce che non può continuare a mentire sulle proprie responsabilità; anzi, Vito Cosco sa, come qualsiasi detenuto con un po’ di cervello, che, per potersi riprendere la propria pericolante funzione di padre, deve avviare col figlio una comunicazione sincera e non più superficiale ed elusiva, come peraltro gran parte dei detenuti fa con i propri figli.

Se anche può essere vero che tante volte i detenuti cominciano a frequentare il gruppo con la speranza di ottenere qualche beneficio (uscite per eventi vari, una bella relazione o addirittura un posto di lavoro), bisogna riconoscere che chi frequenta il Gruppo della Trasgressione, sulla distanza, è costretto a confrontarsi (e finisce per essere contento di farlo) con situazioni che favoriscono riflessioni e autocritiche, che diventano nel tempo sempre più sincere e profonde e che coinvolgono anche detenuti giunti al gruppo per altri scopi.

Credo che ciò che è successo al Gruppo della Trasgressione di Opera debba essere inquadrato in relazione a quello di cui hanno bisogno i detenuti per non sentirsi definitivamente fuori dal mondo, oltre che lungodegenti chiusi dentro le mura del carcere. Le cose di cui parlano i telegiornali che ho visto sono buone solo a stuzzicare appetiti insani.

Rosario Romeo e Angelo Aparo

Romeo Rosario

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Manca il pulsante rosso

di Vito Cosco, detenuto con la pena dell’ergastolo,
assistito per l’italiano e per la composizione del testo
da Alfredo Sole,
a sua volta detenuto in ergastolo.

Si può vivere una vita intera e giungere alla fine senza quasi avere rimpianti oppure, come nel mio caso, la fine del nostro ciclo vitale arriva a tutta velocità come una locomotiva impazzita che travolge tutto.

Oggi è facile avere rimpianti e potrebbe sembrare poco credibile o anche ingiustificabile averne dopo così poco tempo. Non ho giustificazioni per quello che ho fatto. Cosa potrebbe mai alleviare il dolore della famiglia della vittima?

Potrei raccontare la solita novella… sono cresciuto in un ambiente con valori sbagliati… che li spacciava per uniche verità. Potrei dire di non avere avuto scelta, di non avere potuto intraprendere una via diversa da quella che ho invece seguito…

Non è questa la visione che vorrei dare di me oggi. Vorrei poter comunicare quel che sento veramente dentro la mia anima, ma forse non conosco ancora le parole giuste per poterlo fare.

Ho un fratello più piccolo di me che commise un grave delitto e, a cose già fatte, coinvolse anche me. Mi chiedo come ho potuto oltraggiare un corpo ormai senza vita. Non ho parole e forse è ancora presto per chiedere perdono.

Lo vorrei, lo sento con tutto il mio cuore, lo sento fin dentro le mie ossa, ma sono consapevole di quest’orribile delitto. Ho bisogno di sentire il disprezzo degli altri, della sua famiglia e, se esiste un Al di là, ho bisogno che la vittima continui a disprezzarmi per non aver fatto nulla per fermare quella follia.

Sì, non riesco a perdonarmi e non credo che ci sia una pena che io possa pagare per alleviare il dolore causato. Sono consapevole di meritare questa mia non vita, so che vivrò ancora per molto tempo in compagnia dei miei fantasmi.

Oggi ho capito! I miei valori sono cambiati e cambiati sono i miei pensieri. Vorrei che ci fosse un grosso pulsante rosso da poter pigiare e, all’improvviso, il mondo che va all’indietro, all’indietro fino a quel maledetto momento, quando avrei potuto capire, rifiutarmi e, forse, se più attento e partecipe della vita familiare, comprendere quello che stava accadendo e fermarlo.

Non posso farlo, non c’è quel “pulsante rosso”, non posso cambiare il passato. Nessuno può!

Io sono qui, davanti a voi, con una consapevolezza che neanche immaginavo che un essere umano potesse raggiungere nella sua intera esistenza, invece, eccomi a smentire me stesso, i miei pensieri di una volta.

Cos’altro potrei aggiungere? Posso solo dire: eccomi, conoscete la mia storia adesso, conoscete anche me, e di me fate quello che volete.

La verità è che io sono morto poco meno di dieci anni fa, insieme alla vittima, ma ancora non lo sapevo. Adesso lo so e sono pronto ad accettare qualunque cosa il destino mi riservi o, meglio dire, ciò che gli uomini vorranno per me.

 


 

Nota di Angelo Aparo su una vicenda terribile e un’attività impegnativa

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Il Gruppo della Trasgressione

di Jacopo Galasso e Angelo Aparo

L’Associazione Trasgressione.net, fondata più di vent’anni fa dal dottor Angelo Aparo, è formata da persone con alle spalle storie di vita diverse, ma accomunate da un unico obiettivo: studiare l’essere umano, con una attenzione particolare verso colui che, arrivando dal degrado, semina nel suo percorso altrettanto degrado, abuso e morte. Lo studio è rivolto anche al tempo che queste persone spendono all’interno del carcere e al come potranno impiegare questo tempo una volta che le porte della società si apriranno.

Questo obiettivo viene perseguito attraverso una sinergia tra psicologi, detenuti e studenti; ma anche familiari di vittime, giuristi, medici e comuni cittadini, i quali settimanalmente si riuniscono negli istituti penitenziari di Opera, Bollate e San Vittore.

Il lavoro svolto all’interno del Gruppo non va inteso nel senso del classico sostegno psicologico rivolto al detenuto ma come studio delle condizioni emotive e ambientali che spingono l’uomo alla voracità di potere e al successivo cambiamento. 

In merito al concetto di potere va ricordato il convegno del 21 novembre 2018 tenuto all’interno della Casa di Reclusione di Opera (Percorsi e derive del potere), dove il Gruppo ha potuto confrontarsi con personaggi illustri, quali Paolo Finzi (direttore della rivista anarchica “A”), Lella Costa, Dori Ghezzi, Amerigo Fusco e Roberto Cornelli (docente di criminologia dell’Università Milano Bicocca).  

Questo lavoro non resta isolato all’interno degli istituti di pena ma si diffonde e si concretizza anche all’esterno del carcere, dove i detenuti del Gruppo testimoniano il loro percorso, promuovono la legalità e la sensibilizzazione; prevengono le dipendenze e il bullismo; il tutto attraverso una serie di eventi con cornici diverse.

Il 26 novembre presso il Teatro De Sica di Peschiera Borromeo sono state interpretate dalla band del gruppo, la Trsg.band, diverse canzoni di Fabrizio De André. Le canzoni erano intervallate da considerazioni da parte di detenuti del carcere di Opera, ex detenuti e figure istituzionali su alcuni dei temi che uniscono il mondo di Fabrizio De André con quello del Gruppo della Trasgressione: l’abuso, il potere, il riconoscimento dell’Altro, il rapporto con l’autorità e le microscelte che portano l’individuo ad operare sul mondo ciò che si è seminato.

Un’altra serie di incontri che ha coinvolto il Gruppo prendono il nome de “Lo Strappo”, fra i più recenti quelli a Piacenza (29 gennaio) e a Novara (25 febbraio). Lo Strappo è un progetto nato dall’incontro di persone diverse ma complementari per le finalità e rivolto soprattutto alle scuole medie di secondo grado. Obiettivo principale è l’educazione alla complessità e alla cittadinanza, partendo da una domanda precisa: cosa succede a tutti i soggetti coinvolti quando viene commesso un reato? Le figure professionali che partecipano al progetto gravitano attorno al mondo della giustizia: magistrati, avvocati, giudici, psicologi, educatori, giornalisti, polizia penitenziaria, amministrazione carceraria. Tuttavia, le riflessioni più illuminanti sembrano venir fuori proprio dall’incontro paritetico dei protagonisti più coinvolti: i familiari di vittime e i rei, i quali dopo un lungo lavoro di conoscenza, introspezione, superamento del giudizio e del rancore, accettazione, apertura verso l’Altro e il suo dolore, recupero della coscienza esiliata e obnubilata, costruiscono una parentela, una prossimità. Un mutuo soccorso che può abbattere i muri più alti, quelli della mente.

Infine il Gruppo della Trasgressione tenta di consegnare i propri approfondimenti sulla legalità e la responsabilità agli adolescenti nelle scuole superiori: luoghi dove non sono rari atti di bullismo e dipendenze. Gli ultimi incontri di quest’anno, svolti presso l’Istituto Piamarta di Milano, sono stati decisamente proficui. Infatti hanno permesso ai detenuti del carcere di Opera di ascoltare e confrontarsi con gli studenti e di aiutarli a riflettere criticamente sulle loro fragilità, interne ed esterne all’ambiente scolastico.

Uno strumento importante di cui il gruppo si serve è il mito di Sisifo che, costruito anno dopo anno al tavolo del Gruppo della Trasgressione, consente ai detenuti di rappresentare, attraverso i dialoghi fra i vari personaggi, temi quali: l’arroganza, la seduzione, il rapporto difficle con l’autorità e quindi il rapporto genitori-figli; insomma i nodi problematici che vivono gli individui più a rischio.

Gli incontri in carcere e a scuola con i detenuti hanno consentito agli studenti di analizzare e comprendere meglio le storie dei detenuti del Gruppo e ogni singolo personaggio del mito, così da poterli riprodurre a loro volta. Infatti, la giornata conclusiva all’Istituto scolastico Piamarta, ha visto questa volta gli studenti nei panni dei personaggi del mito di Sisifo. 

In conclusione va anche evidenziato che l’Associazione viene affiancata dalla Cooperativa Trasgressione.net il cui obiettivo è il reinserimento socio-lavorativo del detenuto. Grazie al Lavoro esterno (art. 21), i detenuti hanno la possibilità di uscire dal carcere per svolgere attività lavorative oppure frequentare corsi di formazione professionale. Le difficoltà che queste persone incontrano durante o dopo avere scontato la pena non sono poche. Per questo motivo la Cooperativa le affianca permettendo loro di svolgere una serie di lavori, quali la consegna di frutta e verdura a bar, ristoranti e a gruppi di consumatori associati, bancarelle rionali con gli stessi prodotti (mercato di viale Papiniano, di Peschiera Borromeo), il restauro di beni artistici, lavori di manutenzione e di piccola ristrutturazione.

Progettare e lavorare con chi ha commesso reati giova al bene collettivo e alla conoscenza dei percorsi devianti più della pena che il condannato sconta in carcere. (A. Aparo)

Il coro Zenzero a Opera

Il coro Zenzero a Opera
 di Mauro Penacca

Casa di reclusione di Milano-Opera:
Concerto con il Coro Zenzero per i detenuti del carcere.

Come spesso succede, ti presenti a fare un concerto pensando di regalare emozioni. Poi i detenuti cominciano a raccontare il loro passato e il lungo percorso di riflessione che li ha portati prendere coscienza dei loro sbagli.
Molti sono ergastolani. Raccontano di aver ucciso una, due, molte persone.

E tu ascolti, ascolti, ascolti e non puoi impedire che le loro testimonianze entrino dentro di te.

Esci dal concerto confuso, stravolto.
È chiaro che non sei più lo stesso…
E pensi: ma se io fossi il papà di un figlio che ha perso la vita a causa loro?
E se fossi il papà di uno di loro?
E se fossi il figlio di uno di loro?

Uscendo, un agente di polizia penitenziaria mi ha detto che per permettere questo concerto molti agenti erano in servizio dalle 8.00 del mattino (erano le 22.30).

Gli ho chiesto: “perché lo fate?”
La risposta è stata : “qualcuno dovrà pur crederci….”

È in questi momenti che capisci l’umanità del paese dove vivi. È in queste esperienze nascoste al grande pubblico che riconosci l’orgoglio, l’umanità e la grandezza del tuo Paese.❤

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La locandina dell’evento