Concerto per LIBERA

GIARDINI LEA GAROFALO
VIALE MONTELLO 3, MILANO
14 LUGLIO, ore 20:30

Il Gruppo della Trasgressione incrocia le proprie riflessioni con quelle di Libera in una serata corale accompagnata dalle canzoni di Fabrizio De André.

Ingresso gratuito con offerta libera e fino a esaurimento posti (ciascuno porta il proprio sgabello).

 

 

Un progetto

Il Gruppo della Trasgressione

Ho iniziato il tirocinio con il Gruppo della Trasgressione perché ero e sono affascinata dal tema della devianza e speravo di poterlo approfondire facendo anche delle esperienze concrete. A tre mesi di distanza posso dire di aver vissuto delle situazioni incredibili che mi hanno aiutata e cambiata in prima persona.

Al termine di ogni riunione con il gruppo esamino ciò che abbiamo affrontato ed ogni volta ne ricavo qualcosa di nuovo, non solo a livello concettuale ma anche relazionale.

Il confronto con il detenuto è un’occasione estremamente costruttiva, un incontro in cui a volte mi sono rispecchiata perché mi sono spesso privata della libertà di fare e di dire ciò che volevo, per paura di sbagliare, di ferire o per piacere a qualcuno, tralasciando me stessa. In questo mi ha aiutato molto il gruppo perché mi ha insegnato e dimostrato che per poter iniziare a cambiare è necessario essere sinceri e che si deve parlare in modo veritiero, libero, intervenendo solo per dire ciò che si pensa, altrimenti si perde solo tempo!

Ho compreso quanto il dialogo sia fondamentale, bisogna però andare in profondità con esso ed essere in grado di individuare ciò che si sta cercando, discutendo e mettendo a nudo le proprie esperienze e sofferenze. In questo modo, quasi senza accorgersene, si cresce e si matura coltivando quella consapevolezza che creerà una coscienza pensante e responsabile.

Le banalità vengono lasciate fuori dalla porta: “io non giudico nessuno” uno frase che credevo fosse sinonimo di nobiltà d’animo, ma ho compreso che è semplicemente lo scudo di chi non vuole prendere o mostrare la propria posizione nel mondo, una vigliaccheria nascosta che ho capito essere irreale. Ognuno giudica eccome, bisogna però acquisire gli strumenti adatti per farlo con intelligenza, mettendosi in discussione ed il gruppo è in grado di fornirli.

Non è stato un semplice tirocinio universitario, ma un’esperienza travolgente. Questo perché non è richiesta una presenza passiva ma bisogna mettersi in gioco, lavorare ed impegnarsi, prima di tutto su noi stessi. Quando ho iniziato questo percorso non riuscivo a parlare davanti a molte persone, mi tremava così tanto la voce che per paura evitavo di fare qualsiasi intervento, anche in università, ponendomi un limite che credevo fosse insuperabile.

Se mi avessero detto che avrei pianto in un teatro raccontandomi davanti ad alcune persone o che il 25 maggio avrei recitato in Senato, non ci avrei mai creduto e invece è quello che è successo, ed è qualcosa che non ho ancora realizzato.

Spesso in passato mi sono sentita smarrita, senza un obbiettivo, facendomi trascinare da ciò che accadeva intorno a me e senza riuscire a prendere la giusta posizione. Mentre scrivo mi rendo conto che questa sensazione non mi appartiene più come prima, sono consapevole che ci voglia impegno e costanza, ma mi sento come se fossi parte di un progetto in cui credo pienamente, di una rivoluzione in cui spero di poter far parte e dare il mio vero contributo.

Credo non ci sia sensazione più appagante del sentirsi nel posto giusto.

Sono immensamente grata per quest’opportunità. Vi devo molto.

Francesca Pozzi

Indice dei tirocini

Consegne Rozzano 25/06/22

25 giugno 2022

Nelle foto Carlotta Boccaccio e Antonio Tango al lavoro per consegnare gratuitamente a circa 40 famiglie di Rozzano frutta e verdura raccolte dalla Croce Rossa di Opera.

L’iniziativa, grazie al finanziamento della Regione Lombardia con il bando “Un futuro in comune”, vede la collaborazione fra Croce Rossa di Opera (responsabile Danilo Esposito), Comune di Rozzano (Patrizia Bergami) e Gruppo della Trasgressione.

Consegne a Rozzano

Frammenti di memoria

Un’attivista di Nessuno tocchi Caino che lotta per il superamento del carcere, facendone una ragione di vita, un ex ergastolano ostativo che oggi, dopo avere sperato contro ogni speranza, è stato riconsegnato alla libertà. Sabrina e Roberto si incontrano in un flusso di coscienza senza barriere, confini, diffidenze e asperità. Il racconto del passato di un ex uomo di mafia, la sua nuova coscienza tersa e cristallina, raccolti dallo sguardo di una giovane donna siciliana. Non un omaggio a una curiosità morbosa ma un viaggio in una storia piena di contraddizioni che muta, si evolve, infine imbocca la strada del cambiamento. Tutto scorre come un fiume e non ci si bagna mai nella stessa acqua. La prova che non può esistere una pena senza fine, senza speranza. Che gli uomini non sono condannati a un futuro come ritorno, ma hanno le riserve interiori per riconquistare il loro ritorno al futuro.

Recensione di Mario D’Anna              Per acquistare il libro

 

Il mio clown

Mi sono sempre sentita inadeguata. Mi sono  resa conto di non sapermi orientare attraverso la moltitudine di stimoli che mi raggiungono.

È così da sempre, fin da bambina, quando gli insegnanti mi elogiavano per i miei successi, ma poi a casa il tritacarne faceva di quel benessere nato da una folgorante autostima, una poltiglia.

È così da sempre, fin da bambina, e poi oltre… anche quando ci credevo… anche quando credevo che le energie che riponevo in ciò in cui credevo avrebbero dato frutti. Ma poi mi stancavo. Mi stancavo di dovermi ricredere. Perché venivo corretta. Non incoraggiata, corretta. Non educata, corretta. Non capita, corretta.

Ecco allora un’idea: travestirsi da clown. Perché si sa che i clown possono permettersi di essere ciò che non sono. Senza giudizio. Senza essere soggetti a critiche. Si disegnano una lacrima sul viso e continuano a far ridere.

…perché si sa che la lacrima dei clown è disegnata, è finta, basta una sciacquata e va via. Il paradosso del pianto di colui che fa ridere! I clown possono permettersi di cadere… e quando lo fanno gli altri ridono. I clown possono permettersi di dare sberle… e quando lo fanno gli altri ridono. I clown possono permettersi di sbagliare… e quando lo fanno gli altri ridono… altroché se ridono, a crepapelle.

Ma è per quello che i clown esistono, per essere sbagliati, inadeguati, maldestri. I clown non vengono giudicati per questo, perché è questo il loro essere. Perché si sa che ai clown è concesso tutto ed anche di più. I clown se li correggi, li snaturi.

Che comodità! Che leggerezza! Tutto è meno pesante, più semplice. Scorre via apparentemente liscio… arrivando addirittura a chiedermi se non fosse Ludovica la maschera sopra il clown. Che confusione!

Ma chi se ne importa! Nessuno si aspetta nulla da te. Nessuno pretende sforzi o traguardi raggiunti. Nessuno si aspetta poesie, ma scherzi, battute. E non fa nulla se dici la verità, non si offende nessuno, perché è questo che tutti vogliono e si aspettano dal clown. E sono andata avanti. Grazie al mio clown!

Poi incontro il Gruppo della Trasgressione. Da grande. Adulta. Formata (“formosa”…suggerisce il mio clown!). E tutto sembra iniziare a cambiare.

DEVO provare a gettare la maschera da clown, o almeno provarci, per far parte del gruppo. Perché voglio fortemente dare il mio contributo al progetto del gruppo, che ho sposato e che mi appassiona e voglio farlo, per una volta, senza essere corretta, perché qui, al gruppo, è VIETATO correggere!

Mi metto in gioco! Ma per farlo devo grattare via quella lacrima disegnata, ormai diventata tutt’uno con la mia pelle. E allora sorprendo me stessa a grattare, grattare, grattare. Ma è difficile! Cacchio… se è difficile!

Nel gruppo ci sono persone “avanti”, molto più avanti di me nella consapevolezza del proprio clown. Molti, ma soprattutto i “peggiori”, sono riusciti a grattare via quella lacrima disegnata e a continuare il cammino prendendo possesso della loro nuova identità: consapevole, empatica, viva!

Io ci sto lavorando, mi sono procurata dei guanti di crine e dei nuovi abiti. Aspetto che il cerone scompaia, a furia di grattare, per cambiare finalmente abito. Perché i piedoni enormi da clown mi hanno sempre fatto inciampare…per far ridere!

Ma è difficile! Cacchio… se è difficile!

Ludovica Pizzetti

      03-Fontana-Tango

Fontana Tango, di Paolo Donati e Trsg.band

Suona la Trsg.band

  • Alessandro Radici, Chitarra
  • Paolo Donati, Percussioni
  • Ippolito Donati, Chitarra
  • Michele Montanaro, Basso
  • Juri Aparo, Voce

Consegne Rozzano 18/06/22

18 giugno 2022

Nelle foto Carlotta Boccaccio e Antonio Tango al lavoro per consegnare gratuitamente a circa 40 famiglie di Rozzano frutta e verdura raccolte dalla Croce Rossa di Opera.

L’iniziativa, grazie al finanziamento della Regione Lombardia con il bando “Un futuro in comune”, vede la collaborazione fra Croce Rossa di Opera (responsabile Danilo Esposito), Comune di Rozzano (Patrizia Bergami) e Gruppo della Trasgressione.

Consegne a Rozzano

Consegne Rozzano 11/06/22

11 giugno 2022

Nelle foto Antonio Tango al lavoro per consegnare gratuitamente a circa 40 famiglie di Rozzano frutta e verdura raccolte dalla Croce Rossa di Opera.

L’iniziativa, grazie al finanziamento della Regione Lombardia con il bando “Un futuro in comune”, vede la collaborazione fra Croce Rossa di Opera (responsabile Danilo Esposito), Comune di Rozzano (Patrizia Bergami) e Gruppo della Trasgressione.

Consegne a Rozzano

Una riflessione su…

Frammenti di memoria sparsi sui marciapiedi
di Sabrina Renna e Roberto Cannavò

Il libro coniuga due aspetti dell’animo umano che in tanti pensano siano mondi separati, paralleli e destinati a non incontrarsi mai. La crudeltà del crimine e la spiritualità della resurrezione.

Nel volume di Sabrina Renna, componente dell’associazione “Nessuno tocchi Caino” e consigliera comunale nel Comune di Acireale, e di Roberto Cannavò, ex ergastolano condannato per omicidio e per essere stato affiliato a Cosa Nostra, il rapporto di autocoscienza e di parola tra i due autori diventa un momento profondissimo di riflessione ed il lettore non può fare a meno di percepire tutte le possibilità della natura umana come indissolubili e inscindibili.  Il bene e il male, il crimine e la coscienza, i percorsi di umanizzazione, le condizioni dei detenuti nelle carceri, l’isolamento e la spinta alla rinascita sono i pilastri di questo dialogo narrato che percorre tutto il libro e percuote fino alla più intima sensibilità del lettore.

Roberto Cannavò racconta la sua infanzia infelice, vissuta all’interno di dinamiche familiari complesse e disordinate, ricorda di avere anelato di avere al fianco una guida autorevole e ricorda l’omicidio del padre vittima di uno “scambio di persona”. Roberto Cannavò appena poco più che un ragazzino entra a far parte di Cosa Nostra e ne diventa uno dei killer. Racconta gli omicidi e il suo racconto è frutto dell’autoanalisi e del senso di colpa. Per questi reati ha pagato con 27 anni di carcere ma la pena prevista era l’ergastolo. Fine pena, mai. Poi il lungo percorso riabilitativo svolto al carcere di Opera ed infine la libertà condizionale e l’impegno con l’associazione “Nessuno tocchi Caino”. Quello di Roberto Cannavò è un racconto crudo e la precisione narrativa è il frutto dell’elaborazione della colpa, è la consapevolezza che ogni uomo può “deviare” e come, con sacrificio e anni di autodisciplina, può redimersi e dare ancora un contributo alla comunità.  Roberto Cannavò diventa nel libro la personificazione della redenzione, la liberazione interiore ancora prima della liberazione del corpo. Diventa il simbolo della barbarie dell’ergastolo che non concede nessuna possibilità di reinserimento e polverizza l’art. 27 della Costituzione Italiana. “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.

Sabrina Renna ascolta e cuce con sapienza i racconti di Roberto perché è nell’ascolto senza pregiudizi che si salda la loro unione, nell’ascolto si costruiscono le pagine del libro. Renna non giudica, non condanna, segue con rigore ogni passaggio del recupero del detenuto e comprende e dà ai lettori la possibilità di concepire il significato più profondo di umanità. Il volume è importante per i suoi contenuti altamente spirituali, sono pagine che vanno lette e comprese soprattutto in questi momenti così brutali che scuotono la comunità civile. Troppo spesso abbiamo assistito sconcertati alle urla “del popolo” nei confronti dei criminali, rabbia comprensibile quando viene dall’irrazionale popolano ma che non devono mai compromettere e turbare le decisioni dei Tribunali.

“Frammenti di memoria sparsi sui marciapiedi”, è un racconto realissimo e crudele ed allo stesso tempo magico e ricco di una cristianità concreta, la stessa che da secoli ci ammonisce quando pensiamo di essere nelle condizioni di giudicare un nostro simile. La ricchezza di questo volume consiste proprio nello stabilire che ogni uomo può essere travolto dalla devianza criminale ma che ogni uomo può riprendere il cammino nella direzione di un nuovo, sano e personalissimo umanesimo.

“Frammenti di memoria sparsi sui marciapiedi” è un documento di speranza, di riscatto e di grande spiritualità. Un resoconto necessario fin quando saremo immersi in una società che spesso si ritrova a naufragare nelle acque terribili e tempestose della vendetta e dell’autoassoluzione.

Mario D’Anna – Il libro

La slot machine

Tra le tante attività e progetti realizzati dal Gruppo della Trasgressione, convegni, concerti, incontri con le scuole per parlare di prevenzione al bullismo e alla tossicodipendenza, una è la nostra rappresentazione teatrale,“LA SLOT MACHINE”,  che porta in scena il gioco d’azzardo.

  • Gli interpreti sono gli effettivi protagonisti di questa patologia e detenuti presso il carcere.
  • Gli obiettivi comunicativi della nostra rappresentazione sono diversi:
  • L’attrazione, la seduzione esercitata sull’uomo dal caso e dal rischio a cui si abbandona lo sfidante;
  • La vulnerabilità alla dipendenza del gioco che porta lo sfidante a perdersi in un loop nel quale il gioco diventa la sua nuova e famelica realtà, mentre la sua realtà precedente si disgrega giorno per giorno;
  • La perdita di qualcosa di valore come i legami affettivi (famiglia e amicizie), la casa, la professione, con l’ossessione di ottenere qualcosa di valore maggiore;
  • Il degrado a cui inevitabilmente va incontro lo sfidante, il desiderio incontrollabile di giocare, la “rincorsa” verso l’ennesima umiliazione per recuperare ciò che ha perso;
  • La negazione del problema, le menzogne che lo sfidante si racconta e che racconta per occultare comportamenti illegali come la frode, le falsificazioni;
  • L’annientamento dell’identità dello sfidante e la deriva psico-fisica che ne consegue.

Lara Giovanelli                   Il Gioco d’azzardo

Consegne Rozzano 04/06/22

4 giugno 2022

Nelle foto Adriano Sannino e Antonio Tango al lavoro per consegnare gratuitamente a circa 40 famiglie di Rozzano frutta e verdura raccolte dalla Croce Rossa di Opera.

L’iniziativa, grazie al finanziamento della Regione Lombardia con il bando “Un futuro in comune”, vede la collaborazione fra Croce Rossa di Opera (responsabile Danilo Esposito), Comune di Rozzano (Patrizia Bergami) e Gruppo della Trasgressione.

Consegne a Rozzano