Il sarto del villaggio

Una volta il sarto del villaggio, zoppo e paralitico, venne a lavorare da Màrja Semjònovna. Doveva rivoltare un giubbetto per il vecchio e ricoprire di panno una mezza pelliccia che Màrja Semjònovna metteva l’inverno per andare al mercato.

Questo sarto zoppo era un uomo intelligente e osservatore, per il suo mestiere aveva conosciuto molta gente e a cagione del suo difetto stava sempre seduto e perciò era portato alla meditazione. Essendo stato una settimana in casa di Màrja Semjònova, fu assai edificato della sua vita.

✏️ Lev Tòlstoj, Denaro falso (parte prima cap. XVI), negli anni 1904-1905

🎨  III liceo socio economico (B. Melzi, Legnano), 16 aprile 2025 – leggi la loro descrizione del personaggio

[8. “Ti è capitato di incontrare una persona che, come Màrja o il sarto, ha rappresentato per te un «giro di boa»?]

I personaggi di Denaro Falso

Màrja Semjònovna

Il giorno dopo andò di nuovo in città, e per la strada udì le parole scambiate fra Màrja Semjònovna e il maestro. Lo sguardo di lei lo spaventò, ma tuttavia decise d’introdursi in casa della donna e di prendere il denaro che ella aveva riscosso. Di notte ruppe la serratura ed entrò in casa. Prima a udire il rumore fu la figlia minore, maritata. Ella si mise a urlare, e Stjepàn subito l’uccise. Il cognato si svegliò e si azzuffò con lui. Afferrò Stjepàn alla gola e lottò a lungo, ma Stjepàn era il più forte. E, avendola finita col cognato, Stjepàn sconvolto, eccitato dalla lotta, passò dietro al tramezzo. Dietro al tramezzo era sdraiata nel letto Màrja Semjònovna e, sollevandosi su, guardò Stjepàn coi suoi dolci occhi spaventati e si segnò. Il suo sguardo di nuovo atterrì Stjepàn. Egli abbassò lo sguardo.

— Dov’è il denaro? — disse, senz’alzar gli occhi.

Ella taceva.

— Dov’è il denaro? — disse Stjepàn, mostrandole il coltello.

— Che fai? Si può fare una cosa simile? — disse lei.

— Certo che si può.

✏️ Lev Tòlstoj, Denaro falso (parte prima cap. XXIII), negli anni 1904-1905

🎨  IV G liceo scientifico (Einstein, Milano), 3 aprile 2025 – leggi la loro descrizione del personaggio

[7. “In che senso e perché è così importante «essere riconosciuti»?” – to be continued]

I personaggi di Denaro Falso

Stjepàn Pelaghèjuskin

Condussero Ivàn Mirònov e si misero a interrogarlo. Stjepàn Pelaghèjuskin, un contadino alto, un po’ curvo, dalle lunghe mani, con un naso aquilino e un’espressione cupa nel viso, cominciò per primo a interrogarlo. Stjepàn era un contadino senza famiglia, che aveva fatto il suo servizio militare. Appena s’era separato dal padre e cominciava a stabilirsi per conto suo, gli avevano rubato il cavallo. Dopo aver lavorato due anni nelle miniere, Stjepàn era riuscito a comprarsi altri due cavalli. Glieli avevano portati via tutti e due.

— Di’, dove sono i miei cavalli? — disse Stjepàn, impallidendo dalla rabbia, e fissando lo sguardo cupo ora in terra, ora nel viso d’Ivàn Mirònov.

Ivàn Mirònov negò. Allora Stjepàn lo colpì in viso e gli schiacciò il naso, da cui si mise a colare il sangue.

— Parla o t’ammazzo!

✏️ Lev Tòlstoj, Denaro falso (parte prima cap. XIV), negli anni 1904-1905

🎨  V istituto professionale per la sanità e l’assistenza sociale (B. Melzi, Legnano), 26 marzo 2025 – leggi la loro descrizione del personaggio

[6. “Nella tua classe ci sono stati episodi o occasioni tali da favorire «uno stile deviante»?” – to be continued]

 

I personaggi di Denaro Falso

Ivàn Mirònov

Difatti, Jevghènij Michàjlovic aveva dato la cedola in pagamento delle legna al contadino Ivàn Mirònov.

Ivàn Mirònov faceva commercio delle legna a questo modo: ne comprava una sàzegn ai depositi, la portava a vendere per la città, facendone cinque parti, e ogni parte la vendeva per il prezzo che a lui costava un quarto di sàzegn preso al deposito. In quel giorno disgraziato per Ivàn Mirònov, la mattina di buon’ora egli aveva trasportato in città un ottavo di sàzegn e, vendutolo prestissimo, era andato a caricare un altro ottavo che sperava pure di vendere, ma andò in giro cercando un compratore e nessuno lo comprò.

Capitò sempre a trattare con gente esperta, la quale conosceva le solite gherminelle dei contadini che vendono legna e non credeva ch’egli avesse portato le legna dalla campagna, come affermava. Gli era venuta fame e aveva preso freddo nella sua mezza pelliccia logora e nel suo gabbano lacero: il freddo verso sera era arrivato a venti gradi sotto zero; il cavalluccio, del quale egli non aveva pietà perché aveva divisato di venderlo allo scorticatore, si fermò addirittura. Sicché Ivàn Mirònov era pronto a vendere le sue legna con perdita, quando incontrò Jevghènij Michàjlovic che era andato a comperar del tabacco in una bottega e tornava a casa

✏️ Lev Tòlstoj, Denaro falso (parte prima cap. VI), negli anni 1904-1905

🎨  III liceo delle scienze umane (B. Melzi, Legnano), 19 marzo 2025 – leggi la loro descrizione del personaggio

[5. “I crimini vengono commessi per un tornaconto o per vendetta?” – to be continued]

I personaggi di Denaro Falso

 

Jevghènij Michàjlovic

Un’ora dopo che i due studenti erano andati via, il padrone del negozio Jevghènij Michàjlovic venne e si mise a fare il conto di cassa.

— Ah, stupida creatura! Ecco una stupida per davvero! — gridò alla moglie vedendo la cedola e accorgendosi subito della falsificazione. — E perché prendere delle cedole?

— Ma tu stesso, Zènja, ne hai prese davanti a me e proprio di dodici rubli, — disse la moglie confusa, addolorata e pronta a piangere. — Io stessa non so come abbiano potuto ingannarmi quegli studenti. Un bel giovanotto, che aveva l’aspetto così per bene!…

— Una stupida per bene sei tu!… — seguitò a brontolare il marito, facendo i conti di cassa. — Quando io prendo una cedola, guardo quel che c’è scritto su. Ma tu, son certo, guardavi soltanto il muso degli studenti, all’età tua!

La moglie non sopportò queste parole e s’adirò anche lei.

✏️ Lev Tòlstoj, Denaro falso (parte prima cap. IV), negli anni 1904-1905

🎨  IV A liceo delle scienze applicate (E. Torricelli, Milano), 12 marzo 2025 – leggi la loro descrizione del personaggio

[4. “E’ l’individuo che sceglie? Oppure nelle sue scelte incide l’ambiente che lo circonda?” – to be continued]

I personaggi di Denaro Falso

 

La Trsg.Band e il Gruppo della Trasgressione a Rho

Introduzione a Una storia sbagliata

La locandina del Concerto al Teatro Roberto De Silva di Rho

È una storia sbagliata quella di chi spaccia, rapina. Lo è quella di chi prima uccide e poi si suicida, come è avvenuto nei giorni scorsi. La prima, comprensibile, reazione di molti cittadini è che non c’è ragione per dare spazio a persone che causano tanto dolore e danni così gravi alla collettività.

Per me, che lavoro da 45 anni in carcere e studio queste cose, è necessario che, allo smarrimento che io stesso provo di fronte a tanta follia, segua l’impegno per entrare nelle dinamiche psichiche e sociali che portano al disconoscimento del nostro simile e all’abuso sull’altro.

Lo faccio da ormai 27 anni con un’equipe che si chiama Gruppo della Trasgressione: una squadra nella quale i detenuti, nel tempo, diventano essi stessi co-protagonisti dell’indagine sui meccanismi che portano alla indifferenza verso il dolore dell’altro e, addirittura, ad un rancore e ad una voglia di vendetta generalizzata, che investe chiunque capiti davanti.

Negli eventi aperti al pubblico, come il concerto di stasera, offriamo qualche spicchio del nostro lavoro e dei nostri risultati.

Il gruppo della trasgressione è aperto e chi vuole può intervenire (di presenza o collegandosi on line via Zoom) agli incontri che abbiamo tutti i martedì nella nostra sede (Via Sant’Abbondio 53 A, Milano) o contribuire con domande e riflessioni personali ai tanti temi che trattiamo nei nostri incontri con studenti universitari e scolaresche su www.vocidalponte.it.

Chi ne ha piacere può partecipare, in uno dei tanti modi possibili, alla non facile impresa di mettere le mani dentro le contraddizioni e la complessità che contraddistinguono la nostra specie per esplorare e sperimentare nuovi equilibri.

Non è l’unico modo, ma esiste anche la possibilità di dare piccoli contributi economici ai nostri progetti. Di seguito il nostro IBAN e il nostro codice fiscale per chi volesse concederci il suo 5X1000.

Associazione Trasgressione.net
Via dei Crollalanza, 11 – 20143 Milano
Cod. Fiscale: 9763 0250 153
IBAN: IT 18D 05696 01600 0000 22932X73

Juri Aparo

  • Alessandro Radici, Paolo Tasca, Miky Montanaro, Beatrice Ajani, Juri Aparo, Issei Watabnabe, Andon Manushi, Eric Bersam, Andrea Bisceglie

Le foto dalla serata del 16 maggio 2025 al teatro Roberto De Silva di Rho sono state realizzate da Federica Bentivegna e Paolo Colombo, entrambi fotografi ritrattisti e documentaristi emergenti, allievi del Fotografo Nicola Nesi, www.fotografiegentili.com – info@fotografiegentili.com – Instragram @fotografiegentili | @itsfederri0

Màchin

Màchin era uno studente di ginnasio e aveva i baffi. Giocava a carte, conosceva delle donne e aveva sempre denari. Viveva con una zia. Mìtja sapeva che Màchin era un ragazzaccio, ma, quando era con lui, senza volere, soggiaceva al suo influsso. Màchin era in casa e si preparava ad andare al teatro. Nella sua sudicia cameretta c’era odore di sapone profumato e di acqua di Colonia.

— Questo, fratello mio, è l’ultima cosa, — disse Màchin, quando Mìtja gli ebbe raccontato il suo dispiacere e mostrato la cedola e le cinquanta copeche, dicendogli che gli occorrevano nove rubli.

— Si può impegnar l’orologio e si può fare anche di meglio, — disse Màchin strizzando un occhio.

— Come di meglio?

— È molto semplice.

Màchin prese la cedola.

✏️ Lev Tòlstoj, Denaro falso (parte prima cap. II), negli anni 1904-1905

🎨  IV A liceo scientifico sportivo (Leone XIII, Milano), 26 febbraio 2025 – leggi la loro descrizione del personaggio

[3. “Quanto sono importanti le relazioni e quanto incide l’atteggiamento, anche di sconosciuti, nel diffondersi del contagio?” – to be continued]

I personaggi di Denaro Falso

Mitja

Mìtja andò dalla madre. Era l’ultima speranza. La madre era buona e non sapeva rifiutargli nulla, e forse lo avrebbe aiutato, ma quel giorno era tutta agitata per la malattia del bambino più piccolo, Pètja, che aveva due anni. S’irritò contro Mìtja perché era entrato e aveva fatto rumore, e gli disse di no.

Egli brontolò qualcosa fra i denti e uscì dalla stanza. A lei fece pena il figlio e lo richiamò.

— Aspetta, Mìtja, — disse. — Oggi non ho nulla, ma domani avrò del denaro.

Ma in Mìtja ribolliva ancora la rabbia contro il padre.

— Perché domani, se ne ho bisogno oggi? Sappiate che andrò da qualche compagno. E uscì, sbattendo la porta.

✏️ Lev Tòlstoj, Denaro falso (parte prima cap. I), negli anni 1904-1905

🎨  IV C liceo delle scienze applicate (E. Torricelli, Milano), 19 febbraio 2025 – leggi la loro descrizione del personaggio

[2. “Il desiderio di Mitja era legittimo? Cosa comporta la scelta di vivere al di sopra delle proprie possibilità?” – to be continued]

I personaggi di Denaro Falso

Sul divenire dell’identità

DENARO FALSO
NATA’LJA IVA’NOVNA

Nell’ultimo incontro nel carcere di Opera su Denaro Falso, con la partecipazione, tra gli altri, degli studenti dell’Istituto tecnico informatico Torricelli di Milano, abbiamo preso in considerazione la figura di Natàlja, moglie di Pjotr Nicolàjevic.

Questo personaggio “secondario” (!?) mi ha sorpreso molto quando sono andato a rileggerne la vicenda. Mi è balenata l’immagine di una canna al vento: la canna come metafora della sua (sue) identità del momento, ed il vento quale indicatore di situazioni diverse e del loro contesto. Mi è sembrata molto indicativa la diversità di posture e sentimenti che Tolstoj ci guida a vedere in questa persona.

Natàlja aveva visto dalla finestra di casa come avevano ammazzato il marito e trascinatone il corpo in un burrone. E naturalmente la prima reazione era stata di orrore e sgomento.  Ma quando la serva è andata a trovarla per riferirle i dettagli dell’accaduto, inaspettatamente –e spaventandosene! – il suo sentimento s’è cambiato in gioia e contentezza: finalmente non avrebbe più avuto a che fare con un marito despota e schiavizzante, come in realtà Piotr era stato da sempre, verso di lei, sterile, grassa e per niente bella.  Durante i funerali, invece, si scioglie in pianti e dà libero sfogo al suo dolore.

La situazione cambia ancora quando il giudice la interpella per il processo; può vedere in catene i due autori dell’uccisione del marito: nessuna pietà la attraversa, ma solo odio e desiderio di vendetta nei loro confronti.
Nel relativo processo giudiziario i due vengono condannati all’impiccagione e qui la nostra avverte un inizio di pietà che però viene subito rimosso, rinfrancata dalla giustezza burocratica di quel giudizio.

In attesa che il boia designato venga da Mosca, nella piazza del villaggio si prepara la forca e Natàlja si chiude in casa e non vuol saperne niente. Si chiude in se stessa, disinteressandosi del destino dei condannati, dei loro familiari e di quell’avvenimento, per altro verso così socialmente pregnante.

Ed eccoci all’ulteriore cambiamento: lei accoglie con gentilezza il commissario di polizia, che ben conosce, e che è venuto a comunicarle la notizia fuori da ogni logica: il boia designato a quell’esecuzione, a sua volta condannato per omicidio, si rifiuta di farlo.

Cosa è successo? In seguito ad un ripensamento interiore in seguito all’ascolto da altra persona di parole inusitate del Vangelo, si è convinto che non si deve uccidere, neanche legalmente!
E potevano pure costringerlo con la forza, ma mai egli avrebbe dato corso a quell’esecuzione.

A questa notizia, si fa strada in Natàlja un pensiero inaspettato, probabilmente favorito dall’altrettanto inaspettata figura del boia che, motivato da un’improvvisa fede, si rifiuta di fare il suo dovere (e altri per sostituirlo non ve ne sono).

Il pensiero è: non è forse possibile chiedere la grazia per i due malfattori?
E il commissario, alquanto incredulo, risponde che solo lo zar poteva concedere quella grazia. Ma bisognava farne richiesta con tutte le accortezze del caso.  Ed ecco la svolta: con decisione e coraggio Natàlja si adopera e si fa aiutare  affinchè quella richiesta allo zar venga redatta e spedita.

A quel punto dentro di sé, come scrive Tolstoj, “Natàlja sentì nell’anima una letizia buona”… “perdonava e chiedeva la grazia”, confidando nel fatto che lo zar non l’avrebbe negata, essendo lei la vedova dell’ucciso.

Nel poliedrico comportamento di Natàlja mi sembra di scorgere, compendiata, l’altrettanto poliedrica considerazione tolstojana della vita umana, con le sue luci ed ombre, anche le più sfumate o violente.
E allora mi viene da esplicitare e condividere le seguenti riflessioni.

L’identità di ognuno è un processo, non può essere data una volta per tutte, a meno che non ci si ingabbi in un ruolo –sia esso pure altamente professionale- con il rischio, non infrequente, di limitare le proprie potenzialità e vivere una vita incompleta.

L’illusione di essere sicuri al cento per cento della propria identità è sempre dietro l’angolo, purtroppo. Ma questo può solo favorire scelte spesso irrazionali e inconsapevoli, creando anche danni a se stessi e agli altri.

La consapevolezza delle nostre azioni (e delle motivazioni delle stesse) è anch’esso un processo, una cosa che si impara…

Mi sembra di poter concludere dicendo che solo questa consapevolezza mai raggiunta può aiutare a vivere sempre più autenticamente.

Piero Invidia

Denaro Falso

Fjòdor Michàjlovic Sonkòvinikov

Fjòdor Michàjlovic Sonkòvinikov, direttore dell’intendenza di Finanza, uomo di incorruttibile probità e orgoglioso di essa, liberale austero e non soltanto libero pensatore, ma nemico di ogni manifestazione religiosa che teneva per avanzo di superstizione, ritornava dal suo ufficio nella peggiore disposizione di spirito. Il governatore gli aveva scritto una stupidissima lettera la quale poteva far supporre che Fjòdor Michàjlovic si fosse comportato disonestamente. Fjòdor Michàjlovic s’era molto irritato e aveva scritto subito una risposta vivace e caustica.

A casa parve a Fjòdor Michàjlovic che tutto andasse di traverso.

✏️ Lev Tòlstoj, Denaro falso (parte prima cap. I), nell’anno 1904-1905

🎨  II G liceo classico (Tito Livio, Milano), 12 febbraio 2025- leggi la loro descrizione del personaggio

[1. “Per cosa in particolare il padre di Mjtia è inadeguato?” – to be continued]

I personaggi di Denaro Falso