IL GRUPPO DELLA TRASGRESSIONE E LA RISCOPERTA DELL’UMANO
Relazione corale degli studenti dell’Istituto Leone Dehon di Monza
“Ho capito che dietro ogni errore c’è una storia, e che capire non significa giustificare, ma essere più consapevoli. Questa consapevolezza è fondamentale per costruire un mondo più giusto.“
Tommaso e Giovanni
ANALISI DEI TEMI COMUNI E DELLE RIFLESSIONI INDIVIDUALI DEGLI STUDENTI
Il percorso educativo e umano svolto attraverso gli incontri con il Gruppo della Trasgressione, guidato dal Dott. Juri Aparo, ha lasciato una traccia profonda nella coscienza degli studenti. Dall’analisi dei loro elaborati emerge un mosaico di riflessioni che spaziano dalla psicologia individuale alla sociologia della pena, unite da un comune desiderio di comprendere la complessità del male e la possibilità del riscatto.
- L’EVOLUZIONE DEL PENSIERO: DALLA DIFFIDENZA ALL’EMPATIA
Un elemento ricorrente in quasi tutti gli scritti è la confessione di un pregiudizio iniziale.
- Lo scetticismo: Molti studenti hanno ammesso di aver iniziato il percorso con scetticismo, dubitando che persone che hanno compiuto crimini gravi potessero trasmettere messaggi validi o cambiare realmente.
- La decostruzione delle etichette: L’incontro fisico ha rotto l’immagine astratta del “criminale”. Carlotta sottolinea come i detenuti abbiano mostrato un “senso di umanità” inaspettato, mentre Leonardo ha compiuto un’analisi ancora più profonda, invitando a riflettere su chi siano i “buoni”: il fatto di non aver violato il codice penale non ci rende necessariamente migliori di chi lo ha fatto, poiché la trasgressione e la meschinità possono abitare in chiunque.
- LE “RADICI DELLA DEVIANZA”: COMPLESSITÀ CONTRO SEMPLIFICAZIONE
Il concetto di “radice” è centrale in tutti gli elaborati. Nessun reato nasce nel vuoto; è sempre il frutto di un terreno specifico.
- Il peso del contesto (Fattori Ambientali): Arianna e Giovanni evidenziano come la mancanza di affetto, la normalizzazione dell’illegalità in famiglia e la vita in quartieri degradati agiscano come binari che instradano verso il crimine.
- Il bisogno di riconoscimento (fattori personali): Molti ragazzi sono rimasti colpiti dalla storia di Antonio (vittima di bullismo) o di Ignazio. Gioia nota come la devianza sia spesso un modo distorto per colmare un senso di vuoto, di solitudine o un bisogno disperato di essere “visti” e rispettati dagli altri.
- La perdita di sé: Lorenzo riflette sulla tragica testimonianza di chi, a causa delle droghe e della vita deviante, ha perso persino la memoria della propria esistenza, definendola una vera e propria “perdita di sé”.
- LA RESPONSABILITÀ INDIVIDUALE E IL VALORE DEL GRUPPO
Nonostante l’enfasi sulle cause esterne, emerge con forza il tema della responsabilità.
- Senza scuse: Gli studenti sono rimasti sorpresi dal fatto che i detenuti non cercassero giustificazioni, ma parlassero apertamente delle proprie colpe.
- Il cambiamento come processo: Il lavoro del Gruppo della Trasgressione è visto come un percorso faticoso di “guarigione delle ferite” (Arianna R.). La trasformazione non è magica, ma passa per la sofferenza di riconoscere il dolore causato alle vittime. Per molti detenuti, la motivazione principale è stata il desiderio di essere genitori migliori, per evitare che i figli ripetessero i loro stessi errori.
- IL SISTEMA CARCERARIO E LA PREVENZIONE SOCIALE
L’esperienza ha spinto gli studenti a mettere in discussione il concetto di giustizia puramente punitiva.
- Carcere Rieducativo: Edoardo e Tommaso sostengono che la semplice reclusione porti spesso alla recidiva. Il carcere deve essere un luogo di crescita, un’opportunità per riflettere sulle proprie azioni, altrimenti rimane solo uno spazio di isolamento sterile.
- Il ruolo della Scuola e della Famiglia: La prevenzione viene indicata come l’unica vera soluzione. È necessario intervenire quando i problemi sono “piccoli”, offrendo ai giovani ascolto e punti di riferimento solidi che evitino il fascino dei miti negativi.
- CONCLUSIONI: LA “COGNIZIONE” DEL GIOVANE CITTADINO
In sintesi, i lavori dimostrano che questa esperienza ha trasformato la visione degli studenti da “opinione” (spesso basata sul sentito dire) a “cognizione” (basata sulla conoscenza diretta).
- Sospensione del giudizio: La lezione finale è che “in assenza di conoscenza non può esistere giudizio”.
- Impegno Civico: Gli studenti concludono sentendo la responsabilità di non essere indifferenti. Essere cittadini consapevoli significa oggi saper guardare oltre le apparenze, comprendere la complessità delle storie umane e promuovere una cultura dell’inclusione invece che dell’esclusione.
Cristina Roccatagliata
Le riflessioni degli studenti sono la prova dell’utilità individuale e sociale degli incontri tra il Gruppo della Trasgressione e le scolaresche. Non ne dubitavo, ma leggere i loro scritti uniti a patchwork da un intervento dell’insegnante che ne ha potenziato il valore mi ha emozionato e mi spinge a continuare su questi sentieri di interazione.