Prevenzione bullismo 2016/17

Milano, 14 aprile 2017

PROGETTO PREVENZIONE BULLISMO
Rotary club Milano Duomo
Gruppo della Trasgressione
Anno scolastico 2016/2017

 

In relazione al progetto concordato per l’anno 2016-2017, nell’ambito degli interventi nelle scuole per la prevenzione al bullismo, il “Gruppo della Trasgressione” ha svolto un intervento articolato su due piani concentrandosi sul Centro di Formazione Professionale Pia Marta:

  1. Tre incontri mirati su 20 ragazzi (fra i 16 e i 18 anni) per i quali, a giudizio degli insegnanti (con i quali abbiamo tra l’altro consolidato una buona sintonia), erano stati rilevati: particolari disagi in ambito familiare, difficoltà di relazione con i compagni, scarso rendimento scolastico, manifestazioni di insofferenza verso le regole, coinvolgimento in atti devianti e, infine, condanne penali, pur se con misure alternative alla carcerazione quali: messa alla prova, affidamento in comunità;
  2. Quattro incontri, con coinvolgimento di un centinaio di studenti, nel corso dei quali, nell’auditorium dell’istituto scolastico e nel teatro del carcere di Opera, vi è stata la solita vivace interazione fra una nutrita selezione dei componenti del “Gruppo della Trasgressione” e le 4 classi selezionate dai responsabili dell’istituto scolastico coinvolto. Oggetto degli incontri è stato il tema del “Raccontare Storie”

Più in dettaglio, per quanto riguarda il primo punto, sono stati formati due gruppi ristretti che coinvolgevano ognuno una decina di studenti della scuola e 6/7 componenti del Gruppo della Trasgressione (studenti e detenuti). Per la prima volta i componenti del Gruppo hanno tenuto gli incontri senza il coordinamento del Dott. Aparo, il quale ha invece avuto il ruolo di supervisore, al termine di ogni incontro ristretto. A tale proposito, sono state fatte delle riunioni durante le quali è stato riportato quanto emerso durante il gruppo, sono stati discussi i successi, affrontati i dubbi che sono sorti e si sono pianificate le strategie e le linee guida da mantenere nell’incontro successivo.

Durante questi incontri si è cercato, tra l’altro, di far sì che i ragazzi della scuola imparassero a raccontare la storia dei detenuti del Gruppo e viceversa.

Saper raccontare la storia di una persona permette a chi la racconta di imparare a tenere in mente e a prendersi cura di dettagli ed episodi dell’altro ai quali spesso non si dedica attenzione; permette di imparare a coinvolgere le persone che ascoltano e fa sì che la persona raccontata non si senta un insieme di avvenimenti ma un soggetto in divenire; permette di individuare nella storia del protagonista conflitti fra spinte regressive ed emancipative, dolori e dispiaceri che tengono tante volte ancorati al passato, ma anche speranze e desideri di evoluzione che proiettano verso il futuro.

Nei primi due incontri, in cui sono state coinvolte tutte e 4 le classi del progetto, si è affrontato il tema della scelta, del percorso che porta a determinate scelte, delle emozioni coinvolte e delle conseguenze delle scelte fatte (Vedi su www.trasgressione.netMicro e macro-scelte”.

Significativo è stato anche l’incontro svoltosi all’interno del carcere di Opera. L’esperienza di entrare (per alcuni di rientrare) in un carcere ha facilitato la riflessione sulle conseguenze delle proprie scelte, pur se, nel complesso, questa giornata è stata la meno vivace. La partecipazione degli studenti è stata modesta, pur se gli incontri successivi hanno reso evidente che la giornata ha seminato in loro spunti di ulteriore riflessione e di autocritica.

Durante l’incontro finale, gli studenti coinvolti nei gruppi ristretti hanno consegnato ai loro compagni, ai loro insegnati e ai componenti del Rotary presenti, le storie che hanno imparato a raccontare e ciò che hanno vissuto durante gli incontri.

Nel complesso, il progetto ci è cresciuto fra le mani via via che lo si portava avanti e ha coinvolto sia i detenuti che hanno alle spalle anni di carcere (vedi i loro scritti su www.vocidalponte.it) sia gli adolescenti incastrati in situazioni famigliari e sociali complicate. Quello che abbiamo constatato e che stiamo continuando a vedere anche dopo la conclusione ufficiale degli incontri è lo sviluppo di relazioni e di progetti che hanno, chiaramente riconoscibile, il sapore della fiducia.

I risultati dell’esperienza sono tangibili: molti dei ragazzi coinvolti hanno cominciato a frequentare le nostre attività, sono venuti a una rappresentazione del Mito di Sisifo, partecipano il sabato alla bancarella, dove comunicano le loro difficoltà, ricercando nel nostro gruppo un sostegno e un riferimento per sentirsi riconosciuti e per porsi domande.

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Frutta bella

Per avere frutta bella
Vieni qui alla bancarella
Per trovarla fresca e sana
Torna qui ogni settimana

Per trovarla più gustosa
Vieni qui con la tua rosa
Per averla più nutriente
vieni qui con la tua mente

 

 

Trasgressione e Frutti di Stagione

Si può partecipare al concorso con foto, poesie, brevi racconti. Ogni tanto si vince un cesto di ciliegie, un grappolo d’uva o un kiwi impertinente…

Il kiwi impertinente
Oggi ho visto alla bancarella del Gruppo della Trasgressione un kiwi dalle fattezze ardite. Con la sua forma impertinente, di fronte alla signora che faceva la spesa, mi aveva imbarazzato. Era un kiwi proprio spudorato. Intanto i due bambini della signora giocavano con la frutta lì vicino. Poi la più piccola al fratello: guarda il kiwi, Adriano, sembra papà quando ci prende per mano.

 

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Le pesche di mio padre

Nicola Petrillo

Nella mia famiglia mostrare i propri sentimenti era come vietato dalla legge. Soprattutto sentire pronunciare da mio padre “ti voglio bene” era una cosa difficilissima, come mettersi a nudo davanti a un’altra persona, un segno di debolezza che doveva essere nascosto, come il corpo dai vestiti.

Ecco, io sono cresciuto così. Questo non significava la mancanza d’amore da parte dei miei, ma un lavoro più attento per percepire i segnali e i gesti di chi ti ama. Sono arrivato a questa consapevolezza solo dopo aver perso tutti i capelli e passato metà della mia vita credendo di non essere amato.

Nonostante i conflitti avuti da giovane con mio padre, nonostante le mie continue ribellioni, fino a vanificare tutti i suoi sacrifici e a distruggere quello che lui costruiva, nonostante buttassi disonore sulla famiglia, lui mi amava lo stesso. Forse aveva un modo strano di dimostrarlo, ma sempre di amore si trattava.

Una cosa che ho notato solo quando è venuto a mancare erano le pesche che mi portava al colloquio e, anche quando a causa della sua malattia non poteva più venire personalmente, me le mandava tramite mia madre.

I frutti erano pesche, ma erano grandi come piccoli meloni, facevo fatica a mangiarne una intera, non so dove riusciva a trovarle ma per me comprava il meglio. A confronto le pesche di mia madre erano grandi solo come pesche. Adesso, ogni volta che ne mangio una, non riesco ad evitare di fare il confronto con quelle di mio padre.

Le mettevo sempre in bella vista, in modo che ognuno che entrava nella mia stanza potesse vederle ed invidiarmi. Con orgoglio raccontavo che me le portava mio padre, spiegando che era il suo modo di dirmi che mi voleva bene. lo stesso, ogni tanto, andavo a guardarle, le toccavo assaporandone la consistenza, il profumo che emanavano. Cercavo di farle durare il più a lungo possibile, la sola vista di quei frutti mi addolciva il cuore.

A qualcuno che ritenevo amico, ogni tanto ne regalavo una, ma non lo facevo molto volentieri, mi sembrava di regalargli un po’ dell’amore di mio padre, come se lo togliesse a me.

Di questo rito, che fino all’anno scorso davo per scontato, ora sento la mancanza, mi manca quello che esprimevano le sue pesche.

Questo tipo di comportamento mi è stato tramandato, deve essere un’identità di famiglia. lo stesso, anche quando sento il desiderio di manifestare affetto, faccio molta fatica, come se qualcosa mi trattenesse da dietro.

A differenza di mio padre, io compenso questa carenza con i dolci. Chi vuole il mio affetto sappia che è soggetto ad ingrassare. Se la frutta fa bene, i dolci un po’ meno. Ma essere amati fa bene a tutti.

Ti voglio bene papà
Nicola

 

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