Sull’intervista col dott. Luigi Pagano
a DELITTO E CASTIGO su GIORNALE RADIO
Luigi Pagano nell’intervista racconta il suo percorso professionale, nato dall’interesse per il diritto penale e la criminologia, che lo ha portato a dirigere importanti istituti penitenziari italiani come San Vittore e Bollate.
Non esiste una sola causa che porta una persona a delinquere -dice Pagano- dietro un reato ci sono fattori sociali, familiari e personali che si intrecciano tra loro in modo complesso.
Uno dei temi centrali è la possibilità di cambiamento. Secondo Pagano, punire una persona non basta, perché per cambiare davvero servono occasioni di confronto, relazioni sane e percorsi che aiutino a ricostruire la propria vita. Per questo il dott. Pagano dà molta importanza ai gruppi di dialogo, al supporto psicologico e a tutte quelle attività che permettono ai detenuti di sentirsi ancora parte della società.
Anche il Prof insiste sul bisogno umano di sentirsi riconosciuti e ascoltati, spesso chi finisce nella devianza cresce con un senso di rabbia, di abbandono o di sfiducia verso le autorità.
Le strutture italiane, dice Pagano, hanno delle difficoltà concrete, soprattutto a causa del sovraffollamento, che rende molto difficile rispettare il principio della rieducazione previsto dalla Costituzione. Egli sottolinea come molte persone detenute vivano già situazioni di fragilità, povertà, dipendenze o emarginazione sociale, e sostiene che senza politiche sociali, sostegno psicologico, istruzione e possibilità lavorative sia impossibile pensare a un vero cambiamento.
Questa riflessione mi ha colpito molto perché spesso tendiamo a vedere chi sbaglia solo attraverso il reato che ha commesso, senza chiedersi cosa ci sia dietro. Non avevo mai riflettuto davvero sul fatto che tante persone possano cercare attenzione o appartenenza nei contesti sbagliati semplicemente perché nella loro vita non si sono mai sentite importanti per qualcuno.
Secondo me è vero che una persona non cambia solo per paura della punizione. Può cambiare quando incontra qualcuno che riesce a farle capire che vale ancora qualcosa e che può costruirsi una vita diversa. Inoltre l’idea dell’autorità non vista soltanto come qualcuno che impone regole, ma come una figura capace di aiutare gli altri a crescere, è un punto di svolta. Penso che questo concetto valga non solo in questi contesti, ma anche nella scuola, nella famiglia e in generale nei rapporti umani.
Alla fine, questa intervista lascia un messaggio molto forte, la sicurezza non si costruisce solo con pene più dure, ma anche investendo sulle persone, soprattutto quando sono giovani e fragili. Se una società lascia indietro certe persone e si occupa di loro solo quando sbagliano, sarà sempre più difficile interrompere certi percorsi.
Sofia Pellini
L’intervista a Luigi Pagano – Le Interviste di Delitto e Castigo
Percorsi della Devianza e Trame di Libertà


