Dal ring del Coming out

Caro dottore, ho visto che quello che avevo scritto non le è bastato. Me lo ha modificato, aggiungendo per abuso il suo pensiero astruso.

Comunque l’ho compreso, il mio cervello è sempre in uso. A volte sono un po’ chiuso, ma di sicuro non ottuso. Se la rima che ho prodotto non le piace, la cambi pure lei, che é così sagace.

Io non possiedo la stabilità mentale con cui andar da solo in mezzo al mare, ma ho una zattera che non affonda e che mi permette di cavalcare l’onda 😁

Tanti saluti dal Coming out
Gabriele

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Lorenzo alle colonne d’Ercole

Gabriele Tricomi e Angelo Aparo

Son partito per capire dei concetti
Così ho iniziato a costruire dei muretti
Ma il mio piano era ancora un po’ confuso
Presi la zappa in mano e cominciai a farne uso

Tre persone vennero prima a lavorare
E poi Lorenzo, con le mani a ciondolare
Ma quel ragazzo che pareva ‘sì distante
Fra tutti divenne il più costante

Cominciammo a parlare, persino a progettare
Piccoli sentieri e aiuole da innaffiare…
Ma senza una fonte d’acqua corrente
La fatica diventava deprimente…

Un giorno arrivo con due tronchi
Su un furgone francamente sgangherato
Aparo li guarda e vede Ulisse,
Sagace, indomito e di sapere assetato

Ricorda il mito greco e il confine su quel mare
Lo stretto che l’impavido volle superare

Quei tronchi non sono da buttare
Neanche sedili su cui stare a riposare
Sono le colonne che vogliamo innalzare
Per segnare il confine e chiederci ogni volta
Perché lo vogliamo oltrepassare

D’improvviso ci prende un desiderio
Di giocare a rintracciare la semenza
Con cui di fianco a Ulisse proveremo
Finalmente a cercare conoscenza

Lorenzo, che come me non voleva rinunciare,
riprende la zappa e mi dice “non mollare”.

E così lavoriamo fino a sera,
quando ci allontaniamo dal terreno
con la speranza che domani sia sereno.

Adesso oltre il confine c’è un sentiero
Che puoi seguire da solo o in compagnia
Di un vecchio amico o dell’ultimo straniero

Te ne puoi persino allontanare
Se non dimentichi la voglia di legare
Quello che c’è al di qua e al di là del mare

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  • Abbozzi d'aiuola

Il mio destino

 

Sono cresciuto oltrepassando
Le colonne d’Ercole da stolto
Pur vivendo, mi sentivo morto
Ogni limite varcato era un torto

Un giorno incontrai Ulisse
Che mi disse: A conti fatti
Tu puoi anche sconfinare
Ma sete di sapere devi avere

E non basta! Devi anche verificare
Quanto sta in piedi quello che hai imparato
E se con gli altri riesce a funzionare

È così, più libero di dire no alla seduzione
Senza perdermi occasione di istruzione
Con fatica e con gioia ora cammino
Apro le vele e modello il mio destino

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Il mio bagaglio alle colonne d’Ercole

Buon giorno a tutti. Ho varcato la soglia delle colonne d’Ercole, già con l’idea di tornare con il mio bagaglio da esibire: ho visto Caino, l’ho visto rubare, gridare, deridere, uccidere. L”ho visto cantare, ballare, correre in riva al mare. L’ho visto in volto serio, compiaciuto, stolto. L’ho visto sfinito, perso, mesto. Ho visto un tuono, ho visto l’uomo.

Ieri mattina cosi per caso ho scritto “buon giorno a tutti”. È stato come gettare un masso nello stagno, le onde subito si sono propagate. In questo luogo ci sono esseri viventi, ma solo alcuni hanno risposto, i più solerti e molto attenti. Stanotte non ho dormito, questo è ciò che ho partorito. Ho pensato di ripetere l’esperimento, facendo a tutti un dono, l”aggiunta di un commento.

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La nostra attività con le scuole

Il Gruppo della Trasgressione comprende un’associazione e una cooperativa, costituite da detenuti, studenti universitari e comuni cittadini. Il gruppo agisce nelle carceri di Bollate e Opera e all’esterno; l’obiettivo principale è rendere riconoscibili i sentimenti e gli stati d’animo che caratterizzano i percorsi della devianza e lavorarli nel tentativo di renderli compatibili con il riconoscimento dell’altro.

La nostra filosofia s’incentra su poche linee guida:

  • studiare, progettare e lavorare con chi ha commesso reati giova all’equilibrio sociale e protegge la salute e il bene pubblico più della separazione garantita dalle mura del carcere;
  • è importante che imprenditori e liberi professionisti supportino, insieme alle istituzioni, l’acquisizione e l’esercizio di funzioni e ruoli sociali di chi ha bisogno di evolversi; questo vale per gli adolescenti, per le persone in difficoltà e per chi, lungo i percorsi della devianza, ha perso il piacere di esercitare le responsabilità del cittadino;
  • il recupero, una reale inclusione, un effettivo superamento della sensazione di marginalità e di estraneità alle regole possono prendere corpo solo se ci si sente co-protagonisti di esperienze concrete, di attività lavorative, eventi, interazioni utili alla comunità, al suo rinnovamento, alla sua crescita.

All’interno della nostra attività di sensibilizzazione e di mediazione fra carcere e società, gli incontri tra il Gruppo della Trasgressione e le scuole offrono agli studenti di scuole medie inferiori e superiori un’esperienza utile alla prevenzione del bullismo e delle dipendenze, ma anche e soprattutto a vivere in modo tangibile il piacere della responsabilità.

In sintesi, l’obiettivo della prevenzione viene combinato con la rieducazione del condannato; tali incontri, infatti, favoriscono il percorso evolutivo dell’adolescente permettendogli di svolgere una positiva funzione sociale nei confronti del detenuto e, allo stesso tempo, aiutano i detenuti a riappropriarsi della loro identità di adulti, intanto che forniscono un servizio alla collettività.

 

Attività culturali nelle scuole e nei teatri
con gli adolescenti e con un pubblico adulto

Una serata per bulli

Un gruppo di ragazzi annoiati, il solito posto e la solita monotonia. Così ha inizio la rappresentazione di “una serata per bulli”. Un’atmosfera costellata di noia e vuoto che porta prima all’uso di droga, poi al furto di un’auto e infine alla violenza su un disabile. Un’escalation di atrocità alla ricerca di uno sballo sempre più difficile da raggiungere.

Subito dopo la rappresentazione, studenti e insegnanti dialogano con i componenti del gruppo su cosa cerca chi si comporta da bullo.


Una slot machine per chiedere chi sono

La rappresentazione ricostruisce quello che accade in una delle tante sale giochi: i passaggi di un amore malato tra un giocatore incallito e la sua bella: la slot machine. Un uomo che, per coprire le proprie angosce, affida se stesso allo sballo e all’eccitazione del gioco d’azzardo. Non riuscendo a coltivare relazioni stabili e costruttive con l’altro, si perde nel gioco illusorio e autodistruttivo di fingersi capace di controllare gli impulsi e gli oggetti di cui si rende schiavo.

Su questa mappa di conflitti, mancanze, smarrimenti, seduzioni delle diverse forme di dipendenza, si sviluppa lo scambio tra gli studenti e i detenuti dopo la recita.

 

Il mito di Sisifo

Avviato nel 2009, il lavoro sul mito di Sisifo è diventato in poco tempo uno strumento per riflettere sul presente e per recuperare passaggi centrali di chi ha perso la fiducia nelle istituzioni e nel proprio futuro. La tragedia di Sisifo ha dato luogo a un racconto nel quale specchiarsi, motivando comuni cittadini, studenti e detenuti del gruppo a indossare i panni dei diversi personaggi e a interrogarsi sul problema della siccità a Corinto, sui conflitti di Sisifo con Giove, degli adolescenti con il limite e l’autorità, dell’uomo con i suoi bisogni terreni e le sue ambizioni di eternità.

Al termine della rappresentazione, viene avviata una discussione in sala su temi quali: il rapporto genitori-figli, le dinamiche di potere e la possibilità dell’uomo di abbandonarsi all’arroganza o di ascoltare e assecondare le proprie istanze costruttive.

 

Concerti musicali – Trsg Band

Il Gruppo della Trasgressione tiene concerti in diversi teatri di Milano e provincia. Le storie dei personaggi imperfetti di Fabrizio De André vengono incrociate con le riflessioni dei detenuti del gruppo sui loro sentimenti, sulle scelte passate più o meno consapevoli e su ciò che ne è derivato nelle loro vite.

Sulla traccia delle canzoni di De André, arrangiate ed eseguite dalla Trsg.band, braccio musicale del Gruppo della Trasgressione, i concerti vedono la collaborazione fra discipline e soggetti eterogenei: docenti universitari, giovani studenti, detenuti e artisti.

Con questi eventi il Gruppo della Trasgressione punta a rendere prassi comune la contaminazione creativa e la cooperazione con adolescenti e giovani adulti. L’idea di fondo è che l’impiego delle proprie risorse in un clima di gioco e di collaborazione possa aiutare al riconoscimento reciproco e far sì che l’altro possa essere sentito come partner invece che straniero o, peggio, ostacolo alla propria realizzazione.

It’s coming out

Il masso di Sisifo

Lorenzo Favaro: “Abbiamo sgretolato il masso di Sisifo e l’abbiamo usato per l’aiuola che verrà al Coming out

 

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Il mito di Sisifo a Buccinasco

Genitori e figli, insegnanti e allievi, cittadini e istituzioni
al teatro Fagnana per un’alternativa alla fatica di Sisifo

Il lavoro del Gruppo della Trasgressione sul mito di Sisifo, avviato nell’intento di intercettare fantasie antiche, è diventato nel tempo uno strumento formidabile per riflettere sul presente e per recuperare passaggi centrali di chi ha perso la fiducia nelle istituzioni e nel proprio futuro. 

Le vicende di Sisifo sono diventate un racconto nel quale specchiarsi, motivando studenti e detenuti del gruppo a indossare i panni dei diversi personaggi e a interrogarsi sul problema della siccità a Corinto, sui conflitti di Sisifo con Giove, degli adolescenti con il limite e l’autorità, del cittadino con le istituzioni, dell’uomo con i suoi bisogni terreni e le sue ambizioni di eternità.

Sul mito di Sisifo

Il Mito di Sisifo a Buccinasco

L’evento, organizzato dall’Istituto Comprensivo di di Via Tiziano in Buccinasco, è collegato alla attività di prevenzione del Gruppo della Trasgressione.

La nostra pagina sul Mito di Sisifo

Il mondo di Sisifo

Verbale da Bollate, 01/12/2016
Il mondo di Sisifo, Vittoria Canova

La giornata di giovedì è iniziata con l’incontro del Gruppo della Trasgressione al reparto femminile. Il professor Aparo ha spiegato a studenti e detenute che si cercherà di aggiornare lo spettacolo teatrale del Sisifo, prendendo ispirazione da un testo prodotto da un detenuto.

Francesco Leotta, poco dopo aver saputo di avere ottenuto l’affidamento sociale, ha scritto un dialogo tra Sisifo e il masso introducendo nuovi concetti. Da questi si è pensato di dipingere Giove in parte come un personaggio reale e in parte come una proiezione di Sisifo. Questo perché si vuole rendere l’idea che ciascuno di noi cerca all’esterno persone con le quali rivivere esperienze del proprio passato e relazioni rispondono ai modelli più o meno problematici che si hanno dentro.

In questo dialogo si fornisce una visione del personaggio di Giove che recupera una delle idee iniziali del lavoro su Sisifo. Il capo dell’Olimpo viene delineato come una sorta di capo mafioso. Inoltre, si allude a una vecchia alleanza tra Sisifo e Giove… quando Sisifo era una pedina dei giochi di Giove che cercava di salire nella gerarchia del potere. Giove seduce Sisifo con la promessa del potere ottenendo in cambio dei servizi, ma quando non ha più bisogno di lui se ne libera attraverso la famosa condanna del masso (analogia con le organizzazioni criminali).

Emerge sempre in modo più chiaro che il vero peccato di Sisifo è l’arroganza, la smania di salire al vertice del potere. La condanna (in realtà la vendetta) di Giove, pertanto, diventa l’esito che Sisifo cerca già di suo come risposta alle sue fantasie di onnipotenza.

masso

A questo punto Ilaria interviene chiedendo cosa succederebbe se Sisifo decidesse di non spingere il masso. Ne nasce un dibattito, Ilaria e Angela, un’altra detenuta, sostengono che loro non avrebbero spinto il masso.

Il prof. Aparo interviene dicendo che la pena del masso va considerata come la parte finale del dipanamento di una matassa che, anche prima di essere svolta, contiene al suo interno, come per un genoma non ancora attualizzato, l’intero percorso di quello che per i Greci è la übris, cioè la sfida alla divinità e il fallimento del tentativo di cambiare il proprio status di essere mortale.

lumacasfondo

 

 

Sisifo, di Sofia Lorefice
Ci fu ‘na vota u suvranu ri Corintu,
ca nunn’avia acqua pa so’ ggenti
appi a pinzata ‘i futtilla a nu diu
l’acqua a ttruvau ma iddu si piddiu
In altre parole – continua il prof. Aparo – chi fantastica di poter porre fine alla condanna del masso cerca un’impossibile via di fuga dal loop già integralmente scritto sul ciclo dell’arroganza dell’uomo (vedi ad es. il mito di Icaro).

Gli interventi successivi si sono sviluppati in risposta a una domanda di Ilaria sul confine fra “Libertà e Schiavitù”. Ilaria chiedeva se fosse possibile fare qualcosa prima con un senso di costrizione e poi per libera scelta. Ilaria, per spiegarsi in modo più efficace, propone un esempio: lei si sente quasi costretta a lavarsi e pettinarsi i capelli prima di partecipare al gruppo. Ma è possibile prepararsi con la stessa cura, per libera scelta?

Ognuno dei presenti è intervenuto cercando una risposta. Ad esempio una detenuta, Natalie, ha raccontato che lavarsi i capelli, pettinarli e truccarsi sono gesti che lei fa per se stessa e per stare bene in mezzo ad altre persone; in precedenza tendeva a trascurarsi, ora questi gesti la fanno sentire bene.

Nel pomeriggio è seguito l’incontro del gruppo maschile. Nuovamente il prof. Aparo ha esposto l’ipotesi di modificare alcuni dialoghi di Sisifo e di introdurre una scena con un antefatto per descrivere la vecchia alleanza tra Sisifo e Giove.

In seguito un detenuto ha preso parola, ha raccontato brevemente la sua storia e ha ringraziato il dott. Aparo sostenendo di sentirsi più consapevole di se stesso e più sereno. Inoltre ha raccontato due sogni molto lunghi e ricchi di immagini, personaggi e scenari.

Un’immagine significativa è quella in cui egli dialoga con bambino prevedendone il futuro. Un tentativo di tornare in un momento precedente al trauma (in questo caso la separazione dei genitori) e di incontrare nuovamente il bambino che era pieno di potenzialità, che però lui ha ignorato. In questo senso il sogno si collega anche alla storia di Sisifo e Giove, ognuno di noi nella propria vita tende conflittualmente ad ascoltare e a zittire le proprie istanze di libertà e di crescita e, tante volte, a tornare al tempo in cui le proprie spinte vitali e i propri conflitti sono stati accantonati.

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