Gli occhi grandi color di foglia

La serata prende il nome da un verso di Via del campo, una delle prime e più note canzoni di De André. Una bambina e una puttana vivono entrambe in Via del Campo, tanto vicine l’una all’altra da far germogliare fiori, illusioni e speranze d’amore in chi va a trovarle. La prossimità fra l’una e l’altra c’è, ma per coglierla occorrono occhi grandi color di foglia, capaci di accettare parentele nascoste fra personaggi apparentemente incompatibili.

Scritta in collaborazione con Enzo Jannacci, Via del campo invita al dialogo con ciò che, a una prima lettura, sembra distante e privo di valore ed è un’anticipazione del tema che rimarrà il filo conduttore di tutta la produzione poetica di De André: l’importanza della comunicazione con le proprie parti dimenticate o negate, cioè con quegli errori, fragilità, insicurezze o, come dice la canzone, con quel letame da cui possono nascere progetti e riconoscimento reciproco fra persone diverse. 

Invito alla commissione antimafia lombarda

Il 24 maggio scorso il Gruppo della Trasgressione, in occasione della ricorrenza della strage di Capaci, aveva partecipato a Milano a un incontro al Galdus, istituto scolastico col quale collaboriamo da tempo e con il quale siamo partner in una iniziativa per la prevenzione del bullismo. Il programma prevede, tra i suoi punti forti, che il Gruppo della Trasgressione porti nelle scuole che aderiscono al progetto i risultati della riflessione avviata da quando il gruppo è nato e che negli anni si è arricchita anche dei contributi di centinaia di studenti universitari, professionisti, artisti, operatori penitenziari, familiari di vittime della criminalità organizzata, che sono stati nostri ospiti in questi ultimi 20 anni.

Erano presenti all’incontro il direttore del Carcere di Opera, dott. Silvio Di Gregorio; l’assessore all’istruzione della regione Lombardia Dott.ssa Melania Rizzoli; il vice presidente della commissione antimafia Lombardia, dott. Alex Galizzi; un nutrito numero di insegnanti del Galdus; circa 200 alunni con il dirigente scolastico dell’istituto e moltissime altre persone.

A seguito dell’incontro, il presidente della commissione antimafia, dott.ssa Monica Forte, ha osservato che… non è opportuno che detenuti con trascorsi di mafia e di criminalità organizzata si pongano come insegnanti di fronte a studenti che potrebbero subire il fascino del male e una certa confusione fra buoni e cattivi:  “… reputo inopportuno un progetto che ha portato detenuti per mafia in una scuola per un corso alla legalità. Il confronto diretto con gli ergastolani rischia di far passare un messaggio sbagliato fra i giovani che hanno poca se non nessuna conoscenza del problema delle mafie. La mitizzazione televisiva del crimine, da questo punto di vista, non aiuta”.

Essendo io il coordinatore del Gruppo della Trasgressione, conoscendone la natura, gli obiettivi e il metodo, avendo incontrato con il gruppo Trsg da quando è nato (San Vittore 1997) decine di migliaia di studenti di medie inferiori e superiori, ho piacere di esprimere la mia opinione.

Sono d’accordo che la mitizzazione del male su televisione e giornali genera confusione e ritengo a mia volta inopportuno che i detenuti abbiano il ruolo di insegnanti abilitati a spiegare agli studenti il bene e il male. Puntualizzo però che gli incontri fra Gruppo della Trasgressione e studenti di scuole medie inferiori e superiori sono così caratterizzati:

  • tutti i detenuti da me autorizzati a parlare durante gli incontri nelle scuole frequentano il Gruppo della Trasgressione da almeno 4/5 anni e, prima di arrivare a parlare con gli studenti, hanno partecipato attivamente a centinaia di incontri del gruppo all’interno del carcere;
  • durante gli incontri nelle scuole, i detenuti parlano agli studenti in una situazione in cui sono sempre io a coordinare la direzione degli interventi; pertanto, nella sostanza e nella forma e per tutta la durata degli incontri, io sono il docente e loro i testimoni di come un lavoro svolto in profondità e con un continuo confronto con l’istituzione (la direzione del carcere, la magistratura di sorveglianza) possa portare uomini provenienti dal degrado, e che del degrado sociale erano divenuti servi e veicolo, a essere oggi la prova vivente di come il degrado possa essere contrastato e di come un adolescente che stia scivolando in quella direzione possa trovare gli stimoli e gli strumenti per invertire rotta.

Sarei particolarmente contento se una commissione di esperti decidesse di verificare gli effetti che il Gruppo della Trasgressione produce sugli studenti quando andiamo nelle scuole per la prevenzione al bullismo. Questo ci darebbe utili indicazioni su come procedere nella formazione dei detenuti e su come impostare gli incontri con gli studenti delle medie contro il bullismo e la tossicodipendenza.

Concludo, invitando la presidenza della commissione antimafia agli incontri del Gruppo della Trasgressione che si tengono tutte le settimane nelle carceri di San Vittore, Bollate e Opera.

Gli occhi grandi color di foglia

Gli occhi grandi color di foglia

La serata all’istituto dei Tumori, data in concomitanza con il 90° anniversario della fondazione dell’Istituto, prende il nome da un verso di Via del campo, una delle prime e più note canzoni di De André.

Una bambina e una puttana vivono entrambe in Via del Campo, tanto vicine l’una all’altra da far germogliare fiori, illusioni e speranze d’amore in chi va a trovarle. La prossimità fra l’una e l’altra c’è, ma per coglierla occorrono occhi grandi color di foglia, capaci di accettare parentele nascoste fra personaggi apparentemente incompatibili.

Scritta in collaborazione con Enzo Jannacci, Via del campo invita al dialogo con ciò che, a una prima lettura, sembra distante e privo di valore ed è un’anticipazione del tema che rimarrà il filo conduttore di tutta la produzione poetica di De André: l’importanza della comunicazione con le proprie parti oscure, cioè con quegli errori, fragilità, insicurezze o, come dice la canzone, con quel letame da cui possono nascere progetti e riconoscimento reciproco fra persone diverse.

La serata musicale all’Istituto dei Tumori vuole essere un modo per rendere fattiva la comunicazione fra mondi distanti: da una parte chi, pur ferito dalla malattia, cerca e trova anche nel dolore motivo di conoscenza e di evoluzione; dall’altra alcuni detenuti del Gruppo della Trasgressione che, dopo anni di lavoro sui propri errori, partecipano oggi a progetti in favore del bene collettivo che in passato avevano offeso.

La squadra anti-degrado

 

La squadra anti-degrado

Ogni reato, in un modo o nell’altro, contribuisce ad aumentare il degrado sociale e a ridurre la libertà del cittadino.

Per questo, il Gruppo della Trasgressione sta mettendo insieme una squadra composta principalmente da detenuti che, dopo essere cresciuti nel degrado e averlo alimentato, oggi combattono il degrado collaborando con le istituzioni.

I delinquenti, che a suo tempo erano stati strumenti del degrado combattuto da Falcone e Borsellino, oggi si presentano alla società come alfieri dei valori per i quali Falcone e Borsellino hanno perso la vita.

Della squadra fanno parte da tempo detenuti, studenti universitari, comuni cittadini e persino qualche familiare di vittime della criminalità (Marisa Fiorani).

Dunque, un gruppo di ex criminali che hanno guadagnato e continuano a guadagnare libertà, non tanto perché hanno scontato parte della pena o per le misure alternative previste dalla legge, quanto per il fatto che hanno interiorizzato i valori della legalità e della costruzione di cui si fanno concretamente portatori:

  • nelle scuole con interventi di prevenzione verso bullismo e dipendenze;
  • negli interventi nel carcere di Opera per la prevenzione di atti autolesionistici;
  • negli interventi a San Vittore con i detenuti giovani adulti;
  • negli interventi con lungo degenti negli ospedali;
  • promuovendo i quesiti e gli sviluppi operativi relativi al documentario “Lo Strappo. Quattro chiacchiere sul crimine“;
  • svolgendo lavori di pubblica utilità in forma parzialmente gratuita grazie anche alla collaborazione con i comuni;
  • lavorando con le attività della nostra cooperativa Trasgressione.net: vendita e distribuzione di frutta e verdura fresca e di prodotti alimentari confezionati, lavori di piccola manutenzione (tinteggiatura, pulizie, sgomberi cantine).

Per tutti i detenuti che faranno parte della squadra è utile un posto di lavoro nella cooperativa. In questo modo il detenuto può partecipare più facilmente alle attività culturali e imprenditoriali del Gruppo della Trasgressione e può presentarsi ai destinatari della nostra azione (adolescenti nelle scuole e detenuti nelle carceri) come testimonial credibile del nostro progetto generale.

In relazione a ciò, pur senza rifiutare eventuali contributi in denaro, chiediamo alle istituzioni, alle scuole con le quali collaboriamo, ai privati cittadini che vogliono farsi alleati dei nostri progetti soprattutto di aiutarci ad ampliare la nostra rete di lavoro con :

  • la bancarella di Frutta & Cultura (consegne di frutta e verdura  e prodotti alimentari a mense, ristoranti, bar e a gruppi d’acquisto),
  • lavori di tinteggiatura, piccola manutenzione e pulizia; piccoli traslochi.

L’autorità: funzioni e obiettivi

Venerdì, 20 aprile 2018, ore 9:30-13:00
Aula Magna, Palazzo di Giustizia
Ingresso Via Freguglia, Milano

Ingresso libero. Non occorre prenotarsi. Si può entrare da Via Freguglia o dall’ingresso principale. Presentarsi entro le 9.

Il Convegno

  • Titolo: Le nostre autorità: funzioni e obiettivi
  • Sede: Aula Magna del Palazzo di Giustizia di Milano
  • Data e orario: 20 aprile, ore 9:30-13:00
  • Tema centrale: Obiettivi, strumenti, alleanze, metodi, difficoltà e risultati delle figure istituzionali deputate a rispondere al reato
  • Modalità di svolgimento: procedendo a coppie costituite da una figura istituzionale e da un detenuto, I relatori espongono gli obiettivi e gli aspetti salienti del loro lavoro; alcuni detenuti del Gruppo della Trasgressione li documentano con il proprio percorso e con i risultati raggiunti.
  • Obiettivi
    • Avvicinare il cittadino alle istituzioni e ai loro rappresentanti;
    • Contribuire allo studio dei percorsi devianti e delle possibili mappe del recupero (a beneficio di studenti di Psicologia, Giurisprudenza, Scienze dell’educazione)
    • favorire la collaborazione fra figure istituzionali e detenuti.

Il Gruppo della Trasgressione è un laboratorio di ricerca sulla devianza, nato a San Vittore nel 1997 e dal 2008 attivo anche nelle carceri di Bollate e Opera. In linea con uno dei nostri principali filoni di riflessione, proponiamo quest’anno un convegno sulle funzioni dell’autorità. Il tema è fra quelli che portiamo avanti più assiduamente nelle carceri con i detenuti e con gli studenti universitari del gruppo e nelle scuole medie con gli adolescenti per i quali facciamo prevenzione al bullismo. 

 

Ideologia conservatrice o evoluzione culturale?

  1. Premesso che il carcere è un posto che non risponde agli obiettivi dichiarati e che in Italia su circa 210 carceri, ce ne sono meno di 10 appena compatibili con gli standard europei,  arrestare le persone che commettono reati pesanti è cosa di cui possiamo fare a meno?  Esistono metodi alternativi all’arresto per fermare rapinatori, spacciatori e assassini?
  2. Il gruppo Trsg negli ultimi 20 anni ha contribuito a far evolvere un certo numero di coscienze in carcere. Queste coscienze avremmo potuto intercettarle se le avessimo incontrate sulle strade della Sicilia, della Calabria, della Campania e della Lombardia intanto che ammazzavano la gente e che contribuivano al degrado sociale con organizzazioni come Mafia, ‘Ndrangheta e Camorra?
  3. I tre detenuti che erano sul palco venerdì sera, tutti e tre rappresentanti di primo piano di obiettivi e metodi del gruppo Trsg, hanno maturato la competenza espressiva dimostrata nel corso della serata grazie a 5/8 anni di esperienza col gruppo e ad altri percorsi paralleli. Il risultato è un livello di coscienza che all’epoca dei reati non esisteva. Ciò detto, la coscienza dei tre detenuti in questione oggi è per la società un guadagno o un ideologico supporto alla nefandezza delle carceri italiane?
  4. Sono partito 20 anni fa, dopo avere assistito alla supposta rivoluzione cui aspiravano le BR, per tentare una rivoluzione culturale senza mitra. Questo lavoro di graduale rinnovamento degli schemi nell’ambito delle carceri  possiamo considerarlo un valore sociale o dobbiamo temere che si tratti di un escamotage del sistema per perpetuare se stesso? Chi conosce il mondo penitenziario sa bene che passeranno decenni prima che quello che avviene nelle carceri milanesi si estenda alle altre carceri italiane. Ma esistono altre forme di rinnovamento?

Ancora… i detenuti che parlano nel documentario “Lo Strappo” sono tutti del Gruppo Trsg, cioè sono tutte persone nelle quali è stato aperto il dialogo con la loro coscienza e con la coscienza dell’esistenza dell’altro. I delinquenti, quelli presi nella fase in cui contribuiscono al degrado sociale, non hanno niente da dire, non perché non abbiano niente dentro, ma perché non motivati o del tutto incapaci di entrare in contatto con la propria coscienza, che rimane quindi muta e sorda. Se noi facciamo incontrare delle vittime con uno che nel corso di una rapina ha appena ucciso un gioielliere, avremo da una parte una moglie e una figlia allagate dal dolore e dall’altra una persona che non ha imparato la lingua per stare al mondo e per mettere a fuoco che esiste il prossimo (Istruire una prossimità).

In sostanza, il gruppo Trsg coltiva la prossimità in carcere e fuori dal carcere… ma fuori questo diventa possibile solo dopo essere riusciti ad attivare, con il lavoro che viene fatto dentro, quel tanto di coscienza che permette di uscire dal carcere in permesso o a fine pena senza riprendere a fare il fante, il cavaliere o il condottiero del degrado sociale.

Questo lavoro lo consideriamo un contributo all’evoluzione della società o un mezzo ideologico per sostenere il sistema? Una società è una realtà complessa che si evolve poco a poco. Ma pur se la strada da fare è moltissimo più lunga di quella già fatta, venerdì 23/03 a FAI LA COSA GIUSTA credo di aver visto, appunto, i frutti del mio lavoro, non la conferma della mia alleanza con l’ideologia riformista.

A beneficio di chi pensa che la cosa migliore per i delinquenti sia chiuderli e buttare la chiave, va anche detto che, una volta fuori, le persone cresciute nella devianza avranno grande difficoltà a mantenere saldo il ruolo del cittadino costruttivo, se non c’è una rete sociale che permetta loro di sentirsi parte significativa del progetto collettivo. Dopo anni di esperienza, credo di poter dire che i delinquenti e gli ex delinquenti soffrono tutti di protagonismo. Se non dai loro qualcosa da fare, un obiettivo in cui riconoscersi e per cui essere riconosciuti, si deprimono e corrono il rischio di farsi riacciuffare dal  virus delle gioie corte.

Sono comunque lieto di aggiornare la mia lettura delle cose a partire dai contributi che potremo leggere su queste pagine e, prossimamente, su www.lostrappo.net. E’ possibile lasciare un commento qui o, solo per gli utenti registrati, andare al Forum collegato

Angelo Aparo

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Dopo lo strappo, il dibattito…

Dopo la serata di venerdì al carcere di Opera, ho ricevuto molti complimenti per il lavoro che svolgo col Gruppo della Trasgressione. Le persone in sala sono rimaste colpite dalla ricchezza della serata e, in particolare, dalla profondità delle dichiarazioni dei detenuti del gruppo, dalla intensità e dalla ricchezza delle loro osservazioni.

Ma il 16 marzo è anche la ricorrenza del sequestro di Aldo Moro; in questi giorni è andato in onda sulla RAI un film documentario su quei terribili giorni e il film è stato seguito da dichiarazioni di alcuni degli ex terroristi che hanno suscitato indignazione in moltissimi cittadini.

Molte persone presenti alla serata su “Lo strappo” si sono trovate dunque il sabato mattina nella condizione di far convivere dentro di sé:

  • da un lato, le proprie reazioni emotive alle affermazioni di alcuni ex terroristi delle BR che, ammesso che l’articolo sul giornale non le abbia pesantemente distorte, risultano intollerabilmente tracotanti;
  • dall’altro, le emozioni vissute venerdì sera, ascoltando i detenuti del Gruppo della Trasgressione, le cui parole parrebbero incompatibili con lo stile di vita e gli intenti di chi in passato ha ucciso, spacciato e ha fatto parte di organizzazioni criminali.

Da parte mia, ho avuto modo di  confrontarmi personalmente con qualcuno che aveva fatto parte a suo tempo delle BR e, in quella circostanza, ho ricavato, nettissima, la sensazione di persone il cui delirio megalomanico non si è ancora estinto.

Per alcuni degli ex terroristi, il loro principale errore consiste nell’avere calcolato male i tempi, nell’aver mal soppesato la coscienza della massa oppressa che loro intendevano liberare dall’oppressore; secondo alcuni di loro, l’errore è consistito nell’avere iniziato la lotta armata quando la gente non era ancora matura per condividerla, non nell’essersi arrogati la facoltà di decidere col mitra come dovessero andare le cose. In sostanza, si sa che in guerra si muore, l’errore dunque non è stato nella decisione di uccidere, ma nella prefigurazione che dagli omicidi potesse derivare l’evoluzione sociale alla quale loro puntavano.

Ma a chi mi manda il link all’articolo sulla repubblica come se potesse essere una risposta alla serata di venerdì chiedo:

  • l’atteggiamento dei terroristi, a vostro avviso, ha qualcosa a che fare con quello che avete sentito dai detenuti del gruppo della trasgressione?
  • il link all’articolo, privo di commento, mi viene inviato per invitarmi a condividere che alcuni degli ex terroristi  sono dei pazzi ancora oggi o per sostenere che chi produce lo strappo deve tacere per tutta la vita, indipendentemente dalla natura del suo percorso?
  • infine, dei detenuti, che dopo anni di confronti serrati al gruppo stupiscono e commuovono per il livello di consapevolezza raggiunto, a giudizio di chi ha seguito la serata e visto il documentario, si pensa che siano più dei soggetti in cammino che stanno beneficiando del pionierismo del gruppo Trsg e di altri gruppi di volontariato che lavorano in carcere nonostante i limiti e le negligenze istituzionali o dei documenti ideologici viventi a sostegno del perbenismo e del sistema?

I vostri commenti sono molto graditi sia su questo sito, che non a caso si chiama Voci dal ponte, sia sul sito dedicato a Lo strappo

Angelo Aparo

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Venti alberi per Bollate

Gli alberi del Rotary club Milano Duomo a Bollate

Giovedì 22 marzo 2018, nelle ore 10:30-12:00, all’interno della seconda casa di reclusione di Milano Bollate, verranno piantati nelle aree adibite al passeggio dei detenuti 20 alberi che il Rotary Club Milano Duomo regala al carcere di Bollate. L’iniziativa ribadisce la mission del Rotary di promuovere ovunque possibile equilibrio e benessere e conferma l’intesa che già da diversi anni esiste fra Rotary Club Milano Duomo e il Gruppo della Trasgressione.

Le zappe per le buche dove piantare gli alberelli sono già pronte; giovedì mattina alcuni detenuti dei due gruppi della trasgressione (maschile e femminile) attivi nel carcere di Bollate verranno affiancati nel lavoro dai componenti del Rotary che parteciperanno alla cerimonia. Per l’occasione, accanto al lavoro di zappa, verranno letti alcuni testi che parlano di errori, di alberi e di vite da ricostruire.

Lo Strappo nel carcere di Opera

LO STRAPPO
Quattro chiacchiere sul crimine

Venerdì, 16 marzo 2018, ore 20:00-22:45
Teatro del Carcere di Opera

Dopo la proiezione di un estratto del documentario, autori di reati, vittime, autorità istituzionali e giornalisti ne discutono in presenza di un pubblico, composto in particolare da detenuti, insegnanti, studenti degli ultimi anni delle superiori e università cui l’evento è dedicato.

Partecipano: 

  • Franco Roberti, già Procuratore Nazionale Anti Mafia
  • Umberto Ambrosoli, Presidente onorario associazione civile “Giorgio Ambrosoli”
  • Paolo Colonnello, Responsabile redazione milanese La Stampa
  • alcuni componenti del Gruppo della Trasgressione

Aprono e chiudono la serata Giacinto SicilianoSilvio di Gregorio, rispettivamente ex direttore e attuale direttore di Opera

Una iniziativa guardando al 21 marzo,
XXIII giornata nazionale della memoria e dell’impegno
in ricordo delle vittime innocenti di mafia

INFO LOGISTICHE:
Presentarsi entro le ore 19:15 all’ingresso del carcere
(Via Camporgnago, 40- Milano)
col documento di identità e senza oggetti elettronici

Per prenotarsi, è necessario compilare il modulo che trovate su Lo Strappo e inviare i dati entro le ore 24 di martedì 13 marzo.

GUARDA IL DOCUMENTARIO
Lo Strappo – Quattro chiacchiere sul crimine – Un percorso di educazione alla cittadinanza per scuole e associazioni.

Sull’Autorità con gli scout

Incontro sull’Autorità -3 marzo 2018

  1. L’autorità fra potere e funzione
  2. Le attese: cosa ci si attende dall’autorità, cosa l’autorità si attende dalle persone che rappresenta e per le quali è in carica?
  3. Considerazioni e iniziative utili a evidenziare come si combinano potere e funzione nell’esercizio del ruolo.

Link di approfondimento:

Le immagini mi richiamano quello che per me è uno dei tratti centrali dell’Autorità. Grazie a Sofia, dunque, per avermi concesso di servire per qualche minuto la sua Autorità prediletta.