Màchin

Màchin era uno studente di ginnasio e aveva i baffi. Giocava a carte, conosceva delle donne e aveva sempre denari. Viveva con una zia. Mìtja sapeva che Màchin era un ragazzaccio, ma, quando era con lui, senza volere, soggiaceva al suo influsso. Màchin era in casa e si preparava ad andare al teatro. Nella sua sudicia cameretta c’era odore di sapone profumato e di acqua di Colonia.

— Questo, fratello mio, è l’ultima cosa, — disse Màchin, quando Mìtja gli ebbe raccontato il suo dispiacere e mostrato la cedola e le cinquanta copeche, dicendogli che gli occorrevano nove rubli.

— Si può impegnar l’orologio e si può fare anche di meglio, — disse Màchin strizzando un occhio.

— Come di meglio?

— È molto semplice.

Màchin prese la cedola.

✏️ Lev Tòlstoj, Denaro falso (parte prima cap. II), negli anni 1904-1905

🎨  IV A liceo scientifico sportivo (Leone XIII, Milano), 26 febbraio 2025 – leggi la loro descrizione del personaggio

[3. “Quanto sono importanti le relazioni e quanto incide l’atteggiamento, anche di sconosciuti, nel diffondersi del contagio?” – to be continued]

I personaggi di Denaro Falso

Mitja

Mìtja andò dalla madre. Era l’ultima speranza. La madre era buona e non sapeva rifiutargli nulla, e forse lo avrebbe aiutato, ma quel giorno era tutta agitata per la malattia del bambino più piccolo, Pètja, che aveva due anni. S’irritò contro Mìtja perché era entrato e aveva fatto rumore, e gli disse di no.

Egli brontolò qualcosa fra i denti e uscì dalla stanza. A lei fece pena il figlio e lo richiamò.

— Aspetta, Mìtja, — disse. — Oggi non ho nulla, ma domani avrò del denaro.

Ma in Mìtja ribolliva ancora la rabbia contro il padre.

— Perché domani, se ne ho bisogno oggi? Sappiate che andrò da qualche compagno. E uscì, sbattendo la porta.

✏️ Lev Tòlstoj, Denaro falso (parte prima cap. I), negli anni 1904-1905

🎨  IV C liceo delle scienze applicate (E. Torricelli, Milano), 19 febbraio 2025 – leggi la loro descrizione del personaggio

[2. “Il desiderio di Mitja era legittimo? Cosa comporta la scelta di vivere al di sopra delle proprie possibilità?” – to be continued]

I personaggi di Denaro Falso

Sul divenire dell’identità

DENARO FALSO
NATA’LJA IVA’NOVNA

Nell’ultimo incontro nel carcere di Opera su Denaro Falso, con la partecipazione, tra gli altri, degli studenti dell’Istituto tecnico informatico Torricelli di Milano, abbiamo preso in considerazione la figura di Natàlja, moglie di Pjotr Nicolàjevic.

Questo personaggio “secondario” (!?) mi ha sorpreso molto quando sono andato a rileggerne la vicenda. Mi è balenata l’immagine di una canna al vento: la canna come metafora della sua (sue) identità del momento, ed il vento quale indicatore di situazioni diverse e del loro contesto. Mi è sembrata molto indicativa la diversità di posture e sentimenti che Tolstoj ci guida a vedere in questa persona.

Natàlja aveva visto dalla finestra di casa come avevano ammazzato il marito e trascinatone il corpo in un burrone. E naturalmente la prima reazione era stata di orrore e sgomento.  Ma quando la serva è andata a trovarla per riferirle i dettagli dell’accaduto, inaspettatamente –e spaventandosene! – il suo sentimento s’è cambiato in gioia e contentezza: finalmente non avrebbe più avuto a che fare con un marito despota e schiavizzante, come in realtà Piotr era stato da sempre, verso di lei, sterile, grassa e per niente bella.  Durante i funerali, invece, si scioglie in pianti e dà libero sfogo al suo dolore.

La situazione cambia ancora quando il giudice la interpella per il processo; può vedere in catene i due autori dell’uccisione del marito: nessuna pietà la attraversa, ma solo odio e desiderio di vendetta nei loro confronti.
Nel relativo processo giudiziario i due vengono condannati all’impiccagione e qui la nostra avverte un inizio di pietà che però viene subito rimosso, rinfrancata dalla giustezza burocratica di quel giudizio.

In attesa che il boia designato venga da Mosca, nella piazza del villaggio si prepara la forca e Natàlja si chiude in casa e non vuol saperne niente. Si chiude in se stessa, disinteressandosi del destino dei condannati, dei loro familiari e di quell’avvenimento, per altro verso così socialmente pregnante.

Ed eccoci all’ulteriore cambiamento: lei accoglie con gentilezza il commissario di polizia, che ben conosce, e che è venuto a comunicarle la notizia fuori da ogni logica: il boia designato a quell’esecuzione, a sua volta condannato per omicidio, si rifiuta di farlo.

Cosa è successo? In seguito ad un ripensamento interiore in seguito all’ascolto da altra persona di parole inusitate del Vangelo, si è convinto che non si deve uccidere, neanche legalmente!
E potevano pure costringerlo con la forza, ma mai egli avrebbe dato corso a quell’esecuzione.

A questa notizia, si fa strada in Natàlja un pensiero inaspettato, probabilmente favorito dall’altrettanto inaspettata figura del boia che, motivato da un’improvvisa fede, si rifiuta di fare il suo dovere (e altri per sostituirlo non ve ne sono).

Il pensiero è: non è forse possibile chiedere la grazia per i due malfattori?
E il commissario, alquanto incredulo, risponde che solo lo zar poteva concedere quella grazia. Ma bisognava farne richiesta con tutte le accortezze del caso.  Ed ecco la svolta: con decisione e coraggio Natàlja si adopera e si fa aiutare  affinchè quella richiesta allo zar venga redatta e spedita.

A quel punto dentro di sé, come scrive Tolstoj, “Natàlja sentì nell’anima una letizia buona”… “perdonava e chiedeva la grazia”, confidando nel fatto che lo zar non l’avrebbe negata, essendo lei la vedova dell’ucciso.

Nel poliedrico comportamento di Natàlja mi sembra di scorgere, compendiata, l’altrettanto poliedrica considerazione tolstojana della vita umana, con le sue luci ed ombre, anche le più sfumate o violente.
E allora mi viene da esplicitare e condividere le seguenti riflessioni.

L’identità di ognuno è un processo, non può essere data una volta per tutte, a meno che non ci si ingabbi in un ruolo –sia esso pure altamente professionale- con il rischio, non infrequente, di limitare le proprie potenzialità e vivere una vita incompleta.

L’illusione di essere sicuri al cento per cento della propria identità è sempre dietro l’angolo, purtroppo. Ma questo può solo favorire scelte spesso irrazionali e inconsapevoli, creando anche danni a se stessi e agli altri.

La consapevolezza delle nostre azioni (e delle motivazioni delle stesse) è anch’esso un processo, una cosa che si impara…

Mi sembra di poter concludere dicendo che solo questa consapevolezza mai raggiunta può aiutare a vivere sempre più autenticamente.

Piero Invidia

Denaro Falso

Fjòdor Michàjlovic Sonkòvinikov

Fjòdor Michàjlovic Sonkòvinikov, direttore dell’intendenza di Finanza, uomo di incorruttibile probità e orgoglioso di essa, liberale austero e non soltanto libero pensatore, ma nemico di ogni manifestazione religiosa che teneva per avanzo di superstizione, ritornava dal suo ufficio nella peggiore disposizione di spirito. Il governatore gli aveva scritto una stupidissima lettera la quale poteva far supporre che Fjòdor Michàjlovic si fosse comportato disonestamente. Fjòdor Michàjlovic s’era molto irritato e aveva scritto subito una risposta vivace e caustica.

A casa parve a Fjòdor Michàjlovic che tutto andasse di traverso.

✏️ Lev Tòlstoj, Denaro falso (parte prima cap. I), nell’anno 1904-1905

🎨  II G liceo classico (Tito Livio, Milano), 12 febbraio 2025- leggi la loro descrizione del personaggio

[1. “Per cosa in particolare il padre di Mjtia è inadeguato?” – to be continued]

I personaggi di Denaro Falso

Denaro falso all’Università degli studi di Milano

Tra febbraio ed aprile scorso, 9 classi di liceo/istituti professionali milanesi hanno partecipato ad un progetto di ricerca che li ha portati fino dentro le carceri di Bollate ed Opera, incontrando le persone detenute che fanno parte del Gruppo della Trasgressione e, con loro, alcuni familiari di vittime della criminalità organizzata.

Siamo lieti di invitarvi all’incontro di restituzione pubblica di questa esperienza che si terrà mercoledì 28 maggio, dalle 16.30 alle 19.30, presso l’Università degli studi di Milano – aula 211.

Interverranno, tra gli altri:

Stefano Simonetta – Prorettore ai Servizi agli Studenti e Diritto allo Studio dell’Università degli studi,

Maria Milano Franco d’Aragona – Provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria della Lombardia,

Damiano Rebecchini – Professore di letteratura russa dell’Università degli studi,

Chiara Dell’Oca – responsabile Ufficio Progetto Carcere per l’Università (co-organizzatore dell’incontro)

Confidiamo anche sulla presenza di alcune persone detenute ad Opera e Bollate in dialogo con Marisa Fiorani e Paolo Setti Carraro (familiari di vittime della criminalità organizzata), con gli studenti e il resto del pubblico presente, e pertanto l’incontro sarà davvero denso di contenuti.

Per iscrizioni (fino ad esaurimento dei posti disponibili nell’Aula): https://work.unimi.it/eventir/registrazione?0&code=13800

Rimaniamo a disposizione per ogni ulteriore informazione: info@lostrappo.net

Colpa e pena secondo Google Maps

Ringraziando tutti voi per il carico di pensieri e di emozioni che mi avete regalato insieme a papà e figli detenuti, rispondo solo ora alla domanda di Juri: Conta di più la colpa passata o la funzione della pena aperta al futuro?

E mi è tornato alla mente un pensiero derivato in seguito alla lettura di un romanzo di Marco Pozza ALLA FINE ALL’IMPROVVISO (che parla anche di padri, di carcere, di seconda chance… curiosa coincidenza che mi sia capitato tra le mani in questi mesi).

Quando in auto sbagli strada perché cambi il percorso rispetto a quello che avevi programmato, con la conseguenza che perdi un mare di tempo perchè non puoi fare inversione a U in autostrada, google maps non ti dice “sei proprio un pirla, te lo avevo detto e non mi hai ascoltato, adesso hai sbagliato strada e ti toccherà metterci il doppio di tempo… adesso sono c***i tuoi...”.

No,non lo fa. Ricalcola il percorso. In silenzio. Ti dice dove sei adesso. Ti dice la strada che devi fare da lì dove sei, senza giudicarti. Sarà certo più lunga, ma ovunque tu sia finito ti riporta alla meta.

Forse è questo ciò che chiede la Costituzione a proposito della funzione della pena. Anche per tutti noi questa è stata un’occasione di ricalcolo del percorso di paternità.

Buon viaggio a tutti!

Samuele Cattaneo

Alla ricerca del padre

Nella valigia di mio figlio

Dopo il primo incontro e in vista di quello successivo,
abbiamo proposto due “esercizi”:

  • una lettera – con un viaggio nel tempo a ritroso – al “padre inesperto che ero” il giorno prima che nascesse mio figlia/a
  • una domanda: cosa vorrei mettere nella valigia di mio figlio per il suo viaggio verso il futuro?

Caro Papà Samuele!

 21 marzo 2010

Anzitutto benvenuto nella categoria dei neo papà… aspetta a scuotere il capo… conosco la tua obiezione mossa dal fatto che hai già tre figli più grandi, anche se una non è più con voi; so che forse per questo ti ritieni un padre ben navigato, addirittura anche già colpito dal più terribile dei naufragi, l’essere “orfano” di una figlia. Ma proprio per questo ti considero un neo papà, cui però la presunta “troppa esperienza” rischia di produrre l’effetto contrario.

Pensare che l’atteggiamento e la strategia comunicativa usata con un figlio possa valere per i successivi è una grande ingenuità, non solo perché ogni individuo è sempre un unicum, e non la copia dei precedenti, ma soprattutto perchè tu (e il mondo in cui abiti) sei diverso dal papà Samuele del 1998 o del 2001.

Essere neo papà significa che lo sei ogni giorno, ogni volta che si innesca quotidianamente una relazione empatica e non abitudinaria. Te lo avevo già detto in passato. Il pericolo più grande per te è quello di caricare di eccessive tue aspettative la crescita dei tuoi figli, nell’inconscio desiderio di vedere il vostro riflesso in loro. Lascia che seguano il loro dàimon (o la loro vocazione, come si diceva una volta) anche se è diverso dal tuo, senza però privarli del tuo punto di vista e della tua cura.

Ricorda che anche se seguirai tutti questi o altri consigli sbaglierai lo stesso, ma potrai sempre chiedere scusa in buona fede. Non rifiutare un abbraccio, nè pretendilo. Ogni giorno, quando li vedi per la prima volta, sorridi!

Vorrei mettere nella valigia di mio figlio per il suo viaggio verso il futuro un sano e prudente scetticismo circa la veridicità del proprio punto di vista e una grande curiosità e rispetto per quello altrui. Anche una copia con dedica de LA NEVE IN FONDO AL MARE di M.Bussola.

 

 Caro Stefano,

 Al padre inesperto che ero (?)
O che sono?

stai per diventare padre, avverrà presto. Arriverà una nuova vita che sconvolgerà la tua, porterà gioie e preoccupazioni, felicità e tensioni, dovrai cambiare le tue abitudini e riprogrammare le tue quotidianità, il tuo lavoro, il tuo tempo.

Nulla sarà come prima: questo piccolo essere ti costringerà a cambiare, ad essere meno spensierato e più responsabile, meno impulsivo e più paziente, meno incosciente e più prudente.

Dovrai fare delle scelte e non più unicamente per te ma per la tua famiglia, perché con l’arrivo del tuo primo figlio non sarete più solamente una coppia ma diventerete una famiglia.

Il primo figlio metterà sottosopra le vostre vite, metterà anche a dura prova il rapporto basato su equilibri tra due persone molto impegnate. Ma sarà un’esperienza unica ed irripetibile.

Nessuno ti potrà indicare la strada migliore o dare i consigli più giusti. Le scelte che farai, corrette o sbagliate, saranno solamente tue e saranno il frutto e le conseguenze di ciò che sei diventato in questi 44 anni.

Affronta questa nuova fase della tua vita con gioia e speranza. Cerca di trasmettere a tuo figlio i valori in cui credi: onestà, lealtà, educazione, rispetto, correttezza, coerenza, resilienza. Ma anche leggerezza, spensieratezza, gioco, curiosità, umorismo, amicizia. E, non per ultimo, la fede cristiana.

E sii tu a dare per primo l’esempio a tuo figlio perché le parole non basteranno da sole. Ascolta i consigli di tutti ma fai tu le scelte. Non essere solo razionale ma agisci anche d’istinto. Soltanto tu sai quello che sarà meglio per tuo figlio e per la tua famiglia.

Sei all’inizio di una nuova fase della tua vita, stai per intraprendere una nuova meravigliosa avventura, unica ed irripetibile. Non avere paura, abbi fiducia in te!

 

Cosa vorrei mettere nella valigia di mio figlio
per il suo viaggio verso il futuro?

Molti degli “attrezzi” li ho menzionati nella lettera: onestà, lealtà, educazione, rispetto, correttezza, coerenza, resilienza, leggerezza, spensieratezza, curiosità, gioco, umorismo, amicizia. E la fede cristiana. Vorrei trasmettere i valori ai quali ho cercato e cerco di fare riferimento nella mia vita affinché lo sostenga nella crescita per diventare un uomo.

Si troverà a fare i conti con la realtà che talvolta è fatta di compromessi, di persone che non potrà scegliere ma con le quali si troverà a studiare, a lavorare, a condividere lo sport e la vita di tutti i giorni. Persone che talvolta sono diverse per estrazione sociale, etnia, cultura. Persone che spesso non potrà scegliere. Come non ha potuto scegliere i genitori e i fratelli.

 

Caro Francesco,

non te lo aspettavi: non era nei programmi diventare, a 42 anni, il “papà” di un ragazzo di 9 che ha avuto una storia travagliata. Te l’avevano detto che “gli uomini fanno progetti e gli dei sorridono”, ma forse non te lo ricordavi più. O forse lo sapevi e, per questo, ai progetti non hai mai creduto.

Ora cosa farai? Sarai capace di abituarti e di nascere tu come genitore? Di rimanere in equilibrio nella relazione in famiglia e con tuo “figlio”?

Sicuramente hai ed avete una missione. Dovete adoperarvi per rompere la catena del disagio, dare un esempio di famiglia che, nonostante le difficoltà ordinarie, che ci saranno, deve essere una famiglia di amore, di sostegno, di coerenza e stabilità, di condivisione, di attenzione all’altro, di crescita reciproca.

Qualcuno a cui ispirarsi lo hai. Lo hai avuto in casa e non solo. Padre, suocero, padri di amici, amici padri e amici figli.

Persone capaci di dosare la dolcezza e l’autorità, ricettive. Ispirati anche a te stesso ed ai valori che hai nel cuore. Non ascoltare chi dice “io mi metto in discussione tutti i giorni”: sei la persona che sei, con capacità e incapacità, per il percorso di vita che hai fatto. Se lo metti in discussione di continuo, ti perdi. Se lo analizzi lucidamente, guadagnerai in consapevolezza.

Sai che a volte dovrai forzare la mano, altre dovrai tenderla. Sbaglierai, è certo. Ma farai anche parecchie cose giuste. Ci sono l’affetto e l’amore a guidarti.

Dovrai stare vicino a tua moglie. Anche qui sbaglierai, tempi, modi e contenuti. Ma farai anche parecchie cose giuste.

Fornisci strumenti di vita, non ordini disciplinari. Ricorda che esistono anche questi ultimi: potranno esserti utili, anche se potrebbero pesarti.

Garantisci libertà ed evita il lassismo. Gioca. Evita di essere uno stupido giocherellone. Scherza senza essere offensivo. Riprendi senza cattiveria.

Proteggi. Come un faro che protegge le navi dallo scontrarsi sugli scogli. Tieni presente che la nave potrà finire in qualche secca. Capita. L’importante è uscirne.

Coinvolgi, a volte anche obbligando. Perché la conclusione saranno esperienze nel cuore del figlio che, spesso, ti dirà di essere stato contento. Il tempo passato insieme è l’oro della vita.

Cosa è restato di tuo padre e di quelli che consideri simil-padri, nel tuo cuore e nelle tue scelte? Saranno le stesse cose che resteranno in tuo figlio. Lui avrà la propria vita, la ha già avuta. E’ sua. Aiutalo a crescere, sapendo che lui è lui e non sei tu alla sua età. Quello che andava bene per te, potrebbe non andare bene per lui. E’ diverso da te ed il mondo di oggi è molto differente dal tuo di allora.

Da oggi ci sei anche tu nella tua vita. Ci siete anche voi. Vogliatevi bene

Tu sei importante (lo sai, vero?) non solo nelle questioni pratiche da affrontare che, al momento, ti aiutano a nasconderti dall’affrontare la relazione figlio-padre. Piano piano, ti abituerai a questa nuova realtà.

Ricordati, parafrasando un antico testo:

Sii come un padre per i piccoli,
e sarai come un figlio dell’Altissimo,
ed Egli ti amerà più di tua madre.

Tieniti queste parole almeno come auspicio.

Buone giornate, papà neonato.

 

Cosa vorrei mettere nella valigia di mio figlio
per il suo viaggio verso il futuro?
  • Quella che si chiama educazione. O meglio, garbo ed empatia verso gli altri. Aprono le porte della strada del bene, a lungo periodo.
  • L’idea che reagire alle situazioni è meglio dell’inerzia. Se non vinci le partite, non fa niente. Se le perdi perchè ti siedi, non avrai una buona immagine di te.
  • Sviluppare la capacità di leggere le situazioni e, di conseguenza, scegliere quelle che ti aiutano ad essere una persona più felice, sana, libera.
  • Il discernimento.
  • La passione per voler lasciare il mondo, il proprio piccolo angolo di mondo, un minimo migliore di come lo si è trovato.
  • Conoscere che esiste la carità e non solo il narcisismo.

 

Caro Ludovico,

per te la paternità è ancora un concetto astratto.

L’opportunità per realizzare te stesso, il modo di dare un senso alla tua vita. L’occasione di saldare il debito incommensurabile che senti verso tuo padre.

Sappi che sarà tutto molto diverso da come te lo immagini. Spesso non sarai all’altezza delle tue aspettative e la realtà sarà più complessa dei tuoi sogni, più difficile, più faticosa. A volte anche amara. Scoprirai, come mai prima, il significato delle parole “rimpianto” e “rimorso“. Eppure, incredibilmente, scoprirai una realtà più bella persino del più luminoso dei tuoi sogni.

E sappi che quel debito non esiste. Perché ciò che un padre dà ai figli, poco o tanto che sia, non è un prestito, ma un dono. Cerca solo di dar loro il meglio di te stesso. Non sarà mai perfetto, ma nessuno può aspettarsi di più. Non loro, non tuo padre, non tu.

Sii sempre grato alla loro madre. Neanche lei è perfetta, non lo è stata sino ad oggi e non lo sarà domani. Ma, se hai l’occasione di diventare un padre ed un uomo migliore, lo devi a lei come a te stesso. Forse di più.

 

 

La mia valigia

Sono passati 28 mesi circa. Tutti i giovedì al Gruppo della Trasgressione ho conosciuto volontari e tirocinanti, di cui alcuni sono ancora presenti, e un via vai di detenuti: chi è stato liberato, chi trasferito, chi ha rinunciato a partecipare.

Mi sono confrontato su mille argomenti: i conflitti, la droga, i nostri disagi, i percorsi della devianza, odio, rancore, delitti di mafia, genitori e figli, vita sociale e anche episodi e sentimenti della vita personale.

La valigia, mi ricordo bene il significato di questo argomento affrontato più di un anno fa. In quella valigia ho messo tutto quello che ho raccolto fino ad ora e che mi è servito per crescere.

Dei tanti eventi cui ho partecipato con il gruppo, uno mi ha colpito in particolare: Delitti di mafia. Seduta al mio fianco c’era una signora con la nipote alla quale era stato ucciso il marito. Avevo parlato un po’ con lei. Facevo fatica a guardarla negli occhi, lei era molto dolce. Il reato non mi riguardava, ma me ne sentivo complice per lo stile di vita che ho avuto negli anni passati.

Probabilmente all’età di sessant’anni la stanchezza, l’esperienza, la famiglia mi hanno aiutato ad allontanarmi dalle mie scelte di vita passate. Ma non basta, non è sufficiente. È come guidare una macchina senza prendersene cura: prima o poi la macchina si rompe e di questo sono consapevole.

Ecco a cosa serve questa valigia. La porto con me costantemente. in questi anni di gruppo, ho valutato quanto è importante riconoscere e riconoscersi negli altri.

Si dice che, a smettere di essere curiosi, si invecchia; questi incontri mi hanno incuriosito sempre di più. Ora, non solo partecipo al gruppo, io mi sento parte del Gruppo della Trasgressione dal giorno in cui il dottor Aparo mi consegnò quella lettera dove mi veniva riconosciuto l’impegno costante. E così mi sono guadagnato la sua fiducia, tanto da uscire anche per incontri fuori dall’istituto. Avere delle responsabilità, dare un mio contributo al gruppo dà senso alla mia vita.

Io uomo, io padre. l’incontro che abbiamo avuto sabato 12 aprile con altri genitori che venivano dall’esterno mi ha lasciato un principio ben chiaro: se non si è presenti con i figli, si perde il diritto alla parola del padre.

Io esco per fine pena il 5 maggio prossimo. Sabato, 19 marzo, mia figlia Eleonora, 26 anni, mi viene a prendere all’uscita del Carcere. Ci siamo abbracciati e durante la giornata c’è stato un momento in cui siamo rimasti da soli. Così le ho chiesto che ruolo ho per lei e lei mi risponde: io ti ho sempre rispettato come uomo e padre, so che per me provi amore come per gli altri miei fratelli, ma non basta. Se vuoi fare parte della mia vita, devi essere trasparente. Tutte le volte che hai fatto e ti sei fatto del male, hai fatto del male anche a noi. Io non te lo rinfaccio, ma non è corretto pensare di andare avanti con la stessa vita, sapendo quello che proviamo per te. Noi non ti abbiamo mai dimenticato. Non dimenticarti tu di noi.

Io credo che per essere padre si debba far parte del loro mondo costantemente. Ecco per me l’utilità del nostro Gruppo della Trasgressione.

Antonio Trionfo

Alla ricerca del padre

La risposta alla colpa tra passato e futuro

Nella pena che l’istituzione infligge al reo o nella imposizione del limite che il genitore impone al figlio che ha sbagliato quanta attenzione viene data al passato e quanta al futuro? Quanta alla colpa e quanta al progetto?

Quando un padre pone un limite al figlio che ha trascurato i propri doveri o quando l’istituzione punisce il cittadino per avere violato le norme sociali, quanta attenzione viene spesa per misurare l’entità della colpa e quanta ne viene concessa al progetto che i genitori hanno per i propri figli o che la collettività ha per ogni singolo cittadino?

Va da sé che quando si ricorre alla punizione, si è sempre in presenza di una deroga, uno strappo che non riguarda solo la violazione della norma, ma anche il progetto individuale e collettivo che prevede come meta un adulto capace di lavorare insieme con gli altri e di contribuire alla libertà propria e della collettività di cui fa parte.