L’esperienza vissuta con il Dottor Aparo e i detenuti è stato un grande arricchimento nella mia vita, sono riuscita a capire moltissime cose, a comprendere il perché di molte azioni e mi sono lasciata completamente trasportare dalle emozioni.
È stato difficile affrontare questa esperienza trattenendo la mia sensibilità e la mia curiosità, perché penso sia stata una di quelle poche esperienze in tutta la mia vita in cui mi sono realmente interessata a ciò che stavo vivendo. Ho apprezzato ogni minimo dettaglio che questi incontri mi hanno lasciato e grazie a questi, mi sento cresciuta e maturata, con una mentalità più aperta e più invogliata a capirne sempre di più di questo mondo, nonostante io sia una persona molto rigida quando si parla di giustizia.
Ho sempre pensato che le persone che si trovano in carcere debbano pagare per tutta la vita per ciò che hanno compiuto, indipendentemente dal crimine più grave o meno grave che hanno commesso. Non mi sono mai chiesta cosa potesse portare una persona alla malavita, ho solo sempre espresso un parere superficiale, che si basava solo sulle azioni ingiuste compiute dai criminali. Sono ancora molto rigida riguardo questo argomento, perché credo che a volte le persone compiono azioni troppo gravi per poter meritare il perdono e la libertà, o semplicemente la possibilità di ricominciare, infatti è grazie al Gruppo della Trasgressione che ho capito che non tutte si meritano questo finale, che è il peggiore.
I detenuti che abbiamo conosciuto non hanno compiuto i crimini più spietati, infatti è proprio per questo che penso di essere riuscita a cambiare in parte idea su ciò che pensavo. Reputo i detenuti che abbiamo incontrato delle persone forti, coraggiose e volenterose. Come ognuno di noi, hanno sbagliato e ne hanno pagato le conseguenze, perché ciò che hanno commesso non poteva essere bilanciato con una semplice punizione. Quindi, nonostante abbiano commesso degli sbagli, infrangendo le leggi e facendo del male, provocando dolori e traumi perenni alle proprie vittime, li stimo perché hanno avuto il coraggio di accettare i loro sbagli, comprenderli e diventare delle persone migliori per loro stessi, per le loro famiglie e per le altre persone.
Dopo ciò che ci hanno raccontato, ho capito quanto possa essere difficile uscire da questo lungo e buio tunnel di cattiveria, frustrazione e malessere, perciò sono stati forti a voler ricominciare da capo, partendo proprio dall’ammissione dei loro sbagli e da un lungo e complesso lavoro psicologico su loro stessi, perché non tutti sono stati in grado o sono in grado di farlo, anzi, la maggioranza non riesce ancora neanche a capire la gravità delle proprie azioni, quindi si chiedono il perché si trovano dietro le sbarre.
Come ciò che è successo ai detenuti che ho conosciuto, la maggior parte delle volte, si inizia a commettere crimini o azioni aggressive e molto pericolose già da quando si è bambini, perché sfortunati ad essere nati e cresciuti in contesti in cui è normalità quotidiana la malavita. Quando si è bambini non si è ancora completamente coscienti e responsabili di ciò che si fa, quindi quando il male è normalità viene considerato di conseguenza come tale ed è proprio da li che nasce tutto quanto. Come si può nascere, crescere e vivere in contesti sbagliati, ci si può anche ritrovare in essi quando si è già più adulti, ad esempio nel periodo dell’adolescenza se non si hanno delle figure genitoriali presenti e affettive. Queste condizioni di vita riassumono perfettamente come delle piccole cose possano alimentare sempre di più il male dentro ognuno di noi, per questo poi quando la criminalità diventa normalità è difficile responsabilizzarsi delle proprie azioni e fermarsi davanti ad esse.
Probabilmente il carcerato che mi ha colpito di più è stato Ignazio, che ci ha raccontato nei dettagli la sua storia e il suo inizio, fin dalla sua infanzia di come è finito nella malavita. Ignazio ha fatto capire quanto per lui fosse difficile smettere di compiere determinati crimini, dopo averli vissuti come azioni totalmente normali per tutta la sua vita, perciò ha ringraziato di essere stato messo in carcere, perché solo grazie a quello è riuscito a rendersi conto delle conseguenze delle sue azioni e dopo l’ingresso nel Gruppo della Trasgressione è riuscito a cambiare e a diventare una persona migliore per sé stesso, ma in modo particolare, come ci ha detto, per i suoi figli, che si sente in colpa di aver abbandonato quando erano ancora di bambini.
La storia di Ignazio quindi, come la storia di tanti altri detenuti, dimostra che c’è sempre la possibilità di cambiare e di ricominciare da capo, ricostruendo pezzo per pezzo la propria vita anche se in passato sono state compiute cose terribili. Perciò la volontà di cambiare sarà sempre più forte del proprio oscuro passeggero, cioè la ombra crudele di ognuno che spinge a far del male e a ricadere negli stessi errori del passato.
Credo che per poter deviare questi percorsi che non portano sulla buona strada debbano essere presenti delle figure significative, come i propri genitori o la propria famiglia in generale che spronino ad essere sempre delle brave e delle buone persone. Per essere tali però c’è bisogno di molto affetto e di molta fiducia da parte loro.
Per concludere, questa esperienza è stata meravigliosa, ricca di emozioni e storie sensibili e delicate che hanno saputo toccare il mio cuore. Inoltre, in futuro spero di poter lavorare in questo ambito.
Ambra
Percorsi della Devianza e Trame di Libertà – La Riscoperta dell’Umano