Distanza e vicinanza

Il diritto penale è per noi vicino e lontano alla stesso tempo. Nel caso concreto rifuggiamo i suoi interventi, di cui abbiamo timore. Ma dal diritto penale ci lasciamo anche affascinare e, naturalmente, viviamo all’interno del suo ordine.

Il diritto penale è un po’ come il calcio: senza che ci riflettiamo sopra particolarmente, appartengono entrambi alla quotidianità di molti di noi. Abbiamo quasi tutti una certa idea di quale sia la materia trattata, di quali siano le regole secondo cui si procede e di quali siano alla fine i fattori decisivi. […] Nel calcio come nella punizione, molti di noi hanno un’idea chiara e precisa di cosa vada punito e in che modo, che a punire sia l’arbitro o il giudice penale. Così, non di rado, sia l’arbitro sia il giudice sono attorniati da esperti che la sanno lunga almeno quanto loro, e glielo dicono anche, quando ritengono che abbiamo fatto qualcosa di sbagliato. Quasi sempre questi esperti hanno una idea precisa di cosa sia giusto e cosa sia ingiusto: nel calcio come nel diritto penale, tendiamo a formulare giudizi rapidi e decisi, e spesso il nostro sentire è forte e chiaro […].

Questa però non è tutta la verità. Il diritto penale ha anche un lato oscuro, estraneo. Solo quando entrambi gli aspetti si fondano assieme, il lato vicino e quello lontano, alla fine si delinea un quadro completo della natura del diritto penale e della punizione.

[…] Il diritto nel suo insieme è estraneo alla maggior parte delle persone, e a molti risulta piuttosto sospetto. A scuola si studia tutto quello che più tardi potrà essere utile, dalla matematica alla storia e alla geografia, passando per le lingue straniere. Invece il diritto non è mai riuscito ad affermarsi nei programmi scolastici. Chi lascia la scuola non sa praticamente nulla di diritto, e quello che sa non potrà inquadrarlo in maniera attendibile.

Il fatto è che il pensiero giuridico non è facilmente comunicabile, e per capire le sue regole e la sua prassi occorre molto tempo. Solo una piccola parte, quella meno importante, si lascia osservare e sistematizzare. Il pensiero giuridico non può essere studiato, può essere solo acquisito tramite l’esercizio […].

Ma questa è solo una faccia della medaglia. L’altra faccia è data dalla circostanza che il diritto penale è ed è sempre stato anche uno spettacolo affascinante, una seduzione oscura. […] I moderni mezzi di massa, persino i quotidiani più seri che conoscono il loro pubblico e sanno per tenerselo stretto devono anche intrattenerlo, utilizzando il fascino irradiato dal diritto penale e ne sono allo stesso tempo soggiogati. […] Tale visione del “diritto penale” non ci appare affatto estranea, anzi. Finchè il diritto penale rimane relegato nei libri o nei film, e non ci raggiunge fisicamente, e finchè non è importante sapere con precisione che cosa sia e come funziona, molti di noi non hanno alcun problema ad avvicinarsi a questo ambito della vita, a lasciarsene affascinare e finanche a considerarsi esperti in materia e ad agire di conseguenza.

[W. Hassener, Perché punire è necessario, 2009]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il tavolo del Gruppo della Trasgressione

Giuseppe Amato

Nota
Il 50’ anniversario dell’uomo sulla luna ha coinvolto anche il Gruppo della Trasgressione nelle carceri di San Vittore, Opera e Bollate. Ne è nata una domanda sulla velocità di caduta sulla luna di una palla di piombo e di una piuma. Ci siamo chiesti cosa arriverebbe prima al suolo se le lasciassimo cadere insieme. Ognuno ha trovato un proprio modo di sbagliare la risposta. Pino Amato ne ha individuato uno decisamente giocoso.

Ci si può anche chiedere a cosa servano queste domande in un gruppo che ragiona sulla devianza, sulla coscienza esiliata, sul piacere della responsabilità. Forse è un modo per divagare, per incuriosire, una traccia per imparare a giocare.

Chi gioca viene preso in una trama; se qualcuno ne assapora il gusto,  egli proverà a passare, nella ragnatela, da mosca prigioniera a ragno che tesse una propria tela.

E intanto che va avanti, la trama si infittisce, le relazioni si ramificano. Per questo al gruppo si gioca in tanti modi, a volte anche al gioco di Nim.

Non si può dire che tutto si risolva; si comincia a entrare comunque nella rete urbana, quella nella quale, con le difficoltà del nostro tempo, ci muoviamo noi tutti.

Giocando, di certo si impara a dubitare, a innaffiare le domande invece che a seppellirle, a chiedersi quando ha avuto inizio quello che per un certo tempo era sembrata una spada in nostro pugno per farci strada nel mondo e che presto è diventata la corrente che trascina in un gorgo profondo.

Angelo Aparo

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