Prendimi le mani

Ripenso alle urla e al bisogno di avere accanto a te un uomo che ti desse quella serenità promessa e mai mantenuta. I tuoi occhi scrivevano e disegnavano tutto ma ero cieco, forse accecato dalla mediocrità che mi invadeva i sentimenti e polverizzava la mia umanità.

Oggi, la consapevolezza di ciò mi procura un dolore forse paragonabile al tuo, sommerso dalla solitudine. Ma proprio questo dolore, sentito nel mio intimo, mi permette di riconsegnarmi a te, desertificato dal male e nutrito di te che negli anni hai saputo mantenere la rotta e indirizzarmi, uomo a te.

I dolori non si possono estinguere, ma possiamo, oggi, insieme modellarli con la complicità dei nostri occhi.

Non solo sguardi, niente più silenzi…
Prendimi le mani e guidami

Roberto Cannavò

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Un commento su “Prendimi le mani”

  1. Poetico ed essenziale, perché scritto con l’inchiostro del cuore e il pennino della sofferenza. E’ la supplica di un essere umano che si consegna ad un altro in nome della comune sofferenza* e dell’intimo desiderio di porre fine al tormento, perché in questa vita deve esserci un limite a tutto, anche al dolore.
    Prendimi le mani e parlami, in nome di quell’amore che per troppo tempo ci è mancato.
    Usa quelle poche parole che compongono la lingua del cuore, perché il vocabolario dell’amore conosce solo poche, pochissime parole.

    complimenti.
    * simpatia; dal greco sympatheia = patire insieme

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