Una costante evoluzione

Edoardo Lastrico

Le interviste del Gruppo della Trasgressione

 

Empatia fra persone diverse

Filippo Greco

Le interviste del Gruppo della Trasgressione

Testimonianze e prevenzione

Maddalena Baù

Le interviste del Gruppo della Trasgressione

Interazioni divertenti e vitali

Angela Pessina

Una seconda possibilità

Linda Rossi

Le interviste del Gruppo della Trasgressione

Incontri e nuovi orizzonti

Arianna Picco

Le interviste del Gruppo della Trasgressione

Gli obiettivi della pena

Olivia Ferrari

Le interviste del Gruppo della Trasgressione

La sede di Via Sant’Abbondio

Al Gruppo della Trasgressione

Da un lato, sono contento perché dopo decenni di sudore, paradossalmente, in un periodo terribile per tutti, il nostro gruppo raccoglie frutti sui quali avevamo quasi perso le speranze:

    • il bando di Rozzano già vinto e per il quale cominceremo a lavorare probabilmente a settembre;
    • quello per cui Adriano e Roberto distribuiscono attualmente cibo a famiglie disagiate di Rozzano e Peschiera e riescono ad avere uno stipendio nonostante il Covid 19 abbia messo in ginocchio tante aziende;
    • adesso anche la sede di Sant’Abbondio (sono almeno 15 anni che cerchiamo una sede e finalmente ce l’abbiamo).

Dall’altro, quando raggiungo qualcosa, è per me impossibile rallegrarmi del risultato senza desiderare di condividerlo con le persone grazie alle quali la meta è stata raggiunta: le primissime con le quali il gruppo è nato e le centinaia di detenuti, studenti e docenti con cui abbiamo mosso i primi passi. Ma i risultati che stiamo raggiungendo adesso sono legati soprattutto alle persone che hanno dato energia al gruppo negli ultimi 6/8 anni.

A tutte queste persone, grazie. E grazie anche alle persone che nel frattempo sono morte. La settimana scorsa è morta Luciana Invernizzi e prima di lei tanti detenuti e non detenuti che sono nella storia del gruppo.

In questo momento ho l’impressione che il Gruppo della Trasgressione, nonostante il Covid 19, sia all’inizio di una nuova epoca:

  • abbiamo la sede di Via Sant’Abbondio;
  • siamo partner ufficiali del comune di Rozzano, del Galdus e del carcere di Opera nella lotta alla marginalità, nel recupero e nella valorizzazione di funzioni sociali senza le quali si annega in una cancerogena marginalità;
  • abbiamo il titolo ufficiale per entrare a San Vittore con la qualifica di testimonial di civiltà invece che di delinquenti;
  • abbiamo un’associazione che dal 2002, in collaborazione con decine di scuole di Milano e delle vicine provincie, utilizza le storie e l’acquisita consapevolezza dei detenuti del gruppo per lottare contro il bullismo e le varie dipendenze;
  • abbiamo persino una cooperativa col conto corrente in blu… come il nostro furgone e come la lettura del mondo di chi decide di darci una mano.

Nati 22 anni fa come gruppo di delinquenti che cercava di non marcire in carcere, siamo cresciuti fino ad avere oggi fra i nostri alleati anche magistrati e direttori di carcere e ad avere in un gruppo come quello del Rotary club Milano Duomo il nostro più antico e generoso sostenitore.

Se chi si è preso una vacanza o chi si è dedicato ad altro in questi anni volesse tornare per brindare ai risultati raggiunti o addirittura per collaborare nella costruzione dei prossimi che probabilmente otterremo, questa sarebbe proprio l’ora di farlo.

In ogni caso, grazie! So per certo che anche chi non tornerà mai più al Gruppo della Trasgressione ha contribuito a farlo crescere e so altrettanto bene che anche coloro che non vedrò mai più ne hanno tratto stimolo e nutrimento per procedere verso le proprie mete personali.

Grazie a tutte queste persone il gruppo procede da oltre due decenni fra gioco e realtà.

La Squadra Anti-Degrado

Proveremo con la squadra di adesso ad andare ancora avanti, pur se credo che non arriverò mai a capire se… zappiamo la terra per sognare le stelle o viceversa.

Angelo Aparo

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Punto tutto sul rosso

Punto tutto sul rosso
Adriano Avanzini

Realizzare dei quadri può avere qualcosa in comune con il gioco d’azzardo? Credo molto più di quanto si possa immaginare, almeno per quello che riguarda me. Provo a dirlo così, con una metafora semplice, anche se un po’ banale e inflazionata: nella vita si può scegliere di realizzarsi puntando sull’avere piuttosto che sull’essere; sul nero, piuttosto che sul rosso.

Su quale delle due opzioni, alla luce dell’esperienza vissuta, sia preferibile optare, ancora oggi permangono in me imbarazzanti perplessità. Comunque sia, di fatto, io ho puntato sulla seconda opzione, sulla casella rossa, sull’essere. Mi ero convinto che era così che bisognava fare.

Bene, per farla breve, i miei quadri sono come le fishes che si usano per puntare, e le ho messe lì, tutte, uno sopra l’altro, sulla casella rossa. Poi la pallina ha cominciato a girare e a girare, più volte. Più volte si è fermata, e si è fermata sul nero!

Ho perso? A questa domanda non so rispondere con certezza. Mi viene un pensiero però, ed è questo: vincere e perdere fanno parte di una stessa categoria, della categoria dell’avere; in quella dell’essere mica si vince o si perde come in una partita di calcio o una gara a chi arriva primo.

Forse allora tutte le volte che ho messo le fishes dei miei quadri sulla casella rossa non ho fatto altro che mettere cose, aggiungere tasselli su tasselli, al mio essere, alla mia identità? Che mi sia arricchito così?

Forse allora tutte le volte che ci si mette davanti ad una slot-machine o a qualsiasi altro gioco d’azzardo, si vorrebbe vincere un pezzo di sé, della propria identità? Solo che si punta sulla casella sbagliata, quella nera, quella dell’avere.

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