Il Furgone di Sisifo

Caro sig. Volpi,

ieri a Brescia non ci siamo visti, ma mi fa piacere salutarla e ringraziarla per la cortesia che ci ha dedicato.

So che Adriano l’ha chiamata mille volte forse stressandola un po’, ma è anche vero che non l’ho mai visto così contento. Ieri sera, a conclusione di una giornata di corse, ha deciso di portare il furgone sotto casa mia al solo scopo di farmelo guidare e goderne insieme.

Il nostro è stato un contatto di lavoro, ma mi fa piacere dirle che è stato per il Gruppo della Trasgressione anche un passaggio emozionante del progetto che portiamo avanti. Di certo, nell’acquisto di questo furgone, Adriano, per se stesso e come rappresentante dei componenti del gruppo, è stato più un mio partner di progetto che un detenuto del quale occuparsi.

Cordialmente
Angelo Aparo

Finalmente il furgone di Sisifo nuovo. Dopo avere spinto il masso e parlato con la coscienza, da uomo scassato, è tornato un uomo nuovo.
Nino Torretta

Il Mito di Sisifo, il masso e il furgone

 

 

La complessità del male

Un intervento al liceo Modigliani di Giussano su “La complessità del male”, tema che nei prossimi mesi sarà centrale nell’indagine e nelle iniziative del Gruppo della Trasgressione.

Fra queste quella relativa al rapporto fra genitori detenuti e figli (che vedrà la collaborazione fra i detenuti del Gruppo Trsg di Bollate e i detenuti  dei due gruppi di Opera); quella che fa capo al Cineforum nel carcere di Bollate; La partita a bordo campo, del prossimo novembre.

Tutte le indagini e le iniziative nascono dalla collaborazione fra detenuti,  studenti universitari, persone la cui vita è stata dolorosamente segnata dalla follia criminale, insegnanti e comuni cittadini, figure istituzionali,  artisti (vedi il progetto con Domenico Fiumanò), esperti di settore come i partner de LO STRAPPO .

Mangem in strada

L’invito è in Milanese, ma mi sento in dovere di puntualizzare, soprattutto a beneficio di chi fa il tifo per la Lega, che a far da mangiare sono detenuti ed ex detenuti del Gruppo della Trasgressione. Fra questi, uno viene dalla Siria, Khaled Al Waki; un altro, Isaia Schena, viene da Bergamo e ha un nome che fa pensare agli Ebrei.

Ciao Paolo

 

Ciao Paolo. Ho letto l’altro ieri l’articolo su Il Giorno e nel frattempo, grazie a Marisa Fiorani, ho messo a fuoco che oggi ricorre l’anniversario della morte del Gen. Dalla Chiesa, di tua sorella Emanuela e dell’agente Domenico Russo. Dopo il gruppo mi unirò anch’io agli ospiti presenti alla commemorazione organizzata da Libera.

Quello che hai detto ad Andrea Gianni “non chiedo un pentimento, ma l’inizio di un percorso e… vedere crescere in loro tracce di umanità che loro stessi non pensavano di avere” sintetizza quello che cerchi tu e altrettanto bene quello che cerchiamo al Gruppo della Trasgressione.

Non ci siamo mai fatti dichiarazioni di appartenenza o di comunione di intenti, ma da più di un anno viaggiamo insieme e sarà un piacere, appena rientri in Italia, dedicarci ai tanti progetti che abbiamo in cantiere.

Ti abbraccio anche a nome del gruppo Trsg, dove hai oramai un posto fisso.

Juri

 

 

 

 

 

 

Gli scritti originali

Dopo lo scritto di Vito Cosco e i commenti che ne sono derivati al tavolo interno e all’incontro allargato fra i detenuti e i loro familiari, il gruppo ha prodotto oltre una ventina di testi, buona parte dei quali sono già on line su Voci dal Ponte.

È mia abitudine ritoccare gli scritti prima di pubblicarli; ne correggo gli errori, cerco di renderli più scorrevoli e coesi; qualche volta aggiungo persino dei concetti perché spero che l’autore impari dalle correzioni e dalle aggiunte. Dal mio punto di vista, gli scritti sono uno strumento per far comunicare i detenuti col mondo esterno, ma anche un modo per comunicare io stesso con l’autore e con tutto il gruppo. Alle volte espando passaggi che nel testo originale sono appena accennati, nel tentativo di stimolare l’autore del testo e l’intero gruppo a dare maggiore spazio a embrioni di idee che a me sembrano importanti e a riflettere sui nessi e sulle contraddizioni di cui abbondano i nostri pensieri.

Ci sono volte in cui questi miei tentativi vanno a bersaglio, con il detenuto orgoglioso di leggere il proprio testo, quando lo trova più scorrevole e meglio articolato, e ce ne sono altre in cui i miei interventi sul testo risultano invece poco graditi.

Riconoscendo che questa volta il mio lavoro sugli scritti è stato anche più robusto del solito, ho voluto io stesso sollecitare il gruppo a esprimere un’opinione sulle modifiche. A tale scopo, lo scorso mercoledì (17/07/2019) alcuni dei testi pubblicati sono stati letti prima nella versione originale e poi nella versione ritoccata.

Ci siamo poi chiesti insieme se i miei interventi sui testi suonano più come sollecitazioni utili e comunque sintoniche con il pensiero dell’autore o se appaiono piuttosto come alterazioni delle intenzioni dello scrivente. Tralasciando complimenti e ringraziamenti del gruppo per la mia dedizione alla causa, mi sento in dovere di riferire che diverse persone hanno trovato i miei interventi un po’ “spersonalizzanti”, un po’ “monocordi”, un po’ “invadenti”, un po’ “forzature” del pensiero originale.

Il risultato finale e consensuale della giornata è stato che è comunque desiderabile rendere pubblico il testo originale, affiancato eventualmente da qualche mio commento. Ecco dunque l’aggiornamento dell’indice, con tutti gli scritti nella versione originale e in quella modificata (quando c’è), nella speranza che la cosa possa risultare gradita anche ai visitatori del sito che non frequentano i gruppi in carcere.

Angelo Aparo

Torna all’indice della sezione

 

La partita a bordo campo

L’iniziativa si snoda su tre giornate (10, 11, 12 novembre 2019).

  • Comincia con una partita di calcio sul campo della C. R. di Bollate fra due squadre: una costituita da operatori penitenziari, l’altra da detenuti e studenti del Gruppo della Trasgressione e di altri gruppi che perseguono analoghe finalità nelle tre carceri di Bollate, Opera e San Vittore.
    Sul campo giocheranno Autorità istituzionali e detenuti che, dopo aver vissuto negli anni della devianza e dei primi anni di carcerazione un sordo rancore verso l’autorità, oggi cercano di interiorizzarne i criteri e gli obiettivi grazie alle iniziative e alle attività rieducative presenti negli Istituti. Scopo della partita è, come in ogni gioco, puntare alla vittoria giovandosi delle regole che vengono interpretate e difese dagli arbitri in campo.
  • Il giorno dopo la Partita a bordo campo continua con un convegno sugli obiettivi dell’autorità e sui criteri grazie ai quali Punizione possa fare coppia con Rieducazione: magistrati, operatori penitenziari e detenuti detenuti che hanno fatto strada si interrogano, nel teatro del carcere di Opera, sulle caratteristiche di una punizione che abbia come principale finalità l’interiorizzazione dei principi cui la punizione stessa si ispira e, cioè: 1) se e come la punizione possa avvicinare chi viola la norma con chi ne è interprete e tutore; 2) se e come chi ha praticato e chi ha subito l’abuso possano insieme alimentare la coscienza collettiva ed, eventualmente, portarsi reciprocamente giovamento.
  • Nella giornata conclusiva della “Partita a bordo campo” (la sede è da definire) sono previste: a) una sintesi di come alcuni dei paesi europei interpretano la punizione (compito affidato a uno o due docenti universitari e agli studenti di giurisprudenza; b) le riflessioni finali e i progetti di ricerca dei protagonisti dell’iniziativa in vista di un appuntamento per l’anno successivo.

Alle tre giornate parteciperanno familiari di vittime della criminalità organizzata di stampo mafioso o terroristico e familiari di vittime della criminalità comune: Elisabetta Cipollone, Francesca AmbrosoliGiorgio Bazzega,  Marisa Fiorani, Paolo Setti Carraro, Sandro Baldoni, donne e uomini che hanno reagito alla perdita dei congiunti aprendosi a una ricerca che da qualche anno portano avanti insieme con i rei che hanno causato i loro lutti.

 


Per le prenotazioni occorre inviare i propri dati entro la fine di ottobre a Partita a bordo campo

  • specificando nominativo, luogo e data di nascita, numero del documento di identità e data di rilascio, giornata/e cui si intende partecipare;
  • indicando nell’oggetto della mail la giornata alla quale si intende partecipare, cioè Domenica, Lunedì, Martedì;
  • inviando due o tre mail con oggetto specifico (“Domenica”, “Lunedì”, “Martedì”se si intende partecipare a più di una giornata;
  • se, dopo avere ricevuto conferma dell’accreditamento, si decidesse di non partecipare, vi chiediamo di avvertire con mail di rinuncia, specificando nell’oggetto della mail la giornata

Seguiranno istruzioni per presentarsi nella sede specifica:

  • Partita sul campo di calcio del carcere di Bollate, Domenica 10/11, ore 14:30. Presentarsi entro le 14:00 all’ingresso del carcere di Milano Bollate (Via Cristina Belgiososo, 120 Milano)
  • Convegno sulla punizione nel teatro del carcere di Opera, Lunedì 11/11, ore 9:30. Presentarsi entro le ore 9:00 all’ingresso del carcere di Milano Opera (Via Camporgnago, 40 Milano)
  • La punizione in Italia e negli altri paesi europei, 12/11, ore 9:30-12:30
    presso Aula magna di Palazzo Giustizia, ingresso Via Freguglia o Corso di Porta Vittoria, ore 9:00
    Per le prenotazioni occorre inviare i propri dati entro la fine di ottobre a Partita a bordo campo

 

Partita a Bordo Campo
Conferenza Stampa

Martedì 5 novembre, ore 11:00
Carcere di San Vittore, Piazza Filangieri 2, Milano.
I giornalisti interessati sono pregati di inviare i propri dati per l’accreditamento al seguente indirizzo mail: educatori.cc.milano@giustizia.it


L’iniziativa rientra nei più ampi progetti:

Come introduzione alla problematica della punizione,

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una vicenda terribile e un’attività impegnativa

Per fortuna, non è mio compito decifrare come e quanto punire; a me è riservato il privilegio (e lo è davvero) di tentare di aiutare le persone che vivono in condizioni analoghe a quelle di Vito Cosco (condannato all’ergastolo per l’omicidio di Lea Garofalo) a rintracciare le emozioni e i sentimenti che, se fossero stati presenti all’epoca dei fatti, avrebbero arginato il degrado che ne oscurava la coscienza, intanto che loro oltraggiavano la vita delle vittime, dei loro familiari e della società intera.

Il Gruppo della Trasgressione è un laboratorio impegnativo, dove è difficile districare se e cosa cercano le persone che, dopo i loro sacrilegi contro la vita, oggi scontano l’ergastolo o lunghe pene in carcere. Di certo è un privilegio sentirli parlare; a volte (e ieri è stata una di queste) si vede albeggiare dietro la voce rotta dalla commozione un accenno di coscienza.

Molte persone, comprensibilmente, si chiedono se quelle che sembrano luci di un’alba che abbraccia noi tutti non siano invece ulteriori tentativi di inganno. Da parte mia, pur senza esimermi dalla responsabilità di esaminare e valutare, prendo atto che la luce della coscienza, almeno per l’uomo, si fa strada gradualmente, tanto quanto il buio della notte. Non trovo utile distinguere fra verità e menzogna, penso sia più opportuno innaffiare le parole, i pensieri, le emozioni che indicano la direzione in cui far crescere la nostra identità.

Mi rendo conto che si vive come la sensazione di tradire la vittima quando si presta ascolto al balbettio del carnefice, ma in questo modo cerchiamo, studenti e detenuti insieme, l’uomo che vorremmo essere.

Da parte mia, dunque, mi ingegno per attivare scambi e passaggi di studenti, di curiosità, di relazioni con cui mantenere in esercizio i muscoli della coscienza. Alle istituzioni nel frattempo spetta decifrare in quale direzione, su quali strade e con quali investimenti far procedere l’identità collettiva che ci interessa e come servirsi di questi bagliori.

Sarebbe bello se fra istituzioni e Media si giungesse a una collaborazione simile a quella che avviene nel mondo scientifico, nel quale di solito si parla soprattutto del lavoro grazie al quale si è giunti ai nuovi risultati e dei benefici che la messa a punto di un nuovo metodo comporta per la collettività.

Da Radio Scarp: Il carcere visto da dentro, Intervista ad Angelo Aparo

Torna all’indice della sezione

 

 

 

Il male, una materia da lavorare

Dopo la pubblicazione del testo di Vito Cosco, ho potuto prendere visione di alcune reazioni dei Media: un paio di articoli di Andrea Gianni apparsi su “Il Giorno” e un servizio del TG5,  dove l’attenzione si concentrava in larga misura sulle reazioni di Marisa, sorella di Lea Garofalo, ad alcuni passaggi del testo.

Va però puntualizzato che le parole di Cosco, come si può leggere dal testo originale, sono destinate al Gruppo della Trasgressione e (in conseguenza della mia scelta di pubblicarle su www.vocidalponte.it) agli studenti universitari che fanno tirocinio presso di noi, alle figure istituzionali che seguono il nostro lavoro e a quei cittadini (giornalisti compresi) che desiderano avere un’idea di come funziona il tavolo del gruppo.

Il rammarico e il pentimento di cui parla il testo riguardano il giudizio che oggi Vito Cosco dà del proprio operato, non una richiesta di comprensione ai parenti della vittima o una richiesta di riduzione della condanna alla magistratura. Si tratta di un pentimento che procede in senso opposto rispetto ai canoni della delinquenza organizzata e all’atteggiamento mantenuto dallo stesso Vito Cosco in fase processuale (negazione a oltranza del proprio coinvolgimento); si tratta, insomma, di una riflessione che, in linea con gli obiettivi del Gruppo della Trasgressione, ha come scopo principale quello di provare a rintracciare l’uomo che all’epoca dei fatti si era reso servo e partner della criminalità e del degrado.

Il testo di Vito, già subito dopo la sua prima lettura, è diventato per il Gruppo della Trasgressione materia di riflessione e di sofferto dibattito, dando adito a un confronto difficile, doloroso e, si spera, proficuo per Cosco, per gli altri componenti del gruppo e per i familiari di tutti i detenuti coinvolti nel progetto.

Di certo, il giorno dell’incontro fra i detenuti del gruppo e i loro familiari non è stato facile per i figli di Vito Cosco sentire il padre parlare di fronte a tutti delle proprie responsabilità… ma a raccontare di questo preferisco siano i detenuti che hanno partecipato all’evento del 5 giugno nel carcere di Opera.

Da parte mia, aggiungo che sarebbe desiderabile, e credo anche utile, trattare il lavoro del gruppo come una ricerca finalizzata a raggiungere dei risultati. Non può stupire che i risultati si ottengano in modo graduale. Nel caso nostro, quando le cose vanno bene, i risultati si misurano in termini di coscienza acquisita dal detenuto e di sua capacità di collaborare in modo responsabile col mondo esterno: obiettivi in linea con quanto previsto dall’Ordinamento Penitenziario e, più in generale, dalla nostra Costituzione.

A tale proposito e allo scopo di documentare come la coscienza di sé e dell’altro non risponde alla legge del “tutto o nulla”, credo opportuno aprire un’area ove raccogliere, via via che verranno fuori, i testi che i componenti del gruppo ed eventuali collaboratori esterni produrranno sul tema, così che le persone interessate possano farsi un’idea di come funziona la nostra officina.

È desiderabile poi, come accade nella ricerca scientifica, che a decidere se certi risultati siano aria fritta o sostanza, sia innanzitutto una commissione di esperti che possa valutare per i detenuti, per i loro figli e per la collettività i benefici di questo genere di iniziative. Sarebbe infatti interessante quantificare quali vantaggi comporta, in termini di equilibri sociali e di risparmio economico, la restituzione del piacere della responsabilità all’uomo che l’aveva perso o a chi non l’ha mai avuto.

Se poi dovesse capitarci di incontrare un mecenate o un imprenditore che volesse provare a sostenere o a collaborare col Gruppo della Trasgressione, allora saremmo a pieno titolo nel terzo millennio.

Torna all’indice della sezione

 

 

 

Kintsu-gi

Kintsu-Gi
Centro di svago e di ricerca creativa
Gruppo della Trasgressione

CARATTERISTICHE E FUNZIONI DELLA SEDE

  • Un centro culturale aperto (Rashomon e il Kintsugi), dove gli adolescenti e i giovani adulti di Peschiera possano portare i loro prodotti creativi (nel campo della pittura, fotografia, video, musica, scrittura) e dove si possa preparare una manifestazione In teatro nella quale, una o due volte l’anno, i diversi contributi possano essere presentati e valorizzati. A tale riguardo si prevede la collaborazione con aziende sponsor locali e non, che partecipino al finanziamento dell’iniziativa, mentre pubblicizzano se stesse.
  • Un locale per la produzione del materiale per Bio-Optica. Circa 50 mq, dove sia possibile installare le macchine necessarie per il lavoro con un’azienda produttrice di vetrini per esami istologici e, in genere, di prodotti per esami medici. Con Bio-optica abbiamo una collaborazione molto bene avviata.
  • Un mini ambiente per una cella frigorifera utile alla nostra attività con la Bancarella di Frutta & Cultura e per la distribuzione di frutta e verdura ai nostri clienti (ristoranti, bar, centri sociali, gruppi di acquisto solidale);
  • Spazi all’interno e all’esterno adibiti a ristorazione e a intrattenimento con
    • 1) frequenti incontri mirati a valorizzare la produzione artistica dei giovani del posto e dintorni e con periodiche presenze di artisti esterni di un certo rilievo;
    • 2) incontri periodici su “I protagonisti dell’avventura”.

OBIETTIVI

  • Prevenzione del degrado e, in particolare, prevenzione di comportamenti devianti, di ricorso alle droghe, all’alcol, al gioco d’azzardo (vedi La squadra anti-degrado);
  • inclusione del condannato in misura alternativa e di chi ha finito da poco di scontare la pena;
  • integrazione di immigrati residenti in situazioni di disagio e/o di emarginazione;
  • formazione di studenti universitari e di neolaureati sulla prevenzione e sul trattamento delle dipendenze da droga, alcol, videogiochi;
  • formazione e impiego di Peer support e valorizzazione del percorso grazie al quale i principali testimonial dell’iniziativa sono passati dallo stile di vita di chi alimenta e diffonde il degrado a quello di chi lo contrasta mentre promuove fra gli adolescenti un rapporto fattivo con le proprie risorse, con l’ambiente e con le istituzioni.

Torna all’indice della sezione