Una domenica al Coming out

Domenica 11 giugno apriamo il Coming out alla città

Abbiamo un palco dal quale parlare, giocare, suonare. Potremo comunicare le nostre idee con discorsi seri o scherzando, con i congiuntivi al posto giusto o anche no. Magari facciamo qualche pezzo del nostro mito di Sisifo e i ragazzi delle scuole che visitiamo potranno dar voce a qualcuno dei personaggi.

O muse, o alto ingegno, or m’aiutate;
o mente che scrivesti ciò ch’io vidi,
qui si parrà la tua nobilitate.
(
Divina Commedia, Inferno, 2° Canto)

Forse qualcuno di loro racconterà ai presenti il senso del rapporto fra gli adolescenti e i componenti del Gruppo della Trasgressione. Detenuti, tirocinanti e tutti i componenti del gruppo avranno la responsabilità e il piacere di verificare se e quanto il nostro progetto può interessare gli abitanti della zona Barona e i cittadini che interverranno.

Probabilmente ci sarà anche un campione italiano dei pesi welter, ma nessuno darà pugni. Noi tutti, invece, proveremo a dire cosa vogliamo far venir fuori da noi stessi e dal nostro progetto comune. Di certo sarà una giornata in cui detenuti e figure istituzionali, adolescenti e insegnanti, potranno vivere la trasgressione di oltrepassare le colonne d’Ercole e verificare se, al loro ritorno, riusciranno a comunicare agli altri l’umanità e la ricchezza dell’esperienza vissuta.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza
(Divina Commedia, Inferno, 26° Canto)

Per questo avremo chi porterà musica rap e chi canterà De André, avremo chitarre e violini e tamburi. Ci saranno grigliate, pane dal carcere, le piante di Opera in fiore e la bancarella di Frutta & Cultura. Se le cose vanno come si spera, dovremmo avere i primi esponenti del Coming out.

La nostra attività con le scuole

Il Gruppo della Trasgressione comprende un’associazione e una cooperativa, costituite da detenuti, studenti universitari e comuni cittadini. Il gruppo agisce nelle carceri di Bollate e Opera e all’esterno; l’obiettivo principale è rendere riconoscibili i sentimenti e gli stati d’animo che caratterizzano i percorsi della devianza e lavorarli nel tentativo di renderli compatibili con il riconoscimento dell’altro.

La nostra filosofia s’incentra su poche linee guida:

  • studiare, progettare e lavorare con chi ha commesso reati giova all’equilibrio sociale e protegge la salute e il bene pubblico più della separazione garantita dalle mura del carcere;
  • è importante che imprenditori e liberi professionisti supportino, insieme alle istituzioni, l’acquisizione e l’esercizio di funzioni e ruoli sociali di chi ha bisogno di evolversi; questo vale per gli adolescenti, per le persone in difficoltà e per chi, lungo i percorsi della devianza, ha perso il piacere di esercitare le responsabilità del cittadino;
  • il recupero, una reale inclusione, un effettivo superamento della sensazione di marginalità e di estraneità alle regole possono prendere corpo solo se ci si sente co-protagonisti di esperienze concrete, di attività lavorative, eventi, interazioni utili alla comunità, al suo rinnovamento, alla sua crescita.

All’interno della nostra attività di sensibilizzazione e di mediazione fra carcere e società, gli incontri tra il Gruppo della Trasgressione e le scuole offrono agli studenti di scuole medie inferiori e superiori un’esperienza utile alla prevenzione del bullismo e delle dipendenze, ma anche e soprattutto a vivere in modo tangibile il piacere della responsabilità.

In sintesi, l’obiettivo della prevenzione viene combinato con la rieducazione del condannato; tali incontri, infatti, favoriscono il percorso evolutivo dell’adolescente permettendogli di svolgere una positiva funzione sociale nei confronti del detenuto e, allo stesso tempo, aiutano i detenuti a riappropriarsi della loro identità di adulti, intanto che forniscono un servizio alla collettività.

 

Attività culturali nelle scuole e nei teatri
con gli adolescenti e con un pubblico adulto

Una serata per bulli

Un gruppo di ragazzi annoiati, il solito posto e la solita monotonia. Così ha inizio la rappresentazione di “una serata per bulli”. Un’atmosfera costellata di noia e vuoto che porta prima all’uso di droga, poi al furto di un’auto e infine alla violenza su un disabile. Un’escalation di atrocità alla ricerca di uno sballo sempre più difficile da raggiungere.

Subito dopo la rappresentazione, studenti e insegnanti dialogano con i componenti del gruppo su cosa cerca chi si comporta da bullo.


Una slot machine per chiedere chi sono

La rappresentazione ricostruisce quello che accade in una delle tante sale giochi: i passaggi di un amore malato tra un giocatore incallito e la sua bella: la slot machine. Un uomo che, per coprire le proprie angosce, affida se stesso allo sballo e all’eccitazione del gioco d’azzardo. Non riuscendo a coltivare relazioni stabili e costruttive con l’altro, si perde nel gioco illusorio e autodistruttivo di fingersi capace di controllare gli impulsi e gli oggetti di cui si rende schiavo.

Su questa mappa di conflitti, mancanze, smarrimenti, seduzioni delle diverse forme di dipendenza, si sviluppa lo scambio tra gli studenti e i detenuti dopo la recita.

 

Il mito di Sisifo

Avviato nel 2009, il lavoro sul mito di Sisifo è diventato in poco tempo uno strumento per riflettere sul presente e per recuperare passaggi centrali di chi ha perso la fiducia nelle istituzioni e nel proprio futuro. La tragedia di Sisifo ha dato luogo a un racconto nel quale specchiarsi, motivando comuni cittadini, studenti e detenuti del gruppo a indossare i panni dei diversi personaggi e a interrogarsi sul problema della siccità a Corinto, sui conflitti di Sisifo con Giove, degli adolescenti con il limite e l’autorità, dell’uomo con i suoi bisogni terreni e le sue ambizioni di eternità.

Al termine della rappresentazione, viene avviata una discussione in sala su temi quali: il rapporto genitori-figli, le dinamiche di potere e la possibilità dell’uomo di abbandonarsi all’arroganza o di ascoltare e assecondare le proprie istanze costruttive.

 

Concerti musicali – Trsg Band

Il Gruppo della Trasgressione tiene concerti in diversi teatri di Milano e provincia. Le storie dei personaggi imperfetti di Fabrizio De André vengono incrociate con le riflessioni dei detenuti del gruppo sui loro sentimenti, sulle scelte passate più o meno consapevoli e su ciò che ne è derivato nelle loro vite.

Sulla traccia delle canzoni di De André, arrangiate ed eseguite dalla Trsg.band, braccio musicale del Gruppo della Trasgressione, i concerti vedono la collaborazione fra discipline e soggetti eterogenei: docenti universitari, giovani studenti, detenuti e artisti.

Con questi eventi il Gruppo della Trasgressione punta a rendere prassi comune la contaminazione creativa e la cooperazione con adolescenti e giovani adulti. L’idea di fondo è che l’impiego delle proprie risorse in un clima di gioco e di collaborazione possa aiutare al riconoscimento reciproco e far sì che l’altro possa essere sentito come partner invece che straniero o, peggio, ostacolo alla propria realizzazione.

Prima e oltre il confine

Prima e oltre il confine, Angelo Aparo

Il buio apre il suo manto al tuo cammino
Ti affida un sogno aperto con cui viaggiare
Ti lascia dentro il filo con cui legare
Le vele, il legno e il fiato per navigare

Prima sarà lo sguardo di chi ti ha chiamato
Le sue colline morbide, nelle sue mani il mondo
Ne inseguirai l’odore per mille sentieri
Voci, inganni e canzoni di oggi e di ieri

Carne tenera, luce chiara
Non ti spegnere, non diventare dura

E poi l’età dei giochi, poi maschere da duro
Per diventare figlio dell’uomo che hai sfidato
Per diradare il buio e conquistare cime
Da cui sposar con gli occhi le valli e alle colline

Occhi a vedere nelle spighe il pane
Occhi a smarrire strade fra i campi e le paludi
Mani dentro le pietre a cercare cattedrali
Mani a vendere polvere e a cancellare mani

Carne tenera, luce chiara
Non ti spegnere, non diventare dura
Quanti nodi tra fiori e spine
Albe ovunque, prima e oltre il confine

Albe curiose e incerte, albe da coltivare
E ancora notti e incubi da masticare
Nella speranza che la luce del mattino
Traghetti i sogni al giorno
Senza far troppo male

Carne tenera, luce chiara
Non ti spegnere, non diventare dura
Quanti nodi tra fiori e spine
Albe ovunque, prima e oltre il confine

Torna all’indice della sezione

Un po’ dei fatti nostri

Un po’ dei fatti nostriNoemi Ottaviani

Ciao a tutti,
scrivo in relazione al bisogno di trovare una casa per Massimiliano. Purtroppo l’unica soluzione che abbiamo a disposizione è una stanza in un appartamento dell’Associazione Saman che costa 250 euro al mese. Con lo stipendio di Massimiliano (600 euro) non è possibile pagare l’intero affitto, per questo motivo, dopo esserci consultati e aver considerato tutte le diverse alternative siamo arrivati alla conclusione di aumentare lo stipendio di Massimiliano di 100 euro al mese.

La situazione economica della Cooperativa è stabile, nell’ultimo anno e mezzo, dopo aver tappato tutte le falle che si erano create, abbiamo una situazione di crescita. La crescita è lenta, molto lenta… sarà per le scarse competenze, sarà per la situazione economica dell’Italia, sarà per altri motivi ancora, in ogni caso la Cooperativa in questo momento sopravvive, lo fa anche per merito di Massimiliano, che nonostante le difficoltà, si è impegnato a imparare il mestiere, ha fatto sacrifici e ogni giorno si impegna.

Oggi possiamo pensare di dare 100 euro in più a Massimiliano, ieri non potevamo… ma comunque questo non significa che tutto vada bene, questo significa che piano piano costruiamo e cresciamo, ma dobbiamo continuare a farlo e dobbiamo farlo con ancora più determinazione di quella che già ci stiamo mettendo, diversamente rischiamo di retrocedere invece di avanzare.

Con questa mail non voglio appesantire gli animi o creare malumori, quello che vorrei trasmettere è che possiamo essere felici di quello che abbiamo, ma ancora di più dovremmo essere felici di immaginare come potremo essere se tra tre o sei mesi potessimo pagare anche altri stipendi.

Buona giornata,
Noemi

 


 

Lunga vita ai ribelli, Massimiliano De Andreis

Ciao,
non posso dire altro che grazie per tutto ciò che oggi rappresento per la cooperativa, per mio figlio e per la mia famiglia…

Sono consapevole del fatto che da solo non sarei riuscito a fare questo viaggio… spero, in questi anni e da quando sono diventato responsabile della bancarella, di avere rappresentato in modo degno gli obiettivi del nostro gruppo e della nostra cooperativa.

Mi rendo conto che l’impegno e i sacrifici a volte non bastano nel mondo del lavoro, ciò che mi continua a dare la forza di non mollare tutto, anche quando sono preso da momenti di frustrazione, è il legame che ho con voi e la gratitudine che provo.

Forse, anzi ne sono certo, se non avessi tutti i problemi che ho, sarai già tornato a delinquere…

Sembra un paradosso, ma occuparmi dei problemi di mio figlio e della mia famiglia è diventata la mia missione e, da quando sento sulla pelle che la ricerca dell’equilibrio è l’equilibrio stesso, ho cominciato a intuire come nella mia vita, così imperfetta e limitata, c’è tutto spazio per avere coscienza della mia finitezza e, allo stesso tempo, della sensazione di “infinito” che provo ogni giorno.

Lunga vita a noi ribelli del Gruppo della Trasgressione
Massimiliano

 


 

I fatti del Gruppo della Trasgressione, Angelo Aparo

Ho voluto pubblicare lo scambio fra due componenti centrali del Gruppo della Trasgressione e della nostra cooperativa Trasgressione.net per chiedere una mano a chi segue su Facebook, su www.trasgressione.net, su www.vocidalponte.it le nostre avventure.

Abbiamo bisogno di lavoro! In particolare, abbiamo bisogno di clienti che si riforniscano da noi per far sì che le spese che sosteniamo per tenere in piedi l’attività possano essere più facilmente ammortizzate.

Avremmo bisogno di un numero maggiore di ristoranti e bar che acquistino da noi frutta e verdura. Va da sé che i nostri prezzi e la qualità dei nostri prodotti sono ampiamente competitivi e che il nostro servizio è serio, puntuale, amichevole, limpido, igienicamente controllato.

Potrebbero comperare i nostri prodotti ortofrutticoli anche gruppi di consumatori che si riuniscono per avere prodotti di qualità a prezzi competitivi. In un condominio bastano 20 famiglie riunite per avere rifornimenti un paio di volte a settimana e risparmiare considerevolmente rispetto ai prezzi del supermercato o dei mercati rionali:
Massimiliano De Andreis: 340 316 4965;
Noemi Ottaviani: 347 071 5564
cooperativa@trasgressione.net

Un’altra area della nostra attività è il restauro (vedi i lavori già fatti in collaborazione con il FAI (Monastero di Torba), con il comune di Rho (Villa Burba), con il comune di Brugherio (Monumento ai caduti). Responsabile dei lavori è l’architetto Vittorina Bertuolo; capomastro della squadra è il sig. Antonio Tango, oggi detenuto in art. 21 nel carcere di Bollate; responsabile dei contatti per il restauro è
la prof.ssa Nuccia Pessina: 333 241 5619
cooperativa@trasgressione.net

Più modestamente, facciamo anche lavori di manutenzione, tinteggiatura, piccoli traslochi, sgombero cantine, pulizie:
Massimiliano De Andreis: 340 316 4965;
Noemi Ottaviani: 347 071 5564,
cooperativa@trasgressione.net

Per quanto strano possa sembrare, facciamo anche concerti. La nostra Trsg.band da oltre 10 anni propone canzoni di Fabrizio De André intrecciate con interventi dei detenuti del Gruppo della Trasgressione: prof.ssa Patrizia Inzaghi, 338 235 1425,
associazione@trasgressione.net

Infine, oltre a fare prevenzione del bullismo nelle scuole medie inferiori e superiori dell’intera provincia di Milano, portiamo in teatro il nostro Mito di Sisifo: prof.ssa Patrizia Inzaghi, 338 235 1425, associazione@trasgressione.net

Angelo Aparo

Vai alla pagina delle nostre attività

 

Fontana Tango

Fontana Tango, Paolo Donati

Cento mani tra le mie,
cancellano l’incuria e la sporcizia
con il mio lavoro duro
torna la bellezza.

Cento domande e sorrisi,
dici bene bambina
non sono una rana
questo è il mio lavoro,
Rinasci Fontana!

Gratta gratta gratta
spazzola la pietra.
Gratta gratta gratta
scava in fondo al cuore.

Tra la luce e l’ombra il giorno
piano, piano, esce dalla tana
ed ecco che rinasco dentro,
e grazie a una fontana.

Sfrego tutto il giorno pietre
corro dietro ai miei pensieri
quasi non ricordo
chi ero fino a ieri.

Gratta gratta gratta
spazzola la pietra.
Gratta gratta gratta
scava in fondo al cuore.

Gratta gratta gratta
spazzola la pietra.
Gratta gratta gratta
scava in fondo al cuore.

Da piccolo, amavo costruire
con le mani, con il cuore
e con il fango
poi si sa come è andata a finire,
dove non si tocca mai il fondo.

E mi sembra finalmente di sentire,
sono pronto per un nuovo Tango
insieme sento di capire
ch’è possibile
passare per il mondo
anche senza farlo soffrire.

Cambiano i colori intorno,
le cose hanno un sapore diverso
sarà che per un po’ di tempo,
me l’ero proprio perse.

Il vento manda via le nuvole,
spazza e
pulisce il cielo
l’aria ora è libera
come il mio pensiero.

Gratta gratta gratta
spazzola la pietra.
Gratta gratta gratta
scava in fondo al cuore.

Gratta gratta gratta
spazzola la pietra.
Gratta gratta gratta
scava in fondo al cuore.

Da piccolo, amavo costruire
con le mani, con il cuore
e con il fango
poi si sa come è andata a finire,
dove non si gratta mai il fondo.

E mi sembra finalmente di sentire,
sono pronto per un nuovo Tango
insieme sento di capire
ch’è possibile passare per il mondo
anche senza farlo soffrire.

In fondo a questa strada
il mio ultimo filo di lana
ringrazio chi ci ha creduto
e grazie anche a questa fontana.

In fondo a questa strada
trovo il filo di una nuova storia
Con te con me con tutti
festeggio una Vittoria


Torna all’indice della sezione
Il blog di Paolo Donati

 

 

 

 

E poi ho visto te

E poi ho visto te, Francesco Capizzi 

Calzoni corti, magliette bucate
calzoni larghi, maglioni pungenti
braccio di ferro fra cose rubate
fra voglie e promesse tenute fra i denti

E poi ho visto te…
Ero il giullare dell’arte padrona
D’ogni granello di sabbia perduta
Notti di sballo e di vita cialtrona
Fra un sorso e l’altro di elisir di cicuta.

E poi ho visto te, e la ferita è diventata
l’insegna per curare la paura

E poi ho visto te, non più fango sono argilla,
plasma che scintilla da quando sto con te

E poi ho visto te, e la ferita la più rossa,
una croce che libera la scossa

E poi ho visto te, e alla mano che ho ignorato
adesso io chiedo di stare qui con me

Sono cresciuto, nel vuoto assoluto
rincorrendo parole che volavano via
Finché ho raggiunto il timone divino
Con l’obiettivo di governare il mio destino

E poi ho visto te…
E ora è notte, piove e un uomo è caduto
Con la sirena che fischia ricordo
Di quella volta quando ero fuggito
E adesso corro perché non sfugga la vita

E poi ho visto te, e la ferita è diventata
l’insegna per curare la paura
E poi ho visto te, ero fango e sono argilla,
plasma che scintilla da quando sto con te

Un’altra via non c’è, ora cerco nella notte
persone perdute e ferite come me

E poi ho visto te, e alla mano che ho negato,
adesso io chiedo, rimani qui con me

Torna all’indice della sezione

San Vittore

San Vittore, Paolo Donati

Com’è sottile la linea che separa
l’ombra più profonda dalla piena luce
e capita di non saper vedere
in che direzione vai.

Così succede di non saper sentire
la rabbia che ti spinge e non ti fa capire
di quanto ti allontani un po’ per volta
e chissà se tornerai.

Tra luci e ombre si trova a navigare
chi si allontana tenendosi per mano
a quella rabbia cieca e sorda alla paura,
che gli urla dentro e a quella che procura….

San Vittore è in mezzo a quattro vie
nemmeno tanto grandi, ma per attraversarle
devi avere il cuore fermo e un permesso
stretto nella mano.

A San Vittore ci vai anche per gioco
con regole già scritte però ti fermi poco…
per chi ha giocato duro resta dentro
anche il suo futuro.

Solo discese incontra nel cammino
chi si allontana tenendosi per mano
ad un coraggio finto e fatto di paura,
quella sua dentro e quella che procura.

San Vittore è un santo di Milano
Che porta scarpe cucite a mano
con all’interno la parte dura
che rende sordi e che fa paura.

San Vittore è in mezzo a tanta gente
lì per incontrare chi vede raramente,
chi piange di nascosto, chi in silenzio,
chi fa finta e chi per niente.

A San Vittore ci vai a sentirti meglio
a misurar destini e pesare la fortuna,
ad incontrare di nascosto le voci
che ti parlano dentro.

San Vittore è un santo di Milano
Che porta scarpe cucite a mano
con all’interno la parte dura
che rende sordi e che fa paura.

Sul calendario lo cercheresti invano
lui gira sempre con il cuore in mano
perché vivendo oltre lontane mura
ogni giorno deve prendersene cura.

Torna all’indice della sezione

Il blog di Paolo Donati

Mare Nostro

Mare nostro, Paolo Donati

Mare nostro mare,
così indifferente
mare, nostro mare
che non porti a niente
mare che inghiotti la gente
mare, dimmi come ci si sente

Tra le onde danza
e canta la fortuna
chi scappa dall’inferno,
le mani sulla luna
nei suoi occhi, mare,
hai il colore della speranza

Mare nostro mare,
mare nostro mare
mare nostro mare, mare

In viaggio!
Con la distanza misurata
dai corpi abbandonati per la strada

In viaggio!
Con i minuti scanditi
dalle botte sulla pelle illividita

In viaggio!
Con tanta sete, poca acqua
e ancora soldi per chi
non è mai sazio

Mare nostro mare, mare
Mare nostro mare, mare

Se leggerai
queste parole
allora sono salve
e io con loro,
troverò una casa,
cercherò un lavoro

Parti appena puoi
e non scordare la paura
il diavolo alle spalle ora
ora vende terre promesse

 

Mare nostro mare,
mare nostro mare
mare nostro mare,

In viaggio!
Con la distanza misurata
dai corpi abbandonati per la strada

In viaggio!
Con i minuti scanditi
dalle botte sulla pelle illividita

In viaggio!
Con tanta sete, tanto sale
e intanto il tempo
muore tra le dita

Mare nostro mare, mare
Mare nostro mare, mare


Torna all’indice della sezione
Il blog di Paolo Donati

Un paradosso divertente

E’ un divertente paradosso che l’uomo, quando non sbaglia strada, insegue l’infinito mentre cresce e diventa se stesso nella realtà finita. Chissà se ogni giorno fa i conti con la realtà nella speranza di raggiungere l’infinito o se punta all’infinito proprio per poter dialogare con la realtà! Facilmente, però, quando dimentica una delle due cose cominciano i guai! In ogni caso, sembra che un ponte permetta di fare più strada di uno sconfinamento.

Abbinamento con: Ho visto Nina volare, A Cimma, Anime Salve

Torna all’indice della sezione

Il fuoco del drago

Il fuoco del drago, Massimo Moscatiello

Siamo persone che nel corso del loro cammino si sono perse. Ci siamo inoltrati, poco consapevolmente, in oscure paludi, all’inseguimento di perverse eccitazioni; abbiamo invocato e adorato false divinità nel tentativo di negare le nostre fragilità e di zittire le nostre paure.

Immersi nel fango della solitudine interiore, abbiamo affidato alle illusioni il compito di tirarcene fuori, intanto che usavamo la rabbia, come fanno i draghi col fuoco, per sputare su chiunque provasse a mostrarci una linea alternativa al nostro delirio; siamo diventati prede di noi stessi mentre vivevamo come predatori della comunità e, pur continuando a invadere gli spazi altrui, abbiamo chiuso i nostri dentro miseri confini.

Oggi, consapevoli di essere divenuti pietre dalla sabbia, cominciamo a legare i nostri progetti con quelli di chi, cresciuto su fondamenta più solide, è diventato capace di cercare la propria libertà senza ricorrere a facili eccitazioni; oggi, accanto a chi abbiamo visto in passato come preda, proviamo a diventare a nostra volta membri attivi di quel mondo che pensavamo ci dovesse tutto, senza averne noi alcuna considerazione.

Torna all’indice della sezione