Marisa Fiorani e il gruppo Trsg

Credo che la giornata di ieri sia andata bene e che gran parte dei presenti sia stata contenta delle 3 ore spese insieme.

È stato benevolmente notato, tuttavia, che nel corso dell’incontro si è prodotto uno sbilanciamento, essendosi tanto parlato dei percorsi di chi ha praticato il male e molto meno di chi lo ha subito.

A me sembra, tuttavia, che tale sbilanciamento (che nella quantificazione dei tempi è netto) può risultare spiacevole se Marisa Fiorani viene pensata come rappresentante del polo delle vittime e i detenuti come rappresentanti del polo dei carnefici (pur se “redenti”).

Dal mio punto di vista, è invece opportuno presentare Marisa e i detenuti come due poli che si arricchiscono vicendevolmente mentre vanno verso la luce di cui parlava Don Gianluigi, una luce che, per come ho inteso io, completa il suo lavoro quando i poli si ricongiungono.

In altre parole, quando Marisa viene presentata come componente attiva del gruppo più che come parte offesa, lo sbilanciamento non c’è più. Nella mia ottica, la funzione di Marisa e di Paolo Setti Carraro all’interno del gruppo della trasgressione è quella di lievito della coscienza più che di memoria della colpa e della ferita, cosa che ieri Matteo Manna ha espresso in modo chiaro e toccante.

Forse io, essendone il coordinatore, esalto troppo il ruolo e il lavoro del gruppo, una cosa è però certa: la coscienza di Matteo, come lui stesso dichiara, è stata chiamata dalle voci di Marisa e di Paolo e dal lavoro di tutto il gruppo.

La vocazione di San Matteo, Caravaggio

Per finire, ieri Marisa ha avuto meno tempo a disposizione di Matteo, Antonio, Adriano, Raffaele. Certo che sì, ma credo che Marisa e la figlia che porta nel cuore vincono soprattutto quando i detenuti parlano come hanno saputo parlare ieri e riconoscono Marisa come madrina della loro coscienza. Non a caso, chi ha partecipato all’iniziativa su Dostoevskij che abbiamo svolto nel carcere di Opera non ha avuto difficoltà a riconoscere in Marisa la Sonia di “Delitto e Castigo”.

Caravaggio in cittàGiustizia Riparativa

Gli occhi grandi color di foglia

Concerto Trsg.Band – 17/11/2023
Teatro della casa di reclusione di Milano-Bollate

Una selezione delle canzoni di Fabrizio De André combinate con le riflessioni dei detenuti del Gruppo della Trasgressione sui loro periodi più bui e sul lavoro di questi ultimi anni con i componenti esterni del gruppo.

Nel corso della serata Una band di persone detenute esegue alcuni brani evergreen e li accompagna con testi e interventi del Gruppo della Trasgressione.

LE PRENOTAZIONI SONO CHIUSE

Ingresso gratuito; prenotazione obbligatoria entro il 10/11/2023.
Per prenotarsi, inviare fotocopia del proprio documento di identità a associazione@trasgressione.net

I minorenni possono entrare solo se accompagnati da uno dei genitori o autorizzati  con una dichiarazione firmata da uno dei due.

Presentarsi all’ingresso del carcere di Bollate alle 19:45. Per sveltire le operazioni di ingresso è meglio non avere con sé cellulari e oggetti elettronici.

COGNOME NOME
AGHAJANOFF MEGAN
Ajani Beatrice
Amodeo Paola Anna Ornella
Angeretti Gabriella
Aparo Natalina
ASCARI FEDERICA
BANDIERA SILVIA
Barassi Lucilla
Bentivegna Federica
BERNABO’ CINZIA
BISCEGLIE ANDREA
BOCCA GIANPIERO
Bomba Claudia
Borgonovo Silvia
BOSIS STEFANIA
Bottura Veronica
Bruno Camilla
Bruno Jolanda Margherita
Calissi Giulia
CAPORALETTI MARIA GIULIA
CARRETTA SILVIA
Cavalleri Gabriella Rosa Giovanna
CESANA LUISA
Cesario Alessandra
COCO AGATA DOMENICA
Colombo Paolo
Colombo Anna
Coratella Manuel
Cozzi Luigi Carlo
Cozzi GianGiacomo
D’Altorio Simona
DE MANGO GIANLUCA
Delle Santi Cristian
Delpero Cesarina
DI CHIO ANNAMARIA
DI CICCO CHIARA
Di Stefano Danilo
Dozio Giorgio
Dozio Erik
Esposti Leonardo
Ferrenti Elisa
Fiumanò Noemi
Frisenda Marta
Galimberti Nadia
GIACONIA LUCIA
Giovanelli Lara
Giove Rossana
Guarischi Maria Francesca
La Gamba Antonino
La Gamba Rossella
Lanzo Elisabetta
Lastrico Edoardo Alessandro
Livio Maria Tiziana
Magistrelli Alessia
Maldonato Lucia
Margini Manola Ludovica Valeria
Mayer Liliana
Mazzuccotteli Elisa
Meda Daniela
Micheda Antonio
Montorfano Donata
Montorfano Graziella
Morabito Erica
Negrini Luigi
Ongari Eleonora
OZZOLA ALICE
Palermo Serfafina
Pessina Angela
PETRILLO RICCARDO
Piazzoni Giorgia
Pinto Ilaria
PLASSO MARTINA
Pola Eleonora
Ponticelli Margherita Bianca
Radice Mara
Riva Elisa
Rocha Rocha Leonardo
Romano Maria Luca
Ruberti Ivon
Ruppi Giacomo
Rusconi Paolo
SABA CECILIA
Saccani Anita
Salari Daria
Sartorio Demetrio
Sceusa Giulia
Scianca Francesco
Scianca Anna Chiara
Scianca Andrea
SCIANCA GIOVANNI
Serio Olivia
Sonzini Maurizio
Tagliabue Fabio
Tango Antonio
TASCA SARAH SILKE
Taubmann Michael
Ticozzi Laura
TRIBULATO ELENA
Uboldi Marco
Vigo Nazareno Angelo
Zaffaroni Marco

Non lasciarlo mai solo

Io credo che un giovane al suo primo ingresso in carcere, a maggior ragione se ha commesso un reato grave come un omicidio, non debba mai essere lasciato da solo, soprattutto nel primo periodo. Il ragazzo deve sapere che c’è qualcuno disponibile ogni volta che lui ha bisogno di essere ascoltato.

Dico questo per esperienza personale. Io sono entrato in galera la prima volta a 46 anni per omicidio e voi non potete capire come una persona si senta. Volevo farla finita, mi sentivo vuoto, non avevo più emozioni, fissavo sempre il soffitto della cella, su un letto, non avevo sentimenti, sentivo troppo il peso che mi schiacciava per ciò che avevo fatto, mi domandavo come ero potuto arrivare a togliere la vita ad una persona che credevo di amare.

Per questo dico che il detenuto nuovo va seguito, va ascoltato, va preso per mano e va motivato a seguire un percorso individuale per far sì che si senta un po’ meglio con se stesso.

Altra cosa importante è la famiglia, in questa fase il detenuto giovane ha bisogno di sentirsi amato. Questo gli darà forza per affrontare le conseguenze e le difficoltà del suo percorso.

Queste sono le cose primarie per un ragazzo che entra per la prima volta in carcere soprattutto per un grave reato come l’omicidio. Deve trovare per prima cosa un suo equilibrio psicofisico, poi, dopo, viene il lavoro, poi la scuola, poi lo sport, poi i gruppi.

Un altro aspetto importante di questo reparto, per permettere al detenuto di avere idea di cosa lo aspetta, è la presenza in reparto di detenuti con alle spalle una certa esperienza della detenzione; bisogna scegliere detenuti in grado di aiutarlo ad inserirsi in questo reparto e di affiancarlo nei momenti di difficoltà. Devono essere detenuti responsabili, consapevoli del reato commesso, con un cammino alle spalle, ragazzi e uomini che credono nel cambiamento, che possono dare qualcosa in più ai giovani che entrano in carcere.

Io credo che noi detenuti che stiamo facendo tanti anni di carcere abbiamo il diritto ed il dovere di dare anche noi qualcosa in più ai giovani ragazzi che entrano per la prima volta in carcere.

Reparto La Chiamata