Caro Aparo

Caro Aparo,
è successo un fatto raro:
ne ha fatta una grossa da spaccare le ossa,
ma così grossa che ne vale più di mille
e che solo a raccontarla fa scintille,
abbiam saputo che tutti noi ha battuto.

Si sta chiedendo “ma cosa avran saputo?”
Le dico solo che se ‘sta storia è vera
È finita la sua rispettabilità e la sua carriera.
Chi ce la racconta è una gran donna,
un’istituzione che guarda più in alto che dai tetti,
glielo dico, è la Samantha Cristoforetti,
questa è un’altra storia
che nulla a che fare con la sua missione sulla luna,
dove le cascaron le palle e toccaron terra prima di una piuma.

Quella storia ce la raccontò Parmisano,
che si è trovato, suo malgrado, con le palle in mano;
ma questa è una storia assai più grave,
che nulla ha di soave.

La Cristoforetti ci ha raccontato che
un giorno mentre era a scrutar la terra,
l’ha vista in bicicletta, tra le vie di Milano sfrecciare,
senza rispettare le corsie per potere sorpassare.

Ma questo è niente rispetto a ciò che ha riferito,
è inutile che fa quella faccia perché non abbiam finito:
Lei ad una persona ha fatto amputare un dito,
è inutile che fa l’indifferente,
perché lei sa che è vero e chi l’ha detto non è una deficiente,
e che lei è un delinquente.

Ci ha raccontato che non solo della strada è un pirata,
ma con la sua bicicletta ha investito una vecchietta,
soccorso non ha prestato, subito è scappato
ma sappia che ancora oggi è ricercato.

Ora possiamo fare un patto altrimenti ce la cantiamo,
siamo tutti pronti a denunciare, ma potremmo pur dimenticare
a patto che anche lei incominci a sudare, incominci anche lei a camminare
e quel masso far rotolare,
perché la sua coscienza per niente è pulita
dopo la storia che c’è stata riferita.

Ora decida lei cosa fare, lo spavento glielo abbiamo dato
ma solo a guardarla è già tutto sudato,
perché la Samantha altro ci ha raccontato e questo è un fatto assodato,
oltre ad essere un pirata e investitore, è anche uno scippatore:
sempre in bicicletta, oltre che investire la vecchietta,
un avvocato lei ha scippato
che la pistola fuori ha tirato e ha sparato
ma non so come il colpo lei ha schivato,
ed è anche fortunato, il botto non l’ha neanche sentito
perché tutti sappiamo che è duro d’udito.

Ma non si vergogna?
A noi ci fa la fogna, invece proprio lei è una carogna!

Ora una cosa la deve fare:
appena ci sarà l’occasione, quel masso lo deve far rotolare
così con la sua coscienza ci potrà parlare,
con tutti si potrà riappacificare
e noi potremo pure dimenticare!

Amato Giuseppe e Samantha Cristoforetti

 

Sotto il carro ponte

Il corridoio divenne lunghissimo, quel minuto durò un’ora.
Finalmente al bivio, “Posso, non posso”; “Voglio, non voglio”. L’aria è libera sul mio volto paonazzo. Mi incammino verso la meta, assaporo la semplicità, sono un uomo che ama vivere e finalmente l’ho capito…

Sono immerso nel verde, alzo gli occhi al cielo e i pappagalli colorano per incanto la mia fantasia. Respiro a pieni polmoni, riesco a socializzare con me stesso, non sono più solo! Siamo una grande famiglia: l’albero, la fontana, il tram, il pullman, la panchina, il fiumiciattolo, i palazzi, il cielo, le zanzare… ah sì, le zanzare… purtroppo anche loro sono parte della grande famiglia… assieme a noi…

Che bello camminare sotto il sole lavorando su me stesso, “assopito dai pensieri”. Due giorni, due interi giorni: che meraviglia nutrirmi degli sguardi di chi non conosce il passato… Sono stato zio, fratello, figlio, amico, e sono stato Giove: ho diviso la mia persona, cercando di non far mancare la mia attenzione all’affetto e allo scopo…

Ad un certo punto volevo tapparmi le orecchie, chiudere gli occhi e risvegliarmi nel letto di ferro, ma quando avevo questo desiderio puntualmente un viso appariva davanti ai miei occhi, spronandomi… come se lui riuscisse a capire quando il frastuono arrivava nella mia testa…

Ho cercato di tenere ben presente lo scopo, il bivio “posso, non posso”, “voglio, non voglio”. Avrei potuto dire “non posso farlo, mai riuscirò a far capire dei concetti”, potevo dire “non voglio farlo” … Invece, io volevo a tutti i costi immergermi nell’impegno e sentivo di potere raggiungere il nostro scopo, il mio scopo…

Il masso è stato spinto sempre più avanti e adesso non torna più giù, ma quanta fatica… zanzare, sole e caldo, ma la voglia di superarci ci ha permesso di vincere.

Lo dimostra il fatto che ho rapinato un vecchio al Parco delle Memorie Industriali, ho cercato di ucciderlo ma il vecchio mi ha spaccato la faccia. E nonostante la faccia mi facesse veramente male, ho terminato lo spettacolo…

Ho visto ciò che il mio cuore voleva vedere: ho visto Simone lavorare con noi come se il gruppo fosse già dentro di lui. Sono rimasto stupefatto, è vero che io ho gridato, come è vero che anche Simone ha gridato tutto il tempo e a me le sue urla mi sfondavano la testa, infastidendomi. Solo uno ha raccolto le nostre grida e io ne sono fiero, grazie Prof. …

Poi, per incanto tutto tace. il cielo diventa nero, la notte cala su questa grande famiglia. Ritorno alla realtà, il corridoio è diventato piccolissimo e in un attimo sono alla cella n°5 e ripercorro questi due incantevoli giorni…

Marcello Cicconi

Al Parco delle Memorie IndustrialiFoto della giornata

Creare una comunità educante [“Porta una sedia”]

“Er disse che valeva la pena di vedere lo spettacolo delle singole anime intente a scegliere la propria vita”

[Platone, Repubblica, X, 619e-620a]

Milano, Parco delle memorie industriali – 14 luglio 2021

Porta una sedia” è un invito che comprende dentro di sé molte altre cose.

E’, prima di tutto, una rivelazione: il rendersi conto che qualcosa davvero manca e che pertanto, in certi momenti della propria vita, diventa imprescindibile alzarsi e (ri)mettersi in cammino.

E’ l’idea che se la strada non c’è, la si può fare camminando.

E’ la riprova che ciascuno non basta davvero a se stesso e che la differenza tra crescere e buttarsi via – a rigirarsi indietro alla fine di un tratto di strada – è solamente una questione di incontri fatti durante quel cammino.

Per questo l’esperimento di mercoledì sera è sembrato (a me ed anche alla mia sedia modello kintsugi) straordinariamente indicativo di un nuovo possibile sviluppo creativo del Gruppo della Trasgressione, dopo l’iniziale uscita dalle mura del carcere (ricordo ancora di aver regalato a Juri – credo ormai quasi 15 anni fa – una copia della Repubblica di Platone, dopo che quello a cui assistetti durante un incontro nel “sottosuolo di San Vittore” mi richiamò plasticamente alla mente il Mito della Caverna) e la feconda contaminazione di molte aule scolastiche nel corso degli ultimi anni.

Ed in effetti, a riassumere in poche parole l’essenza profonda che caratterizza ciascuno degli incontri del Gruppo, mi torna sempre in mente l’efficace frase del suo animatore secondo il quale “la riflessione è un lusso che non sempre l’essere umano si vuole concedere”.

Le daimon de Socrate [Anonimo, 1129]

Eppure di questi momenti di riflessione, oggi, ne abbiamo sempre più bisogno: e in ogni quartiere! Perché nel giardino del nostro esistere, e nelle relazioni sociali che ne scaturiscono, c’è bisogno di qualcun-altro-da-noi che ci riporti al nostro daimon, che ci aiuti a mettere a fuoco l’immagine che siamo chiamati a vivere in questo mondo. L’immagine – continua Platone sempre nella Repubblica – che non ci è capitata in sorte ma che è stata scelta dalla nostra anima, anche se (per ricordarsi di tale scelta) essa, lungo tutto il corso della vita, ha bisogno di una sorta di “spirito guida”.

Ecco, dunque, il momento sembra davvero propizio per immaginare – d’intesa con le Istituzioni territoriali – un luogo di incontro che possa, come logica conseguenza, generare occasioni di incontri con/per chi si trova “di passaggio”. Perché, lo ripeto anche qui…. a me piacerebbe che i miei figli un giorno, su una di quelle panchine del Parco delle memorie industriali, trovassero – al posto del niente (per non dire altro di ancora più pericoloso) – un Roberto o una Elisabetta che, meglio di quanto possa fare un padre o una madre, con il racconto della storia che li ha portati fino a quel punto diventino nutrimento di crescita per le giovani generazioni, sempre più spesso lasciate invece sole al loro destino.

Divina Commedia di Dante Alighieri per bambini [Mandragora, 2017]

Del resto sono fermamente convinto che Platone – di passaggio a Milano, nell’accostarsi a questo cerchio di sedie che a me ricorda sempre una agorà ma che potrebbe anche assumere la forma di una comunità educante – approverebbe tale innovativa forma di metempsicosi: un “trasferimento di anime” (e di esperienze vissute) rivoluzionario in quanto presupponente pur sempre un rimanere in vita, dove però la scelta del gesto creativo – così come la vera essenza del Gruppo della Trasgressione – rimane ugualmente fedele al Mito di Er (e pertanto tale scelta mantiene il significato di prendere possesso criticamente del proprio passato per migliorare il presente: il nostro così come quello delle persone che ci siedono accanto).

Il mondo vuole sorridermi

Il mondo vuole sorridermi
io non voglio sorridergli…
cercavo la libertà, ma ora che l’ho conquistata
capisco che non la desidero

ciò che voglio è non capire…
vorrei non essere padrone della ragione,
vorrei chiudere gli occhi per non riaprirli…

mi accorgo di essere solo,
sì, solo adesso riesco a vedere ciò che mi circonda…
ho paura di vivere in un mondo non più mio,
che accoglierà questa vecchia carcassa,
questo orologio arrugginito
che è rimasto fermo sempre sulle due…

il mondo vuole sorridermi
io non voglio sorridergli…

cosa so io di libertà?
cosa so io di rapporti con l’essere umano scalzo?

Sono un tubetto di dentifricio vuoto,
sono un foglio accartocciato
che rotola lungo un corridoio desolato…
sono un insieme di ossa che vagano
sotto un cielo stellato che l’occhio non vede…
sono un’anima oramai priva di identità
che rincorre una veste che potrebbe scaldare il mio corpo…

cercavo la libertà, ma ora che l’ho conquistata
capisco che non la desidero
era una speranza alla quale aggrapparmi,
un traguardo da raggiungere per rimanere vivo…
non è ciò che voglio, ciò che voglio è imparare ad amarmi.

Oggi mi guardo allo specchio e non trovo quel ragazzo luccicante,
adesso c’è un uomo con gli occhi vuoti,
ho paura a guardarlo…
sono finalmente libero e ho paura, ho paura…

il mondo mi sorride e io tento di contraccambiare
con un sorriso triste di circostanze opprimenti…
nella testa ho mille esplosioni,
il corpo si muove per abitudine…
sono libero, finalmente libero,
ma io non voglio questo,
poi, dopo un secondo sono felice,
faccio un sorrisone al mondo
e il mondo s’incupisce, non sorride,
torno alla confusione…

cammino per le strade con occhi bassi, sento gracchiare,
scruto in lontananza il pennuto corvo ormai grigio,
lo raggiungo, m’inginocchio a lui
parlando di paure e frustrazioni incomprensibili…
con le zampette prende la rincorsa e vola,
alzo gli occhi scrutando il volo arrogante di un amico indifferente,
sudo freddo, ho le palpitazioni…

apro gli occhi accorgendomi che un sogno illumina
un orologio puntato sulle due…
sono libero e non ci sono corvi o margherite
che crescono in mezzo al cemento,
non trovo più le rose che avvolgono il mio corpo
come tra le spire di un serpente,
non c’è più l’odore acre delle grate arrugginite
che perforano le mie narici,
non ci sono più i demoni che facevano burle alla solitudine…
tutto questo adesso non c’è più,
e… cosa mi è rimasto?

Lo so io cosa mi è rimasto…
Un sorriso anziano intrappolato
tra le corde di un violino che suona una melodia lontana.
Mi è rimasto un pugno di poesie che narrano la storia del bimbo uomo tramutato in un giovane anziano…

Questo è ciò che mi rimane,
un viaggio a ritroso con i volti dei partecipanti,
le loro voci, i loro occhi, gli abbracci mai dati…
il mondo mi sorride e io cosa devo fare?
Gli sorrido o no?
Apro gli occhi e sono ancora le due.

Marcello Cicconi

Poesie

Mio caro muro

Nonostante i miei limiti in materia, rimango affascinato ogni volta che leggo questa lirica. L’idea di un richiamo al passato governato dal presente mi ha dato modo di fermarmi a riflettere. Trovo sorprendente come si riesca a raccontare più cose nello stesso momento in cui vengono vissute.

Sono naufragato anch’io in questo e in tanti altri mari di pensieri e riflessioni e, andando avanti, questi
potrebbero essere infiniti…

Tra le tante riflessioni, una è stata I’idea che il passato, anche se passato, possa essere riorganizzato partendo dal presente… anche se nel mio caso, con in tasca un passato di gran lunga più pesante del futuro, il presente può a volte spaurire.

Andando avanti, ho pensato a come un ostacolo possa trasformarsi in un’opportunità e, nel caso di Leopardi, a un’infinità.

Questo mi ha avvicinato a Mohamed e alla sua presente situazione, con la mamma in ospedale e il dolore di non riuscire a ottenere l’autorizzazione per andare a trovarla senza la scorta armata. A Mohamed volevo dire di prendere questa chiusura (si spera temporanea) da parte delle figure istituzionali alla maturità che ha raggiunto come un’opportunità per dimostrare la sua forza e la sua capacità di rimanere in equilibrio.

Dare prova di quello che si può diventare è anche per me uno dei motivi che mi motivano a partecipare al gruppo della trasgressione. Vorrei mettermi in gioco e dimostrare che Giovanni non è solo quello che può emergere dal fascicolo ma è anche tanto altro. Se me ne sono reso conto io, potranno farlo le persone che mi auguro vogliano darmi l’opportunità di migliorarmi e valorizzare quello che sto diventando.

In tema di ostacoli, oggi il mio più grande è quello contro cui mi ritrovo a combattere ogni giorno, cioè IL MURO. L’arma di distruzione più potente al mondo perché, come ho letto da qualche parte e poi ho vissuto, il muro non è un’idea ma è proprio qualcosa che ti fa male senza nemmeno fisicamente toccarti.

E a proposito, caro bel muretto, voglio dirti che per me oggi tu sei come quella siepe sul colle di Recanati e mi auguro che continuerai ad esserlo fino a quando non ti avrò più davanti agli occhi!

Giovanni Oliverio

Officina creativa

Mettersi in gioco

Alice Gabriella Viola, Matricola: 831984
Psicologia Sociale, Economica e delle Decisioni
Tipo di attività: Stage esterno

Periodo: dal 12/04/2021 al 12/07/2021
Il Gruppo della Trasgressione, Mettersi in gioco

 

Caratteristiche generali dell’attività svolta (istituzione/organizzazione o unità operativa in cui si svolge l’attività, ambito operativo, approccio teorico/pratico di riferimento):

Più di vent’anni fa, il dottor Angelo Aparo ha messo in piedi il Gruppo della Trasgressione, un’associazione costituita da detenuti, ex detenuti, studenti, parenti di vittime di mafia e comuni cittadini volta al sostegno e al confronto reciproco.

Il gruppo opera in ambito sociale, in particolare in quello carcerario, fornendo un appoggio, un’alternativa di presa di coscienza della quale fruiscono non solo i cittadini reclusi, ma anche quelli liberi.

E’ proprio il percorso di autoconsapevolezza a guidare il lavoro del gruppo: l’ascolto reciproco, la possibilità di esternare le proprie fragilità in un contesto non giudicante e di mutuo aiuto permette di far crescere il gruppo, ma soprattutto di crescere con il gruppo.

 

Descrizione dettagliata del tipo di ruolo e mansioni svolte:
Il Gruppo della Trasgressione non ha una struttura rigida, con ruoli e compiti severamente definiti; il suo punto di forza è lo scambio alla pari, è la possibilità di dare a tutti i membri la libertà di agire in modo creativo nel rispetto dell’altro.

La mancanza di rigidità, che certamente costituisce un metodo innovativo oltre che fruttifero, permette di immedesimarsi nell’altro con minor distacco e pregiudizio, di entrare in contatto con realtà diverse in un modo molto più diretto ed empatico.

 

Attività concrete/metodi/strumenti adottati:
In questi tre mesi di tirocinio ho avuto la possibilità di partecipare attivamente alle attività del gruppo, sebbene l’attuale pandemia abbia limitato fortemente le occasioni di incontrarsi nella sede di via Sant’Abbondio, dove abitualmente il gruppo si riunisce per svolgere gli incontri settimanali.

Fortunatamente, la possibilità di svolgere gli incontri da remoto ha permesso al gruppo di portare avanti i suoi progetti.

Ogni Lunedì, il Gruppo della Trasgressione si riunisce per dare voce ad un dibattito su temi emersi a partire da un film che ciascun membro guarda per proprio conto durante la settimana. Il filo conduttore dei film proposti è il tema della banalità e complessità del male, utile nel far emergere da ognuno le proprie fragilità e generare un confronto costruttivo.

Il martedì, invece, gli incontri vertono su tematiche di varia natura, elicitate dal racconto di un membro, da un progetto in corso o semplicemente da un pensiero condiviso. In questo spazio, ciascuno mette a nudo una parte di sé, dandosi in questo modo nuove opportunità di lettura del proprio vissuto, grazie alla restituzione e al confronto con gli altri.

Il sabato, grazie alla Cooperativa Sociale, alcuni componenti del gruppo vendono “frutta e cultura” al mercato settimanale di viale Papiniano. In questo contesto, il gruppo interagisce con l’esterno e matura la responsabilità lavorativa sostenuta dal percorso parallelo di presa di coscienza. Questa attività, oltre a dare al gruppo una fonte di autosostentamento, costituisce una dimensione dove imparare a collaborare e a condividere responsabilità e soddisfazione.

L’ “officina creativa” è un altro progetto a cui ho potuto prendere parte durante questi tre mesi. Insieme ad altre studentesse tirocinanti, ho avuto modo di intervistare artisti e figure istituzionali riguardo al tema della creatività. L’obiettivo di tale progetto è quello di utilizzare proprio la creatività per prevenire la devianza, il bullismo e contrastare le dipendenze.

 

Presenza di un coordinatore/supervisore e modalità di verifica/valutazione delle attività svolte:
Il dottor Aparo, coordinatore del gruppo, è il punto di riferimento per tutti i membri dell’associazione. Incentivando a mettersi in gioco, mi ha aiutata a comprendere il significato del lavoro di squadra, dell’importanza di dare oltre che di ricevere; con la sua costante presenza mi ha anche reso chiaro l’impegno e la dedizione necessari per svolgere il lavoro di psicologo, facendomi rivivere la passione con la quale ho intrapreso questo percorso di studi.

 

Conoscenze (generali, professionali, di processo, organizzative), abilità (tecniche, operative, trasversali) acquisite e caratteristiche personali sviluppate:
Entrare in contatto con questo tipo di realtà, fatta di verità e determinazione, è stato per me salvifico. Mettermi in gioco e in discussione è sicuramente ciò che più sento di aver appreso durante questi tre mesi: proprio grazie alla modalità con cui il Gruppo della Trasgressione è strutturato ed organizzato, ho imparato ad andare incontro all’ignoto, ad avere fiducia e soprattutto ad ascoltare.

 

Altre eventuali considerazioni personali:
Negli ultimi mesi, prima di intraprendere questa esperienza, avevo perso la fiducia nel cambiamento, non ero più motivata a continuare i miei studi perché la realtà in cui vivevo da qualche tempo non mi dava speranza sul fatto che le persone potessero cambiare.

Conoscere il Gruppo della Trasgressione mi ha fatto ritrovare l’entusiasmo e l’energia di andare avanti nel mio percorso, insegnandomi che il cammino verso il miglioramento è faticoso, ma possibile.

Mi sento dunque di dover ringraziare tutti i componenti del gruppo per avermi fatto ricordare, ognuno a modo suo, che nessuno si salva da solo.

Relazioni di tirocinio

Porta una sedia

Mercoledì 14 luglio, 2021, ORE 20:30
PARCO DELLE MEMORIE INDUSTRIALI

Il masso di SisifoAl parco delle memorie industriali

Il masso di Sisifo

A volte mi viene chiesto come funziona il gruppo della trasgressione, cosa faccio, quale metodo uso per coordinarlo. Non ho ancora scritto il libro sul gruppo e non è detto che riesca a farlo; al momento ho solo il titolo: Il corriere dei panni sporchi. Ogni tanto, però, mi sembra di riuscire a individuare qualche aspetto del metodo… uno di questi è che a volte, quasi senza rendermene conto, tratto le persone (e tra queste detenuti che sono in carcere per avere spacciato, ucciso, fatto parte di organizzazioni criminali come Mafia, Ndrangheta e Camorra) come fossero bambini che possono divertirsi andando alla scoperta del mondo e che possono giocare a mettere le mani sul mondo senza toccare pistole, soldi e senza ubriacarsi di potere e di eccitazioni a basso prezzo.

Fra le tante piccole cose, una di questi ultimi giorni riguarda la necessità di costruire il masso di Sisifo, visto che fra meno di due settimane detenuti e comuni cittadini si troveranno a spingere il masso di Sisifo alla fine di due giornate al parco delle memorie industriali.

Per rendere il masso visibile e autorevole, mi sono convinto che debba avere circa un metro e mezzo di diametro. Qualcuno, fra studenti e detenuti, ha suggerito che un volume così grande potrebbe essere riempito con bottiglie d’acqua minerale, piene d’aria e ben chiuse, e dunque con lo stesso volume che le bottiglie hanno da piene. Qualcuno, un Achille pie’ veloce decisamente fuori allenamento, ha suggerito che ne sarebbero occorse un centinaio. A questo punto ho chiesto al tavolo del gruppo quante bottiglie d’acqua da un litro e mezzo sarebbero state necessarie. E da qui il gioco.

L’aritmetica sembra a molti una disciplina che non c’entra nulla con gli obiettivi del gruppo della trasgressione, ma a me diverte stimolare le persone a ingegnarsi per arrivare alla soluzione (se non altro, quando la soluzione riesco a vederla) e così, al tavolo del gruppo del carcere di Opera, con carta e penna, detenuti e laureati in psicologia (per quel che riguarda l’aritmetica, te li raccomando!) tutti a chiedersi (i maschi, ognuno cercando di arrivare prima; le ragazze, aiutandosi l’una con l’altra) quante bottiglie sarebbero state necessarie per riempire una sfera di un metro e mezzo di diametro.

Al gruppo mi servo anche di queste piccole cose per stuzzicare le persone a svegliarsi dal torpore e per stimolare l’affezione al ragionamento, pur se l’obiettivo principale è il ragionamento sulla relazione e, soprattutto, la coltivazione della relazione con l’altro.

Ma anche la matematica è un gioco di relazioni. Inoltre, dopo avere speso tempo per capire quante bottiglie occorrono per riempire il masso di Sisifo, viene più voglia a detenuti, studenti, ma forse anche a comuni cittadini che possono giocare con noi, di raccogliere le bottiglie necessarie a riempire il masso (vanno bene anche da mezzo litro), di provare a dare voce domenica sera a qualcuno dei personaggi del nostro Mito di Sisifo e, infine, di spingere il masso… fino alla montagna dalla quale il masso non torna più giù, cioè “La palestra della creatività”.

Certo, il masso sarà pesante, ma domenica 18 luglio saremo in tanti a spingerlo. A proposito, se fosse pieno d’acqua e avesse effettivamente il diametro di un metro e mezzo, chissà quanto sarebbe pesante…

Dedicato a Gloria Marchesi

Perché il mito di Sisifo? – Angelo Aparo

Parco Memorie Industriali

Il Gruppo della Trasgressione con Municipio 5
sabato e domenica 17 e 18 luglio
al Parco delle memorie industriali

 

L’obiettivo di Municipio 5 è quello di intervenire sul quartiere Spadolini per arginare la deriva che spesso i giovani del quartiere prendono e per valorizzare la zona e il suo parco. A tale scopo, su suggerimento di Municipio 5, si è pensato di intervenire con la Squadra Antidegrado del Gruppo della Trasgressione con un programma di cui elenco i momenti principali:

  • Sabato, ore 10:00: Gruppo della Trasgressione e abitanti del quartiere fanno conoscenza intanto che lavorano a pulire il parco e la roggia;
  • Ore 12:30, Pranzo a sacco comune fra residenti che avranno lavorato e gruppo con cibo acquistato a spese della cooperativa e/o anche offerto dai residenti;
  • Primo pomeriggio, continuazione della pulizia fino alle ore 16:30
  • Ore 17:00, Gruppo della Trasgressione all’aperto per favorire la reciproca conoscenza fra detenuti e abitanti del quartiere;
  • Ore 18:30 fino alle 19:30, esibizione di un gruppo musicale che ha già preso accordi con Municipio 5 e con studenti musicisti del Gruppo della Trasgressione;
  • A seguire, primo approccio col Mito di Sisifo
  • Fine evento alle ore 22:00 circa
  • Domenica mattina ore 10:00, continuazione della pulizia del parco, con approfondimenti sul Mito di Sisifo e mentre giovani e abitanti della zona vengono coinvolti nello studio ed, eventualmente, nella interpretazione di alcuni personaggi del mito;
  • Domenica ore 20:30, rappresentazione del Mito di Sisifo;
  • Domenica, ore 21:30, teatro forum e dibattito sulla rappresentazione
  • Domenica ore 22:00, Componenti del gruppo e abitanti del quartiere spingono il masso di Sisifo e lanciano l’idea della Palestra della creatività per i giovani della zona.

 

Cooperativa Trasgressione.net

Rapporto genitori figli

Sono Gianni Tramontana, vorrei raccontare la mia esperienza carceraria e il rapporto tra un genitore e i propri figli. Sono genitore di due gemelli che oggi hanno tredici anni. Quando mi hanno arrestato i miei figli Silvi e Davide avevano due anni. Dopo un periodo passato in carcere, mi hanno mandato ai domiciliari, ho seguito il processo da casa. Siccome mia moglie lavorava, ai miei figli ho fatto da mamma e papà. Mi sentivo cosi bene che non volevo più uscire di casa per stare in loro compagnia. Ma il sogno è durato solo quattro anni. Quando ho avuto la condanna definitiva mi sono costituito spontaneamente.

Per i miei figli, abituati a stare sempre con il loro papà, gli è crollato il mondo addosso. Quando mi venivano a trovare a colloquio, non avevo il coraggio di dirgli che mi trovavo in carcere, e ogni volta era una continua presa in giro, gli dicevo che ero qui per lavoro e che presto sarei tornato a casa. Più passava il tempo e più mi mancava il coraggio di ammettere la verità, anche perché mia figlia aveva provato a farsi del male e ancora adesso questo mi provoca dolore solo a ricordarlo.

Quando compiono dieci anni, nel silenzio assoluto, sono venuti a conoscenza dei veri motivi per i quali io sono qui a Opera, però non me lo dicevano, pensando di dovere essere loro a cautelarmi. È finita al contrario; adesso sono loro che incoraggiano e proteggono me.

La rabbia che loro avevano addosso l’ho sentita soltanto io, perché si sono sentiti traditi dal loro papà, che nella natura è la persona che non può mai tradirli e allora loro hanno perso fiducia nei miei confronti.

Al Gruppo della Trasgressione è un tema che abbiamo affrontato spesso quello di come comportarsi con i propri figli. Io dicevo tra me e me che prima o poi gli avrei detto la verità del perché mi trovo qui, e intanto il tempo passava, ero consapevole di ciò che poteva succedere, ne avevamo già parlato diverse volte al gruppo della trasgressione.  E infatti dopo si è verificato ciò che non volevo che succedesse.

Se mi sono comportato cosi nei confronti dei miei figli, non era perché volevo crearmi un alibi. Col passare del tempo, sono sicuro che grazie a mia moglie sarebbe stato detto tutto, e infatti lei gli ha raccontato quello che non avevo avuto il coraggio di fare io.  Adesso mi sento molto più tranquillo e spero che i miei piccoli mi perdoneranno per il male che gli ho recato.

Per la mia esperienza personale vorrei trasmettere ai miei compagni di sventura che sono genitori di non comportarsi come mi sono comportato io precedentemente. È meglio raccontargli piano piano come è la realtà, perché da quanto ho capito, è meglio che la verità gliela dice il proprio genitore, invece di sentirselo dire da una persona estranea; anche per essere più credibili in futuro.

Avendo perso la credibilità di padre, la paura mia più grande è che un domani si possano trovare con dei ragazzi che li portano sulla cattiva strada. Io spero che non succeda mai, anche perché mia moglie in questo periodo gli sta facendo da entrambi genitori e spero che al più presto potrò riprendermi il posto di papà.

Giovanni Tramontana

Genitori e Figli