In ritiro nel disordine

In ritiro nel disordine
Claudio Marotto

Sono figlio di emigranti, i miei genitori lavoravano in Svizzera per poter dare a me e ai miei fratelli un avvenire. Purtroppo mio padre era dedito all’alcol, questione per la quale il compito di educare e di accompagnare i figli era totalmente delegato a mia madre; a scuola e alle manifestazioni sportive era sempre mia madre ad essere presente.

Il rapporto con mio padre, già conflittuale, si complicò ulteriormente a seguito della mia decisione di ritirarmi dagli studi. Iniziai a lavorare come commesso e quasi nel contempo a usare la sostanza. Da lì, una vita sregolata tra feste ed eccessi, con l’inevitabile conclusione dell’arresto per spaccio.

Dopo una lunga trafila di reati arresti e scarcerazioni e sempre vivendo all’insegna del disordine totale, in questo marasma che era la mia vita ho fatto due figli, che adoro e che non vedo da due anni per problemi di compatibilità con la mia ex compagna, che peraltro ha trascorsi con la sostanza come me.

Io penso che la tossicodipendenza sia una malattia di cui ognuno sceglie di ammalarsi, inconsapevole del degrado e del disastro cui si andrà incontro, una malattia che può risolversi solo attraverso un’analisi del proprio vissuto e con l’aiuto di tutti coloro che vogliono aiutare. Non so esattamente cosa bisogna fare, ma so per certo che è necessario provare, provare e ancora provare ed è quello che io sto provando a fare.

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