Da lavoratore a killer

Sono Cavaliere Mario, nato a Casal di Principe, Caserta, il 04/05/1972,  anch’io, come tanti altri, cercherò di darvi qualche idea di chi ero e chi sono diventato. Inoltre, faccio presente che non sto scrivendo di mia mano, ma è Santoro Mario, al quale ho chiesto se poteva aiutarmi a scrivere e lui si è prestato: io espongo i fatti e lui scrive. Chiedo scusa se non sono intervenuto sin ora, perché ho la quinta elementare, presa in un altro istituto di pena.

Per prima cosa voglio dire che mi fa molto piacere partecipare al Gruppo della Trasgressione e vi ringrazio. Vengo al dunque. Come già sapete, vi è stato accennato che io lavoravo e, a causa di un mio parente coinvolto nella criminalità, ossia clan dei Casalesi, mi sono ritrovato anch’io in una vita scelta da altri e non da me. In questo clan dei Casalesi, vi fu una spaccatura interna e gli scissionisti, riuniti in vari gruppi, iniziarono una guerra senza esclusione di colpi. Addirittura, se la prendevano anche con i famigliari innocenti pur di mantenere il loro dominio territoriale.

Un giorno venne da me questo mio parente e mi spiegò come stavano le cose: io ero diventato una preda facile per il clan contrapposto al suo. Pertanto mi chiese cosa volessi fare, se aggregarmi al suo gruppo dove potevano proteggermi oppure andarmene fuori regione per non essere colpito a morte. Fatto sta che non mi sono mai mosso dal paese e non sapendo dove andare, contro la mia volontà, mi unii a mio cugino. Con loro mi sono reso responsabile di tanti omicidi.

Ricordo il primo: quando lo uccisero mi diedero una pistola in mano e mi fecero sparare sul cadavere, dicendomi che per quella persona morta non dovevo avere alcun rimpianto poiché questa aveva deciso di uccidere me per colpire il mio parente. Ovviamente mi sentivo tutto terrorizzato, cioè, il giorno prima ero un lavoratore e il giorno dopo divenni un killer a mia insaputa.

Mi sono stati celebrati molti processi, dove ho sempre chiesto rito abbreviato e patteggiamenti. Ho chiesto scusa ai famigliari delle vittime, anche se costoro erano tutti degli associati che commettevano gli stessi reati di omicidi, e ancora oggi chiedo scusa ai loro famigliari.

Faccio inoltre presente che da quando sono stato arrestato ho sempre lavorato in carcere e non ho voluto più saperne nulla di nessuno, dissociandomi da tutti e da tutto. In sintesi, vi ho spiegato più o meno la mia vita. Qualcuno potrebbe dire: “ma perché non rivolgersi alle forze dell’ordine anziché prendere una decisione così avventata?”.

Oggi è facile pensare di rivolgersi alle forze dell’ordine, ma se si pensa che in quei tempi tutte, o quasi, le forze dell’ordine erano nel libro paga dei Casalesi, si correva più il rischio rivolgendosi a loro che a decidere. La nostra è stata una zona abbastanza calda dove perfino le forze dell’ordine erano omertose.

Prima di chiudere voglio aggiungere che mi sono divertito molto al teatro il giorno 13 giugno e per tanto faccio i miei complimenti al dottor Aparo e a tutti i componenti che vi hanno partecipato.

Vi saluto affettuosamente,

Cavaliere Mario

Percorsi della devianza

 

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