Nel bel mezzo di una cena pre-natalizia, l’intervista è nata per gioco su iniziativa del professore. Beatrice e Carolina hanno posto alcune domande a Paolo Setti Carraro, mentre io e Riccardo a Giancarlo Scialanga.
C’era un clima divertito e scanzonato, forse generato anche dall’alta qualità dei contenuti di Delitto e castigo, la trasmissione che il gruppo sta portando avanti con il giornalista Max Rigano. Non c’erano vincoli rispetto alle tematiche da trattare, ma solo un obiettivo da perseguire: quello di estrapolare quanta più umanità possibile dal pensiero e dal vissuto degli intervistati.
Tutti abbiamo accolto la proposta con curiosità e serietà. Come spesso accade, il dialogo ha rapidamente fatto lievitare la riflessione e la complessità dei contenuti. Io e Riccardo abbiamo deciso di affrontare il tema della paternità, secondo noi di cruciale importanza per l’interpretazione delle dinamiche umane. Volevamo esplorare il sentimento paterno, a prescindere dall’identità dell’oggetto verso cui è rivolto.
Giancarlo è sposato con una donna che ha conosciuto al liceo e ha due figli. Nel rapporto con i propri figli, che si declina in maniera diversa per il maschio e per la femmina, ha individuato alcuni elementi che gli hanno permesso di comprendere meglio il rapporto con il proprio padre e l’influenza di quest’ultimo nella sua vita.
Da ragazzo, Giancarlo si è sentito soffocato dal giudizio del padre che, consciamente e inconsciamente, ha condizionato il suo modo di ragionare ed esprimersi, di individuare i propri valori e le proprie convinzioni. Il peso di questa presenza era tale da spingerlo a desiderarne la morte.
La relazione tra padre e figlio è cambiata quando Giancarlo ha preso coscienza della fragilità del padre, e così anche della propria. Incontrando l’umanità del padre, ha potuto capirlo; quindi, amarlo, smettendo di provare rancore. Ciò gli ha consentito di notare che i capelli del padre “che pensavo fossero di ferro, erano in realtà di seta.” Così, la scoperta della fragilità diventa uno tra gli avvenimenti che più avvicinano l’essere umano all’anima del mondo. Apre gli occhi e pulisce lo sguardo emotivo.
Di fronte alla maestosità e all’ineluttabilità dell’anima del mondo, che Giancarlo ha colto nelle insicurezze di suo padre e nell’amore per sua moglie e per i suoi figli, egli non sente la necessità di interrogarsi sulla esistenza di Dio; per Giancarlo oggi sono la percezione della realtà, la comprensione dell’umano e l’individuazione delle fragilità a costituire lo stra-ordinario e il magico.
Paolo sente di vivere un momento sereno della sua vita, in cui si trova a dare conforto e supporto a sua moglie. Dall’intervista è emerso un concetto particolarmente suggestivo e commovente: la difficoltà di accettare di essere amati. Paolo, con le sue parole, ha condiviso con noi una verità tanto fondamentale quanto complessa da cogliere. Ci vuole una lucidità estrema ad ammettere che proprio ciò che tutti desideriamo ricevere, che infonde energia e induce a migliorarci, è difficile da accettare. Accorgersi di essere amati fa paura perché responsabilizza. L’amore fa sentire fragili, talvolta non all’altezza. Poche cose avviliscono l’essere umano come sentire di deludere le aspettative di chi ci ama.
Ad ogni minuto, mentre il gioco procedeva con naturalezza, domande e risposte acquisivano tenerezza e profondità. Abbiamo subito stabilito, nelle interazioni di coppia e di gruppo, un canale comunicativo che ci ha permesso di intavolare un dialogo armonioso, in cui ci sentivamo a nostro agio nelle attività di riflessione e di ascolto.
La ricchezza del confronto con Riccardo – che ha un dono comunicativo grazie al quale riesce ad arrivare al cuore dell’interlocutore, coniugando la complessità del ragionamento con la semplicità dell’esposizione – e dell’ascolto delle parole di Beatrice e Carolina, Giancarlo e Paolo mi hanno restituito sensazioni di pienezza, serenità, soddisfazione intellettuale ed entusiasmo. La disponibilità di Paolo e Giancarlo a condividere il proprio vissuto, la propria saggezza, la scelta delle riflessioni e degli esempi da riportare, è stata commovente. Per tutto questo, ho provato grande gratitudine.
Giulia Villa

A chi era presente alla serata di giovedì scorso, ecco il ritratto di mio papà Francesco la notte della sua morte, quando ho capito che i suoi capelli erano di seta. Un riconoscente saluto a Juri e a tutti voi.
Giancarlo Scialanga

