Gli occhi grandi color di foglia

Un’offerta sul conto corrente dell’associazione equivale alla prenotazione per la serata al teatro De Sica. Sul bonifico riportare come causale: Nome e Cognome degli interessati all’ingresso  e  “Offerta concerto Peschiera Borromeo 26-11-18”.

Associazione Trasgressione.net Onlus
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Contributo minimo a persona € 12

Rashomon e il Kintsugi

Come passare dall’enunciazione di punti di vista diversi, tutti contenenti brandelli di verità e di menzogna (Rashomon, Kurosawa 1950) alla tecnica del Kintsugi, una cucitura che non nasconde le fratture, ma le ricorda con un filo d’oro che evidenzia le loro linee di sutura, la nostra coscienza del passato e la comune responsabilità del presente.

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Qualsiasi punto di vista, anche quando viene da persone non consapevolmente capziose, risponde al bisogno di ricostruire un quadro ragionevole della realtà, ma anche (e spesso soprattutto) a quello di dare una versione degli accadimenti compatibile con l’impostazione ideologica di un determinato momento storico. Vedi le diverse dichiarazioni che su “Lo Strappo” rilasciano i vari protagonisti del documentario, che a volte risultano contrastanti già all’interno dello stesso soggetto in quanto rappresentative di diverse epoche della stessa vita.

Il pensiero razionale, anche quando apparentemente libero, non è mai esente dal bisogno di garantire a noi stessi un ruolo sostenibile nella complessità delle cose. Tenendo conto di ciò, il ricercatore scientifico non si illude di essere sulle tracce della verità ultima, ma cerca una versione delle cose che permetta di formulare affermazioni utili a governare territori sempre più ampi e inclusivi della realtà.

In definitiva, la difficoltà di addomesticare la nostra complessità è quel che ci diverte e ci ricorda il nostro mestiere di uomini. Per questo cerchiamo persone che vogliano dar voce e nome agli interpreti principali dell’iniziativa: figure istituzionali, imprenditori, familiari di vittime della criminalità, ex criminali, studenti.

Il Kintsugi non punta alla verità e non vuole ignorare la difficoltà di tenere insieme gli uomini e le idee; cerca piuttosto di connettere i cocci di una passata unità, nella consapevolezza della loro comune origine e della loro e nostra precarietà.

 

Fra i nostri attuali alleati:

Sciuscia e va’

Sciuscia e và
Testo e musica di Giancarlo Parisi

Amuninni picciotti tra la vita e la morti
ca lu ‘nfernu ni spetta già;
Amuninni carusi dintra i muri rinchiusi
chi la vita non mori dda.
Amuninni ‘nnimali supra munti e canali
ca lu ciumi currennu và;
Amuninni palummi chi vulati sull’unni
ca lu ventu sciusciannu ‘nchiana e và.

Amuninni buddaci ca parrari vi piaci
ca lu tempu passatu è già;
Amuninni dutturi senza scienza né amuri
c’è cchiù mali chi verità.
Amuninni briganti chi rubati diamanti
ca lu suli vi futti già;
Amuninni criaturi chi vidisti u duluri
ca lu ventu susciannu ‘nchiana e và.


Per donazioni utili al progetto contro il bullismo

Commento di Roberto Cannavò e Angelo Aparo

Il diario di una vita futura che, se venisse letto, aiuterebbe a cambiare rotta, ma che, quando ero adolescente, non ho saputo leggere… o forse, per ignoranza o convenienza, ho letto senza dargli importanza.

Il quadro di una realtà che spinge alcuni ragazzi a idolatrare degli adulti, rimasti a loro volta infantili, in un ciclo che si ripete per mancanza di comunicazione costruttiva e di progetti.

Il racconto di chi è cresciuto senza una guida, di una rotta già segnata da altri, ma da noi seguita con la convinzione di averla scelta in autonomia… mentre si accavallavano esperienze di abusi, di potere, illusioni di una libertà non bene definita e in realtà vissuta nel delirio e, infine, il carcere.

Il vademecum consegnato agli ignoranti per indicare loro come si vive… e invece abbiamo dimostrato come si muore… in tutti i sensi… e come si uccide, attraverso la diffusione del degrado, la libertà della comunità e dei nostri stessi figli.

Come se la bellezza della vita fosse racchiusa in una fetta di pane mai assaporata, intanto che il fiume degli eventi scorre e le mura del carcere fanno maschi i bambini.

Come diciamo al gruppo, tutti gli ingredienti per fottersi e fottere la vita.

Dentro ognuno di noi


Dentro ognuno di noi“, eseguita da Juri Aparo e da Tonino Scala (che ne è l’autore) e commentata da Roberto Cannavò al Festival dell’Arte Negletta del 2017.

Fra i componenti del Gruppo della Trasgressione sono presenti anche Noemi Ottaviani, Adriano Sannino e Alessandro Crisafulli, protagonisti dell’iniziativa di cui all’articolo di Manuela D’Alessandro su GIUSTIZIAMI

Dentro ognuno di noi
Tonino Scala

Dentro ognuno di noi
c’è nascosta un’idea
servirebbe a cambiare una vita
inventarla a misura
ne varrebbe la pena
di provare a partire
si potrebbe tornare bambini
e non crescere mai

Dentro ognuno di noi
c’è nascosto qualcosa
e vorresti tenerla ed usarla
con molta pazienza
non la trovi nel banco dei pegni
nelle notti agitate
è la cosa più rara che hai
per non perderti mai

Ed io posso scoprire dov’è
nascosta dietro il mio cuore
che posso aprire e far crescere
fino a poterla sognare
proprio dentro di noi
c’è un bimbo
che ci difende e ci fa ripartire

La nicchia, la crosta e il rosmarino

tenendo in piedi la vita
tenendo in piedi un’idea
tenendo in piedi la vita
tenendo in piedi un’idea

Adesso immagina qui
una grande poesia
dove tutto è nascosto e proibito
dove niente è sicuro
a volte è sincera
ed inventa l’amore
nasconde i nostri cuori
dagli ostacoli

Ed io posso scoprire dov’è
nascosta dietro il mio cuore
che posso aprire e far crescere
fino a poterla sognare
proprio dentro di noi
c’è un bimbo
che ci difende e ci fa ripartire
tenendo in piedi la vita
tenendo in piedi un’idea
tenendo in piedi la vita
tenendo in piedi un’idea

A San Vittore per un viaggio nel futuro

A San Vittore per un viaggio nel futuro

Il detenuto che spiega ai giovani reclusi come non fare la sua fine

di Manuela D’Alessandro

C’è un detenuto da quasi 30 anni nel carcere di Opera che ogni venerdì mattina, da otto venerdì, entra in quello di San Vittore per spiegare ai giovani reclusi come non fare la sua stessa fine. La prima volta, dice, è stata “un’emozione strepitosa”. Adriano Sannino, un’era fa killer della camorra,  oggi ha 46 anni ed è tra gli ‘storici’ componenti del ‘Gruppo della Trasgressione’ animato dallo psicologo Juri Aparo. Uno che gira da 40 anni nelle prigioni e a un certo punto si è messo in testa , tra le altre mille cose, di portare nelle scuole chi viene percepito come reietto per evitare ai ragazzi scelte sbagliate. “La prima volta, ho pensato a quando sono entrato in carcere, buttato lì, con la mia busta, senza che nessuno mi spiegasse nulla. Ora entro dal portone principale, da cittadino. Gli agenti della polizia penitenziaria mi chiedono increduli: ‘Ma tu sei detenuto a Opera?’ e io mi sento uno di loro, un uomo delle istituzioni”. I ‘suoi’ ragazzi Aparo li porta dappertutto, spesso a confrontarsi coi familiari delle vittime, e adesso prova a farli uscire dal carcere ‘di campagna’ di Opera, destinato a chi deve scontare fardelli molto pesanti, per entrare nella galera di Milano centro a seminare libertà.

Sannino può farlo, come presto sarà possibile anche per altri due ergastolani a Opera coinvolti nel progetto, perché è stato ammesso al lavoro esterno. Attraverso la cooperativa fondata da Aparo, scarica frutta e verdura, svegliandosi all’alba e fatica con leggerezza (“Non c’è un giorno che mi pesi”) fino al pomeriggio.  Al venerdì, dalle 12 e 30 e per tre ore, diventa lui stesso un ‘educatore’ nel reparto giovani adulti dove lo attendono una ventina di ragazzi, età media sui 20 anni. ” All’inizio mi guardano un po’ così. Ma poi quando vedono che parlo col cuore, quando gli spiego che sono stato uno stronzo e come sono cambiato, mi ascoltano e fanno un sacco di domande. Sulla mia storia, sul punto in cui è cambiata. Non ho verità in tasca, ma con loro mi metto un gioco, cerco di essere all’altezza di una grande responsabilità. Ad agosto per due venerdì, il ‘prof.’ (Aparo, ndr) era in vacanza e ha lasciato da soli me e una studentessa che fa parte del Gruppo, è stato molto emozionante”. Non è sempre facile fare breccia in chi lo ascolta. “Un ragazzo albanese, in particolare, provava a contraddire tutto quello che dicevo, sostenendo di dovere spacciare per aiutare la famiglia e che chi compra la droga è consenziente. Gli ho risposto che chi la compra è malato, non consenziente, che lui alimenta un sistema malavitoso che genera anche morte. Allora lui mi ha chiesto: ‘Preferisci essere tu quella con la pistola o avercela puntata contro?’. Gli ho detto che mi farei ammazzare per la vita e i valori in cui credo. Alla fine mi ha abbracciato e mi ha chiesto quando sarei tornato”.

“Questo è un progetto rivoluzionario – spiega Aparo – nato in collaborazione con l’ex direttore di Opera e ora di San Vittore Giacinto Siciliano che ha l’obbiettivo di far provare ai giovani detenuti un viaggio nel futuro. Attraverso Sannino e gli altri entrano in contatto frontale con quello che potranno diventare se non cambieranno rotta, persone che a 50 anni ne hanno passati 30 in carcere. Tante volte, quando porto i detenuti fuori dal carcere, chi li sente parlare si emoziona e pensa che siano dei santi, che non debbano stare dentro. Ma io dico: se sono in carcere è perché sono stati dei coglioni. Le persone però cambiano e io sono convinto che non basti reinserire i detenuti nel lavoro e fargli guadagnare 1200 euro al mese. Bisogna metterli al centro di una progettualità, attraverso le relazioni umane e la maturazione di un senso di responsabilità”. Da ‘grande’ Sannino, a cui manca ancora qualche anno da scontare, ha un sogno per quando sarà libero: “Creare all’interno della cooperativa una piccola comunità per ragazzi disagiati e trasmettere a loro la mia esperienza”.

(L’articolo originale è su www.giustiziami.it, che ringraziamo per l’attenzione e la gentile concessione)

 

Alla segreteria direttiva del carcere di Opera

Buongiorno,

con la presente desidero ringraziarVi di vero cuore,  a nome mio e di tutti coloro che hanno partecipato all’incontro tenutosi lo scorso 30 Luglio in Valle D’Aosta con le testimonianze dei detenuti Crisafulli e Cannavò.

E’ stato un momento educativo davvero importante con circa 45 giovani  adolescenti che si affacciano alla vita.

Sono scaturite domande e riflessioni di grande valore e i detenuti hanno testimoniato con le loro storie di vita vissuta dei rischi nei quali ci si può imbattere in gioventù ad inseguire falsi miti come droga, denaro e potere compiendo scelte scellerate.

Abbiamo parlato poi del progetto salvifico di giustizia riparativa “Sicomoro”  e di quanto questo percorso porti benefici da ambo le parti sia alle Vittime (come nel mio caso)  che ai colpevoli.

Grazie di cuore quindi per questa opportunità, sono anche felice di non aver trovato traffico e nessun intoppo durante il viaggio e siamo riusciti a fare tutto nelle nove ore che ci erano state concesse comprensive di viaggio e di non aver avuto nessun ritardo.

Vi chiedo gentilmente di poter informare di questa mia gratitudine o di girare la mail anche al Dr. Di Gregorio di cui non conosco l’indirizzo di posta elettronica e, se possibile, anche al Magistrato.

Grazie anche per la fiducia accordata alla mia umile persona dal Magistrato, da voi tutti e dal Direttore.

Con l’occasione porgo cordiali saluti

con stima

Elisabetta Cipollone