Negli ultimi mesi abbiamo avuto modo di incontrare il Gruppo della Trasgressione in diversi momenti di testimonianza e riflessione. Associazione e cooperativa, fondate dal dott. Aparo, operano nelle carceri di San Vittore, Bollate e Opera dal 1997, lavorando sulla percezione che ha di se stesso chi commette reati e cercando di trovare la radice dei comportamenti devianti. I detenuti si impegnano insieme a volontari, studenti ed esperti, portando la loro riflessione nelle scuole e nella società al di fuori del carcere, mettendosi in gioco e riscoprendo la possibilità di prendersi delle responsabilità.
Noi abbiamo incontrato carcerati ed ex carcerati accompagnati dal dott. Aparo. Per esempio ci ha parlato di sé Ignazio, che rivendeva parti di auto rubate, e Antonio che, bullizzato da bambino, è caduto in una spirale di violenza divenendo violento egli stesso. Nelle loro voci si sentiva chiaramente il bisogno forte di raccontare la loro esperienza e anche in parte una ricerca di approvazione del loro percorso da parte nostra, cosa che poi però era gestita bene e riequilibrata da Aparo.
Prima dell’incontro ritenevo implicita nell’essere umano la possibilità di devianza, dipendente da circostanze e opportunità oltre che da una seppur minima influenza di tendenze personali. Ho sempre avuto una buona dose di empatia che mi spinge a trattare tutti da essere umani a prescindere da quello che sia stato il loro percorso di vita. L’incontro con il Gruppo della Trasgressione ha confermato in me queste convinzioni.
All’origine delle storie di criminalità che abbiamo incontrato sono emersi fattori ambientali e principalmente familiari. La nostra docente si è concentrata principalmente sull’adolescenza come momento critico di possibile devianza, ma dalle testimonianze è emersa forse di più l’importanza delle esperienze della prima infanzia. Tali esperienze però sono sempre venute a estremizzarsi manifestandosi con violenza nell’età dell’adolescenza. Ritengo che questo avvenga perché una prima infanzia difficile crei delle basi traballanti su cui diventa poi difficile costruire una identità personale equilibrata, cosa che si concretizza proprio nell’adolescenza attraverso una fase delicatissima che rimette tutto in discussione.
Ciò che ha aiutato a cambiare alcune delle persone che abbiamo incontrato mi sembra essere stata principalmente la consapevolezza che, anche se a portarli al momento decisivo in cui hanno preso la strada sbagliata sono state situazioni circostanziali, ambientali e famigliari complicate e dolorose, la strada sbagliata l’hanno presa loro, con una scelta di cui hanno capito di essere responsabili.
Per cambiare ci voleva la consapevolezza personale di una parte di colpa che andava affrontata. A partire da tale presa di coscienza, è stato possibile un percorso di reintegrazione grazie quindi ad una reale assunzione di responsabilità.
Non posso dire che questo incontro abbia cambiato il mio modo di vedere le cose, ma piuttosto che abbia reso più forti e motivate idee che già facevano parte del mio bagaglio personale. Ho molto apprezzato e ho chiarito meglio in me il concetto di responsabilità personale a prescindere dal percorso di vita.
Proprio per questo confermo l’importanza di comprendere quel percorso di vita che porta alle scelte sbagliate, per poter fare tutto il possibile per evitare le situazioni e il degrado che può portare a comportamenti devianti.
Solo ragionare sulle cose e porti domande può aiutare i giovani a non lasciarsi travolgere dai comportamenti sbagliati. In questo la Scuola dovrebbe aver un ruolo importantissimo, monitorando le situazioni di rischio e offrendo ai ragazzi la possibilità di confrontarsi e dialogare, di non sentirsi soli nel mare della ricerca di se stessi. Credo che lo Stato stesso abbia il dovere di realizzare condizioni sociali utili a prevenire le circostanze che possono portare alla devianza. In questo hanno sicuramente un grande ruolo anche la scuola, la famiglia e la società intera, insomma tutte le agenzie di socializzazione.
Per me in particolare, come cittadino, ritengo sia fondamentale la partecipazione politica, come fare pressione per migliorare la situazione delle carceri, perché siano creati percorsi simili a quello proposto dal Gruppo della Trasgressione in tutte le carceri italiane.
Percorsi della Devianza e Trame di Libertà – La Riscoperta dell’Umano
Arianna L.