Ritorno dal nulla

Inizialmente, i miei atteggiamenti e stati d’animo erano dovuti a situazioni che non mi piacevano. L’arroganza ha iniziato a manifestarsi quando, senza il mio volere, mi portavano a casa di mia nonna, dove c’erano regole da rispettare diverse da quelle a casa dei miei. Ricordo che non accettavo i suoi rimproveri, non la riconoscevo come sostituto dei miei genitori.

Era una donna molto autoritaria: le cose, o si facevano come diceva lei oppure si arrivava a uno scontro senza mai dei chiarimenti. Per me ha fatto tanti sacrifici, ma credo che il mio rapporto difficile con lei non è stato solo per colpa mia. Negli anni di scuola, quando c’erano gli incontri genitori-professori, mi ritrovavo spesso senza nessuno, tranne qualche volta quando veniva lei; questo mi faceva sentire diverso, inferiore, emarginato.

Con il tempo ho iniziato a convivere con quel disagio, alzando dei muri per non sentire più nulla. Ho iniziato a fregarmene di tutti e a pensare di poter fare quello che volevo senza dar conto a nessuno. Col tempo questo è diventato naturale, ti abitui a vivere così e non ti accorgi della tua trasformazione. La tua coscienza qualche volta ti manda segnali, ma non l’ascolti, non ti ascolti, non ascolti nessuno.

Per ottenere il riconoscimento di cui avevo bisogno ho iniziato a superare i limiti morali senza averne diritto. Così mi sono trovato imprigionato in un malessere costante. A quel punto, l’unica cosa che fai è cercare giustificazioni, le trovi usando droghe e alcol mentre l’arroganza e l’indifferenza diventano il tuo stile di vita.

La droga ha avuto un ruolo importante nella mia vita sin da piccolo, la vedevo usare in casa mia ed era normale; mia mamma è morta di overdose giovanissima mentre mio padre ne ha fatto uso per molti anni.

Ho iniziato ad usarla per far sentire a mio padre come mi sentivo io nel vedere lui. Ogni giorno morivo per stare vivo, penso che lo sballo non sia nient’altro che scappare dalla realtà, dai problemi o dal semplice fatto che non ti senti all’altezza di quello che ti circonda, hai paura di guardarti dentro e non vuoi sentire il tuo dolore. Ogni giorno è sempre la stessa cosa, ti fai schifo, ti senti una merda, ma non sai come uscirne, non sai e non vuoi vedere oltre a quel malessere da dove non è facile uscire.

Devi scavarti dentro, toccarti l’anima e sentire la tua coscienza ma soprattutto chiedere aiuto senza aver paura di essere giudicato. Solo così puoi realmente vivere la tua vita.

Oggi voglio essere, non avere. È faticoso dopo aver vissuto una vita credendoti un eletto ma è possibile iniziare ad ascoltare la tua coscienza, che ti indica la strada da prendere, che ti porta a casa se la vuoi trovare. Tenerti dentro le tue paranoie e i tuoi stati d’animo non serve a niente e tutte le volte che l’ho fatto mi sono sentito male, sprofondando sempre di più.

Invece bisogna tirare fuori tutto e dissipare la nebbia, solo così si possono vedere i colori che ti circondano. Bisogna prendersi le proprie responsabilità e non scaricarle sugli altri, così facendo si prende in mano la propria vita.

Oggi, con la consapevolezza di quello che è stato, piuttosto che isolarmi e rimanere chiuso nel mio buio, ho deciso di uscire dall’oscurità e di dare un senso alla mia vita. Che strana la vita! Ho iniziato a sentirmi libero qui dentro, cosa che mi permette di migliorare ogni giorno che passa, dando del tempo alla società dopo tutto quello che le ho tolto.

Nella mia vita ho fatto tanti errori, ma può succedere che un giorno mi ricorderanno per quello che sono oggi e non per quello che ho fatto in passato.

Cristian Silvagna

I Sentieri dell’arroganza

 

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