La paura di aprirsi

Non sono mai stata una persona chiacchierona. Sin da quando mi ricordo ho sempre preferito ascoltare gli altri, nutrendomi delle loro storie e senza dare nulla di me in cambio. Ho sempre utilizzato la scusa di avere una vita banale: una famiglia amorevole, un percorso scolastico nella media, un fidanzato stabile. Nulla che valesse la pena di essere raccontato.

Il tirocinio con il Gruppo della Trasgressione mi sta dando la possibilità di accorgermi che la mia è solo paura: paura di prendermi la responsabilità di aver detto una cazzata. Parlare di fronte ad altre persone mi provoca ansia e ho vissuto i primi incontri con un peso sullo stomaco che compariva alla mattina e se ne andava solo alle 17, ad incontro finito. Vivevo le tre ore dell’incontro con la paura che mi chiamassero in causa per avere la mia opinione, e avevo il terrore di dire inutili banalità.

Per un periodo ho anche pensato di annullare il tirocinio, bloccare le ore e trovare un altro ente più strutturato, dove qualcuno mi assegnasse un compito che avrei fatto fino alla fine delle 500 ore e basta. Sono andata a leggermi tutte le relazioni di tirocinio precedenti: molti dicevano che inizialmente si sentivano spaesati quanto me ma in seguito prendevano sicurezza e riuscivano ad integrarsi con il gruppo. Ingenuamente, ed egoisticamente, ho pensato che sarebbe arrivato anche per me il momento di svolta e che avrei dovuto solo aspettare. Mi sono accorta che non funzionava, anzi mi sentivo sempre più a disagio e quasi presa di mira. Poi, piano piano, ho iniziato a partecipare più attivamente, senza parlare perché ancora adesso mi terrorizza, prendendo parte alle interviste e alle trascrizioni delle stesse. Quando ho finito di trascrivere la prima intervista mi sono sentita utile per il gruppo, e vederla pubblicata sul sito mi ha fatto provare la soddisfazione di contribuire ad un lavoro comune.

Ho imparato ad apprezzare ciò che prima consideravo assenza di struttura, ovvero la molteplicità di argomenti trattati e la richiesta continua di partecipazione attiva. Mi sono resa conto che proprio questa è la forza del Gruppo poiché dà la possibilità a chiunque di esprimere la propria opinione e consente a tutti gli ascoltatori di arricchirsi. Non ci sono distinzioni tra detenuti, studenti e liberi cittadini: ci sono solamente persone che si confrontano su diversi temi per arrivare ad una soluzione finale comune.

Devo dire che per comprendere in pieno la forza del Gruppo mi sono servite le parole del professor Aparo: “Le persone s’innamorano e, quando sono innamorate, fanno cose. Dopodiché le persone si disinnamorano, però le cose che hanno fatto rimangono”. Ciò che mi ha fatto riflettere è stato l’utilizzare la parola amore per descrivere le relazioni interne al gruppo. In primo luogo, perché l’amore ha i suoi tempi: ci sono persone che s’innamorano a prima vista, c’è chi ci mette mesi o addirittura anni e c’è anche chi si nega l’amore, per paura o per orgoglio. Allo stesso modo, ci sono persone che s’innamorano del Gruppo sin dal primo momento, e altre, come me, che ci mettono un po’ di più, per il timore di lasciarsi andare. In secondo luogo, l’amore implica fiducia e apertura nei confronti dell’altro: solo donando qualcosa di se stessi si possono gettare le basi per costruire un rapporto solido. Io mi sono approcciata al gruppo con la pretesa di ricevere senza dare e mi sono resa conto di aver gettato le basi sbagliate, che portano alla costruzione di un rapporto instabile. Adesso so che devo lavorare anche su me stessa, provando ad aprirmi di più con gli altri senza avere la paura del giudizio e dandomi la possibilità di sbagliare.

Forse il peso sullo stomaco che sentivo, e sento ancora adesso, erano solo bruchi. E magari, quando si trasformeranno in farfalle mi consentiranno di parlare senza timore per una decina di minuti consecutivi. Speriamo che ciò avvenga entro la fine del mio tirocinio.

Anita Saccani

Tirocini

Testimonianze e prevenzione

Maddalena Baù

Le interviste del Gruppo della Trasgressione

Tempi di crisi e di rilanci

In questo periodo di crisi dell’Italia e del mondo, il Gruppo della Trasgressione sta vivendo un momento di positiva e gratificante affermazione. Grazie alla sua lunga storia e alla prontezza e determinazione con cui alcuni di noi hanno saputo valorizzare le nostre risorse nel momento utile, siamo partiti a Peschiera e a Rozzano e, fra pochi mesi, ci immergeremo nell’importante progetto che, grazie alla Regione Lombardia, porteremo avanti con l’istituto scolastico Galdus nel comune di Rozzano.

Noi tutti soffriamo del cataclisma del Covid 19, ma in questo momento di crisi ognuno di noi ha la possibilità di battere il ferro caldo rintracciando occasioni e opportunità  grazie alle quali mettere a frutto le nostre risorse e alcuni dei nostri tratti distintivi (la “trasgressiva” collaborazione fra detenuti, vittime di reato, studenti, comuni cittadini, figure istituzionali).

Perché impegnarsi in tal senso? A voi il piacere di scoprirlo, di coltivarlo e, se vi fa piacere, di raccontarlo… senza dimenticare che i traguardi raggiunti e i progetti che potremo ancora realizzare sono il risultato dell’alleanza temporanea o duratura con centinaia di persone che sul gruppo hanno investito da quando è nato.

Torna all’indice della sezione

Tirocini pre e post laurea

Chi siamo
Il Gruppo della Trasgressione comprende un’associazione e una cooperativa strettamente connesse, entrambe costituite da detenuti, ex-detenuti,  professionisti, studenti universitari e neo laureati.

Nasce dalla decennale esperienza del laboratorio coordinato dal dott. Angelo Aparo nelle carceri di San Vittore, Bollate e Opera e dai principi che da sempre caratterizzano tale attività: scambio fra dentro e fuori, partecipazione alla vita della comunità, lavoro su se stessi, educazione alla legalità, prevenzione di bullismo e tossicodipendenza.

 

La filosofia del gruppo
Il recupero, una reale inclusione, un effettivo superamento della sensazione di marginalità e di estraneità alle regole possono aver luogo solo se ci si sente co-protagonisti di progetti ed esperienze concrete, di attività lavorative, eventi, interazioni utili alla comunità, al suo rinnovamento, alla sua crescita.

É fondamentale che liberi cittadini, imprenditori, professionisti partecipino, insieme con le istituzioni, al recupero e alla valorizzazione di funzioni e ruoli sociali utili, non solo per gli adolescenti, ma anche per i detenuti che, lungo i percorsi della devianza, hanno perso le tracce delle responsabilità del cittadino e del piacere di esercitarle.

 

Storia e attività
Dal 1997 Il Gruppo della Trasgressione lavora sull’esperienza di chi ha commesso pesanti reati e sul sostrato affettivo che, anche nelle persone comuni, può portare a piccole violenze sugli altri e su se stessi. Punti di partenza della nostra ricerca sono l’insoddisfazione che tante volte vivono gli adolescenti nel rapporto con le proprie risorse interiori e con gli adulti, i sentimenti e gli stati d’animo che si accompagnano ai primi reati.

Da quasi 15 anni i detenuti del gruppo possono provare il Piacere della Responsabilità (è il titolo di un nostro convegno), portando il lavoro svolto su se stessi nelle scuole, con particolare attenzione per adolescenti con situazioni familiari problematiche. La collaborazione con gli istituti scolastici permette che detenuti e adolescenti divengano interlocutori critici gli uni degli altri e, allo stesso tempo, attivatori delle rispettive risorse.

Studenti e comuni cittadini possono frequentare i nostri seminari tematici, assistere a convegni, concerti e rappresentazioni teatrali, partecipare attivamente al nostro laboratorio di ricerca dentro e fuori le carceri dove operiamo.

 

La nostra missione
Studiare, progettare e lavorare con chi ha commesso reati
giova all’equilibrio sociale e protegge la salute e il bene pubblico più della separazione garantita dalle mura del carcere
.

Le nostre iniziative puntano pertanto a:

  • far sì che il reo possa interrogarsi sugli stati emotivi che hanno contribuito all’attuazione del reato e che ostacolano il suo rapporto responsabile con la società;
  • promuovere e valorizzare le risorse e le competenze dei componenti del gruppo;
  • coltivare il rapporto dell’individuo con se stesso e con la società;
  • moltiplicare situazioni in cui possa essere esercitata la responsabilità individuale e collettiva;
  • alimentare una rete di relazioni e dinamiche di gruppo atte a favorire nuovi stili di vita e una reale inclusione dell’ex detenuto.

 

La cornice teorica di riferimento
In ambito psicosociale, i due principali autori di riferimento sono Kurt Lewin e Wilfred Bion, con i loro studi sui diversi aspetti sociali e inconsci della vita collettiva e sulle dinamiche di gruppo.

Dal punto di vista psicodinamico il Gruppo della Trasgressione fa esplicito riferimento a Sigmund Freud, William Fairbairn e, soprattutto, a Donald Winnicott e ad alcuni dei suoi concetti cardine: il falso sé, l’oggetto feticcio, l’oggetto e gli spazi transizionali; il rapporto fra illusione e disillusione e i molteplici possibili sviluppi di questa dialettica nel divenire delle relazioni e nell’esercizio della creatività personale e di gruppo.

 

L’utenza
Le iniziative del Gruppo della trasgressione sono rivolte principalmente a:

  • persone che hanno commesso reati (detenuti ed ex-detenuti), in un’ottica di recupero, reinserimento e prevenzione delle recidive;
  • studenti delle scuole superiori che stanno attraversando il difficile passaggio dell’adolescenza, in un’ottica di prevenzione al bullismo e alle dipendenze da droga, alcol, gioco;
  • tirocinanti pre e post laurea.

 

Composizione dei gruppi
Ogni gruppo è composto da circa 18-25 persone di cui fanno parte detenuti, ex-detenuti, studenti universitari, professionisti e liberi cittadini. Tutti i gruppi sono coordinati dal dott. Angelo Aparo, psicoterapeuta, consulente psicologo per l’ASST Milano, ex esperto in psicologia del Ministero della Giustizia, ex docente a contratto di psicologia della devianza, che si avvale dell’aiuto di altri psicologi formatesi al Gruppo della Trasgressione nel corso degli anni.

 

Sedi e Tempi
I gruppi si tengono all’interno e all’esterno del carcere in giornate e orari fissi. Il tirocinante viene invitato a scegliere uno o più gruppi, a seguirne con costanza gli sviluppi, a prendere attivamente parte alle diverse iniziative:

  • Martedì, Via Donizetti 8/4, Milano – Sede Libera, 14:00-17:00
  • Mercoledì, Carcere di Opera, Alta Sicurezza, 9:30-12:15
  • Mercoledì, Carcere di Opera, Media Sicur., 12:30-15:15
  • Giovedì, Carcere di Bollate, 14:30-17:30 
  • Venerdì, Carcere di San Vittore, 13:00-15:30

 

Metodi, strumenti per tirocinanti e non
Per tutti i gruppi, sono strumenti di lavoro le nostre attività quotidiane:

  • confronto costante fra i componenti del gruppo, studenti e detenuti;
  • frequente presenza di ospiti (liberi professionisti, docenti universitari, artisti);
  • seminari e convegni, interni ed esterni ai due istituti carcerari, spesso con la partecipazione di professionisti di diversi ambiti disciplinari (giuristi, psicologi, medici, docenti di letteratura e di storia dell’arte, filosofi, teologi);
  • incontri con adolescenti di scuole medie inferiori e superiori volti alla prevenzione del bullismo, della tossicodipendenza, della ludopatia;
  • scritti personali che vengono poi pubblicati su trasgressione.net e su vocidalponte.it

 

Tutti i gruppi lavorano in sinergia su progetti e temi inerenti gli obiettivi sopra descritti, scelti periodicamente sulla base delle collaborazioni con professionisti ed enti esterni al gruppo (cooperative sociali, ospedali, scuole, teatri, università):

  • i progetti, che si ripetono nel corso degli anni, comprendono interventi nelle scuole, laboratori di teatro e di psicodramma, convegni, corsi della Croce Rossa Italiana, attività come la bancarella di Frutta & Cultura e il restauro;
  • i temi su cui il Gruppo della Trasgressione ha lavorato nel corso degli anni sono moltissimi, i più ricorrenti riguardano il rapporto genitori figli, il rapporto con l’autorità, la funzione della pena e della punizione, il bullismo, il rapporto vittima-carnefice e così via;
  • i temi vengono prima affrontati dai singoli gruppi (Opera, Bollate, gruppo esterno) e poi presentati nei convegni aperti ai cittadini da una selezione dei componenti dei diversi gruppi.

 

Monitoraggio da parte del tutor e linee guida per il tirocinante
Durante le attività dell’associazione, il tirocinante non è un osservatore, ma collabora costantemente con i detenuti, con i componenti anziani del gruppo e con il tutor. I tirocinanti sono tenuti a prendere visione delle nostre diverse iniziative e a scegliere quelle dove investire il proprio tempo (il teatro di Sisifo, gli incontri con le scuole, I progetti di restauro col FAI, i Corsi della Croce Rossa Italiana, la preparazione dei convegni, la parte culturale della nostra bancarella di Frutta & Cultura).

Il tirocinante è inoltre tenuto ad avere una visione dell’intera attività, a documentarne mese dopo mese l’evoluzione e a evidenziare i propri contributi alle aree di attività scelte. Il raggiungimento degli obiettivi prefissati avviene principalmente grazie a:

  • l’affiancamento al tutor nel suo lavoro, con progressiva autonomizzazione (osservatore silente, osservatore partecipante, co-conduttore);
  • i momenti cadenzati di confronto con il tutor per la programmazione delle attività e per la discussione di aspetti di particolare interesse deontologico e professionale.

In particolare il tutor, presente a tutti i gruppi in qualità di coordinatore, si accerterà che il tirocinante:

  • partecipi in modo continuativo ai gruppi preventivamente concordati;
  • stili i verbali degli incontri;
  • sviluppi proprie osservazioni scritte sul metodo di conduzione dei gruppi;
  • produca interventi e scritti personali;
  • sviluppi utili interazioni con gli altri componenti del gruppo;
  • partecipi alle attività concrete scelte in precedenza;
  • concluda la propria esperienza con una relazione finale sulle attività svolte.

Per avviare il tirocinio:

  • Alessandra Messa, ‭342 8937330‬, ‭alessandramessa9@gmail.com,
  • Gruppo della Trasgressione, trasgressione.net@gmail.com,
  • presentarsi in Via Donizetti 8/4, Milano, il martedì, ore 14:00

Torna all’indice della sezione

 

Relazione di tirocinio

TIROCINIO PRE LAUREA PRESSO “ASSOCIAZIONE TRASGRESSIONE.NET”

Asya Tedeschi, Matricola:  778732
Corso di studio: SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE
Tipo di attività: Stage curricolare esterno
Periodo: dal 20/04/2016 al 15/06/2016

 


Caratteristiche generali dell’attività svolta: istituzione/organizzazione o unità operativa in cui si svolge l’attività, ambito operativo, approccio teorico/pratico di riferimento

La responsabilità penale è personale. L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte, se non nei casi previsti dalle leggi militari di guerra.”

Così recita l’Art. 27 della Costituzione italiana e questa credo sia la massima che guida il Gruppo della Trasgressione. Nato nel 1997 dalla decennale esperienza del dott. Aparo all’interno delle carceri di San Vittore, Opera e Bollate, il gruppo  è costituito da detenuti e studenti universitari e neolaureati di diversi corsi di laurea. Il fulcro del gruppo è la spinta alla riflessione, al superamento delle difficoltà, alla crescita e al rinnovamento. A partire dal racconto delle esperienze dei suoi membri, il gruppo indaga sui fattori di rischio e di protezione per la spinta a trasgredire. Il gruppo è attivo anche fuori dal contesto detentivo, con l’obiettivo di alimentare una rete per la comunicazione delle parti separate e per promuovere l’evoluzione dei soggetti che ne fanno parte, con un percorso educativo e riabilitativo. Oltre a ciò il Gruppo della Trasgressione lavora anche in contesti quali Università e scuole, per la prevenzione del bullismo, della tossicodipendenza, della devianza in genere. Cari, in quest’ultimo contesto, i temi dell’autorità e della punizione.

Io, personalmente, forse per la mia giovane età, ho trovato questo aspetto estremamente lodevole e costruttivo, non solo per i detenuti, ma anche e soprattutto per i ragazzi che assistono alle discussioni. Ho constatato da me, negli incontri con l’istituto professionale Pietro Verri di Busto Arsizio e con il Liceo Beccaria di Milano, che la testimonianza portata da qualcuno che ha effettivamente toccato il fondo, pagando le conseguenze dei suoi errori, ha un impatto considerevole. Tutto ciò è ancor più amplificato quando l’incontro avviene in carcere, contesto forte e inusuale.

Il Gruppo della Trasgressione organizza anche seminari, rappresentazioni teatrali, concerti e convegni (interni ed esterni al contesto del carcere), con la partecipazione di diversi professionisti (medici, psicologi, giuristi, ecc.). È offerta anche la possibilità agli universitari, di partecipare al laboratorio di ricerca del gruppo, attraverso tirocini convenzionati.

La bellezza di questo gruppo risiede anche nella sua capacità di concretizzare l’impegno dei detenuti e di renderlo fruttuoso anche economicamente, attraverso lavori di restauro, consegna di frutta e verdura e la bancarella del sabato in piazza. Penso che questo sia un modo anche per premiare la forza di volontà e la tenacia, creando un ponte che possa permettere un reinserimento “guidato” all’interno della società.

Gli appuntamenti settimanali del Gruppo sono il martedì nella sede dell’ex ASL Milano, in Corso Italia 52, il mercoledì nella Casa di reclusione di Opera ed il giovedì presso il carcere di Bollate.

 

Descrizione dettagliata del tipo di ruolo e mansioni svolte

Durante il tirocinio di 100 ore che ho svolto presso il Gruppo della Trasgressione si richiedeva una partecipazione attiva e propositiva alle attività svolte. Il tutto è iniziato con un periodo di osservazione delle dinamiche e delle modalità di operare del Gruppo. Il mio ruolo era quello di assistere alle discussioni, elaborare dei contenuti, annotare degli appunti per la successiva stesura di verbali e fare ricerche su diverse tematiche.

In particolare il Gruppo della Trasgressione ha tra i prossimi appuntamenti più importanti un convegno che si terrà il 17 Giugno nel carcere di Bollate e in cui si confronteranno detenuti e operatori del settore per una crescita bilaterale, facendo oro delle conoscenze ed esperienze che ognuno potrà portare. Il titolo del convegno, La Tossicodipendenza, un labirinto dove si è perso Dedalo”,  è stato scelto appositamente per sottolineare la dimensione contraddittoria di chi versa nella tossicodipendenza; analogamente a Dedalo, il tossicodipendente crea un labirinto, ma in ultima analisi diventa vittima dello stesso labirinto da lui creato, ne rimane intrappolato. È proprio questa visione particolare che fa capire la necessità di un incontro tra i “due fronti” detenuti ed operatori.

Per fornire un supporto letterario e teorico, noi tirocinanti abbiamo svolto delle ricerche sulla genesi, diagnosi e trattamento della dipendenza da sostanza, secondo i diversi approcci psicologici (Comportamentismo, Cognitivismo, Psicologia Dinamica…). Tali ricerche sono state poi supervisionate dal tutor e discusse in sede di incontro.

A mio avviso ciò che viene maggiormente richiesto a ogni esterno che si affaccia alla dimensione del gruppo per la prima volta è di essere se stessi, di portare il proprio bagaglio esperienziale, di vedere sé e gli altri con un po’ di senso critico e di curiosità intelligente.

 

Attività concrete/metodi/strumenti adottati

Il Gruppo della trasgressione a partire dai testi scritti dai detenuti e da altri membri, ma anche con i verbali, i racconti, i miti, le canzoni trae degli spunti di riflessione per discutere tematiche care e delicate.

Ricordo ancora il primo mio incontro con il Gruppo della Trasgressione; il dott. Aparo mi fece leggere una parte del brano “Nica” scritto da Sofia e poi mi chiese il mio punto di vista. Ricordo ancora l’imbarazzo e la paura di dire cose insensate. Quel brano venne confrontato con un altro per trovare analogie e differenze. Si sottolineava in particolare, l’importanza per i figli di ricevere attenzioni e affetto; i bambini vogliono riempirsi attraverso il genitore (autorità), ma alla fine, in condizioni inadatte, si svuotano e questo ambiente di aridità probabilmente li condizionerà anche nel futuro (“Per riempire il vuoto mi svuoto”).

Altre tematiche di cui abbiamo discusso ampiamente al Gruppo sono state la sfida e il rapporto con il limite. L’idea di base è che tutti avvertono, arrivati ad un momento della propria esistenza, che la figura del padre è un ostacolo per la propria emancipazione. Questo mette l’uomo a cavallo tra la voglia di emanciparsi e la fantasia di uccidere il padre che si contrappone alla libertà. Degno di nota è il fatto che l’unica vera emancipazione è quella che poggia su figure interiorizzate positivamente; altrimenti si tratta di ribellione (“Necessario il Re che nomina cavaliere”).

Abbiamo parlato anche della fragilità e di come questa spesso, quando si commettono reati ed errori in genere, venga usata per prevaricare su altri e non come risorsa. Ricordo ancora lo scritto di Silvia sul diverso trattamento riservato ai disabili e di quanto questo possa pesare se fine a se stesso, e/o per un finto perbenismo. “Le persone con disabilità sono cancellate come persone e viste solo come disabili. Ognuno di noi ha piacere nell’essere riconosciuto come la persona che si sente” Queste erano le parole del dottore alla fine del brano e credo riescano ad evidenziare bene come spesso la situazione di disabilità venga in un certo senso amplificata, dall’incapacità del mondo di vedere cosa effettivamente è ed è capace di essere quella persona oltre la sedia a rotelle…

Indubbiamente il tema più trattato è stato quello della tossicodipendenza soprattutto in vista del convegno. Attraverso dei brani scritti dai detenuti o da altri e per mezzo di accese discussioni, abbiamo delineato quelli che possono essere considerati come i fattori di rischio, le cause e quali fattori proteggono presumibilmente dal vortice della tossicodipendenza. Si è dibattuto a lungo sulla tossicodipendenza come “scelta o malattia” e sul “piacevole – dolore” della droga che permette di annebbiare i dolori lucidi ed insopportabili della vita, confondendoli tra il dolore della sostanza. Abbiamo discusso sul perché parlare della tossicodipendenza divida così tanto le persone in una moltitudine di punti di vista; abbiamo affrontato tematiche quali: il problema tossicodipendenza visto da chi è accanto al tossicodipendente, come cambia la tossicodipendenza in base allo status socio-economico, il rito della droga ed il suo “potere” di creare vite malate parallele, la possibilità di emanciparsi dalla droga, la tossicodipendenza vista come un altare dove sacrificare ciò che non si accetta, la mancanza di identità che porta ad assumere quella del tossico, le caratteristiche di chi si libera dalla tossicodipendenza, il rapporto tra la droga ed i reati, l’importanza delle reti relazionali e il perché c’è attrazione per qualcosa nonostante la consapevolezza del male che ne deriva…

Tutte queste tematiche sono state affrontate in seguito a proposte fatte dal dottor Aparo, che invitava i presenti a discutere su una questione e via via si approfondivano le riflessioni più rilevanti, oppure in seguito alla lettura di qualche brano consigliato o scritto da un membro del gruppo, reputandolo utile ai fini di un dibattito costruttivo. È così che, durante gli incontri, si stimolavano la curiosità, creatività, e la riflessione sulle proprie esperienze di vita.

Spesso è capitato che qualcuno portasse direttamente la sua personale esperienza all’interno della discussione. Io per prima, con non poca difficoltà, sono riuscita a tirar fuori una parte delicata di me e della mia vita, durante un incontro al carcere di Opera, e devo dire che mi ha aiutato a capire quanto discutere delle proprie fragilità sia estremamente utile, a maggior ragione se quelle tue esperienze possono aiutare gli altri a non commettere gli stessi errori. Nel corso di un incontro uno studente del Liceo Beccaria ha chiesto proprio che cosa i detenuti traessero da quegli incontri; ecco io penso che i detenuti in un certo senso riescano a sentirsi come io mi sono sentita quel giorno… Utili, meno fragili e meno soli!

La ricchezza di questo gruppo risiede nella capacità di affrontare temi molto complessi con una lucidità mentale, consapevolezza, senso critico, umiltà e voglia di mettersi in gioco enormi! Il tutto si svolge in un ambiente che non conosce distinzioni, che non marca differenze precostituite tra lo scritto di un detenuto o quello di un laureato, anzi, è tutto mosso in vista di una educazione e rieducazione di coloro che hanno vissuto e vivono una situazione difficile.

 

Presenza di un coordinatore/supervisore e
modalità di verifica/valutazione delle attività svolte

Il mio supervisore è stato il dott. Aparo, coordinatore del Gruppo della Trasgressione e anima dello stesso.

Il dott. Aparo è una delle persone più particolari che io abbia mai conosciuto… In alcuni casi avevo la netta sensazione che mirando su qualcuno cercasse di provocarlo e di metterlo in difficoltà, ed a volte quel qualcuno ero io. Poi con il tempo ho imparato che quel modus operandi era finalizzato a stimolare la curiosità e l’intelligenza. (Come dice spesso lui “Scomodate l’intelligenza di cui siete dotati!”). È un professore che non si accontenta mai, punta sempre al meglio, a capire di più. Penso che a volte, grazie alla complicità creata con i membri del Gruppo, riesca con il solo sguardo, a far capire quando si è effettivamente raggiunto un livello buono o quando non si è stati abbastanza critici e profondi. È un tutor fuori dagli schemi… Agli inizi mi ha un po’ sconvolta l’uso non convenzionale dei modi, del lessico, degli approcci, ma poi con il tempo ho compreso e apprezzato quanto potesse essere di aiuto quel modo di agire.

In alcuni casi, per esempio ricordo un detenuto che parlava della sua ascesa alla criminalità organizzata e di alcune sue convinzioni subdole, ho percepito l’atteggiamento del dott. Aparo “protettivo” quasi a voler tutelare i membri del gruppo e i contenuti che venivano veicolati. Riprendendo le parole di un signore… “non importa quello che dici o come lo dici, ma se sei sincero e rifletti, Aparo farà stare in piedi il tuo pensiero…”

Ci ho messo un po’ di tempo, ma ho imparato ad apprezzare la capacità del dott. Aparo di dare sempre fiducia all’umanità, di essere un angelo custode per i “suoi alleati”, nonostante spesso si ritrovi da solo a combattere e nonostante egli “non sia un prete” come ci tiene a specificare. Ho apprezzato la dedizione nel non lasciare indietro nessuno, rendendo comprensibili anche i discorsi più complessi. Penso che il dott. Aparo sia una di quelle persone che almeno una volta nella vita bisogna incontrare, per imparare a non accontentarsi di spiegazioni riduttive e a scavare a fondo, senza piangersi addosso, diventando tenaci e indurendo anche la corazza di fronte alle più dure difficoltà della vita.

 

Conoscenze acquisite (generali, professionali, di processo, organizzative)

Con il Gruppo della Trasgressione ho imparato che cosa significa lavorare in un team, darsi delle scadenze, dividersi i ruoli, essere operativi per tutti e con tutti. Grazie alle ricerche sulla tossicodipendenza e agli incontri a cui a volte partecipavano anche psicologi esterni, ho potuto imparare quali sono le modalità di intervento nell’ambito della dipendenza da sostanza, e in particolare gli effetti che questi hanno. Ho sentito, per la prima volta non leggendolo su un libro, che cosa significa vivere un dolore da astinenza o craving ed ho potuto astrarre dai racconti dei membri le teorie studiate in università.

Sintetizzerei il tutto dicendo che sono riuscita a dare concretezza a quello che spesso si studia solo teoricamente nel contesto universitario.

 

Abilità acquisite (tecniche, operative, trasversali)

Attraverso il mio tirocinio ho acquisito la capacità di lavorare in gruppo. Ho imparato ad ascoltare le opinioni altrui, a farmi domande, a cercare di esporre in maniera chiara e comprensibile i miei pensieri e ad accettare i tempi e le opinioni anche diametralmente opposte rispetto alle mie. Ho imparato il senso di appartenenza ad un gruppo, la priorità da conferire, in alcuni casi, alle difficoltà di uno per il bene di tutti.

 

Caratteristiche personali sviluppate

Questo tirocinio mi ha permesso di avvicinarmi e vivere un contesto che ho sempre visto molto lontano da me e dal quale in un certo senso mi sentivo attratta… Spesso mi sono chiesta che cosa portasse le persone a comportarsi in un certo modo, cosa li spingesse a trasgredire, che cosa ci fosse di diverso in quelle persone, e sicuramente non ho trovato tutte le risposte alle mie domande ma ho colmato alcune lacune.

Sono riuscita ad abbattere, non senza difficoltà, la mia idea che si dovesse essere il più oggettivi e distaccati possibile, per dare un vero aiuto alla causa. Inizialmente pensavo che non dovevo farmi coinvolgere, ma poi il gruppo, per come è concepito non permette un distacco del genere, anche perché non sarebbe fruttuoso per nessuno. Ho sentito storie davvero tragiche e commoventi, con le quali era facile entrare in uno stato empatico e altre storie che hanno lasciato dentro migliaia di punti interrogativi.

Non mi reputo una persona con dei pregiudizi, e questo tirocinio mi aiutato ancor più a rinsaldare in me la convinzione che spesso non sono le scelte che fai a definire realmente ciò che sei o che puoi essere… Al di là delle conoscenze operative e tecniche, ho imparato grazie al gruppo ad affrontare i problemi della vita in maniera più diretta e forse con meno orgoglio; ho imparato che a volte le cose non sono solo bianche o nere, e che è inutile aspettare che gli altri facciano ciò che noi vorremmo facessero… Trovare la forza e fare un piccolo passo avanti per quanto male causi, è la cosa giusta… Ed io, facendo oro di tali insegnamenti provo a camminare!

 

Altre considerazioni personali

Riflettendo su questo periodo trascorso con il Gruppo della Trasgressione posso dire che mi sento maturata. Spesso, anche se nel mio silenzio, mi sono posta un sacco di interrogativi su quali fossero le mie convinzioni ed in molti casi le ho messe in discussione. Molte volte mi sono chiesta tra me e me: “Cosa avrei fatto io al posto suo?”, e la risposta era sempre la stessa “dovrei trovarmi realmente nella situazione per saperlo…” Ho instaurato con tutti, ma in particolare con alcuni componenti del gruppo, un rapporto davvero bello. Non è stato facile all’inizio aprirsi, mettersi in gioco… A volte tacevo perché mi sentivo stupida, sentivo di non avere il diritto di parlare perché io “Chi ero? Cosa ne potevo sapere di quella sofferenza? Magari risultavo fuori luogo perché alla fine le mie esperienze erano troppo diverse dalle loro…”

Pensandoci bene mi sorprende la difficoltà incontrata nell’integrarmi all’inizio… Non era da me. Eppure con il tempo, scavando anche dentro me stessa e scovando tra i mille pensieri che ogni volta tornando a casa affioravano nella mia mente, mi sono accorta che se realmente volevo godere di quella opportunità rappresentata dal tirocinio al Gruppo della Trasgressione dovevo cercare di lasciarmi andare maggiormente.

Solo così ho potuto godere della “contraddittorietà del genere umano”, del suo essere forte e ambizioso e contemporaneamente fragile e sottomesso.

Nell’ultimo incontro, poi, ho ascoltato la storia di una Madre, appositamente con la M maiuscola, che ha donato a noi il suo coraggio e la sua tenacia. Appena ho sentito quella storia, con quella lucidità e con quella forza di raccontare anche i dettagli più crudi, mi sono chiesta immediatamente che cosa potesse spingere una donna a fare un passo tanto importante, dopo 26 anni dalla scomparsa di sua figlia, rischiando magari di trovarsi accanto una persona che aveva commesso lo stesso reato per cui sua figlia era venuta a mancare e rivivendo nei suoi racconti tutto il dolore legato a quella tragica storia. Avrei voluto farle i miei complimenti, ringraziarla per la sua presenza e per il suo dono prezioso da mamma e donna, ma non ho avuto la forza di proferire neanche una parola…

Ad oggi, mentre scrivo questa relazione pensando a quel momento, sento ancora i brividi sulla pelle, e posso solo dire che la signora è riuscita ad esprimere nella sua semplicità e chiarezza, e a fare arrivare ad ognuno di noi la forza e la vittoria che lei si è aggiudicata nei confronti di questa esistenza infame che le ha sottratto il dono più grande per un genitore…I figli.

Penso che quella signora è la mamma che tutte le donne vorrebbero essere un giorno e se ho avuto la possibilità di arricchirmi anche di questa storia è solo grazie al gruppo per cui non mi resta che ringraziare il Gruppo della Trasgressione.

Ascoltare il dolore altrui permette alle persone di andare lontano…”

Milano, 15/06/2016

 

Torna all’indice della sezione