Esplorando Dedalo: scambi in chat

A seguito dell’incontro dell’Officina della Creatività di martedì 30 marzo su zoom, si è innescato uno scambio di riflessioni sulle figure di Dedalo e Icaro, la sua colpa, il suo destino:

Marco: Volevo condividere una riflessione che c’entra col discorso affrontato oggi sulle differenze di genere e allo stesso tempo con il mito di Icaro, così per prendere due piccioni con una fava. Per sgombrare il terreno da possibili stereotipi che intacchino la fertilità del mito e, preso atto del fatto che detenuti ed ex detenuti del gruppo sono di sesso maschile, vi faccio la seguente domanda: che differenza c’è tra la trasgressione di Dedalo e il suo superamento del limite con la trasgressione di Pasifae che supera anch’essa un limite? Accoppiarsi con un essere che non appartiene al genere umano non è anch’esso sintomo di arroganza e di presunzione di chi vuole giocare a fare Dio? Si potrebbe obiettare che l’ha fatto perché Minosse la trattava malissimo, vero, ma allora un sopruso subito giustifica il superamento del limite ?

Juri: Anche io trovo interessante il quesito di Marco. Vi dico in breve che nei miti greci è quasi sempre presente l’idea che l’essere umano diventa colpevole di colpe necessarie per la conoscenza e per lo sviluppo dell’uomo. Questo o quell’altro fanno qualcosa che è male ma che è scritto debba accadere. La cosa somiglia all’idea che in ogni uomo c’è il seme di tutto, ma poi saranno soprattutto alcuni a ricordarcelo diventando i portabandiera della colpa, del peccato, della difficoltà che l’uomo incontra nel vivere e nel suo percorso di emancipazione.

Olga: Ciao Marco. Il tema comincia a lievitare! Adesso sto cucinando e non posso dilungarmi. Di getto, qualche considerazione: 1) perché Dedalo ha sfidato la divinità ? 2) Dove ricavi ciò ? 3) l’ impalcatura delle ali inventate è un bisogno di libertà per se stesso perché trova ingiusto essere stato imprigionato dal suo stesso committente ma anche per dare libertá al figlio. Anche Minosse ha le sue colpe verso la divinità (Poseidone). 3) per Pasifae si, è lussuria, ma non trasgredisce soltanto a causa della tirannia di Minosse (è una donna di quel tipo di società, anzi è la first-lady di un regno, sebbene l’ adulterio sia una colpa. Qui, addirittura è lussuria. Per Pasifae, è come dice il Dottore, “l’essere umano diventa colpevole di colpe necessarie per lo sviluppo dell’uomo, etc…..”

Marco: Ciao Olga, Dedalo “gioca a fare Dio “ secondo me, non sfida nessuna divinità. Si autoconferisce la facoltà di superare un limite imposto prendendo il volo come se fosse un Dio e, dall’alto della sua arroganza, non curandosi delle conseguenze che l’azione avrà per se ma sopratutto per il figlio

Olga: Ci rifletterò un po’ … Al momento Dedalo mi sembra un Narciso superlativo

Ottavia: Ciao Marco, secondo me si può dire che Dedalo sfida la divinità, anche se indirettamente. Cioè se ammettiamo L’esistenza di Dio e Dedalo cerca di superare tutti i limiti giocando a fare Dio, ne deriva che in questo modo sta sfidando la divinità. La sta sfidando perché Dio non ammetterebbe che un essere umano si comporti come se fosse qualcos altro  da sè e quindi appunto un Dio

Marco: Bello, mi piace ! Interessante punto di vista dalla sfumatura agnostica

Sofia: Capisco in che senso Dedalo possa essere considerato colpevole nella direzione della “übris” tragica, tuttavia non sono d’accordo. Personalmente vedo una differenza sostanziale tra lui e Ulisse, ovvero colui che tenta il “folle volo”, per dirla con Dante, e che, per l’appunto, finisce nei gironi del suo inferno. Per come lo vedo io, Dedalo è l’ennesima (riuscita) rappresentazione che il mondo greco dà dell’uomo che punta in alto per elevarsi e crescere. Dedalo è il labirinto. Secondo una concezione molto greca del “fare”, l’uomo è la sua opera. Non per niente il labirinto creato da Dedalo prende il suo nome. Quando Dedalo supera i limiti dell’opera che lui stesso ha creato,  si dà un’altra occasione per crescere e creare (nel senso della creatività e quindi della libertà). Il labirinto prende il nome da Dedalo ma Dedalo deriva il suo nome dal verbo greco daidàllo che significa “lavorare con impegno”. C’è forse un’attitudine più virtuosa per l’uomo se non quella di lavorare con impegno? Dedalo lavora con impegno per superare i propri limiti, NON i limiti della natura umana. Il suo fine è la libertà, non il sole (dio). Sarà il figlio Icaro, che non possiede la stessa virtù (arte, intelligenza, forza, creatività) del padre, a fare un uso tracotante dello strumento che Dedalo gli ha messo a disposizione portando entrambi alla morte anziché alla libertà. Qui sta secondo me lo straordinario senso del tragico di questo mito greco: ciascuno cresce con gli strumenti che si sa dare, ammesso che qualcuno sia capace di dotarsene è impossibile condividerli. È la storia del mito della caverna: lo schiavo che si libera dalle catene e dalla menzogna delle ombre quando tenta di liberare i suoi compagni viene ucciso. La libertà è una conquista solitaria a cui però la cultura greca cercava di educare tutti e ciascuno.

Alessandra: Mi permetto di domandare: nel momento in cui Dedalo uccide il nipote non ha forse sfidato Dio?

Olga: Ciao, Alessandra. In armonia con il suggerimento di Sofia, faccio questa considerazione:1. Se Dedalo è la sua opera, cioè il lavorare con l’impegno, ha già un obiettivo verso cui tendere; 2.  Così, “l’eroe o semidio” non può prescindere dall’ obiettivo finale che deve portare a compimento; 3. Quindi, secondo me, Dedalo è un “eroe culturale”, che non avrebbe bisogno di confliggere con la divinità; 4. poiché è già “ingegno”, non può tollerare di avere un rivale (umano) nella sua scienza e, quindi, afferma la sua ambizione, eliminando Talo senza velleità divine (è soltanto una mia opinione. Dalle ricerche fatte, al momento, non ho trovato altri collegamenti mitologici o letterari…. però bisogna continuare a studiare e confrontarsi)

Cornici

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Cornici
Dolci confini
A volte ambiti
Altre rifiutati
Inutili limiti
Quando occhi
Curiosi
Sulle proprie lunghezze d’onda
Declinando
Segni e colori
Se stessi definiscono

Franco Scoccimarro

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Le attività di Trasgressione.net

Arianna Picco, Matricola 482607
CORSO DI STUDIO: Psicologia
TIROCINIO CURRICULARE PRESSO: Associazione Trasgressione.net
PERIODO DEL TIROCINIO: dal 17/11/2020 al 30/12/2020

CARATTERISTICHE GENERALI DELL’ATTIVITÁ SVOLTA
Il “Gruppo della Trasgressione” è stato fondato dal Dott. Aparo, psicologo e psicoterapeuta che opera da più di 40 anni in carcere e che circa 20 anni fa ha avuto l’idea innovativa di favorire il confronto tra detenuti, ex detenuti, studenti, famigliari di vittime di reato e comuni cittadini perché ognuno potesse trarne beneficio. Nel 2006 dal gruppo è nata l’Associazione “Trasgressione.net” e nel 2012 una Cooperativa Sociale, che permette, attraverso la consegna di frutta e verdura a domicilio alle persone bisognose e con la vendita nei mercati, un’entrata economica e un lavoro a ex detenuti, favorendo un loro reinserimento “assistito” nella società.

Obiettivi principali del Gruppo della Trasgressione sono il percorso per giungere alla consapevolezza dei propri strappi, dei propri errori; il riconoscimento delle proprie fragilità senza provarne vergogna ma accogliendole e valorizzandole; il recupero del rapporto con i propri cari; la responsabilizzazione e la ricostruzione di una credibilità agli occhi della propria famiglia; il riconoscimento delle proprie emozioni e la condivisione delle stesse. Tutto questo avviene agli incontri del Gruppo della Trasgressione, presieduti dal Dott. Aparo, che si pone come figura guida nella ricostruzione di sé dopo un passato di devianza.

Di norma, gli incontri tra i diversi componenti del gruppo si svolgono ogni settimana presso la sede di via Sant’Abbondio a Milano e nelle carceri milanesi di Opera, Bollate e San Vittore; al momento, a causa della situazione di emergenza sanitaria, sono invece online sulla piattaforma Zoom.

Sono previsti periodicamente incontri con le scuole in cui tirocinanti ed ex detenuti parlano agli studenti degli istituti inferiori e superiori raccontando la loro esperienza e facendo loro comprendere il danno che si crea a se stessi e agli altri attraverso la devianza.

Il lunedì le attività online sono improntate sul Progetto di Cineforum “La Banalità e la Complessità del Male” durante il quale si discute di film inerenti la tematica della devianza, cercando di analizzare i fattori di rischio e di protezione nello sviluppo di delinquenza, tossicodipendenza e bullismo. A questi incontri hanno partecipato anche gli studenti del Liceo Artistico Brera di Milano, collaborando attivamente nell’esprimere le loro riflessioni e dare i loro contributi. Durante questi incontri si tratta anche il tema della Criminalità Organizzata, su cui vengono visti alcuni film di cui si discute; durante un incontro abbiamo avuto modo di confrontarci con la dott.ssa Monica Forte, Presidente della Commissione Antimafia della Lombardia.

Il martedì si svolge il progetto “Genitorialità responsabile”, grazie al quale ci si confronta sulla tematica della spesso difficile relazione tra genitori detenuti e figli: i figli infatti fanno fatica a vedere un genitore detenuto come punto di riferimento, provano sentimenti contrastanti nei suoi confronti, oppure maturano rabbia verso gli agenti penitenziari e verso l’autorità che considerano ingiuste nei confronti del proprio genitore. La situazione di disagio che spesso questi giovani vivono può condurre alla devianza di seconda generazione. Occorre per questi motivi agire per favorire maggiori momenti di incontro tra genitori detenuti e figli, aiutando i genitori a ricostruire una credibilità agli occhi del figlio, attraverso attività svolte insieme ai propri cari.

A tal proposito si è ideato un progetto di cucina in carcere, nel quale i genitori detenuti possano preparare e consumare un pranzo con i loro figli e con gli agenti penitenziari, per facilitare attraverso un’attività creativa come la cucina un rapporto funzionale tra le tre parti.

Il giovedì si tratta invece il progetto “Palestra della creatività”, discutendo di possibili iniziative di prevenzione della devianza, del bullismo e della tossicodipendenza attraverso la creazione e la valorizzazione di elaborati artistici (musica, poesie, disegni, sculture). L’idea di fondo è che un ambiente dove le risorse individuali vengono accolte e coordinate per coltivare obiettivi comuni possa essere utile a prevenire il disagio e i vissuti di marginalità, che sono non di rado anticamera della devianza.

Un altro obiettivo del Gruppo della Trasgressione è favorire l’integrazione delle persone straniere in Italia: a tal proposito si è pensato di facilitare dei momenti in carcere in cui i detenuti a turno cucinino un piatto tipico del loro Paese di provenienza per offrirlo a tutte le altre persone. Questo si pensa possa facilitare i rapporti difficili che spesso si vengono a creare in carcere tra detenuti, rendendo ancora più complicato e quindi disfunzionale il periodo di detenzione.

A seguito di ogni incontro era mio compito redigere dei verbali insieme ad altri studenti tirocinanti, riportando tutto ciò che veniva trattato durante la giornata. Era richiesto inoltre ai tirocinanti di partecipare attivamente agli incontri, dando contributi e idee inerenti ai progetti in programma.

Ho avuto modo di partecipare alla preparazione e realizzazione dello spettacolo teatrale “Il mito di Sisifo” con la collaborazione di Municipio 5 di Milano. Questa rappresentazione, attraverso il mito greco, permette di trattare tematiche legate alla devianza, al delirio di onnipotenza di chi delinque, al rapporto contrastato tra genitori e figli, fino alla presa di consapevolezza da parte del detenuto del proprio percorso e dei propri errori e alla formazione del cittadino, cioè della persona interessata alla “Cosa pubblica”. Questo spettacolo permette a studenti tirocinanti, cittadini, famigliari di vittime di reato, detenuti ed ex detenuti di dialogare, confrontarsi ed interagire in maniera creativa e produttiva.

Durante il mio tirocinio ho avuto la possibilità inoltre di partecipare come membro attivo del Gruppo della Trasgressione a incontri con la comunità Oklahoma di Milano, un centro di accoglienza di giovani in messa alla prova o con problematiche famigliari, con i quali si è pensato di svolgere attività creative e azioni socialmente utili in collaborazione con Municipio 5 di Milano per prevenire la devianza ed il disagio.

 

OBIETTIVI RAGGIUNTI
Grazie a questo tirocinio ho acquisito più sicurezza in me stessa, più consapevolezza delle mie risorse e potenzialità. Ho avuto modo di aprirmi a riflessioni e punti di vista differenti, collaborando insieme agli altri membri dell’Associazione per obiettivi comuni, dando il mio contributo per idee di progetti in ambito sociale e potenziando le mie capacità di ascolto attivo, fondamentali per la professione di psicologo.

Ho imparato a riconoscere i fattori di rischio e di protezione del disagio e della devianza, ed a progettare piani di intervento e di prevenzione degli stessi. Ho conosciuto una realtà, quella carceraria, le cui problematicità riguardano tanti settori e sono ancora poco prese in considerazione dalla società: l’applicazione effettiva della funzione rieducativa della pena; il reinserimento sociale del detenuto durante e dopo la conclusione della pena; un supporto nella coltivazione di rapporti famigliari e, soprattutto, nel rapporto con i figli.

Ho conosciuto persone con vissuti differenti dal mio, che attraverso le loro parole mi hanno portato estremo arricchimento interiore, utile a livello personale e formativo per il mio futuro lavoro di psicologa. Attraverso questa esperienza ho imparato a dialogare e non solo a litigare con la mia timidezza e ho ampliato le mie conoscenze, confrontandomi costantemente su tematiche come l’importanza della figura genitoriale per un figlio, il rapporto con l’Autorità, la presa di coscienza dei possibili “strappi” subiti durante l’adolescenza e l’infanzia e la rielaborazione degli stessi, i sensi di colpa, l’importanza del riconoscimento dell’Altro, il percorso di cambiamento, di maturazione e di responsabilizzazione.

Il Gruppo della Trasgressione è uno strumento fondamentale per la società, in quanto permette un confronto sano e funzionale tra le persone favorendo l’emergere delle risorse insite in ognuno. Reputo di estrema importanza gli interventi svolti da questa Associazione all’interno ed all’esterno delle carceri in quanto permettono la prevenzione della devianza ed il recupero e la ricostruzione di un Cittadino.

Come citato dalla nostra Costituzione infatti, la funzione della pena deve essere rieducativa: questo appare in profonda contraddizione con la situazione reale delle carceri italiane e le modalità di detenzione; la chiave per il recupero di una persona, affinché una volta uscita dal carcere possa contribuire attivamente al benessere della società, non è l’emarginazione sociale ma il confronto attivo con la società civile che permetta un suo graduale reinserimento lavorativo nella società stessa attraverso il riconoscimento delle sue risorse. La ricostruzione di un cittadino è un processo lungo ma realizzabile e i cui effetti benefici si ripercuotono sul singolo, sulla sua famiglia (anche prevenendo la devianza di seconda generazione) e sulla società intera.

Poiché reputo i progetti del Gruppo della Trasgressione utili e innovativi, ho deciso di restare come membro attivo dell’Associazione.

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Sciuscia e va’

Sciuscia e và
Testo e musica di Giancarlo Parisi

Amuninni picciotti tra la vita e la morti
ca lu ‘nfernu ni spetta già;
Amuninni carusi dintra i muri rinchiusi
chi la vita non mori dda.
Amuninni ‘nnimali supra munti e canali
ca lu ciumi currennu và;
Amuninni palummi chi vulati sull’unni
ca lu ventu sciusciannu ‘nchiana e và.

Amuninni buddaci ca parrari vi piaci
ca lu tempu passatu è già;
Amuninni dutturi senza scienza né amuri
c’è cchiù mali chi verità.
Amuninni briganti chi rubati diamanti
ca lu suli vi futti già;
Amuninni criaturi chi vidisti u duluri
ca lu ventu susciannu ‘nchiana e và.


Per donazioni utili al progetto contro il bullismo

Commento di Roberto Cannavò e Angelo Aparo

Il diario di una vita futura che, se venisse letto, aiuterebbe a cambiare rotta, ma che, quando ero adolescente, non ho saputo leggere… o forse, per ignoranza o convenienza, ho letto senza dargli importanza.

Il quadro di una realtà che spinge alcuni ragazzi a idolatrare degli adulti, rimasti a loro volta infantili, in un ciclo che si ripete per mancanza di comunicazione costruttiva e di progetti.

Il racconto di chi è cresciuto senza una guida, di una rotta già segnata da altri, ma da noi seguita con la convinzione di averla scelta in autonomia… mentre si accavallavano esperienze di abusi, di potere, illusioni di una libertà non bene definita e in realtà vissuta nel delirio e, infine, il carcere.

Il vademecum consegnato agli ignoranti per indicare loro come si vive… e invece abbiamo dimostrato come si muore… in tutti i sensi… e come si uccide, attraverso la diffusione del degrado, la libertà della comunità e dei nostri stessi figli.

Come se la bellezza della vita fosse racchiusa in una fetta di pane mai assaporata, intanto che il fiume degli eventi scorre e le mura del carcere fanno maschi i bambini.

Come diciamo al gruppo, tutti gli ingredienti per fottersi e fottere la vita.

Sisifo e il masso

Sisifo e il masso
Francesco Leotta e Angelo Aparo

Che cosa succede dentro di me?
Chi dice il mio nome senza chiedere udienza?
E se anche fosse la mia coscienza
Ha forse ha scordato che io sono il Re!

Aspetta, rifletti, non fare l’ignaro
Per le tue tragedie non c’è riparo
Qui sei agli Inferi, ti devi educare
Altrimenti in eterno ci devi restare

Ma io sono il re, non mi devi toccare
Nessuno, nessuno mi può giudicare
Io sono il vertice nel mio reame
Ora chiamo le guardie e ti faccio arrestare

Ma guarda sei agli Inferi, dovrai rassegnarti
Le conseguenze ti erano chiare
Nessuno qui sotto riesce a imbrogliare

Chiamatemi Zeus, è mio amico in affare
Con lui ho praticato festini e puttane
Noi due siamo amici, guardati attorno
Mi ha promesso l’eterno, mi ha reso immortale

Sei proprio cocciuto| La brama ti ubriaca.
Era quel vizio che ti faceva immortale
Tu deliri, svegliati!
Tutti promettono nel malaffare
Ma sol fino a che servi, ti fanno campare!

Ma senti, Coscienza, mi assilli, mi stufi
Dimmi in sostanza cosa ho fatto di male

Vedrai che capisci, se riguardi al passato,
i tuoi intrallazzi col capo qui ti hanno portato
La città di Corinto hai portato alla fame
Hai fatto festini, hai sperperato 
Le tasse dei poveri hai aumentato
Per il sottobanco e le corruzioni
Chi poteva è fuggito verso altre nazioni

Adesso che guardo un po’ meglio al passato
Rintraccio le volte in cui in effetti ho abusato
Per me era un piacere ribaltare la sorte
Negare l’uomo e gabbare la morte

Ma le mie prime volte avevo solo giocato
Pur se dall’alto qualcuno mi ha usato
Forse adesso capisco…
Mi ha illuso che in cima sarei volato
E invece sul fondo oggi sono arrivato

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Verbale collegato

La radice

La radice, di
Gabriele Tricomi

Confinato nel sottosuolo sono
Invisibile. Al di sopra, fuoco e
Fiamme divorano le mie creature.

Il terreno si riscalda, sento
Cadere alberi e foglie bruciare
Sono solo una radice e non so dove
altro andare.

Di colpo qualcuno compare, ma
Non sono certo di potermi fidare.
Le talpe! Mi rodono! Decido di
Scappare.

Il primo pezzo di me va in
Superficie, si guarda intorno, ma
Tutto gli appare nero e bruciato.
Che brutto deserto lassù si è
Formato.

Torno indietro e mi lascio rosicchiare?
O rimango qui e continuo a lottare?

Ho deciso! Sono una radice e
Continuerò a germogliare.

Coming out

Il mito di Sisifo e il Gruppo Trsg

Il Gruppo della Trasgressione, nato nel 1997 a San Vittore, è presente oggi anche nelle carceri milanesi di Opera e Bollate e, all’esterno del carcere, nei locali dell’ASL Milano, Corso Italia 52. Ne fanno parte detenuti e comuni cittadini, soprattutto studenti universitari e neolaureati provenienti da Psicologia, Legge, Filosofia, Scienze dell’educazione.

Membri esterni e detenuti s’incontrano settimanalmente dentro e fuori dal carcere, studiano e si confrontano su temi che riguardano esperienze di sconfinamento, come la trasgressione, la sfida, l’abuso. Gli scritti del gruppo sono su www.trasgressione.net e su Voci dal ponte.

Da quando abbiamo cominciato a giocare col mito di Sisifo, continuiamo a scoprirne le inesauribili potenzialità. Provenendo da istituti diversi, a volte i detenuti che vanno sul palco si conoscono poco, ma tutti sanno quanto il mito li riguardi da vicino. Per questo detenuti e studenti del gruppo, dando voce ai diversi personaggi, provano a individuare le parentele fra i sentimenti di sempre e i nostri conflitti di oggi.

Sisifo è il re di Corinto, che attraversa un periodo di gravissima siccità. Gli abitanti pregano gli dei e fanno sacrifici a Giove e ad Asopo, dio delle acque, affinché concedano a Corinto una sorgente per coltivare i campi. Ma gli dei si dedicano ai loro festini mentre il popolo di Corinto muore di sete. Sisifo, senza andare troppo per il sottile, riesce a procurare l’acqua al suo popolo, ma incorre nelle ire del re dell’Olimpo, che si vendicherà con la famosa pena del masso.

Conclusa la rappresentazione, viene il momento del teatro Forum, con altri attori (anche provenienti dal pubblico) a reinterpretare alcuni passaggi del mito. In questa fase, ci si interroga col pubblico sul problema della siccità a Corinto, sul rapporto di Sisifo con Giove, degli adolescenti con il limite e con l’autorità, dell’uomo con i suoi bisogni terreni e le sue ambizioni di eternità. Nel mito, infatti, ci sono tutti i personaggi e i passaggi necessari a che vengano facilmente fuori i conflitti fra genitori e figli, fra allievi e insegnanti, fra cittadini e figure istituzionali.

 

Negli anni la rappresentazione ha confermato ripetutamente le proprie potenzialità, tanto che la portiamo nelle scuole anche per gli incontri sulla prevenzione del bullismo. Nostro obiettivo è promuovere fra genitori e figli, insegnanti e allievi, autorità e liberi cittadini una riflessione su:

  • gli strumenti che ci mancano per responsabilità di chi non si occupa di noi e della nostra evoluzione;
  • quelli che, pur essendo alla nostra portata, non riusciamo a vedere perché ne abbiamo perse le tracce;
  • quelli che preferiamo non vedere per trovare giustificazione alla nostra resistenza a evolverci.

 

Lettera di Sisifo al pubblico

L’invincibilità! Nella mia vita, ho sempre avuto bisogno di questa difesa. Ho sempre cercato situazioni pericolose per sentirmi vivo e per distinguermi dagli altri. Mi sono tenuto al di fuori delle regole, facendo in modo che il più forte, in ogni caso, fossi io! In questo modo ho nascosto le mie debolezze, ho pensato sempre di potere staccare a morsi tutto quello che volevo, senza dover passare mai dalla cassa.

Oggi penso che non sia stato utile nascondere a me stesso i miei limiti e autoconvincermi di poter fare ogni cosa io volessi. Non voglio rinnegare quello che è stato, ma molte volte avrei potuto fare meglio. Questo rende oggi meno desiderabile l’invincibilità che avevo fantasticato. Nessuno al mondo, per quanto forte e potente, può essere invincibile; siamo troppo piccoli davanti a tanti mali come malattie e catastrofi o anche solo davanti al semplice e imprevedibile caso.

Per questo, oggi penso che l’invincibilità sia solo una condizione mentale per affrontare le paure che stanno dentro di noi, una corazza a protezione dei nostri lati più fragili.


 

Negli ultimi 8 anni abbiamo portato Sisifo e le riflessioni che ne seguono in decine di scuole e di teatri di Milano e provincia e nelle tre carceri di Milano.

La pagina con gli scritti su Sisifo            Il video di Mimmo Spina da RAI News

Per avere il Mito di Sisifo e il Gruppo della Trasgressione al mattino nelle scuole o la sera nei teatri per un pubblico adulto, rivolgersi a

 

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La ninna nanna e le mazzate

In previsione degli incontri e della collaborazione su “La ninna nanna e le mazzate”, si richiede di leggere i due dialoghi: “La rotta del peluche” e “Nica” e di rispondere ai seguenti item:

  • Prime evocazioni spontanee per ciascuno dei due dialoghi
  • Tratti distintivi dei quattro personaggi
  • Tratti emergenti della relazione nell’uno e nell’altro caso
  • Confronto fra i due dialoghi e individuazione delle analogie e delle differenze fra i due tipi di relazione genitori/figli
  • Quali conflitti vivono i genitori nei due dialoghi
  • A quali atteggiamenti ricorrono per affrontarli
  • Cosa fa venire in mente l’ultimo atto del figlio nell’uno e nell’altro caso
  • Prefigurazione di cosa accadrà negli anni successivi al dialogo nell’uno e nell’altro caso.

Dopo la lettura dei dialoghi, ci si può servire della voce “Lascia un commento” per rispondere alle diverse domande e per aggiungere ulteriori contributi personali.

Non è indispensabile rispondere a tutte le domande, che vogliono essere soltanto un aiuto per ordinare le idee e poterle confrontare con quelle degli altri scout e dei detenuti del gruppo.

Infine, chi ne ha piacere può partecipare all’iniziativa inviando a associazione@trasgressione.net un proprio dialogo che risponda ai requisiti richiesti per la serie “La ninna nanna e le mazzate”:

Un genitore vorrebbe fare addormentare il figlio, ma il bambino o l’adolescente continua a fare domande perché teme che, se si addormenterà, il padre o la madre andranno via. Le domande possono essere di qualsiasi genere. Ciò che non cambia è che, di fronte alle domande sempre più pressanti del figlio, le risposte del genitore diventano sempre più evasive, fino a quando, in uno scatto d’ira, il genitore esasperato addormenta il figlio con una scarpata in testa.

Chi lo desidera può chiedere di essere accreditato come collaboratore di Voci dal ponte e inserire direttamente sul sito il proprio racconto.

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