Te chiedo scusa a Ma’

A Ma’ stasera nun torno
va a letto nun m’aspetta’
faccio ‘n sarto all’artro monno…
Te chiedo scusa a Ma’
c’era n’amico ‘n difficoltà
nun me la sentivo de scappa’…
Erano tutti grossi e muscolosi
c’avevo na paura
se vedeva che erano pericolosi…
M’hanno ammazzato come n’animale
ma che ho fatto de male ?!?!?
A Ma’ hai visto come so piccolo
però so dovuti veni ‘n tanti
co sto sorriso li sdrajavo tutti quanti …
Mortacci loro come menavano
io ar massimo je sorridevo…
Te chiedo scusa Ma’
ma quarcuno li doveva affronta’ …
Quarcuno je doveva fa capì che sbajaveno
c’avevano troppo veleno…
Quello che nun capisco de sta gente
invece de divertisse e ride
vanno in giro a cerca’ e sfide…
Se sentono forti e onnipotenti
ma a strigne so na massa de deficienti…
A Ma’ io volevo solo mette pace
de litiga’ nun me piace…
Aho’ mo non voglio passa’ da eroe
l’ho affrontati
ma c’avevo na paura de sti tatuati…
Poi a Ma’ non ho più sorriso
Ma che se fa così
senza neppure n’avviso
Me so spento
lento lento…
Ancora adesso me sto a chiede er perché
de tutta sta cattiveria e rabbia verso de me…
Ora te saluto a Ma’
Che c’ho da fa’…
Sto a sali e scale
Me devi promette che nun starai male…
Ammazza quante so che fatica
ricorda che la vita nun è finita…
Ogni vorta che te manco pensa a sto sorriso
Che er fjo tuo te sta vicino dar paradiso

Er Poeta Romantico Fastidioso

In ricordo di Willy Monteiro Duarte

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6 pensieri riguardo “Te chiedo scusa a Ma’”

  1. Caro Juri, sono Noevia. Ho letto la poesia e ho pianto, non solo per la poesia. Tu riesci sempre a toccare il cuore e la coscienza. Grazie

  2. Bisognerebbe porsi costantemente la domanda: ”cosa possiamo fare noi per impedire che il sorriso di un giovane venga spezzato da tragici e bruschi eventi di vita che l’uomo stesso ha contribuito a generare?”
    I giovani di oggi in continua evoluzione saranno gli adulti di domani e generare un sorriso durevole sul loro volto potrebbe contribuire a prevenire una involuzione del genere umano e del mondo in generale.

  3. Ciao a tutti,
    ci tenevo a chiarire quello che lunedì sera, durante il nostro cineforum, avevo detto in modo sommario. La poesia pubblicata su: “Voci dal ponte” è una provocazione che mi colpisce già dal titolo. A chiedere scusa alla madre di Willy, infatti, è Willy stesso e non quelli che lo hanno ammazzato.

    Il contrario (un paradosso) di come dovrebbe essere, come d’altronde ha sottolineato Paolo, che ha ribaltato la questione relativa al “presunto” perdono della famiglia del ragazzo, facendoci riflettere sul fatto che non vi può essere perdono se non vi è una richiesta autentica da parte di chi ha commesso uno sbaglio.
    Questa poesia e la provocazione del prof. (riporto per chi non era presente lunedì: “Non esiste un episodio in grado di far cambiare definitivamente rotta alle persone e non esiste un episodio che vaccini una volta per tutte l’essere umano dalla seduzione della mediocrità“) mi amareggiano da un lato e mi fanno riflettere dall’altro.
    Mi amareggiano perché mi sento schiacciata, senza vie d’uscita. Mi verrebbe da dire che allora non vale la pena di impegnarsi in nulla se si dà per certo che non si può cambiare in meglio e questo mi fa arrabbiare e mi lascia un senso di impotenza; ma capisco anche che la sua affermazione é uno stimolo alla riflessione.
    Dopo tutto che ci sto a fare seduta al tavolo del Gruppo della Trasgressione?
    Personalmente continuo a frequentarlo perché mi interessa dialogare in modo costruttivo con chi è o è stato dall’altra parte della sbarra, ma anche con altre figure altrettanto importanti (vittime di reati, studenti, insegnanti, magistrati, comuni cittadini) e non conosco nessun altro luogo dove lo si faccia.

    Non esercito più nel penale da anni ormai, ma la domanda che ha rivolto a me e a Delia (ovvero: “cosa prova un avvocato che si trova a difendere un individuo che ha commesso questo tipo di reati?”) è di quelle cui è difficile rispondere.
    La risposta che ho provato a dare a questa domanda (che a me, come a ogni avvocato, viene rivolta molto spesso) ha molto a che fare con il motivo per cui ho iniziato a frequentare il Gruppo e con un concetto che Sofia ha espresso in modo stupendo in una mail (“per quanto voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti“), ma magari ne parliamo insieme al prossimo incontro.

    Alessandra

    1. Cara Alessandra, sono dell’idea che non esiste un vaccino che ci protegga in modo definitivo e irreversibile dalla seduzione della mediocrità, ma esistono modi di vivere che rendono la seduzione della mediocrità più forte e altri che ne attutiscono il richiamo. Ci sono stili e modelli di vita che ci inducono a scivolare verso compromessi mediocri e altri che ci invitano a stare al passo con il nostro ideale.
      Juri

  4. La vicenda di Willy, come la poesia sopra pubblicata, mi ha lasciato una profonda tristezza e un senso di impotenza e in questo mi trovo molto d’accordo con il commento di Alessandra Cesario. Spinta a riflettere anche dalla domanda del Dottor Aparo, che chiedeva se si possa fare qualcosa di concreto per evitare che avvengano avvenimenti di questo tipo, ho molto riflettuto in questa settimana riguardo la vicenda, ma questo non mi è servito a recuperare le speranze. Mi sono chiesta a lungo cosa si sarebbe potuto fare per evitare l’uccisione di questo ragazzo, che oggi si chiama Willy, ieri si chiamava in un altro modo e domani avrà un altro nome ancora.

    I genitori dei ragazzi che l’hanno ucciso si sarebbero dovuti accorgere degli atteggiamenti violenti dei figli a tempo debito e avrebbero dovuto provare a tenerli a bada? Il maestro della palestra di MMA si sarebbe dovuto accorgere dell’indole violenta ed esaltata di questi ragazzi e non avrebbe dovuto accettarli agli allentamenti o insegnare loro la disciplina, valore fondamentale di questi sport?

    E anche se si fosse trovata preventivamente soluzione a ciò, come possiamo risolvere il fatto che, nei giorni successivi alla pubblicazione della notizia sui giornali e sui social network, centinaia di utenti si siano lasciati andare in insulti indirizzati contro gli aggressori? Questi, per quanto scorretti, esagerati e privi di funzionalità, sarebbero in qualche modo anche comprensibili, ma che dire di quelli rivolti anche alle sorelline e alle nipotine più piccole di questi ragazzi, alle quali veniva addirittura augurata la morte o altre sventure che non vale la pena riferire?

    Come si può fare la morale, se quest’ultima parte da persone che alla violenza e all’odio rispondono con altrettanta violenza e odio? Mi sembra che siamo tutti pronti ad indignarci di fronte a questi eventi, ma tra poco la notizia perderà audience, come altre notizie di questo tipo, e ci ricorderemo di Willy una volta l’anno, quando i giornali ricorderanno al pubblico l’anniversario della sua morte ma, in concreto, che cosa cambierà?

    Non mi so dare una risposta. Quando avrò una mia famiglia e i miei figli avranno l’età di chi nei giorni scorsi ha partecipato all’uccisione di Willy che cosa farò? Insegnerò ai miei figli gli stessi valori che la mamma di Willy ha insegnato ai suoi, come l’importanza di sorridere sempre, dell’amicizia e della difesa degli amici? A quale scopo? Per giungere alla morte di un altro ragazzino troppo buono che corre in aiuto di un amico?

    Sarà un pensiero cinico il mio, ma mi chiedo se a questo punto, in un mondo come il nostro, non sia meglio insegnare ai propri figli a rimanere lontani dai guai e al massimo limitarsi, rimanendo dall’altra parte della strada, a chiamare l’ambulanza o i carabinieri per salvare il proprio amico.
    Il mio commento quindi si chiude con una domanda più che un pensiero deciso: io, ventiduenne, ho paura della cattiveria e del dolore che mi aspetta e che spetterà ai miei figli, e chiedo ai genitori del Gruppo della Trasgressione e frequentatori di questo blog, di aiutarmi a vedere qualche speranza.

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