Il male si può arginare, il bene no!

di Elisabetta Cipollone
Elisabetta Cipollone al TEDx di Barletta

L’altro guarirà, non perché gli hai detto il suo errore, ma perché, mentre parlavi, ha sentito il tuo amore e gli è venuta nostalgia anche a lui di amare
Don Oreste Benzi

Sono una mamma che ha perso metà del suo cuore in un gelido pomeriggio di quasi dieci anni fa. L’ho seppellito lì, insieme ad Andrea, sotto qualche manciata di terra. Vittime noi, privati del suo amore, Vittima lui, portato via dalla scelleratezza umana di chi non rispetta la vita con il suo valore inestimabile, con la propria preziosissima unicità.

Sono una mamma che da quel preciso e dolorosissimo momento ha dovuto compiere la scelta più difficile ed affrontare la sfida più ardua: tentar di vivere.

Tentai di vivere dunque e facendolo vinsi diverse battaglie. Con tenacia ottenemmo l’istituzione di una nuova fattispecie di reato per gli omicidi stradali. Con forza inseguii il sogno di mio figlio Andrea e in Africa, da allora realizziamo e continuiamo a realizzare pozzi profondi per l’accesso all’acqua potabile per popolazioni rurali massacrate da siccità e carestia. Ad oggi ne esistono già 30.

Però i conti continuavano a non tornare. Nulla colmava il vuoto e nulla placava l’ira. Ero arrabbiata, aggressiva. Sentimenti negativi che si erano impossessati di me e mi avvolgevano in una spirale che soffocava la mia anima e tutti coloro che mi stavano intorno.

Ad un certo punto del mio cammino in salita arrivò l’incontro con la realtà carceraria e i detenuti del carcere di massima sicurezza di Opera. Allora pensai si trattasse di pura casualità. Ma ora so perfettamente che nulla accade per caso e tutto si incasella nella vita come tessere di un mosaico predefinito. Fu così che venni coinvolta in un progetto di giustizia riparativa di respiro internazionale, che accettai senza esitazione e senza neanche troppa convinzione. Non sapevo e non potevo prevedere che quell’incontro potesse diventare importante e fondamentale affinché io virassi la direzione che stava assumendo la mia vita.

I detenuti, le loro storie, il loro quotidiano dietro le sbarre. Trovai occhi pieni di lacrime e trovai solidarietà. Trovai dolore rendendomi conto che siamo due facce della stessa medaglia.

Senza buonismo inutile, tentiamo da allora di camminare insieme e di curarci le ferite entrando l’uno nel patimento dell’altro, sicuri che da qualche parte troveremo la luce delle nostre rinascite. Senza giudizio e senza pregiudizio. Mai dimentichi del passato. Il mio colmo di un dolore subìto. Il loro, di un dolore provocato.

Nacque così per me una attività di volontariato quasi totalizzante che mi appassiona e mi pone dinanzi a continue sfide e continui obiettivi da raggiungere.

Collaboro da anni con il progetto Sicomoro, dapprima come Vittima, successivamente, dopo essermi opportunamente formata, come mediatore, e portiamo nelle carceri di tutta Italia una attività di giustizia riparativa che mette a confronto vittime con autori di reato. Un confronto duro e doloroso che però produce veri e propri miracoli, poiché entrare nel cuore anche del peggiore dei detenuti permette di conoscere l’uomo e ciò che ha condotto al percorso criminale e con la conoscenza si stemperano odio e rabbia e nascono nuove relazioni.

Con il “Gruppo della Trasgressione” incontro successivamente un’altra meravigliosa e virtuosa realtà presente ormai da 23 anni nelle tre carceri milanesi. Da quasi tre anni collaboro anche con questo progetto, con il Dr. Aparo, psicologo di lunghissima esperienza, che del gruppo è fondatore e direi forte motivatore.

Innumerevoli ed estremamente importanti le attività proposte dal gruppo e che seguo sempre con rinnovata passione. Dal mese di settembre, il Comune di Milano ha assegnato al gruppo una sede in Via Sant’Abbondio nella quale organizzare le varie proposte culturali ed educative, sempre volte alla progressiva emancipazione dall’identità deviante, e che portino giovamento anche al quartiere che lo ospita.

Si è in procinto di partire con attività di supporto alla popolazione anziana, e ben presto la nostra “Squadra anti-degrado” proporrà incontri a tema in sede ma anche nelle scuole secondarie e negli atenei per la prevenzione al bullismo e ad ogni genere di dipendenza.

Insomma, un fermento continuo ed un laboratorio permanente che, sottraendo manodopera alla criminalità, ha e avrà sempre un solo obiettivo: cambiare il corso della storia e rivoluzionare ogni stigma affinché Caino e Abele riescano a dialogare e a collaborare affinché da quel dialogo nascano nuovi equilibri.

La Vittoria chiara ed inequivocabile del Bene sul Male perché, come sono solita dire e come è sotto gli occhi di tutti
“Il male si può arginare ” ma il bene no!
Il bene una volta innescato, provoca una reazione a catena tesa all’infinito, inarrestabile e incontenibile!

Grazie Andrea per avermi indicato la strada che ora sto percorrendo.

La tua mamma

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L’arma migliore contro il degrado

L’istituzione era mia grande nemica in passato. Quando mi arrestarono presi questa punizione con tanta arroganza che non mi importava nulla delle conseguenze che potevo creare a me stesso e agli altri. Non ho reati di sangue, ma questo non significa che il mio spaccio di droga sia meno grave, anzi con la mia incoscienza alimentavo come uno stormo di uccelli il degrado della collettività oltre a danneggiare me stesso.

Quando ero molto giovane ero ammaliato da personaggi che nel mio quartiere sembravano i padroni di tutto e tutti. Io li imitavo e li seguivo fino al punto che, se avevo dei problemi, loro c’erano, mi aiutavano. Più il tempo passava più forte diventava la mia corazza, con la nebbia negli occhi la rabbia cresceva e anche la mia incoscienza, a tal punto che non ero più io a chiedere aiuto ma erano loro a rivolgersi a me quando avevano un problema da risolvere. Ero diventato un pilastro importante di quella organizzazione.

Oggi riesco a capire che sì, ero un pilastro solido e importante, ma del degrado, tanto è vero che sono qua rinchiuso. Accetto questa punizione con molta più serenità perché so che con le mie azioni ho contribuito ad aumentare il degrado nella società e non ho più bisogno di un giudice che mi punisca per capire quello che è giusto o sbagliato.

Sono contento di avere ritrovato me stesso e di essere finalmente pulito con la mia famiglia e questo mi fa sentire libero, anche se è strano sentirsi liberi quando la coscienza ti dice che hai sbagliato. Credo che questo è il risultato del percorso fatto col gruppo della trasgressione, anche se so che dovrò lavorare ancora e che devo imparare a confrontarmi. Punizione e regole ci devono essere, ma noi dobbiamo capire le nostre responsabilità e l’istituzione non deve dimenticarsi di noi.

Credo che le istituzioni devono e possono fare molto di più con strutture e personale qualificato per facilitare il recupero dei detenuti. Oggi l’istituzione si deve rendere conto che, se vuoi contrastare il degrado, le persone con caratteri difficili non vanno abbandonate ma aiutate.

Nella vita ho indossato molte maschere cambiandole come un camaleonte in base alle situazioni, ma la migliore che mi dà più soddisfazione è quella che indosso ora con un terzo occhio che mi fa vedere oltre il muro che avevo alzato molto tempo fa.

Fino a poco tempo fa non avevo detto la verità ai miei figli; dicevo, come la maggior parte di tutti i genitori detenuti, che lavoravo e con questo cercavo di proteggerli o, per lo meno, così pensavo. Il dott. Aparo ci ha spiegato e fatto capire che è sbagliato mentire, ed ecco che grazie a quella maschera con il terzo occhio che io chiamo l’occhio della coscienza, ho avuto il coraggio e la serenità di comunicare ai miei figli la verità… che sono in galera e che le istituzioni non sono i nostri nemici ma l’arroganza e l’incoscienza che il loro papà aveva quando era giovane.

Ora capisco che se avessi continuato a tradire i miei figli, un giorno loro si sarebbero sentiti altrettanto in diritto di tradire e questo sarebbe grave per il loro equilibrio. Spero che nel tempo questo nuovo modo di parlare con i figli arrivi anche ai miei compagni detenuti che non hanno la possibilità di frequentare questo gruppo, ai cittadini che sono fuori liberi e alle persone che ancora si fanno travolgere dall’idea di diventare importanti in fretta. La coscienza è l’arma migliore per difendersi.

Paolo De Luca

Genitori e FigliArroganza e Coscienza

 

La nostra palestra

E’ un divertente paradosso che l’uomo, mentre insegue l’infinito, diventa se stesso nella realtà finita.

A me non è chiaro se punta all’infinito allo scopo di dialogare meglio con la realtà o se, nell’incapacità di rassegnarsi all’irritante esclusione dall’infinito, cerchi di costruire con la realtà una scala che gli permetta di accedervi.

Al momento ho capito solo che, molto facilmente, quando ci si dimentica di una delle due spinte (inseguire l’Infinito e dialogare con la Realtà) cominciano i guai! A smarrire la strada, siamo in tanti; e qualche volta questa dimenticanza porta in carcere.

Visto che a San Vittore ci lavoravo già, 23 anni fa (settembre 1997) mi è venuto in mente di aprire una palestra, tuttora in continua evoluzione. La disciplina che vi si pratica consiste nell’Addomesticare l’Arroganza. Le sedute di allenamento sono effettuate quasi sempre in squadra, i cui componenti sono persone che hanno commesso reati, persone che li hanno subiti, studenti universitari in tirocinio, comuni cittadini e, da qualche tempo, figure istituzionali che si interrogano, insieme con detenuti e vittime, su come si giunge al reato e sugli strumenti per emanciparsene.

In questa palestra, gli attrezzi che vanno per la maggiore sono il confronto, la scrittura, l’invenzione creativa. Uno dei nostri risultati è la rappresentazione teatrale del Mito di Sisifo, un gioco sul palcoscenico, mai uguale alla volta precedente, dove gli attori cercano, ogni volta con parole scelte al momento, le origini, i percorsi e gli esiti dell’arroganza.

Nella stessa direzione vanno la recente iniziativa del cineforum su La banalità e la complessità del male e i nostri giochi musicali, dove alcuni amici musicisti e i componenti del Gruppo della Trasgressione uniscono aspirazioni, riflessioni e competenze nei concerti della Trsg.band.

Obiettivo principale delle iniziative che portiamo avanti con la nostra cooperativa, con l’associazione Trasgressione.net e, in particolare, con la Squadra Anti-Degrado è far sì che chi aveva fatto in passato cattivo uso della propria libertà e contribuito al degrado sociale raggiunga, grazie al costante allenamento e alla varietà delle iniziative,  una consapevolezza di sé e motivazioni tali da poter collaborare efficacemente con comuni cittadini e con le istituzioni nella lotta al degrado, alle dipendenze e al bullismo.

Angelo Aparo

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Note sulle musiche e i testi:

  • File audio n.1: Canzone “San Vittore”, testo di Paolo Donati, musica di Paolo Donati e Alessandro Radici, arrangiamento della Trsg.band, canta Angelo Aparo
  • File audio n.2: Canzone “Malaika” Canzone tradizionale keniota, arrangiamento della Trsg.band, canta Angelo Aparo; all’interno della canzone il testo di “Sogni miei”, di Ernesto Bernardi e del Gruppo della Trasgressione, è letto da Cisky MCK
  • File audio n 3: Canzone “A Cimma”, musica di Mauro Pagani e Fabrizio De André, testo di Angelo Aparo, arrangiamento della Trsg.band, canta Angelo Aparo; il testo introduttivo, “Non era questo il primo sogno” è del Gruppo della Trasgressione, legge Cisky MCK
  • La Trsg.band: Angelo Aparo, Alessandro Radici, Ippolito Donati, Michele Montanaro, Paolo Donati, Silvia Casanova,

Il Covid 19

Covid 19, che sgomento!
Un vero sfacelo,
l’unica nota positiva
è che c’è meno inquinamento
e che forse è più pulito il cielo

Quanta gente contagiata
tanta gente spaventata
tanta gente ci ha lasciato

Momenti difficili da superare
qualcuno solo in casa si è dovuto fermare
altri chiusi in convivenze forzate

Tante donne maltrattate
uomini impotenti davanti alle difficoltà
che pensano alla morte
per mantenere la loro dignità

Qualcuno, riuscendoci, si è dovuto reinventare
altri hanno smesso di credere e di amare

Io vivo in un’altra realtà, sono chiuso da un’eternità
altro che quarantena, sto scontando la mia pena
ma tra meno di due anni sarò fuori
e, se il vaccino non verrà trovato,
per non essere contagiato o contagiare,
i miei amici non potrò più riabbracciare

Che dolore, che sfacelo!
Mai una gioia, tanta noia
in carcere a morire di monotonia
e tutto trasformato in paranoia

Ma per uscire da questa agonia
basta avere fiducia e un po’ di fantasia

Se ti guardi attorno puoi osservare
che sono proprio tanti quelli
che non hanno mai smesso di aiutare

Medici e infermieri, guerrieri determinati
a rischiare la vita per il loro ammalati
e persino noi, nel nostro piccolo,
a portare frutta con la Squadra Anti-Degrado
a chi rischia di far sera senza aver mangiato

Ma se vogliamo andare avanti
è chiaro cosa c’è da fare
guardare in faccia la realtà
e camminarci dentro
ciascuno con la propria responsabilità

                                   Pino Amato e Angelo Aparo

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La sede di Via Sant’Abbondio

Al Gruppo della Trasgressione

Da un lato, sono contento perché dopo decenni di sudore, paradossalmente, in un periodo terribile per tutti, il nostro gruppo raccoglie frutti sui quali avevamo quasi perso le speranze:

    • il bando di Rozzano già vinto e per il quale cominceremo a lavorare probabilmente a settembre;
    • quello per cui Adriano e Roberto distribuiscono attualmente cibo a famiglie disagiate di Rozzano e Peschiera e riescono ad avere uno stipendio nonostante il Covid 19 abbia messo in ginocchio tante aziende;
    • adesso anche la sede di Sant’Abbondio (sono almeno 15 anni che cerchiamo una sede e finalmente ce l’abbiamo).

Dall’altro, quando raggiungo qualcosa, è per me impossibile rallegrarmi del risultato senza desiderare di condividerlo con le persone grazie alle quali la meta è stata raggiunta: le primissime con le quali il gruppo è nato e le centinaia di detenuti, studenti e docenti con cui abbiamo mosso i primi passi. Ma i risultati che stiamo raggiungendo adesso sono legati soprattutto alle persone che hanno dato energia al gruppo negli ultimi 6/8 anni.

A tutte queste persone, grazie. E grazie anche alle persone che nel frattempo sono morte. La settimana scorsa è morta Luciana Invernizzi e prima di lei tanti detenuti e non detenuti che sono nella storia del gruppo.

In questo momento ho l’impressione che il Gruppo della Trasgressione, nonostante il Covid 19, sia all’inizio di una nuova epoca:

  • abbiamo la sede di Via Sant’Abbondio;
  • siamo partner ufficiali del comune di Rozzano, del Galdus e del carcere di Opera nella lotta alla marginalità, nel recupero e nella valorizzazione di funzioni sociali senza le quali si annega in una cancerogena marginalità;
  • abbiamo il titolo ufficiale per entrare a San Vittore con la qualifica di testimonial di civiltà invece che di delinquenti;
  • abbiamo un’associazione che dal 2002, in collaborazione con decine di scuole di Milano e delle vicine provincie, utilizza le storie e l’acquisita consapevolezza dei detenuti del gruppo per lottare contro il bullismo e le varie dipendenze;
  • abbiamo persino una cooperativa col conto corrente in blu… come il nostro furgone e come la lettura del mondo di chi decide di darci una mano.

Nati 22 anni fa come gruppo di delinquenti che cercava di non marcire in carcere, siamo cresciuti fino ad avere oggi fra i nostri alleati anche magistrati e direttori di carcere e ad avere in un gruppo come quello del Rotary club Milano Duomo il nostro più antico e generoso sostenitore.

Se chi si è preso una vacanza o chi si è dedicato ad altro in questi anni volesse tornare per brindare ai risultati raggiunti o addirittura per collaborare nella costruzione dei prossimi che probabilmente otterremo, questa sarebbe proprio l’ora di farlo.

In ogni caso, grazie! So per certo che anche chi non tornerà mai più al Gruppo della Trasgressione ha contribuito a farlo crescere e so altrettanto bene che anche coloro che non vedrò mai più ne hanno tratto stimolo e nutrimento per procedere verso le proprie mete personali.

Grazie a tutte queste persone il gruppo procede da oltre due decenni fra gioco e realtà.

La Squadra Anti-Degrado

Proveremo con la squadra di adesso ad andare ancora avanti, pur se credo che non arriverò mai a capire se… zappiamo la terra per sognare le stelle o viceversa.

Angelo Aparo

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Vittime e autori di reato alleati contro il Covid 19

Dal Giorno, di Valeria Giacomello

L’articolo su Il GIORNO

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Ai comuni di Peschiera e Rozzano

Da Alessandro Giungi, per l’inaugurazione del Progetto
SQUADRA ANTI-DEGRADO PER EMERGENZA COVID  19
Peschiera Borromeo, 09-05-2020

Carissimi,

innanzitutto voglio ringraziare Elisabetta e Juri per quello che stanno facendo in materia di aiuto e assistenza alle persone recluse:  Elisabetta con il suo commovente impegno per la giustizia riparativa e il dialogo tra le vittime e gli autori del reato e Juri con il gruppo della Trasgressione alla Casa di Reclusione di Opera.

Oggi è un’altra occasione in cui si vede il loro impegno, assieme a quello della Fondazione Comunità Milano onlus, del Banco Alimentare, tramutarsi in qualcosa di utile e fondamentale: un’attività lavorativa per i detenuti che si fonde con l’impegno sociale. Tutto questo, però, non sarebbe stato possibile senza l’impegno delle amministrazioni comunali di Peschiera Borromeo e Rozzano.

E ai Sindaci di questi paesi non può che andare un plauso speciale perché da consigliere comunale milanese, che è anche stato presidente della Sottocommissione Carceri, so quanto sia fondamentale, in materia di condizione carceraria, trovare amministratori di enti locali sensibili su questo tema.

Tra le tante tragedie determinate dal Covid-19 vi è anche quella di aver privato moltissime persone detenute della loro attività lavorativa, che è uno degli aspetti fondamentali del percorso rieducativo previsto dall’art. 27 della Costituzione.

Senza lavoro, senza impegno sociale, la persona reclusa avrà molta più facilità a tornare a commettere reati una volta uscita dal carcere, perché il lavoro è il tassello su cui costruire la base di una nuova vita e senza di esso manca, appunto, un elemento fondamentale. L’attività occupazionale garantisce un introito economico di cui poter essere orgogliosi, con cui progettare e condurre un’esistenza libera da condotte criminose, anche perché il lavoro significa regole, impegno, condivisione e fatica.

E oggi ci troviamo di fronte a un’attività davvero ammirevole: la distribuzione gratuita di frutta e verdura a persone e famiglie in condizione di indigenza. E ciò avviene in un periodo in cui il pericolo del contagio da Covid-19 rende tale azione veramente utile, anzi indispensabile.

Mi permetto di fare una riflessione ulteriore: alcune delle persone che porteranno la frutta e la verdura nelle case di chi è in stato di sofferenza economica, solo qualche anno fa, in case analoghe, magari entravano per rubare. Ma quando si fa un percorso introspettivo di condanna delle proprie precedenti condotte delittuose, con l’aiuto di persone come Juri e Elisabetta, è possibile cambiare completamente la propria mentalità e il proprio approccio verso gli altri.

Sapere che realtà come la Fondazione Comunità Milano onlus, il Banco Alimentare, l’associazione Trasgressione.net sono parte di questa iniziativa, è per me ulteriore motivo di felicità, in quanto ho la conferma che quando gli enti locali, il terzo settore, il mondo del volontariato fanno squadra, nascono grandi cose.

Non posso quindi che rinnovare i miei ringraziamenti a tutti i protagonisti di questa bellissima iniziativa, augurandomi che il coinvolgimento di persone detenute ed ex detenute in iniziative analoghe diventi la regola, aprendo sempre più il mondo carcerario all’esterno, così preparando i detenuti al ritorno alla vita nella collettività avendo acquisito una capacità lavorativa, con una nuova dignità personale.

Concludo, pertanto, con un enorme in bocca al lupo!

Alessandro Giungi

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#MilanoAiuta e la Squadra Anti-Degrado

SQUADRA ANTI-DEGRADO PER EMERGENZA COVID-19

Grazie al Fondo #MilanoAiuta, Con l’intento di alleviare le difficoltà di famiglie e di anziani nei comuni di Rozzano e Peschiera Borromeo, la bancarella itinerante di Frutta & Cultura, distribuirà frutta e verdura a domicilio.

L’Associazione Trasgressione.net mette in campo la Squadra anti-degrado, una squadra composta da studenti, vittime di reato ma principalmente da detenuti ed ex-detenuti che dopo essere cresciuti nel degrado e averlo alimentato, oggi lo combattono collaborando con le istituzioni.

L’idea nasce dalla convinzione che studiare, progettare e lavorare con chi ha commesso reati possa contribuire all’equilibrio sociale e a proteggere la salute e il bene pubblico più di una pena da scontare in carcere fino all’ultimo giorno.

In questo momento storico caratterizzato dall’emergenza Covid-19, l’iniziativa della Squadra anti-degrado vuole dare una risposta concreta alle necessità di approvvigionamento della cittadinanza grazie agli operatori della bancarella itinerante di Frutta & Cultura, che si adoperano per fornire a domicilio frutta, verdura e tutti i generi alimentari che la stessa bancarella commercia nella sua attività generale.

L’intervento è volto a sostenere gli anziani e le famiglie che vivono in condizioni svantaggiate nei comuni di Peschiera Borromeo e Rozzano. In linea con le norme di sicurezza e di igiene imposte dal Consiglio dei Ministri per l’emergenza Covid-19, il progetto intende contribuire al senso di reciproca solidarietà fra tutti i componenti della comunità in un frangente che richiede a tutti noi responsabilità civica nella tutela di sé e degli altri.

L’iniziativa, che parte a maggio 2020 a Peschiera Borromeo e a Rozzano e che andrà avanti per i prossimi quattro mesi, è stata realizzata grazie al sostegno del fondo #MilanoAiuta che ha istituito la Fondazione di Comunità Milano – Città, Sud Ovest, Sud Est, Martesana onlus.

La Fondazione si propone come piattaforma di partecipazione basata sull’ascolto e di prossimità ai bisogni del territorio. Promuove e supporta progetti di utilità sociale per rispondere, in modo innovativo, alle priorità espresse dalla collettività in ambito sociale, culturale e ambientale.

La Fondazione di Comunità Milano catalizza risorse ed energie, promuove la cultura della solidarietà e del dono per una concreta filantropia di comunità che, oltre a rispondere all’emergenza sociale, possa agire per il bene collettivo e contribuire a migliorare la società nel suo insieme.

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Cineforum sul Male

È partito, lunedì 27 aprile 2020, un appuntamento settimanale su “La banalità e la complessità del male” (tutti i lunedì, ore 17:00-19:15), un’iniziativa che, con meeting on line aperti al pubblico, riprende quella di cui parlavamo in carcere prima del flagello del Coronavirus e per la quale erano previsti diversi appuntamenti.

Con i gruppi on line non avremo bisogno di sale cinematografiche in carcere; ognuno potrà vedere i film concordati con mezzi propri e poi, il giorno della video-chat, parlarne insieme.

Partiremo con un paio di titoli utili a stimolare
un cineforum sulle componenti che caratterizzano il male, 
sui fattori soggettivi e ambientali che lo alimentano e su come il male, una volta avviato,  possa insidiarsi nella nostra sonnolenta quotidianità
.

L’obiettivo, come nella tradizione del Gruppo della Trasgressione, è far discutere insieme (stavolta senza confini geografici) detenuti ed ex detenuti, studenti tirocinanti, professionisti della materia (magistrati, sociologi, psicologi, ecc.),  allievi di scuole medie inferiori e superiori.

Un intrattenimento che speriamo possa diventare, se le istituzioni ci daranno una mano, uno strumento utile per:

  • allenare l’attenzione verso la propria e l’altrui fragilità;
  • la formazione di studenti universitari;
  • la prevenzione nelle scuole del “Virus delle gioie corte“.

Per essere aggiornati sugli sviluppi dell’iniziativa, per comunicare con le persone che vi partecipano, per inviare i propri commenti sui film di cui si parla o per proporne di nuovi, scrivere a associazione@trasgressione.net. La vostra mail, dietro vostra esplicita richiesta, verrà aggiunta alla mailing-list già operativa.

Il prossimo appuntamento è per lunedì 20 luglio alle ore 17:00. Per il meeting on line utilizziamo la piattaforma di ZOOM e una stanza virtuale del Gruppo della Trasgressione. Il dibattito prosegue sulla nostra pagina Facebook e, come si può vedere dall’indice al fondo della pagina, anche su Voci dal ponte.

Con lo stesso strumento, terremo periodicamente dei meeting on line, aperti a studenti delle scuole medie primarie e secondarie su “Lo Strappo, quattro chiacchiere sul crimine“. Prenderanno parte agli incontri gli autori del documento e ospiti chiamati per l’occasione.

Angelo Aparo

Data Titolo
22-04-20 Cineforum su La banalità e la complessità del Male, Angelo Aparo
24-04-20 La peste di Albert Camus, Sofia Lorefice
24-04-20 Joio Rabbit, il film, Angelo Aparo
27-04-20 Commenti alla prima giornata, Tiziana Pozzetti
28-04-20 Commenti alla prima giornata, Livia Nascimben
28-04-20 Commenti alla prima giornata, Manuela Re
29-04-20 Riflessioni sul male, Nuccia Pessina
03-05-20 Uccido dunque sono!, Adriano Avanzini
18-05-20 Joker, Marta Sala
02-02-20 L’insulto – male e realtà, Tiziana Pozzetti
02-06-20 Nessuno può crescere da solo, Manuela Re
13-06-20 Riconoscersi, Paolo Setti Carraro
15-06-20 Per quanto voi vi crediate assolti…, Sofia Lorefice
06-07-20 Sliding doors, Tiziana Pozzetti
12-07-20 Il nostro mito di Sisifo, Portaro, Mazzotta, Aparo
17-07-20 Abuso e Assuefazione, Tiziana Pozzetti

Per continuare ci serve lavorare

San Vittore, la sfida di «Juri»: lo psicologo che trasforma i detenuti in cittadini
di Giusi Fasano – Corriere on line, 27/01/2020

Angelo Aparo dal 1977 segue migliaia di carcerati con il suo Gruppo della Trasgressione. «Il mio debito con Sergio Cusani. E dopo 40 anni dico: date fiducia e lavoro a queste persone, ne guadagnerà tutta la società»

Questa è la storia di un uomo che ha passato quarant’anni della sua vita in carcere senza essere né detenuto, né agente penitenziario. Uno che in carcere, 22 anni fa, ha cominciato una strana rivoluzione ancora oggi in corso: arruola soldati che fanno la guerra a sé stessi e al loro passato. Il campo di battaglia, diciamo così, si chiama «Gruppo della Trasgressione».

Che quei soldati siano assassini, rapinatori, corrotti, ladri, poco importa. Quel che conta è la regola di ingaggio nel Gruppo, per tutti uguale: per avere diritto di parlare, devi recitare il teorema di Pitagora o una poesia; devi insomma dimostrare che ti sei impegnato a imparare qualcosa.

Angelo Aparo presenta il Gruppo della Trasgressione e il mito di Sisifo – Foto di Alessio Ferraro

L’uomo dei 40 anni dentro si chiama Angelo Aparo, 68 anni, per tutti Juri, nome preso in prestito da vecchi pensieri su Juri del Dottor Zivago. Era un ragazzo dalle belle speranze quando a settembre del 1977 si presentò al portone del carcere di San Vittore. «Sono lo psicologo». E varcò per la prima volta la soglia della prigione più nota del Paese. «A quel tempo ero uno dei primissimi psicologi del carcere» ricorda lui. «C’ero io soltanto per San Vittore e per Varese, 2000 detenuti in tutto. Oggi ce ne sono 8-10 in ogni sede. Nel tempo è molto cambiato quel che faccio rispetto a 40 anni fa. Per una ventina d’anni ho incontrato e parlato con detenuti che non avevano nessun interesse a farsi conoscere e a raccontarsi, come invece fanno i miei pazienti fuori dal carcere. Succedeva che quando il tempo trascorso in cella era diventato compatibile con una possibile misura alternativa intervenivo io: chiamavo il detenuto, chiedevo, valutavo, scrivevo la relazione. Era raro che qualcuno si rivolgesse a me spontaneamente per chiedere aiuto, a meno che non fosse un aiuto per uscire in fretta dal carcere».

Una ventina d’anni così. Poi la svolta, cioè il «Gruppo della Trasgressione». Per chiarire: il Gruppo — la rivoluzione di Juri — è lo strumento di cui in 22 anni si sono serviti un migliaio di detenuti per viaggiare (come direbbe De André) «in direzione ostinata e contraria» al loro passato criminale. Il «Gruppo è discussione», autoanalisi, analisi di gruppo, incontri con le vittime di reato, teatro, insegnamento per giovani bulli nelle scuole o confronto con altri detenuti che vogliono capire, partecipare. È l’incontro con le istituzioni, con magistrati e direttori illuminati, con il mondo del lavoro, con la vita reale oltre le sbarre. È la via maestra che porta alla consapevolezza e alla creazione di una coscienza civile. In un solo concetto: il Gruppo trasforma i detenuti nei cittadini che non sono mai stati o che hanno dimenticato di essere. Dottor Aparo, torniamo indietro.

Ci spiega come è nato tutto questo?
«C’entra un viaggio e una passeggiata con la mia compagna a Bologna. Parlavamo di trasgressione e facemmo un discorso su quel concetto che mi rimase in mente. E poi c’entra Sergio Cusani. In quegli anni stava scontando la sua condanna ed era un mio paziente. Un detenuto che mi parlava per relazione, non per dovere. Una rarità. Stava male, si interrogava. Parlammo del fatto che io fossi molto interessato a persone come lui, a ottenere che i detenuti avessero voglia di capire la loro storia, di cercarla. E ci chiedemmo: come facciamo a trovare la via giusta perché questo accada? La risposta arrivò spontanea. Ci siamo detti che serviva un gruppo di riflessione svincolato dalle relazioni che lo Sato chiedeva per valutare i detenuti».

Da qui la creazione del Gruppo. 
«Cusani diventò mio alleato. Passarono alcune settimane dopodiché mi presentai dai detenuti della sezione penale, cioè quelli che erano stabili a San Vittore, e dissi: vorrei creare questo Gruppo. Ci state? Le adesioni arrivarono rapide e a pioggia, partimmo in quarta, con riunioni due volte alla settimana. A quel punto ne parlai con il direttore di allora, Luigi Pagano. E il progetto partì davvero».

Aparo con Cisky Capizzi durante un incontro nel 2015

Da dove avete cominciato? 
«Dalla ricerca delle trasgressioni di ciascuno, dagli ingredienti stessi di ogni trasgressione. Un tema che ricordo bene, all’inizio, fu la sfida. Cercavamo risposte al perché delinquere significa sfidare. Negli anni abbiamo battezzato l’adrenalina, la sfida, il bisogno di eccitazione, con l’espressione “virus delle gioie corte”. Accanto alle riunioni settimanali e agli scritti dei detenuti, avevamo molto spesso ospiti prestigiosi dai quali imparare e con cui confrontarci: Enzo Biagi, Enzo Jannacci, Roberto Vecchioni, Fabio Fazio. Il 24 dicembre del ’97, a casa di Dori Ghezzi e Fabrizio De André avevamo concordato che il nostro primo ospite sarebbe stato lui, ma poco dopo si ammalò e quell’incontro in carcere non ci fu mai: un dolore dal quale nacquero qualche anno dopo i concerti della Trsg.band con le canzoni di De André e le riflessioni dei detenuti sulle loro storie sbagliate».

Quanti detenuti si sono legati al Gruppo finora?
«Un migliaio in 22 anni. In questo periodo abbiamo 55-60 detenuti divisi in più gruppi, nei quali io sono sempre presente, nelle carceri di Opera, Bollate, San Vittore. E poi c’è il gruppo esterno, cioè detenuti che possono essere liberi di giorno o che sono in libertà condizionale con i quali ci ritroviamo una volta a settimana in una sede messa a disposizione dall’”Associazione Libera, Associazioni, Nomi e numeri contro le mafie”».

Per quanto tempo un detenuto resta nel gruppo?
«Molto. Alcuni sono con me da nove-dieci anni e hanno assorbito una tale quantità di concetti e di principi che ormai non è più riconoscibile il confine fra il loro vissuto e il vissuto del gruppo, fra quello che hanno imparato da me e quello che pensano. Ci sono situazioni nelle quali questo è lampante, ad esempio a San Vittore, dove tre detenuti con 9 anni a testa di esperienza nel gruppo escono dal carcere di Opera ed entrano con me in quello di San Vittore per aiutare i detenuti del reparto “giovani adulti” a emanciparsi dalle maschere da duro con cui sono finiti in carcere. Magari sbagliano qualche congiuntivo però sanno dire e sentire cose profonde, sanno riconoscere le loro fragilità e sanno che questo li rende liberi, con la mente ancor prima che con il corpo. A un certo punto uno dei valori aggiunti del Gruppo è stata la partecipazione ai nostri incontri di alcuni parenti di vittime di reato. Ci sono detenuti per i quali il gruppo è diventato famiglia. Alcuni tornano da me in studio, come pazienti, quando sono magari liberi da anni».

Il Gruppo è legato a una cooperativa, giusto?
«Giusto. Abbiamo aperto una cooperativa sociale nel 2012 che si chiama Trasgressione.net e che mi ha permesso di fare un grandissimo passo avanti sulla conoscenza del detenuto. Attraverso il lavoro della coop vedo com’è la sua interazione con gli altri, lo vedo vivere la vita vera. Perché ovviamente una cosa è parlare, un’altra è masticare le difficoltà della vita».

Di cosa si occupa questa cooperativa?
«Vende frutta e verdura. Al mercato, a ristoranti, bar, gelaterie, mense, gruppi di acquisto solidale, a chiunque ne abbia bisogno. Occasionalmente facciamo piccoli lavori di manutenzione, traslochi, tinteggiatura, lavori di pulizia. Ma in questo momento quello che la cooperativa riesce a mettere assieme non è sufficiente a dare lavoro alla ”Squadra anti-degrado” che servirebbe per l’attività sociale e di prevenzione che facciamo. La cooperativa ha lo scopo di dare un lavoro e quindi uno stipendio ai detenuti che poi sono gli stessi che fanno azione sociale attraverso il Gruppo. Faccio appello alla sensibilità sociale e civile di chi pensa che un detenuto recuperato, cittadino e lavoratore è un bene per tutti».

Che cosa chiede esattamente?
«Il principale obiettivo della nostra cooperativa è fare in modo che chi si comportava da predatore sentendosi del tutto estraneo alle sue vittime, possa sentirsi, nella sua seconda vita, parte significativa della collettività. Questo diventa più facile se i detenuti in misura alternativa e gli ex detenuti hanno un lavoro e partecipano a progetti a sfondo sociale. Col Gruppo della Trasgressione i detenuti imparano a far diventare le loro storie sbagliate e i loro percorsi evolutivi strumenti per comunicare in modo efficace e con i giovani. È quello che facciamo da oltre quindici anni nelle scuole e sul territorio per contrastare bullismo e dipendenze da droga, alcol e gioco d’azzardo; inoltre, con i nostri convegni cerchiamo tutti gli anni di documentare pubblicamente i risultati raggiunti e di condividerli con autorità istituzionali, studenti universitari e comuni cittadini.

Quindi? 
«Quindi affinché la nostra cooperativa possa avere dei testimonial capaci di svolgere questo ruolo è indispensabile che i detenuti, dopo anni di training col gruppo e una volta ottenuta la misura alternativa, abbiano un lavoro e uno stipendio. Abbiamo bisogno di lavorare di più, di un maggior numero di clienti — cioè di bar, ristoranti, mense, gelaterie — ai quali portare frutta e verdura. Tra l’altro, abbiamo qualità del prodotto, velocità nelle consegne e prezzi concorrenziali. In alternativa, possiamo stipulare contratti di lavoro fra la cooperativa e aziende che abbiano bisogno di mano d’opera. Se mi permette vorrei aggiungere un’altra cosa».

Prego.
«Vorrei dire che per ogni ex delinquente che diventa cittadino, la società guadagna anche il futuro dei suoi figli. Quindi il mio appello è: scriveteci, provate a partecipare a questo progetto (mail: cooperativa@trasgressione.net – www.vocidalponte.it – www-trasgressione.net). Lavoriamo assieme».

L’articolo originale sul Corriere on line.
Ringraziamo il Corriere per la gentile concessione

Per ordini di frutta e verdura: Adriano Sannino, 389 121 9992