Il muro e la prateria

Carcere di Opera, 20 Aprile 2016
Asya Tedeschi

Al gruppo del mattino, il dott. Aparo dice che la cooperativa Trasgressione.net, con le sue attività imprenditoriali e con la necessità di un’efficace collaborazione fra chi lavora, permette di osservare che la serietà e l’equilibrio che i detenuti praticano in carcere o durante i nostri incontri con le scuole spesso si riduce drasticamente quando si è fuori in una situazione di minore costrizione.

In seguito viene letto uno scritto di Pasquale Fraietta sul tema della “Seconda possibilità”, dove si parla delle possibilità sprecate e di quelle mai realmente avute perché inesistenti o perché senza strumenti per riconoscerle.

Aparo lo commenta dicendo: “Quando si è in carcere l’unico modo per rendersi liberi è condividere i propri obiettivi con chi ti può aiutare, con chi si può provare a costruire; quando si mette il naso fuori, spesso si pensa di potere raggiungere l’obiettivo da soli e gli altri, che erano stati alleati, vengono vissuti come ostacoli, residui fossili di limiti anacronistici e poco funzionali.

Viene chiesto come mai per molti il senso della responsabilità, che fuori non c’era, aumenti all’interno del carcere e poi diminuisca nuovamente una volta fuori.

Aparo: in carcere l’odore della libertà è legato al piacere della progettualità, addirittura all’esercizio della responsabilità. In carcere è così difficile sentirsi liberi che l’attenzione per l’altro e la responsabilità reciproca vengono usate come strumento per la libertà (che è poi quello che viene insegnato normalmente ai bambini e che, quando non sono troppo di cattivo umore, gli adulti riescono a praticare). Quando si torna fuori, molto facilmente riprende quota il delirio che la libertà possa essere vissuta galoppando senza freni in una prateria senza confini. In presenza di condizioni motivanti, il muro del carcere ti costringe e ti permette di guardare attorno a te, invece che pervicacemente avanti; se il muro cade, non è detto che gli occhi sappiano continuare a guardare con l’equilibrio necessario quello che ci sta vicino.

Il Gruppo della Trasgressione, in conclusione degli incontri, è stato allietato dalla musica e dalla voce di Tonino Scala e dalla mirabile performance di Veronica.

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