Le storie, un passaporto verso il futuro

Perché gli uomini raccontano storie? Forse proprio per ricordare a se stessi di essere uomini. Probabilmente l’uomo è l’unico animale che racconta storie. E non le racconta per divertimento, ma perché le storie sono parte integrante della sua identità, il suo passaporto verso il futuro.

La storia è un insieme di emozioni che si incontrano e si scontrano, generandone altre e permettendo così alla storia di farsi più densa, più ricca, infondendole quella forza che le consente, anche a distanza di moltissimi anni, di mantenere intatto tutto il suo potenziale emotivo. Infatti, la storia va ben oltre lo spazio e il tempo in cui si è verificata; essa è un bene prezioso, che va salvaguardato con la massima cura.

C’è stato un tempo in cui mi sono dimenticato di essere un uomo! Che poi, a ben vedere, è in base ai pensieri che elabori e alle azioni che metti in pratica che acquisisci il diritto di sentirti uomo: credo che non si nasca uomini, naturalmente nell’accezione più nobile del termine; tutt’al più lo si può diventare!

Una mattina di circa trent’anni fa mi sono alzato dal letto come se fosse stato un giorno normale – che poi di normale nella mia vita non c’era nulla – e con una naturalezza sconcertante mi sono recato all’appuntamento con la morte, la morte di un uomo che avevo deciso di uccidere. Ancor prima di ucciderlo materialmente, l’avevo già ucciso con la mente. Come con una gomma cancelli la traccia lasciata da una matita, con la stessa apparente semplicità mi sono arrogato il diritto di cancellare l’esistenza di un uomo e, indirettamente, ho modificato il corso degli eventi di tutte le persone che gravitavano attorno alla sua vita. Come se non bastasse, dopo averlo ucciso ho provato soddisfazione: avevo dimostrato a me stesso, ma forse più agli altri, che ero un “uomo”!

All’epoca ero così presuntuoso che ero convinto di possedere tutto ciò che mi serviva per vivere al meglio quella vita dove, invece, rimanevo confinato a intontirmi e lottare per sopravvivere. Ma io mi sentivo diverso da quelli che sottostavano passivamente a questa ingiustizia; io credevo di avere le palle per prendermi con la forza quello che mi era stato negato!

Che stupido sono stato! e quanto sangue ho versato in nome di una guerra che in effetti ho combattuto contro me stesso! E così, dopo quel primo omicidio, anch’io sono morto …

Sin da piccolo ho negato le mie fragilità, soprattutto perché a quel tempo credevo che, accettandole, avrei minato le mie esigue possibilità di sopravvivenza. Sono cresciuto creandomi l’illusione di essere un bambino forte, in grado di produrre autonomamente gli elementi vitali di cui un essere umano necessita: amore, considerazione, protezione.

Naturalmente questa illusione ha avuto vita breve. Infatti, quando ho abbandonato quel luogo desolante in cui sono cresciuto e dove ho coltivato la mia rabbia, la maschera dell’indipendenza si è frantumata, dando luogo a quella dell’arroganza che, come un fiume che esonda, si è trasformata successivamente in delirio di onnipotenza, provocandomi uno scollamento dalla realtà.

Non essendo stato capace di affrontare le mie fragilità, mi sono nutrito, attraverso la violenza, di quelle degli altri. Ma l’abuso costante, che all’inizio rappresentava la mia rivalsa, come un boomerang mi si è ritorto contro, aumentando il mio senso di smarrimento e facendomi sprofondare sempre più in una spirale distruttiva che mi ha portato ad essere completamente sordo ai bisogni degli altri.

L’infanzia l’ho vissuta quasi esclusivamente con mia madre, e poiché eravamo in simbiosi ho assorbito tutto il suo male di vivere. Quello che rammento maggiormente di lei sono i suoi grandi occhi azzurri, che purtroppo rappresentavano un cielo privo di sole.

Penso che solo chi ragiona in modo superficiale può credere sia facile giungere a uccidere un uomo. Credo, infatti, che ogni macro-scelta sia figlia delle micro-scelte che quotidianamente compiamo; poco importa quanto tali scelte siano consapevoli: le conseguenze arrivano comunque! È per questo che, sin dalla più tenera età, è importantissimo comprendere che ogni nostra decisione, anche quella che sembra più banale, influirà più o meno profondamente sul nostro e sull’altrui futuro.

Essendo cresciuto senza una guida positiva, indispensabile per proiettarsi nel mondo in maniera costruttiva, intorno ai dodici anni, quando ho iniziato a commettere reati e a drogarmi, mi è venuto naturale credere che quella fosse l’unica strada che potevo percorrere; quello che avevo saputo ricavare da mio padre, con il quale ho instaurato un rapporto solo quando sono divenuto un vero criminale (prima non mi considerava), andava verso l’illegalità più assoluta. Per lui non c’era spazio per regole e sentimentalismi: un uomo doveva prendersi a ogni costo quello che desiderava. Con questi presupposti era alquanto improbabile che potessi percorrere un cammino diverso, anche se questo non può e non vuole costituire un alibi per il male che ho causato.

Quindi tutti i giorni, per anni, non ho fatto altro che nutrire la rabbia, l’unica risorsa che pensavo di possedere, compiendo quelle micro-scelte che mi hanno condotto all’atto estremo di uccidere. Quello è stato sicuramente il momento nel quale l’ultimo barlume di umanità che ancora cercava strenuamente di resistere mi ha abbandonato, lasciandomi completamente nelle mani del mio delirio. Ormai ero ammaliato dalla sensazione di potere, dal delirio di disporre della vita degli altri!

Senza più nulla che potesse arginarmi, come un treno senza macchinista lanciato a folle velocità, ho continuato a scendere sempre più negli abissi; ormai sapevo che solo la morte o la galera potevano fermarmi: il mio karma prevedeva la galera. L’arresto è stato la mia liberazione.

Sin dall’inizio ho sentito un senso di pace che mi avvolgeva: finalmente avevo smesso di correre senza meta, alla ricerca di una identità che stupidamente pensavo di conquistare con la violenza. E così ho cominciato a cercare tra le macerie di questa mia vita svenduta al primo stronzo. Che fatica è stata guardare dentro ai segreti della mia anima: troppa era la sofferenza che custodiva.

Nonostante ciò, più gli anni passavano e più sentivo l’urgenza di dialogare con me stesso. Finché nel 2000 sono giunto a Opera, luogo nel quale è iniziata la mia catarsi. Mi sono subito reso conto che avevo bisogno di elevare il mio scadente livello scolastico e pertanto mi sono iscritto a scuola. Devo molto ai miei professori, i quali con impegno, pazienza e professionalità mi hanno supportato, dandomi il coraggio per migliorarmi e per recuperare l’autostima.

Lo studio ha ampliato notevolmente la mia visione globale della vita, insegnandomi che la consapevolezza dei nostri mezzi può farci raggiungere traguardi insperati. Il punto dal quale ripartire è senz’altro l’introspezione, indispensabile per focalizzare nuove mete, rette da valori per i quali valga la pena vivere; tutto ciò con passione e creatività, ma soprattutto nel rispetto verso gli altri, con i quali ricercare una comunicazione vera e profonda, capace di scaldarci il cuore e di cogliere il messaggio che si cela dietro alle parole.

C’è voluto tantissimo tempo per ristabilire un contatto con me stesso. Ho lottato con tutte le mie forze per sradicare la concezione distorta che mi ha portato ad alienarmi dagli uomini e da Dio. Con tenacia e costanza sono sceso nelle profondità del mio inferno e ho guardato in faccia il male che ho procurato; ritengo che riconoscere il proprio male sia l’inizio di un ritrovato bene.

È stato doloroso prendere consapevolezza che la devianza si era impossessata della mia coscienza; inoltre ho compreso che, se volevo riconquistarla, avrei dovuto fare pace con il ragazzo che ero e traghettarlo verso un futuro da costruire insieme.

Oggi ho accettato le mie fragilità; esse fanno parte di me e in un certo senso mi sento in dovere di proteggerle, perché è anche attraverso il loro riconoscimento che ho cominciato a coltivare le mie qualità e a dialogare con i miei limiti.

Il passato non è qualcosa da cui possiamo congedarci, cosa che del resto sarebbe sbagliata; quello che sto cercando di fare è cucire la prima parte della mia esistenza con quella che sto costruendo da ventitré anni a questa parte, dimodoché l’una venga assorbita dall’altra. Per fare questo è necessario un collante che le unisca, che dia fondamenta solide a questa nuova fase della mia vita.

Ebbene, questo collante l’ho trovato nel Gruppo della Trasgressione, con il quale ho l’opportunità di costruire progetti a lungo termine nei quali mi riconosco e vengo riconosciuto. Il più importante di questi consiste nell’andare nelle scuole per prevenire bullismo e tossicodipendenza; inoltre ritengo che per gli studenti instaurare una relazione seria con persone con un passato come il mio possa fornire loro le coordinate per riconoscere meglio i tranelli di cui si servono i “falsi miti”  dai quali bisogna tenersi alla larga.

Mettermi a nudo di fronte ai ragazzi mi ha permesso innanzitutto di farmi riconoscere come una persona con la quale è possibile costruire qualcosa di positivo. Questa interazione mi ha dato inoltre la possibilità di valorizzare le mie fragilità e ricavarne ogni giorno nuova linfa per recuperare il bambino che c’è in ognuno e alimentare la creatività che ci rende liberi.

Non posso esimermi dal parlare della recentissima collaborazione che il Gruppo della Trasgressione ha instaurato con la Croce Rossa Italiana. Da qualche tempo, assieme ad alcuni miei compagni, ho il privilegio e l’onore di far parte proprio dell”‘unità di strada” della Croce Rossa. Andare per le strade con l’obiettivo di occuparsi delle persone bisognose è qualcosa di indescrivibile. È pazzesco rendermi conto che un tempo consideravo gli uomini delle pedine da spostare o “mangiare” a mio piacimento! Quanta dignità ho scorto nei loro volti! Ascoltare le loro storie mi ha permesso di mettere a fuoco passaggi della mia storia. Non posso che ringraziarli per avermi concesso di entrare nel loro mondo e per avermi permesso, in questo modo, di comprendere meglio chi sono stato.

E così la mia storia ha preso una piega inaspettata; io stesso non avrei scommesso un centesimo se qualcuno avesse ipotizzato che sarei rinato! E se ce l’ho fatta io, allora significa che nessuno è mai definitivamente perduto.

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Con l’AVIS il sangue per un altro scopo

Milano, 27 giugno 2017

Spettabile AVIS,

parecchie volte abbiamo sentito appelli in radio o in TV con cui invitavate i cittadini a recarsi presso i vostri centri di raccolta a donare il sangue. Non potendo venire da Voi, in quanto detenuti presso il carcere di Opera, con la presente Vi chiediamo di organizzare, qui all’interno dell’istituto, una giornata nella quale alcune decine di detenuti componenti del Gruppo della Trasgressione possano vivere questa esperienza di civiltà e di responsabilità.

Sappiamo che in passato le istanze individuali di alcuni detenuti non hanno ricevuto risposta da parte Vostra; forse esiste una regola che lo vieta. In ogni caso, dopo avere raccolto numerose richieste dei nostri compagni di detenzione e dopo aver consultato la direzione dell’istituto dove siamo detenuti, abbiamo pensato di rivolgerci a Voi con una lettera collettiva per chiederVi, oggi che abbiamo maggiore coscienza delle nostre responsabilità, di poterle onorare.

Come forse sapete, il Gruppo della Trasgressione, grazie alla mediazione del Rotary club Milano-Duomo e del PRAP (Provveditorato Regionale Amministrazione Penitenziaria) da un paio di anni ha una fattiva relazione con la Croce Rossa Italiana. Molte persone del nostro gruppo, infatti, hanno frequentato il corso di “Primo Soccorso” e ottenuto il relativo attestato e alcuni di noi hanno anche seguito il corso di “Operatore Sociale Generico” e hanno completato proprio in questi giorni il tirocinio per il “soccorso in città” verso i diseredati e i senza tetto.

Per noi sarebbe un onore poter organizzare una giornata AVIS all’interno del carcere di Opera, ormai definito un gioiello di emancipazione e di recupero dei detenuti, grazie ai corsi formativi ed artistici, tra i quali eccelle il nostro gruppo. Inoltre pensiamo che, anche per voi, questa iniziativa potrebbe avere un alto valore simbolico, poiché la presenza di un vostro pullman all’interno adibito alla raccolta sarebbe come affermare che… anche in mezzo agli ultimi si possono scorgere scintille… anzi, gocce di umanità e di senso civico!

Sarebbe bellissimo organizzare una vera domenica di festa nella quale presentare tutti i progetti AVIS e tutte le iniziative del Gruppo della Trasgressione, invitando le Istituzioni Pubbliche e le famiglie, trasformando un luogo di detenzione in un centro di costruzione, di reciproco riconoscimento e di mutuo soccorso.

Molti detenuti vedono in questa possibilità un’occasione per risarcire, almeno in piccola parte, quella società che hanno ferito. Ogni atto o fatto umano lascia tracce nella memoria delle persone e dei luoghi in cui accadono… vi chiediamo quindi di aiutarci a lasciare tracce del nostro passaggio diverse da quelle che hanno contraddistinto il nostro passato.

Cordialmente,
Il “Gruppo della Trasgressione

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Una domenica al Coming out

Domenica 11 giugno apriamo il Coming out alla città

Abbiamo un palco dal quale parlare, giocare, suonare. Potremo comunicare le nostre idee con discorsi seri o scherzando, con i congiuntivi al posto giusto o anche no. Magari facciamo qualche pezzo del nostro mito di Sisifo e i ragazzi delle scuole che visitiamo potranno dar voce a qualcuno dei personaggi.

O muse, o alto ingegno, or m’aiutate;
o mente che scrivesti ciò ch’io vidi,
qui si parrà la tua nobilitate.
(
Divina Commedia, Inferno, 2° Canto)

Forse qualcuno di loro racconterà ai presenti il senso del rapporto fra gli adolescenti e i componenti del Gruppo della Trasgressione. Detenuti, tirocinanti e tutti i componenti del gruppo avranno la responsabilità e il piacere di verificare se e quanto il nostro progetto può interessare gli abitanti della zona Barona e i cittadini che interverranno.

Probabilmente ci sarà anche un campione italiano dei pesi welter, ma nessuno darà pugni. Noi tutti, invece, proveremo a dire cosa vogliamo far venir fuori da noi stessi e dal nostro progetto comune. Di certo sarà una giornata in cui detenuti e figure istituzionali, adolescenti e insegnanti, potranno vivere la trasgressione di oltrepassare le colonne d’Ercole e verificare se, al loro ritorno, riusciranno a comunicare agli altri l’umanità e la ricchezza dell’esperienza vissuta.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza
(Divina Commedia, Inferno, 26° Canto)

Per questo avremo chi porterà musica rap e chi canterà De André, avremo chitarre e violini e tamburi. Ci saranno grigliate, pane dal carcere, le piante di Opera in fiore e la bancarella di Frutta & Cultura. Se le cose vanno come si spera, dovremmo avere i primi esponenti del Coming out.

Il ponte

Adriano Sannino

È bello oggi raccogliere i frutti di quello che il Gruppo della Trasgressione ha cominciato a seminare nelle carceri milanesi venti anni fa: un progresso continuo nel rapporto fra detenuti e istituzione, nella relazione con alcuni licei e università della provincia di Milano, nell’alleanza con la Croce Rossa Italiana, che ha permesso ad alcuni detenuti di fare prima il corso di primo soccorso e poi, insieme a comuni cittadini, di seguire il Corso di “Operatore Sociale Generico”.

Cercherò di illustrare quello che il gruppo sta facendo in quest’ultimo periodo e quello che ha dato a me e ai miei compagni. Faccio parte da circa 6 anni del Gruppo della Trasgressione, che mi ha permesso di conoscere e interagire con migliaia di ragazzi di diverse scuole medie inferiori e superiori, di età tra i 13 e i 20 anni. Ma debbo dire che la relazione che si è creata con l’Istituto Piamarta e con la Croce Rossa Italiana è qualcosa di rivoluzionario sia per noi che per la società! Se miglioriamo noi che abbiamo contaminato tutto quello che toccavamo e se migliorano i ragazzi che dovranno occuparsi con le loro mani del mondo di domani, di sicuro i nostri figli avranno un futuro migliore.

Non pensavo che una persona come me, che ha fatto parte di una organizzazione camorristica, potesse diventare, insieme a studenti e psicologi del Gruppo della Trasgressione, utile a dei ragazzi con diverse problematiche ed essere per loro un Peer Support (educatore).

Entrare nell’edificio del Piamarta e trovare in un’aula circa 12 ragazzi, tra i 15/20 anni, con storie complicate, che ti aspettano per interagire con te, mentre nelle altre aulne si continuava a fare lezione, è meraviglioso. Nel vedere quel quadro così bello, sono tornato al passato, quando avevo 12/13 anni e frequentavo la scuola. La cosa che mi ha stupito di più è che quando ha suonato la campana per la pausa, i ragazzi non sono usciti dall’aula fin quando non abbiamo concluso il discorso.

Le storie di questi ragazzi vanno dal rapporto difficile con i loro genitori e con i loro professori fino al fascino dei falsi miti, all’uso di sostanze stupefacenti e al comportamento del bullo che indossa delle maschere per mettersi in mostra.

I ragazzi in un primo momento si sentivano osservati e studiati, poi noi abbiamo rotto il ghiaccio con il nostro metodo, cioè un tavolo unico, dove ognuno racconta, chi in modo scherzoso, chi con serietà e coinvolgimento, parte della propria vita. In questo modo, gli studenti hanno cominciato senza difficoltà a fare domande e a raccontare di sé.

Da lì in poi è partita una vera e propria maratona di riflessioni e di rivelazioni di segreti nascosti. Ognuno, con i propri tempi, ha dato il proprio contributo. Ci sono storie come quella di “G”, ma anche di altri ragazzi, che a soli 17 anni ha già avuto una vita travagliata, in quanto usava sin da piccola sostanze stupefacenti e ora si trova, da circa 9 mesi, a svolgere i servizi sociali.

Riflettere su queste storie mi porta a dire che io, per questioni meno complicate di loro, mi sono venduto, prostituito a dei falsi miti. Con il senno di poi penso che, se all’epoca avessi avuto l’opportunità di incontrare il Gruppo della Trasgressione, probabilmente non avrei svenduto i miei valori. Avrei scoperto che le fragilità fanno parte di ogni essere umano e che non vanno tenute nascoste; inoltre avrei capito che rispettare i limiti è una vera e propria “trasgressione positiva”.

Dopo gli incontri ci siamo confrontati anche con alcuni professori ed educatori dell’Istituto, che ci hanno detto che sono rimasti colpiti dal fatto che i ragazzi si sono aperti con noi senza conflitto e hanno trovato il coraggio di aprire i loro forzieri e raccontarci cose intime della loro vita familiare e non solo. A mio avviso, si sono aperti con noi perché non ci hanno visto come un’Istituzione o un’autorità, bensì come loro alleati.

Continuerò a lavorare insieme al Gruppo della Trasgressione affinché i ragazzi delle diverse scuole che incontriamo possano cercare le risorse e la motivazione per vivere con dignità e per costruire qualcosa di bello, invece di chiudersi da soli in una gabbia, come abbiamo fatto noi in passato. Forse noi detenuti del Gruppo della Trasgressione possiamo essere il ponte che collega i ragazzi problematici con le Istituzioni.

Come dicevo, l’altro incontro straordinario che ha segnato la mia vita e che mi ha fatto scoprire la libertà, non solo fisica ma anche mentale, è quello con la Croce Rossa. L’attestato che abbiamo ottenuto con il corso di “Operatore Sociale Generico” e il tirocinio che stiamo per iniziare con la Croce Rossa permetteranno ad alcuni detenuti del gruppo di fornare le “unità di strada”, gruppi di assistenza con cui cercheremo di restituire, nel nostro piccolo, qualcosa di significativo alla società.

Nel passato, quando avevo scelto di essere una bestia, volevo che l’ambulanza non arrivasse sui luoghi dei miei crimini. Oggi l’alleanza tra il Gruppo della Trasgressione e alcune istituzioni (il Rotary, la Croce Rossa, l’Amministrazione penitenziaria) mi fa sentire parte integrante di quella società che lavora per salvare gli altri. Sono fiero, nel mio piccolo, di avere incontrato un’Istituzione che da un secolo e mezzo, si prodiga in tutto il mondo per sostenere chi ha bisogno di aiuto.

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Gioco e Realtà

Corso Croce Rossa, 2° Edizione, 3° giornata
Angelo Aparo

Sembra che Vittorio Fioravanti, Gemma Ristori e Noemi Ottaviani stiano giocando e forse stanno proprio giocando. Il problema serio è che non abbiamo ancora capito se, ed eventualmente come, sia possibile passare dallo status di protagonista di reati e di degrado personale a quello di comprimario di progetti compatibili con la collettività. Forse occorrono delle cellule staminali che possano ricostruire l’intelaiatura morale ed emotiva del soggetto. In ogni caso, a me sembra proprio che bisogna tornare all’età in cui si giocava ad dottore e all’infermiera.

Per questa ragione le proviamo tutte. Donald Winnicott, un autore al quale devo buona parte degli occhiali con cui mi guardo attorno,  non ha mica scritto per niente il suo “Gioco e realtà“!

Un sentitissimo grazie alla Croce Rossa, al dott. Vittorio Fioravanti e a tutto il Rotary Duomo per essersi fatti alleati di questo progetto, in collaborazione col P.R.A.P. della Lombardia e col Gruppo della Trasgressione.

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E poi ho visto te

E poi ho visto te, Francesco Capizzi 

Calzoni corti, magliette bucate
calzoni larghi, maglioni pungenti
braccio di ferro fra cose rubate
fra voglie e promesse tenute fra i denti

E poi ho visto te…
Ero il giullare dell’arte padrona
D’ogni granello di sabbia perduta
Notti di sballo e di vita cialtrona
Fra un sorso e l’altro di elisir di cicuta.

E poi ho visto te, e la ferita è diventata
l’insegna per curare la paura

E poi ho visto te, non più fango sono argilla,
plasma che scintilla da quando sto con te

E poi ho visto te, e la ferita la più rossa,
una croce che libera la scossa

E poi ho visto te, e alla mano che ho ignorato
adesso io chiedo di stare qui con me

Sono cresciuto, nel vuoto assoluto
rincorrendo parole che volavano via
Finché ho raggiunto il timone divino
Con l’obiettivo di governare il mio destino

E poi ho visto te…
E ora è notte, piove e un uomo è caduto
Con la sirena che fischia ricordo
Di quella volta quando ero fuggito
E adesso corro perché non sfugga la vita

E poi ho visto te, e la ferita è diventata
l’insegna per curare la paura
E poi ho visto te, ero fango e sono argilla,
plasma che scintilla da quando sto con te

Un’altra via non c’è, ora cerco nella notte
persone perdute e ferite come me

E poi ho visto te, e alla mano che ho negato,
adesso io chiedo, rimani qui con me

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Il divenire della coscienza

Chi commette reati, prima che delinquente, è pazzo. Lo siamo tutti, ma la sua pazzia è aggravata dal fatto che, per abusare del suo potere sugli altri, il delinquente va dritto, dà per certo di essere in credito con la vita; la sua vittima è solo una piccola, trascurabile parte del mondo che non gli ha dato il dovuto.

Per chi vive fra reati e droga al vertice della gerarchia non c’è l’autorità, ma il Potere. A questo si aggiunge che per loro nessuna autorità è credibile, non è compito loro contribuire al benessere sociale, elaborare strategie o regole per farlo andare avanti.

L’abuso di potere dei pazzi che non vanno in carcere, invece, arriva sempre accompagnato da ragionamenti più o meno sbilenchi, qualche volta persino in buona fede. In fondo, ogni rapinatore, spacciatore o dirigente a un milione di euro l’anno, a modo proprio, condisce di arzigogolate giustificazioni i propri abusi nel mondo.

Al Gruppo della Trasgressione si cerca di far luce sul rapporto fra gli abusi subiti e quelli praticati e sui sentimenti che ne discendono. Via via che se ne prende coscienza, diminuisce la possibilità di commettere reati senza nemmeno farci caso.

Ma la coscienza di sé e dei propri grumi non la si impara come si fa con i teoremi; essa cresce piuttosto via via che ci si riconosce nell’altro. Per questo, a un certo punto, sono stati costituiti il gruppo esterno, l’associazione e la cooperativa Trasgressione.net.

I detenuti allievi di questo corso con la Croce Rossa sono figli e interpreti di questa coscienza in divenire ed è in nome di questo divenire che abbiamo chiesto alla Croce Rossa la sua alleanza, in quanto organizzazione dove competenza e autorità sono chiaramente riconoscibili come forza al servizio degli altri.

(Testo per la presentazione del Corso della Croce Rossa)

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L’aiuto

L’aiuto, Simone Testa

Ho aiutato a vendere droga, ho aiutato prestando soldi e facendomene dare il doppio, ho aiutato a distruggere i sogni di tante persone, che grazie alla droga si sono rovinate. Intanto che mi costruivo la strada per venire in carcere, ho distrutto per i miei figli il sogno di ogni bambino, quello di crescere vicino a entrambi i genitori.

Oggi con il giusto aiuto e con il desiderio di cambiare vita, sono arrivato ad avere un’importante opportunità di riscatto, quella di aiutare nel vero senso della parola. Spero di cuore che io possa rientrare in questo progetto della C.R.I.

Da molto tempo la mia paura più grande è quella che mio figlio possa imitarmi ripercorrendo i miei passi. Questo progetto sarebbe la giusta medicina per far capire a mio figlio che, nonostante gli errori che ho commesso, oggi sto ricostruendo la mia strada nella maniera giusta. Spero che, se vuole emularmi, cominci a farlo da oggi, che sto imparando come e chi aiutare.

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Fra miserie e cose serie

Fra miserie e cose serie, Roberto Cannavò

Se al dolore hai risposto con la negazione
Guardaci dentro, non farne una prigione
Prova a viverlo per la costruzione
Vedrai che rivoluzione…

Il corpo, non è uno scherzo, è intrappolato
Ma il tuo passato non è del tutto frantumato
È la tua storia che va rivisitata
lavora sui cocci e vedrai il risultato…

L’evoluzione è in agguato
Lasciale spazio
E avrai il risultato di chi
Guardando indietro potrà dire:
Erano macerie, erano miserie,
Oggi sono cose serie

Mi è bastata una semplice considerazione
per dare un senso a questa mia condizione…
il detenuto non è un mattone
non è parte delle mura della sua prigione

E allora ripartiamo dalle macerie
per costruire cose serie
in tasca mi porto la semplicità
la moneta della mia rivoluzione

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Croce Rossa, Corso Primo Soccorso

Gli allievi dei due corsi
1° Corso, 29 settembre 2015

  1. Al Waki khaled
  2. Branca Domenico
  3. Capizzi Francesco
  4. Catena Antonio
  5. De Andreis Massimiliano
  6. Inzaghi Patrizia
  7. Leoni Gualtiero
  8. Liuni Giuseppe
  9. Marcheselli Alberto
  10. Messa Alessandra
  11. Moccia Ivano
  12. Ounnas Mohamed
  13. Petrillo Nicola
  14. Rambaldini Massimiliano
  15. Sannino Adriano
  16. Sorge Paolo
  17. Tango Antonio
  18. Tricomi Gabriele
2° Corso, 18 marzo 2016

  1. Monetti Maria
  2. Ottaviani Noemi
  3. Ristori Gemma
  4. Bottan Sergio
  5. Moscatiello Massimo
  6. Ricatti Francesco
  7. Migliore Giuseppe
  8. Crisafulli Alessandro
  9. Cascino Salvatore
  10. Cannavò Roberto
  11. Squillaci Franco
  12. Testa Simone

 

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