Punto tutto sul rosso

Punto tutto sul rosso
Adriano Avanzini

Realizzare dei quadri può avere qualcosa in comune con il gioco d’azzardo? Credo molto più di quanto si possa immaginare, almeno per quello che riguarda me. Provo a dirlo così, con una metafora semplice, anche se un po’ banale e inflazionata: nella vita si può scegliere di realizzarsi puntando sull’avere piuttosto che sull’essere; sul nero, piuttosto che sul rosso.

Su quale delle due opzioni, alla luce dell’esperienza vissuta, sia preferibile optare, ancora oggi permangono in me imbarazzanti perplessità. Comunque sia, di fatto, io ho puntato sulla seconda opzione, sulla casella rossa, sull’essere. Mi ero convinto che era così che bisognava fare.

Bene, per farla breve, i miei quadri sono come le fishes che si usano per puntare, e le ho messe lì, tutte, uno sopra l’altro, sulla casella rossa. Poi la pallina ha cominciato a girare e a girare, più volte. Più volte si è fermata, e si è fermata sul nero!

Ho perso? A questa domanda non so rispondere con certezza. Mi viene un pensiero però, ed è questo: vincere e perdere fanno parte di una stessa categoria, della categoria dell’avere; in quella dell’essere mica si vince o si perde come in una partita di calcio o una gara a chi arriva primo.

Forse allora tutte le volte che ho messo le fishes dei miei quadri sulla casella rossa non ho fatto altro che mettere cose, aggiungere tasselli su tasselli, al mio essere, alla mia identità? Che mi sia arricchito così?

Forse allora tutte le volte che ci si mette davanti ad una slot-machine o a qualsiasi altro gioco d’azzardo, si vorrebbe vincere un pezzo di sé, della propria identità? Solo che si punta sulla casella sbagliata, quella nera, quella dell’avere.

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Il mito di Sisifo a San Donato

Il mito di Sisifo a San Donato milanese
Scuola Santa Maria Ausiliatrice
Via Sergnano, 10

Qualche notizia sul nostro mito di Sisifo

www.mariausiliatrice.it

 

 

Sisifo alla villa di Giove

Marco Ghirlandi

C’è un grande parco sopra la collina. I muri di recinzione intorno sono abbastanza alti, ma non difficili da scavalcare, e c’è un viale alberato lunghissimo che dal cancello sulla strada principale porta alla casa. La villa è grande, bellissima e nel giardino di fronte all’ingresso ci sono fontane dove zampilla acqua giorno e notte. Il proprietario è un boss, anzi il boss dei boss, si chiama GIOVE; con lui vive ADE il fratello, suo braccio destro.

ASOPO è il giardiniere e tutto fare della villa, ha il compito di pulire le fontane e le piscine. Vive in una dependance con EGINA sua figlia che, come molti adolescenti, non sopporta il padre; vorrebbe fosse in un posto d’onore accanto a Giove e non un umile giardiniere. Padre e figlia litigano in continuazione perché lei rientra la notte tardi e fuma troppo.

Dopo un inverno particolarmente arido, l’acqua inizia a scarseggiare e le forniture idriche non ne danno a sufficienza per le fontane.

Giove ordina quindi a Asopo di porvi rimedio; il giardiniere decide di deviare, direttamente nel parco della villa, la conduttura dell’acqua che fornisce il quartiere di Corinto sotto la collina. Lo sfarzo del parco è garantito.

SISIFO è un piccolo boss del quartiere di Corinto, un bulletto spaccone che con il suo atteggiamento spavaldo è riuscito a diventare un riferimento per il quartiere. Tutti si rivolgono a lui per qualsiasi necessità, salvo poi contraccambiare con favori sempre più vincolanti.

La mancanza d’acqua diventa in breve un problema e tutto il quartiere pretende che Sisifo lo risolva. Con la spavalderia che lo contraddistingue Sisifo, che aveva già intuito qualcosa, promette che risolverà il problema, ma quando raggiunge la collina rimane incantato. Non aveva mai visto tanta bellezza. Decide così di tornare più volte alla villa per capire come trarne vantaggio. Trova il modo di scavalcare il muro di recinzione e di introdursi nel parco dove osserva di nascosto le feste attorno alle fontane e a le piscine.

Ora ha capito, è questa la vita che vuole fare e pensa di avere tutte le capacità per primeggiare anche fra i frequentatori della villa. Una sera mentre sta per scavalcare il muro di cinta sente Asopo e Egina che litigano come sempre. Lei esce sbattendo la porta e, mentre lei si accende una sigaretta, un macchinone che sta rientrando frena sul viale. Ne esce Giove che abbraccia Egina e la fa salire in macchina per poi dirigersi verso la villa.

Qualche giorno dopo Sisifo incontra Asopo a Corinto. Camminano sullo stesso marciapiede, Sisifo lo riconosce e provocatoriamente non gli dà il passo. Asopo si crede potente perché lavora da Giove e minaccia Sisifo dicendogli di abbassare la cresta. L’alterco sfocia in una lite; Sisifo rinfaccia ad Asopo lo spreco d’acqua nella villa, lo deride per la sua incapacità di controllare la figlia e poi gli promette di rivelargli dove è la figlia solo se in cambio riporterà l’acqua nel quartiere di Corinto. Non contento della risposta positiva, Sisifo umilia Asopo davanti a tutti i ragazzi del quartiere facendolo inginocchiare.

Quando Asopo chiede di sua figlia a Giove questi si arrabbia tantissimo, chiama suo fratello Ade e gli ordina di mandare Tanatos detto Tano il killer a uccidere Sisifo.

A Tano piace bere, lo tiene nascosto, ma Sisifo l’aveva visto una volta che era entrato nel giardino bere direttamente da un bottiglione e poi nasconderlo.

Quando Tano arriva a casa di Sisifo per ucciderlo questi lo ubriaca. Sentendosi sempre più forte e furbo, Sisifo va nella villa di Giove candidandosi come suo braccio destro e promettendogli di contribuire ad ampliarne il potere.

Giove pensa che Sisifo è troppo stupido per poter diventare un suo luogotenente, ma l’arroganza del giovane gli ricorda la sua gioventù. Decide di non ammazzarlo e di assegnargli, invece, una “missione”, in realtà una specie di vendetta che possa essere per tutti un monito e la dimostrazione di chi detiene il potere.

Lo lusinga dicendogli che potrà diventare il suo autista personale… ma solo dopo che lo avrà fatto per un po’ per tutta la “Famiglia”. Così Sisifo si ritrova a dover scarrozzare su e giù i componenti del clan e i loro parenti. Un eterno andare e venire a qualsiasi ora del giorno e della notte, senza rendersi conto che, se anche è alla guida della macchina del boss dei boss, lui rimane seduto a prendere ordini, mentre quelli che contano, compresi i bambini, sono seduti dietro a darglieli.

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