Il principio di un rovesciamento

Rocco Ferrara

Da almeno due anni faccio parte di un gruppo denominato “Gruppo della Trasgressione“. Il nome è singolare, perché ha un significato opposto a ciò che facciamo. Durante gli incontri tra noi detenuti e un gruppo esterno di studenti e comuni cittadini trattiamo temi sociali come bullismo, devianza, tossicodipendenza, conflitti genitori-figli e molto altro ancora.

Mi sento fortunato di frequentare questo gruppo, che mi ha dato la possibilità di vivere il carcere da un punto di vista diverso. Coordinati dal dott. Aparo, esperto in materia di psicoterapia, gli incontri con gli studenti esterni favoriscono il confronto delle idee. I detenuti si sentono accettati e tutto questo apre un varco a un nuovo modello di detenzione, che sino a qualche tempo fa ce lo sognavamo.

L’appuntamento di oggi coinvolge i familiari dei detenuti, che affronteranno in un faccia a faccia i figli, nipoti o parenti, dei quali si vuole capire come hanno fatto a scegliere una vita rovinosa che ha danneggiato loro e coinvolto nella sofferenza anche le famiglie. Mi chiedo cosa possa venir fuori da questo confronto dentro le mura di un penitenziario dove saranno presenti anche operatori del settore, agenti e dirigenti. Direi che è il principio di un rovesciamento di un sistema di cui si è parlato tanto, ma che adesso viene attuato veramente, puntando a un recupero più energico nei confronti di soggetti che nutrono un serio desiderio del cambiamento.

 

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