C’era un avvocato in un bar che ad un certo punto, discutendo sulle sorti del mondo, ha detto:”ci vorrebbe più umanità!”. Sappiamo tutti che è un modo di dire piuttosto comune e tutti abbiamo in mente delle immagini ben precise quando lo sentiamo dire.
Si, è vero che l’essere umano è capace di contemplare dimensioni più elevate di se stesso ma sappiamo anche che è altrettanto capace di cose ben lontane dall’essere edificanti. E allora verrebbe da obiettare che va bene l’umanità, ma in effetti dovremmo considerare bene di cosa è fatta questa umanità e di come essa si possa sviluppare in un modo piuttosto che in un’altro.
Ho immaginato per un attimo un alieno passare dal pianeta che abitiamo: sorvolando qua e là vedrebbe società e nazioni piuttosto complesse ed estese ma anche terribili guerre e aree di caos e violenza. Vedrebbe, sempre l’alieno, situazioni in cui l’autorità si impegna a costruire cooperazione e comprensione reciproca e altri contesti dove invece l’autorità ha dato luogo a un abisso di potere nel quale l’unico modo per sopravvivere è la violenza e la distruzione dell’altro.
E quindi, cosa guida davvero le nostre scelte morali? Personalmente, ritengo che nessuno degli interventi di oggi sia stato pessimista, anzi, l’impressione vivida che ho avuto è stata di bellezza, di ricchezza di sfaccettature dell’esperienza umana.
Un insegnante di religione ha ragionato su come la coscienza sia la chiave di tutto e di come essa possa consentire di avere una visione ordinata del mondo e forse di intuire l’esistenza di Dio.
Una collega ha fatto riferimento alla funzione della società come ambiente dove l’individuo, se compreso e valorizzato, riesce a costruirsi uno spessore e quindi una condotta che consolidi la sua caratura morale.
Nella mia visione, forse un po’ terra-terra, mi sembra che abbiamo già abbastanza problemi e che sarebbe meglio tentare di non fare altri danni, perché conviviamo nella stessa barca ed è meglio cercare di collaborare. Possiamo affrontare le nostre pulsioni aggressive, possiamo essere morali.
Un intervento illuminante è stato quello di due ex detenuti del Gruppo della Trasgressione, mi sta dando davvero tanto da riflettere: per qualcuno che ha vissuto la violenza, per qualcuno che l’ha attivamente utilizzata nella sua routine, per chi ha compiuto crimini e ha deciso di cambiare vita e affrontare un percorso di rinascita e di riscatto, i valori morali e spirituali sono a tutti gli effetti ciò che ha consentito di creare profondità da una parte e cambiamento dall’altra. I valori morali e spirituali non sono forma vuota, sono materia viva che viene esperita nella sensibilità delle persone.
Si è per esempio fatto riferimento alla legge: l’esistenza di una legge non impedisce ad un delinquente di agire; è invece l’interiorizzazione del senso di giustizia che ci permette di comprendere la legge e rispettarla; di trasformare un elenco di precetti in un’esperienza di vita sensata.
Penso che sia normale che ognuno trovi la sua strada verso un modo di agire morale, che sia la fede o il credere in un’umanità in grado di migliorare col tempo, credo che uno spessore morale possa essere costruito in diversi modi, diverse visioni per così dire, e credo che tutto ciò ci accomuni piuttosto che dividerci.
Matteo Arcuri